Ambiente – Il livello del mare si sta alzando

Mare – La crescita del livello del mare esporrà i territori costieri a forti rischi di allagamenti, ma anche nelle falde indebolite da prelievi eccessivi e scarse precipitazioni potrebbe arrivare il sale che renderebbe sterili i terreni coltivati.

Da una ricerca giungono notizie preoccupanti sul futuro del mare e delle coste italiane.

È un doppio fronte quello che infatti deve affrontare il territorio costiero a fronte dell’aumento delle temperature: sopra con il rischio di inondazioni letali per i terreni coltivati, sotto, in falda, con l’inrtusione dell’acqua salata nelle falde.

Il livello del mare si sta alzando, ma questo innalzamento avviene su scale non percepibili anche se ormai è evidente l’effetto sulle coste. Si tratta di aree esposte al rischio di ingresso dell’acqua marina, soprattutto se dovessero verificarsi gli scenari più pessimistici. Con un aumento del livello di 50 o 70 centimetri gli effetti sarebbero devastanti. Con 70 centimetri di acqua in più pochi eventi potrebbero mettere in ginocchio territori dove il mare sarebbe in grado di aprire brecce nelle difese. Lungo le coste interne delle lagune la tenuta degli argini per ora è buona, ma ovviamente se aumenta il livello del mare cresce la pressione esercitata sugli stessi. Anche nel caso dei fiumi in prossimità delle foci, gli argini sarebbero esposti a forte pressione.

Cosa accade a un terreno coltivato se viene allagato dall’acqua marina?
Quel terreno è perso perché il sale rende inutilizzabile la terra per decenni. Lo stesso avviene se si parla di intrusione del cuneo salino, ovvero se l’acqua salata si infiltra dal basso, magari perché le falde di acqua dolce sono state scaricate e indebolite dall’emungimento in superficie.

Così ad un certo punto potrebbero essere necessarie misure di adattamento, perché il fenomeno avrà assunto proporzioni insostenibili. In Olanda stanno iniziando a spostare certe colture. Se dunque le falde dovessero cominciare a salinizzarsi in territori ora coltivati, potrebbe essere necessario valutare se adattarsi alla trasformazione ambientale in atto.

Cosa accadrà alle spiagge?
“Molto dipenderà dal fatto che l’apporto di sabbie da parte dei fiumi prosegua. Per esempio negli ultimi anni abbiamo registrato un aumento dei sedimenti nell’area interessata dall’Isonzo. Ci sono porzioni di costa in Emilia Romagna che hanno perso completamente i sedimenti lasciando a nudo i fanghi sottostanti. Se dovesse cambiare il regime dei fiumi o si modificassero le dinamiche di trasporto dei sedimenti a valle, i problemi potrebbero crescere. In ogni caso sarà indispensabile proseguire con il sistema virtuoso avviato qualche anno fa nella nostra regione, con ripascimenti dell’arenile prelevando le sabbie dove creano ostacolo alla navigazione per depositarle lungo le coste. Anzi, dovrà diventare una sorta di manutenzione ordinaria, associata alla pianificazione a lungo termine, ma la politica lavora su tempi troppo brevi. Il mandato politico dura cinque anni che sono però nulla di fronte a fenomeni che hanno tempi molto più lunghi e richiedono decisioni che non piacciono a nessuno. Serve insomma un’assunzione di responsabilità per non ipotecare il futuro dei nostri figli”.

 




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