Tanti auguri e grazie di tutto….. gli 80 anni di Mario Girotti (Terence Hill)

Terence Hill – Stavamo facendo ‘Altrimenti ci arrabbiamo’ e ho preso una panca in testa: sono andato all’ospedale, quattro punti“. Chi è che ha narrato questa curiosa circostanza avvenuta mentre girava uno dei tanti film che hanno appassionato ed appassionano intere famiglie in tutto il mondo?

Sportivo, amante della natura e, soprattutto, della riservatezza; senza però dimenticare la generosità con cui si concede al suo pubblico e a chi gli chiede una foto.

Mario Girotti storia

Mario Girotti, nato il 29 Marzo 1939, meglio conosciuto come Terence Hill ha appena spento 80 candeline e per questo siamo qui a festeggiarlo ed a ringraziarlo. Come non ricordare i pomeriggi al cinema con i nonni ed i suoi film (insieme all’indimenticabile amico e compagno di avventure Carlo Pedersoli alias Bud Spencer), come non ringraziarlo per i pomeriggi della fine settimana o le serate in tv con i nostri padri e gli amici e come non continuare a ringraziarlo per i personaggi di Pietro (ad un passo dal Cielo) e tutt’ora per quel Don Matteo che ha sempre le parole giuste al momento giusto?

Attore per tutti i gusti

Un attore capace di piacere a tutti, donne comprese, e che non smette mai di sorprendere per la sua gioia di vivere, di non fermarsi, di camminare nella vita guardando sempre avanti, alla prossima avventura, al prossimo appuntamento anche nei momenti di difficoltà che anche lui ha dovuto oltrepassare.

Mario Girotti, 80 anni, anche se dal vivo gliene daresti almeno 20 di meno, Mario Girotti, nasce nella splendida Venezia da padre ternano e madre tedesca e da bambino cresce nella Germania dei bombardamenti angloamericani della Seconda guerra mondiale. Poi torna in Italia e debutta al cinema da ragazzino, quasi per caso, con il grande Dino Risi in Vacanze col gangster. Da quel momento non lascerà più la recitazione ed inizierà una carriera ricca di soddisfazioni e successi.

Neppure adolescente, nel 1951, Mario, insieme ai fratelli Odoardo e Piero, venne accompagnato sul suo primo set: “Mia madre seppe da un’amica che stavano cercando dei ragazzini per un film e, per gioco, mi portò con i miei due fratelli ai provini. Dino Risi mi scelse subito. Il film era Vacanze col gangster“. Mario era una delle pesti che, con altri amichetti, aiuta un malavitoso, creando non pochi casini. Per mantenersi agli studi (liceo classico, poi prenderà una laurea in Lettere) accetta altri piccoli ruoli e si fa le ossa con big del calibro di Mauro Bolognini, Francesco Maselli, Gillo Pontecorvo. Persino Georg Pabst. Passa attraverso i fotoromanzi e i musicarelli. Finché, anche grazie alla sua bellezza, viene notato da Luchino Visconti che lo scrittura, nel 1963, per la parte del garibaldino conte Caviraghi ne Il gattopardo..

L’incontro con Carlo Pedersoli

E’ nel 1967 che arriva la svolta con l’incontro con il partner cinematografico e futuro grande amico, con cui formerà una coppia vincente: Carlo Pedersoli. I due si faranno chiamare da lì in poi Bud Spencer e Terence Hill e interpreteranno una serie di fortunatissimi spaghetti western a base di scazzottate bonarie rimasti nell’immaginario collettivo degli italiani: Lo chiamavano Trinità, Continuavano a chiamarlo Trinità, Altrimenti ci arrabbiamo, I due superpiedi quasi piatti e Io sto con gli ippopotami. Pellicole che negli anni ’70 sbancano letteralmente il botteghino e travalicano i confini italiani, diventando di culto soprattutto in Germania. “È stato un incontro magico e non saprei neanche spiegare perchè ha funzionato così bene: ogni volta che entravo in scena con Bud mi trasformavo e penso fosse lo stesso per lui”, ha dichiarato l’attore parlando del suo rapporto con Spencer ed aggiunge: “amico indimenticabile, era la mia vera metà”.

Perchè Terence Hill?

Ai tempi girarono leggende secondo cui scelse il nickname di Terence Hill in omaggio al commediografo romano Terenzio e al cognome, Hill, della moglie americana-tedesca, l’amatissima Lori. “Quella fu una storia inventata di sana pianta da un giornalista che mi intervistò a quei tempi e decise di rendere la cosa più interessante scrivendo che avevo preso il cognome di mia moglie per fare un omaggio alle donne, visto che eravamo nel periodo delle rivendicazioni femministe“, aveva dichiarato Terence durante una chiacchierata con i membri di uno dei suoi tanti fan club. In realtà, Terence Hill nacque durante le riprese di Dio perdona… io no! (1967). “Mi fu chiesto di scegliere entro 24 ore un nome americano da una lista di venti. Scelsi Terence Hill perché suonava bene ed era facile da pronunciare dato che si legge come si scrive; inoltre mi saltò all’occhio che le iniziali erano le stesse di quelle di mia madre e mi sembrò ben augurante”.

La carriera televisiva e Don Matteo

Negli anni ’80 Hill è anche regista e continua a recitare con l’amico di sempre mentre gli anni ’90 eccolo avviare la sua seconda carriera in tv, con il ruolo del prete dal talento di investigatore “Don Matteo” nella serie Rai, che si rivela un successo strepitoso e che dovrebbe ripartire con una nuova serie da Gennaio 2020, in estate sono attesi i primi ciak.

Ma  come ha trascorso il suo compleanno? Una megafesta? Ma quando mai, non sarebbe da lui….

“È in America, lontano dal mondo, in uno di quei paesi immersi nella natura che gli piacciono tanto”, racconta il produttore della LuxVide Luca Bernabei, che realizza Don Matteo. “Gli inviamo le sceneggiature all’indirizzo di un ufficio postale”.

La sua mitezza guerriera

Terence Hill non è il tipo che si autocelebra. “Lui è come Superman, direi che è caratterizzato da una ‘mitezza guerriera’, è un uomo mite molto determinato nelle cose che fa”, continua Bernabei, “nella sua vita applica una serie di regole che ha imparato in tanti anni nel mondo della comunicazione e non le trasgredisce mai. Non si vuole mai far vedere troppo malato o ferito; porta la tonaca come uno spolverino. E ogni volta che qualcuno chiede di fargli una foto risponde: ‘No, facciamoci la foto insieme’. Si sistema e via. Non accetta di diventare icona, si fa sempre immortalare con chi lo sta ritraendo. Gli vorrei augurare di continuare a essere quella meraviglia che è. Sui set dove c’è lui c’è sempre un clima calmo. Si mette da parte e aspetta di girare. Solo che fatichiamo a non fargli usare lo stuntman. Detesta non essere in scena: tutte le discese in bicicletta le fa lui”.

Mai montarsi la testa

Nonostante il successo non si è mai montato la testa: “Il mio primo agente diceva: ‘Devi farti vedere in quel posto, se no non arriverai mai’”, raccontava qualche tempo fa. “All’inizio soffrivo, ma sono arrivato dove volevo a modo mio. Lavorando”. Dividendosi tra l’Italia e il ranch in Massachusetts, a contatto con la natura, ha mantenuto un equilibro che lo ha aiutato anche nei momenti più dolorosi, la morte del figlio Ross a 16 anni per un incidente stradale, nel 1990. L’attore più amato dai ragazzi e dalla generazione che andava al cinema per vederlo in coppia con Bud Spencer, spiegava con modestia che tutta la sua carriera è stato un ‘caso organizzato’, o meglio  (aggiungiamo noi) una vocazione guidata!

La vocazione guidata

“Un attore che lavorava su set di Il gatto, il cane e la volpe, primo titolo di Dio perdona, io no, si fece male a un piede litigando con la fidanzata. Il regista Giuseppe Colizzi corse in Italia e Manolo Bolognini, il fratello di Mauro, mi presentò. Feci il provino a mi presero, fui scaraventato dall’aereo sul set. La prima scena fu subito una scazzottata. In quel film abbiamo inventato anche il modo di cadere, che poi abbiamo insegnato al ‘messicano’ del film Lo chiamavano Trinità che di botte ne prendeva tante”. Con Bud Spencer-Carlo Pedersoli (16 film insieme in 27 anni), la sintonia nacque dopo poche scene “perché aveva il potere di far emergere un’altra parte di me”.

Quando l’amico di una vita è morto, nel 2016, qualcosa si è spezzato. Anche in quell’occasione Hill ha vissuto il dolore con discrezione: “Con Bud c’era la gioia e so già che quando ci rincontreremo le prime parole che mi dirà saranno: ‘Noi non abbiamo mai litigato!'”.

Buonista? No energico!

La cosa a cui tiene di più è l’integrità. “Buonista? No. Neanche il mio personaggio lo è: Don Matteo è come Trinità. All’inizio avrebbe dovuto chiamarsi Don Teodoro ed era un prete un po’ tradizionale. L’ho voluto trasformare, lo dissi ai Bernabei: ‘Non mi sento Teodoro, che facciamo?’. Mi chiesero di trovare un nome. Mi piaceva Matteo, un nome forte. È atletico come mi sento io, perché limitarlo fisicamente? Perché doveva essere un prete striminzito curvo pentito? Ce ne sono tanti di sacerdoti energici”.

E’ difficile pensare a Terence Hill senza il sorriso nel cuore. Una persona che ha saputo affrontare le avversità ( e che avversità) ma è anche riuscito ad imporsi con forza di volontà ma senza calpestare gli altri. Ha trovato la sua vocazione e ci ha creduto sino i fondo senza arrendersi mai.

Auguri Terence, auguri Mario, ti aspettiamo presto nei panni di quel Don Matteo e dei suoi valori di cui la televisione e questo nostro mondo hanno proprio bisogno. 




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