CARMEN HERNANDEZ: AL VIA LA FASE DIOCESANA DEL PROCESSO DI BEATIFICAZIONE

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CARMEN HERNANDEZ – “Una donna innamorata di Cristo”, che ha annunciato il Vangelo fino ai confini della terra e ha dato importanza e dignità alla donna nella società e nella Chiesa. Così l’arcivescovo di Madrid, il cardinale Osoro Sierra, nel suo discorso durante l’Atto di apertura della fase diocesana del processo di beatificazione e canonizzazione di Carmen Hernández Barrera,

È palpabile l’emozione dei presenti all’Università Francisco de Vitoria di Madrid per seguire l’Atto che dà il via alla fase diocesana del processo di beatificazione e canonizzazione di María del Carmen Hernández Barrera. Attraverso la missione di questa donna, gli occhi di molti di loro hanno potuto volgere lo sguardo al Cielo invece che ripiegarlo sulla terra, e i loro cuori sperimentare il passaggio con Cristo dalla morte alla vita, che la Croce è gloriosa, che la Risurrezione, e non il nulla, ha l’ultima parola.

Nel corso di questo Atto, il cardinale Carlos Osoro Sierra, arcivescovo di Madrid, ha accettato la richiesta del Postulatore, a nome degli attori della causa, e ha dato inizio canonico alla fase diocesana del processo di beatificazione e canonizzazione della Serva di Dio Carmen Hernández Barrera, iniziatrice, insieme a Kiko Argüello, del Cammino Neocatecumenale. Prima, è stato letto Nihil Obstat del Dicastero delle Cause dei Santi. Nel corso dell’incontro il cardinale, il tribunale e il postulatore hanno prestato giuramento riguardo i loro compiti e si è letto il Supplex libellus e alcuni decreti inerenti la causa.

All’inizio Kiko ha letto un messaggio del cardinale Kevin Farrell, prefetto del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, che non ha potuto partecipare. Il porporato si unisce alla gioia e al ringraziamento al Signore per questa apertura della fase diocesana della causa. E auspica che la vita di Carmen, la sua testimonianza di fede, il suo spendersi fino alla fine per portare ovunque l’annuncio del Vangelo, continuino a essere per tutti un modello di riferimento.

“Una donna carismatica, profondamente innamorata di Cristo e appassionata, tanto da poter sembrare a volte ‘politicamente non corretta’”, ha detto il cardinale Osoro Sierra nel suo intervento ricordando il legame di Carmen con San Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Papa Francesco che la chiamò quando era malata a Madrid. Il cardinale Osoro Sierra descrive Carmen come una donna che aveva il coraggio della verità e della giustizia e come le sue parole, che potevano a volte sembrare dure, nascessero dall’essere convinta che solo la verità libera l’uomo e che solo Gesù Cristo è la verità. Ricorda il suo zelo nell’annunciare il Vangelo fino ai confini della terra, e l’importanza e la dignità che ha dato alla donna, al suo posto nella vita, nella società e nella Chiesa. Lei che sottolineò la bellezza del seno materno dove si forma ogni uomo, la meraviglia della vita che nasce nella donna. Il porporato rimarca che questo atto è l’inizio di un processo di beatificazione in cui si reperiscono i documenti e si esaminano in modo rigoroso tutte le testimonianze a favore e anche quelle che potrebbero sorgere contro, ed esprime l’auspicio che la causa giunga a buon fine.

Il Supplex libellus

“Carmen Hernández ha dedicato tutte le sue forze per 52 anni al servizio ininterrotto dell’annuncio itinerante del Vangelo e ad essere strumento, come ‘serva inutile’, di Cristo nel rinnovamento della sua Chiesa”. Così nel Supplex libellus viene descritta la figura di questa donna spagnola. Lo legge Carlos Metola, postulatore della causa diocesana a nome degli attori della causa, che sono l’equipe internazionale del Cammino neocatecumenale, Kiko, padre Mario Pezzi e Ascensión Romero, e le fondazioni “Famiglia di Nazareth” di Madrid e Roma. Nel Supplex libellus si chiede dunque che il cardinale arcivescovo di Madrid, Carlos Osoro Sierra, dia inizio all’istruzione diocesana della causa in questione nella sua arcidiocesi.

Rimarcando come il Cammino neocatecumenale sia frutto del Concilio Vaticano II come rilevò anche san Paolo VI, Carlos Metola ricorda che Carmen Hernández Barrera nacque a Ólvega, in provincia di Soria, il 24 novembre 1930, in una famiglia cattolica con nove figli. Viene, dunque, ripercorsa la sua esistenza, dal suo desiderio di essere missionaria agli studi di chimica, fino all’entrata nell’Istituto delle Suore Missionarie di Cristo Gesù, da poco fondato. In questi anni leggendo le sue note si vede l’amore profondo che aveva per Gesù. Vengono, quindi, gli studi di scienze religiose presso l’istituto Sedes Sapientiae di Valencia che si conclusero con una tesi summa cum laude su “La necessità della preghiera nel pensiero di Pio XII”. Carmen va a studiare inglese a Londra perché tutto fa pensare che andrà in India come missionaria ma a un certo punto le superiori dubitano della sua idoneità ai voti perpetui. Attende otto mesi in una delle case delle suore a Barcellona. Qui vive una kenosi molto profonda: si sente chiamata all’evangelizzazione ma non sa più quale sia il suo posto nella Chiesa. È proprio a Barcellona che conosce il liturgista padre Pedro Farnés che le tramise il rinnovamento liturgico, che allora era appena iniziato, con la riscoperta della Veglia pasquale. “Imparò così che il ‘memoriale della morte e della risurrezione di Gesù Cristo’ si fa presente nell’Eucaristia e che vi si partecipa esistenzialmente, morendo e risorgendo con Lui”, ricorda Carlos Metola. Quando, poi, le viene confermato che non era stata ammessa ai voti perpetui, il 28 agosto 1962, il dubbio esistenziale si acuisce. Parte quindi per Israele facendo un’esperienza fondamentale e poi dopo un anno, tornata a Madrid, conosce Kiko nelle baracche di Palomeras. Su ispirazione della Madonna, Kiko aveva sentito la chiamata a fare “comunità cristiane come la Santa Famiglia di Nazareth che vivono in umiltà, semplicità e lode, l’altro è Cristo”. Oggi – ricorda ancora Metola – dopo che questo seme delle baracche si è diffuso per mezzo di Kiko e Carmen e migliaia di catechisti da loro formati, il Cammino Neocatecumenale è diffuso in 135 Paesi, per un totale di circa 21.700 comunità, con un milione e mezzo di persone, in oltre 6.200 parrocchie.

Una vita, quella di Carmen, vissuta per più di 50 anni in giro per il mondo nell’annuncio del Vangelo e nelle visite alle comunità, senza stipendio, sperimentando notti insonni, sofferenze, fallimenti, ma anche gioie e consolazioni vedendo l’azione del Signore. Carmen vive anche momenti di “vuoto”. Segue costantemente l’attività del Papa, ascoltando la Radio Vaticana, leggendo l’Osservatore Romano e numerosi libri di teologia presenti nella sua biblioteca. Fra i punti segnalati nel Supplex libellus il suo amore alla preghiera – pregava ogni ora del Salterio – l’amore per i Sacramenti, per l’Eucarestia che frequentava ogni giorno, e per la Penitenza. Quindi, l’amore per le Scritture che leggeva ore e ore, le sue Bibbie venivano sottolineate più e più volte. Fu una grande studiosa tanto che le sue biblioteche raccolgono più di 4.500 libri. Con Kiko aveva un atteggiamento di correzione fraterna, perché non si inorgoglisse, era una donna libera con un amore speciale per “le pecore perdute”: chiamava e incoraggiava le centinaia di fratelli di comunità quando erano in crisi. Aveva anche molte sofferenze fisiche a causa della sua infermità cardiaca, del dolore alle gambe per un’ulcera che non guariva, e al fianco per alcune costole rotte. Si è spenta senza ribellione ma nella pace. “Pertanto costatiamo che ha vissuto le virtù in modo eroico”, ricorda Metola. Sono arrivate più di 1.500 notizie di grazie e favori di persone che si sono rivolte a Carmen da più di 70 Paesi del mondo. Già 50.000 persone si sono recate alla sua tomba lasciando nei libri delle condoglianze circa 25.000 annotazioni di ringraziamento e petizioni.

Kiko racconta la sua missione con Carmen

È, poi, con parole di gioia e anche di profondo affetto che Kiko la ricorda durante questo Atto. Nel 1964 Carmen conosce Kiko nelle baracche di Madrid e rimane impressionata nel vedere nascere fra i poveri il perdono, l’amore, la comunità cristiana in risposta anche all’incontro con la Parola di Dio. Proprio la presenza provvidenziale di monsignor Casimiro Morcillo, l’allora arcivescovo di Madrid, convinse Carmen definitivamente a collaborare con Kiko vedendo “realizzarsi la promessa che Dio le aveva fatto in Israele”, ricorda ripercorrendo il senso della missione che per 52 anni lo ha portato con Carmen ad annunciare il Vangelo nel mondo in un “lavoro non fatto a tavolino”, che non nasceva da “piani o idee preconcette” ma dall’azione dello Spirito Santo. Divennero così “testimoni della presenza di Dio nell’evangelizzazione” e “dell’azione di Dio nella Chiesa del Concilio Vaticano II”.  “Mi è costato molto accettare Carmen”, afferma Kiko, fino a quando ha capito come fosse una grazia avere qualcuno al proprio fianco che gli dicesse costantemente la verità, senza adularlo ma al contrario per aiutarlo. “Carmen è stata meravigliosa! Una donna straordinaria che ha fatto molto bene, non solo ai fratelli e alle sorelle del Cammino Neocatecumenale, ma a tutta la Chiesa”, rimarca sottolineando il suo zelo missionario, il suo aver vissuto la fede in modo eroico, il suo amore incondizionato per il Papa e per la Chiesa. Da qui il desiderio che “la Chiesa indaghi sulla sua vita, che è stata spesso una vita crocifissa, silenziosa e sofferente, come ‘in una notte oscura’; desidero anche – ha affermato – che vengano alla luce le sue virtù, molte delle quali nascoste, molte in grado eroico”.

Nel corso dell’Atto viene proclamato il Vangelo della Trasfigurazione al quale Carmen era molto legata (Mc 9,2-8) e poi cantato il Canto “Carmen ‘63”. Infine, viene realizzata una sinfonia composta da Kiko. L’orchestra che la esegue è costituita da 94 musicisti e 80 coristi del Cammino neocatecumenale, ed è diretta dal maestro Tomas Hanus. Si tratta di un brano dal titolo “Aquedah “, che si rifà alle parole di Isacco, secondo un targum ebraico, quando sta per essere sacrificato, e un altro intitolato “Figlie di Gerusalemme”, in cui viene resa in musica una parte della Passione secondo san Luca. Entrambi legati a Carmen che visse l’esperienza della Croce nella sua vita e nella sua carne, consapevole e annunciatrice costante che all’alba del mattino di Pasqua l’ultima parola sarebbe stata la luce della Risurrezione e l’incontro con lo Sposo.