Egitto: violenze contro i cristiani

Una folla di circa 300 musulmani ha attaccato, mettendole a fuoco, sette abitazioni di cristiani copti in un villaggio dell’Egitto centrale e ha oltraggiato un’anziana donna cristiana denudandola in pubblico. L’episodio viene denunciato in un comunicato della Chiesa copta del governatorato di Minya rilanciato da media egiziani come Al Masry Al Youm ed è avvenuto nei pressi di Abu Qurqas. Le abitazioni sono state attaccate, bruciate, saccheggiate e distrutte precisa la nota riferendo che la polizia, giunta sul posto solo due ore dopo, ha arrestato sei persone. La folla di aggressori scandiva slogan e i deplorevoli incidenti sono seguiti a voci su una relazione amorosa tra un copto e una musulmana. Come noto i copti sono i cristiani egiziani che rappresentano circa il 10% della popolazione egiziana. Incendi di decine di loro chiese ed istituzioni si ebbero durante le violenze dell’estate 2013 seguite alla cacciata dei Fratelli musulmani dal potere in Egitto.
Per quanto riguarda la religione, l’Egitto è di maggioranza musulmana, con una percentuale tra l’80 e il 90%. Il restante 10-20% è di cristiani, di norma appartenenti alla chiesa copta. Nel paese esistono anche piccole minoranze di ebrei, di atei e agnostici.
Sui musulmani, va evidenziato che, la maggior parte della popolazione è di prevalenza sunnita e secondo la Costituzione ogni nuova legislazione civile non può essere contraria alle leggi dell’Islam.
La popolazione cristiana è composta prevalentemente da copti, che seguono la Chiesa ortodossa copta, la più rilevante minoranza religiosa del paese. Una delle sedi apostoliche più antiche e storicamente più importanti della cristianità è il cosiddetto Patriarcato di Alessandria.
Ricapitolando il rapporto tra stato e religione va sottolineato che nel 1971 un emendamento alla Costituzione egiziana ha modificato l’art.2 che sancisce l’islam come religione di Stato e la Sharia il fondamento della legislazione. Ancora oggi la libertà religiosa è ostacolata non solo dalle pratiche discriminatorie delle istituzioni pubbliche, ma anche da azioni illegali. Il governo egiziano non riconosce ancora i matrimoni interreligiosi e non permette i matrimoni tra convertiti al Cristianesimo.
Da segnalare che la storia recente aveva dato segnali di speranza per il rispetto interreligioso in Egitto ma purtroppo alle parole non sono corrisposte le azioni. Infatti dopo la caduta del presidente Hosni Mubarak, i Fratelli Musulmani avevano suscitato speranze. Avevano rimosso dalla loro piattaforma politica il divieto, per copti e donne, di accedere alla massima carica dello Stato, smorzando molto i toni discriminatori nei loro confronti. Avevano rassicurato che alle elezioni parlamentari del 2011 avrebbero presentato candidati solo per il 30 per cento dei seggi e che non avrebbero partecipato alle presidenziali. Queste promesse, come si sa, non sono mai state mantenute. Dopo l’elezione di Mohammed Morsi alla presidenza, nel 2012, le cose sono rapidamente precipitate. Il discorso dei Fratelli Musulmani, quello in inglese, a uso e consumo di Stati Uniti ed Europa, è rimasto moderato e tollerante, ma come si sa la medaglia ha due faccie e così il loro discorso in arabo, invece, è tornato a essere quello che era prima del 2011: settario, discriminatorio e verbalmente violento. Già nel dicembre 2012, con il Paese in rivolta contro Morsi a causa del suo Decreto costituzionale, con il quale blindava la Costituente e assumeva poteri dittatoriali, alcuni esponenti della leadership della Fratellanza avevano accusato i manifestanti di essere in maggioranza copti che cospiravano contro il governo islamico. Gli altri, gli oppositori non cristiani, erano certamente atei, musulmani miscredenti, omosessuali che chiedevano l’introduzione delle nozze gay, agenti al soldo di potenze straniere e via dicendo.
Così, il presidente di tutti gli egiziani è lentamente diventato il primo presidente islamico d’Egitto, da difendere a tutti i costi dagli attacchi di cristiani e miscredenti. Quando sono iniziate le grandi manifestazioni del 30 giugno che l’hanno destituito, tutte le maschere erano già cadute. I pro-Morsi, ormai, gridavano apertamente Islamiyya, Islamiyya! («Stato islamico, Stato islamico!»), oppure lo scrivevano con lo spray sulle porte delle chiese. I predicatori e i leader islamisti, dal palco dei loro sit-in, tuonavano contro il papa copto e contro i cristiani traditori, che avevano osato ribellarsi al presidente islamico. «Incendiare i luoghi di culto è un crimine, ma la scelta da parte della Chiesa di far guerra all’Islam e ai musulmani è un crimine ancora maggiore. A ogni azione corrisponde una reazione» – questo il commento (in arabo, naturalmente) della pagina Facebook del partito Libertà e Giustizia, sezione di Helwan, a proposito della vasta ondata di attacchi alle chiese e alle proprietà dei cristiani in tutto l’Egitto.
Tuttavia, l’operazione di dividere il Paese in musulmani (i Fratelli e i loro alleati) e copti/miscredenti non è riuscita. Cristiani e musulmani hanno ancora una volta serrato le fila, mostrando grande solidarietà.
Nessuna guerra civile, dunque. Gli islamisti si sono ritrovati soli. I cristiani egiziani, ben capaci di distinguere fra islamisti e musulmani, non sono caduti nell’errore di chi afferma che il fallimento della Fratellanza Musulmana provi l’incompatibilità fra Islam e democrazia né sono caduti nel tranello dell’odio religioso. I musulmani egiziani, dal canto loro, hanno platealmente sconfessato gli islamisti che pretendevano di parlare in nome loro, anteponendo l’identità religiosa a quella egiziana.
Tutto questo non sembra lasciare tregua ai cristiani nel mondo: attacchi, violenze, disprezzo, troppo spesso odio. Odio per una religione che ha segnato positivamente l’occidente: una fortuna della quale neppure gli europei sembrano voler avvalersi.




Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *