Il mondo della musica piange un grandissimo artista Charles Aznavour

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Charles Aznavour – Il mondo della musica piange un grandissimo artista Charles Aznavour. Il cantante francese di origini armene (il suo vero nome è Shahnour Vaghinagh Aznavourian), l’ultimo degli chansonnier aveva 94 anni. Era appena rientrato da una tournée dal Giappone, durante l’estate Charles Aznavour aveva dovuto annullare alcuni concerti, perché era caduto e si era fratturato il braccio. Nella notte scorsa il cantante, ambasciatore della canzone francese, è scomparso: se ne è andato nel sonno.
Era nato nel 1924 da due emigranti armeni, che si trovavano a Parigi in attesa del visto per partire alla volta degli Stati Uniti. Ma che alla fine non se ne erano mai andati. Il suo vero nome era Chahnourh Varinga Aznavourian e rimase tutta la vita estremamente legato al Paese di origine della famiglia.
Scoperto da Edith Piaf, che lo portò in tournée in Francia e negli Stati Uniti, si mise in luce nel dopoguerra come cantautore.
Ma il riconoscimento mondiale arrivò nel 1956 all’Olympia di Parigi con la canzone Sur ma vie: uno strepitoso successo che gli permise di entrare nella storia come monumento della canzone francese.
Il fatto che cantasse in sette lingue gli consentì di esibirsi in tutto il mondo divenendo ovunque famosissimo. Come attore si impose all’attenzione della critica e del pubblico a partire dalla sua interpretazione in ‘La tête contre les murs’ (La fossa dei disperati) nel1958. Compose la colonna sonora di diversi film da lui interpretati. Anche Stanley Kubrik utilizzò una canzone di Aznavour (composta con Georges Garvarentz) ‘Old Fashioned Way’ in ‘Eyes wide shut’
Aznavour è morto nella notte nella sua casa delle Alpilles, nel sud della Francia, e ora l’intero Paese piange il suo ultimo immenso chansonnier, la cui carriera è stata così lunga da sembrare quasi eterna o immortale.
Un vero e proprio record, quello del cantante francese legatissimo alle sue origini armene, che salì per la prima volta su un palco all’età di 9 anni fino all’ultimo concerto, il 19 settembre scorso, a Osaka, In Giappone.
“Profondamente francese, legato visceralmente alle sue radici armene, Charles Aznavour ha accompagnato gioie e dolori di tre generazioni. I suoi capolavori, il suo timbro di voce, il suo successo unico sopravviveranno a lungo”, scrive il presidente Francese Emmanuel Macron in un tweet, aggiungendo: “Avevo invitato (Aznavour) nella mia missione a Erevan per il summit della francofonia, dove avrebbe dovuto cantare. Condivideremo con il popolo armeno il lutto del popolo francese”.
“Con Charles Aznavour se ne va l’ultimo grande vecchio, un papà, il più grande, non esiste un altro gigante così”: dichiara Massimo Ranieri commentando la notizia della scomparsa, a 94 anni, di quello che è considerato l’ultimo chansonnier francese e un monumento della musica mondiale. E rivela di avere ricevuto un dono nell’ultimo incontro, un testo da musicare per farne una canzone, rimasto nel cassetto.
“La notizia della sua morte mi ha destabilizzato. Non c’è più nessuno che ci guidi. E’ sempre stato un faro per me”, aggiunge Ranieri con amarezza mista a malinconia. “I giovani neanche conoscono la grandezza dell’arte di Aznavour, non hanno tempo, vivono attaccati a cellulari, iPad, social… Io – aggiunge – ci ho parlato, ho avuto Charles accanto, ho cantato con lui. Sono stato fortunato”.
“Tutti noi che facciamo questo mestiere siamo da oggi più soli. Non abbiamo più nessuno che ci tenga per mano”, aggiunge, con il piccolo rimpianto di non avere rivisto l’amico in questi ultimi anni. Impresa non semplicissima, visto che entrambi non hanno mai smesso di fare concerti in giro per il mondo. Nonostante l’età, Aznavour era in tour all’estero e si era esibito su un palcoscenico anche pochi giorni prima di morire, in Giappone, il 19 settembre scorso, ad Osaka. Avrebbe voluto cantare fino ai 100 anni e il prossimo concerto sarebbe stato il 26 ottobre a Bruxelles. Ha fatto fino all’ultimo quello che amava, cantare. “Rimane l’amaro in bocca. Mi dispiace non averlo potuto salutare anche se Charles è tra noi e rimarrà per sempre. Ora la Francia lo celebrerà come merita. Faranno certamente un Aznavour day, una giornata dedicata al loro gigante. Jacques Brel era belga, Charles Aznavour armeno, ma – conclude Ranieri – per i francesi erano due grandi figli loro”
Per il primo ministro armeno Nikol Pachinian, la morte di Aznavour è una “perdita enorme per il mondo intero”. Pachinian lo ha definito “uno dei figli straordinari del popolo armeno”.
Rita Pavone ha scritto su Twitter: “Ebbi la gioia di conoscerlo e frequentarlo durante il mio bellissimo periodo francese negli anni ’70. Che sia un viaggio sereno, grande Charles”.
Cordoglio espresso anche da Brigitte Bardot che ha dato il suo addio a Charles Aznavour definendolo “il nostro Asso degli ambasciatori del talento nel mondo. Era il nostro Asso immortale, Asso fra i poeti, della canzone francese, della popolarità. Rimarrà il nostro Aznavour per sempre”.

In una sua recente intervista Aznavur ha risposto alla domanda se si ritenesse un vincente: “Non posso negarlo. Ho tre lauree honoris causa da tre grandi università, io che ho smesso di studiare da bambino. Ho stretto la mano a non so quanti presidenti e re. In ogni Paese in cui vado, la prima cosa che fanno è portarmi dal Capo di Stato e appuntarmi una medaglia. Ho tante di quelle onorificenze che potrei farne un monumento”.
Contano di più la determinazione i la pazienza?
“La determinazione nell’ignorare quelli che ti possono fare del male. E poi ci vuole la determinazione tout court. Il perfezionismo aiuta. Essere dei rompiballe aiuta. Io lo sono”.

Che infanzia e che gioventù ha avuto?
“A nove anni cantavo già nei locali, ho poi smesso di andare a scuola e da allora non sono rimasto un giorno senza lavorare. Durante la guerra, nella Parigi occupata, i miei nascondevano gli ebrei in casa nostra, per aiutarli. Eravamo poveri ma non abbiamo mai fatto la fame, erano tempi difficili ma le direi una bugia se le dicessi che non mi sono divertito. Ballavamo e cantavamo tutte le sere, lo so che pare brutto dire questo, ma è stata la mia giovinezza ed è stata così”.
Quando, molti anni dopo, era diventato la grande attrazione di locali come l’Olympia a Parigi ma anche La Bussola a Viareggio, lei girava in Rolls-Royce.
“Sa com’è, tutti quelli che vengono dalla povertà hanno dei sogni. Io sognavo la Rolls, le barche, le grandi case. Poi sono diventato più ragionevole, adesso barche non ne ho più, anche se ogni tanto mi verrebbe voglia di averne di nuovo una”.
Tre matrimoni, tante canzoni d’amore in cui sviscera i sentimenti: ha capito qualcosa delle donne?
“Non ci ho neanche provato! Le ho accettate per quello che sono nella speranza che loro accettassero me con i miei pregi e difetti. Quanto ai tre matrimoni: la prima volta eravamo molto giovani, la seconda troppo scemi e la terza (con la svedese Ulla Thorsell, ndr) è stata quella buona, infatti siamo ancora insieme. Ci siamo sposati 50 anni fa a Las Vegas, testimoni Petula Clark e Sammy Davis jr, il vestito di Ulla lo aveva fatto Ted Lapidus. Poi ci siamo sposati una seconda volta a Parigi, nella chiesa armena”.
Esiste un sinonimo di Charles Aznavour?
“Solo Aznavour Charles. Sono unico, siamo tutti unici”.
A chi gli parlava delle sue canzoni definendole eterne l’artista rispondeva: “Di eterno non c’è niente. Forse qualche Piramide in Egitto”.




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