Omicidio Pamela Mastropietro. Il legale della famiglia risponde a Enrico Letta

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Mastropietro – «Enrico Letta ha detto che farà una campagna elettorale casa per casa in occasione delle politiche del prossimo 25 settembre, per chiedere il voto al suo partito. Noi lo aspettiamo, anzi lo invitiamo a Roma, a casa nostra, dove viveva Pamela Mastropietro, studentessa romana uccisa, depezzata, disarticolata e abbandonata in due trolley da un immigrato irregolare».

Lo dichiara Marco Valerio Verni, legale della famiglia Mastropietro e zio della studentessa romana uccisa il 30 gennaio del 2018 a Macerata.

«Pamela è stata barbaramente trucidata dal nigeriano Innocent Oseghale, condannato, per questo, in via definitiva. Dunque – insiste Verni – la aspettiamo a casa nostra per parlare di quell’uomo venuto clandestinamente in Italia qualche anno prima, chiedendo la protezione internazionale, quest’ultima rifiutata, in tutti i gradi dal suddetto esperiti, vista la mendacità del suo racconto. Non vediamo l’ora di parlarne con lei – continua Verni – di sentire cosa ne pensa di questa persona che doveva essere rimpatriata ma che, al contrario, a metà gennaio proprio del 2018, veniva presentato in una parrocchia di Macerata come simbolo di un fenomeno, quello dell’immigrazione, cui si doveva guardare con benevolenza ed accoglienza. Approccio ideologico giusto, ma che non dovrebbe trascendere nell’ipocrisia.

Vorremmo parlare con lei di questo, farle vedere le fotografie del corpo martoriato di Pamela, farla entrare nella sua stanza, ancora piena di peluche, quadri, scritte e tanti altri oggetti di questa povera ragazza. Vorremmo parlarle di tutti gli altri nigeriani che, insieme ad Oseghale, sono entrati nelle indagini. Si tratta di tutti richiedenti protezione internazionale e quasi tutti spacciatori, gente che racconta di scappare dalle guerre e che noi raccogliamo in mare ed accogliamo in patria. Vorremmo discutere con lei delle inchieste giudiziarie svolte nel nostro Paese, sulla criminalità derivante dal fenomeno migratorio in generale e su quelle riguardanti la mafia nigeriana, le cui vittime spesso, sono proprio le donne nigeriane stesse. Per cui, discuterne, non significa essere razzisti, ma essere umani. Vorremmo anche parlarle della mancata riforma della normativa sulla violenza sessuale

che, pure, ha mostrato la sua limitatezza nel caso di Pamela, sul quale nessuno nulla ha fatto. Di questo e di altro vorremmo, insomma, parlare con lei senza polemica e pregiudizio. E, soprattutto, senza che nessuno gridi alla strumentalizzazione. Noi siamo qui a gridare il nostro dolore da sempre, e non solo ora. E vorremmo delle risposte e, soprattutto, dei fatti. La aspettiamo, dunque. Anzi, come detto – conclude – la invitiamo. Non ci deluda»




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