Roma – Il breviario di padre Hamel a San Bartolomeo

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Roma – Il breviario di padre Hamel a San Bartolomeo

Un ricordo, un omaggio di Roma al sacerdote che ha dato la vita in difesa del suo credo religioso innanzi alla barbarie del terrorismo. È stato portato nella basilica memoriale dei martiri contemporanei dal vescovo di Rouen, monsignor Lebrun: «Il Papa ci ha detto che è già beato»

«Uccidere in nome di Dio è satanico» ha esclamato Papa Francesco durante l’omelia della Messa celebrata a Santa Marta, «e quanto ci piacerebbe che tutte le religioni lo dicessero!» ha esortato. Di fronte a lui il vescovo di Rouen, Dominique Lebrun e le sorelle di padre Jacques Hamel, ucciso a Rouen lo scorso 26 luglio mentre celebrava la Messa: «Vattene Satana!» le ultime parole di padre Hamel, prima che i due terroristi gli tagliassero la gola urlando “Allah akbar”, “Dio è grande”. Per Papa Francesco, Padre Hamel è beato. Nella serata di giovedì 15 il suo breviario è stato portato, durante una cerimonia di preghiera, alla Chiesa di San Bartolomeo all’Isola, che Papa Giovanni Paolo II ha reso memoriale dei martiri del XX e del XXI secolo.

Padre Jacques Hamel è stato sgozzato sulla croce mentre celebrava il sacrificio della Croce di Cristo. Un uomo buono, mite e di fratellanza, che sempre cercava di fare la pace» – ha detto ancora Papa Francesco, aggiungendo: «dobbiamo pregare padre Jacques perché è un martire, e i martiri sono beati». Alla fine della Messa, il Papa ha detto al vescovo di Rouen che padre Jacques Hamel è già beato: «il Papa – ha riferito monsignor Lebrun – mi ha detto: esponi questa foto, perché lui è beato adesso. E se qualcuno ti dice che non puoi, rispondi che ti ha autorizzato il Papa».

Il breviario, che giovedì è andato ad aggiungersi alle reliquie dei martiri contemporanei, è ancora aperto alla stessa pagina del 26 luglio, fatalmente fermo alla festa di San Giacomo: «di cui il parroco portava il nome», ha sottolineato il vescovo di Rouen. Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, ha espresso profonda gratitudine. Tra i presenti le sorelle di padre Jacques, il presidente della Comunità di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo, l’ambasciatore francese presso la Santa Sede, Philippe Zoller, e il viceministro degli esteri, Mario Giro, e una delegazione di fedeli di Rouen e il vescovo Lebrun: «Quando me l’avete proposto qualcosa di me diceva: “ma, non è troppo presto?”- ha detto durante l’omelia -, ma dopo aver sentito il Papa ieri penso che questo sentimento non era del tutto giusto. Forse era troppo presto per il mio piccolo cuore che voleva conservare per noi Padre Jacques, per la famiglia. Lo so bene che fa soffrire questo distacco, ma ci è dato come segno di fraternità e vogliamo prendere questa strada, con tutti, anche con i nostri fratelli musulmani».

Poi ha ringraziato la Comunità: «Se padre Jacques diventa segno di fraternità universale, diventa un fratello universale, ringrazio la Comunità di Sant’Egidio, perché non solo è guardiana e custode di questo santuario, ma si è messa a servizio della fraternità universale tra i popoli». La fratellanza è stata il centro della riflessione di Lebrun. Un cammino, ha spiegato, ricordando la preghiera interreligiosa di Assisi, a cui quest’anno parteciperà Papa Francesco: «Questo cammino è già iniziato, da tempo, dal nostro beato Charles de Foucauld, a Papa Giovanni Paolo II ad Assisi nel 1986, per finire con la figura di Francesco: le religioni seguano questo cammino di fraternità».




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