Ungheria: conte István Széchenyi, statista del riformismo ungherese

L’Ungheria festeggia il 225mo anniversario della nascita del conte István Széchenyi, statista del riformismo ungherese, nominato “il più grande magiaro” dal suo avversario politico, Lajos Kossuth.

Nato a Vienna il 21 settembre 1791 in una delle più ricche familie aristocratiche del Paese, intraprese la carriera militare da giovane combattendo nelle guerre napoleoniche. Si fece notare particolarmente nella Battaglia di Lipsia nel 1813, dove — come messaggero di fiducia — coordinò tra le forze prusse, austriache e svedesi, convincendo l’erede al trono svedese Bernadotte a partecipare alla “battaglia delle nazioni”, un fatto che contribuì in modo significativo alla sconfitta di Napoleone.

Nel 1826 lasciò l’esercito, per poter dedicarsi interamente alla nazione. Come giovane aristocratico participò spesso anche alle sedute della Camera bassa del Parlamento. Sorprese tutti, quando in una di queste occasioni improvvisamente chiese la parola, e dichiarò di offrire una somma equivalente al reddito annuale del suo patrimonio (60 mila fiorini, una somma significativa a quel tempo) per la creazione di un’Accademia delle Scienze nazionale, invitando gli altri magnati del Paese a fare altrettanto.

Nei decenni seguenti contribuì alla modernizzazione del Paese in modo straordinario. Le lista delle grandi opere ideate e organizzate da Széchenyi è impressionante: regolazione del Danubio ed il Tibisco; l’introduzione dell’ippica in Ungheria; la creazione del Casinò Nazionale; l’introduzione della navigazione a vapore sul Lago Balaton… ma la sua opera principale fu la costruzione del primo ponte permanente sul Danubio in Ungheria: il Ponte delle Catene, che tuttora porta il suo nome.

Nonostante la sua contriarietà alle politiche rivoluzionarie, nel 1848 accettò la carica di Ministro del Trasporto e delle Opere pubbliche nel primo governo nazionale guidato dal conte Batthyány. Con lo scoppio della guerra tra il governo nazionale e la corte di Vienna, i dubbi del Conte, il timore di veder crollare tutti i risultati raggiunti nei decenni precedenti, e la paura di una sconfitta mortale per la nazione li spinsero al collasso nervoso. Fu ricoverato al sanatorio psichiatrico di Döbling, nei pressi di Vienna, dove visse fino alla morte.

Dopo la sconfitta della rivoluzione e gli anni della tirannia austriaca, verso la fine degli anni ’50 la sua condizione cominciò a migliorarsi notevolmente, consentendole di occuparsi di nuovo di politica — anche se clandestinamente, dal sanatorio di Döbling. Sotto uno pseudonimo, cominciò a scrivere articoli e saggi critici e ironici verso le autorità asburgiche.

La polizia viennese però scoprì il suo coinvolgimento, e ordinò la perquisizione del suo appartamento, mettendo in chiaro che non gli fosse stato consentito più di rimanere nella sicurezza di Döbling. In queste condizioni il conte commise suicidio, con una pistola alla testa nella notte tra il 7-8 aprile 1860, in circostanze molto sospette. Al tempo infatti molti ritennero, che Széchenyi fu liquidato dalla polizia segreta austriaca.
Malgrado le ingerenze del potere, più di 10 mila persone si presentarono al suo funerale 3 giorni dopo, nel sepolcro familiare del palazzo ancestrale di Nagycenk. Una commemorazione a fine mese fu organizzata anche a Pest, dove una folla di 80 mila persone si radunarono a rendere omaggio a uno dei più grandi statisti della storia magiara, in una manifestazione silenziosa contro il regime asburgico.




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