Cinema – Film – Nelle sale l’atteso “Castello di vetro”

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“Il Castello di Vetro” è un film di Destin Daniel Cretton con Brie Larson, Woody Harrelson, Naomi Watts, Max Greenfield, Ella Anderson. La pellicola biografica di 1276 minuti, il cui titolo originale è “The Glass Castle” racconta le avventure di una famiglia eccentrica, resiliente e affiatata: una straordinaria storia di amore incondizionato. Tratto dal best-seller di Jeannette Walls, il premio Oscar Brie Larson porta in vita una giovane donna che, influenzata dalla natura piacevolmente selvaggia del suo problematico padre (Woody Harrelson), trova la determinazione di costruirsi una vita di successo, seguendo le proprie regole.

Ogni famiglia ha una storia, di certo non del tutto simile a quella della celebre giornalista americana Jeannette Walls – eppure l’acclamato romanzo autobiografico della Walls, The Glass Castle, ha fatto colpo su milioni di lettori nel mondo. Nel libro, Walls ha svelato il segreto che aveva custodito a lungo sulla sua giovinezza: un’infanzia particolarmente oscura, fatta di povertà, catastrofi, atti di ribellione e reclusione dalla società. Eppure forse la cosa più sorprendente del libro della Walls, per quanto straziante, è il suo senso di profondo amore familiare, un amore magico e tanto smisurato quanto la particolarità dei suoi genitori. Ciò le ha permesso di trasformare la sua giovinezza in una grande avventura e in un percorso rigenerante verso la redenzione. Passando attraverso la fame e la crisi, a notti stellate di incanto, Walls ha provato sulla sua pelle tutta la luce e le tenebre del mondo. Il libro è letteralmente esploso nella scena letteraria ed è rimasto sette anni nella lista dei best-seller, incantando i lettori con la sua storia avvincente di una famiglia nomade che vive secondo le regole spericolate dei genitori. Al centro della storia c’è la determinazione della Walls di sopravvivere, di andare via e farsi la propria vita, ma senza abbandonare l’affetto complicato che prova per i genitori, la cui indole selvaggia era allo stesso tempo meravigliosa e catastrofica.
Il libro della Walls era una storia d’amore, piena di cuori spezzati, promesse non mantenute e bisogni nascosti, ma era anche un libro che scavava nel profondo, sulla natura intrinseca e trascendentale dell’amore, a prescindere da chi si è o da dove si provenga. Una storia molto cinematografica: una fiaba che racconta di una vita vissuta in auto e in baracche, fino ai vertici dell’editoria di New York. Una storia a cui il cosceneggiatore e regista Destin Daniel Cretton si è legato subito, non appena l’ha letta. Ma Cretton, che ha esordito con l’amatissimo film indipendente Short Term 12, ha pensato che chiunque fosse stato turbato o illuminato dalla propria famiglia, potesse riconoscersi in essa. “Destin, sin dall’inizio, ha visto tutta la luce, la felicità, la gioia e le lezioni imparate, e le ha portate sullo schermo”, dice Jeannette. “Non ha addolcito nulla. Non ha lasciato fuori le cose cattive. Sono tutte lì. La sceneggiatura ha catturato esattamente quello che io ho cercato di fare con il libro: mostrare la bellezza e la bruttezza, la luce e l’oscurità della mia infanzia”. Cretton spiega la sua affinità con il libro: “Questa è una storia così personale per Jeannette, quando l’ho letta, è diventata incredibilmente personale anche per me. La mia infanzia non è stata pazzesca come la sua, ma mi sono ritrovato molto nella sua scoperta dell’amore e nelle sue molte sfaccettature e al modo in cui ogni famiglia può vivere momenti belli e anche momenti difficili e spaventosi. Sembrava reale, accessibile e così catartica. È una di quelle storie che ti fa sentire più connesso con il mondo e meno solo”. Lui e il co-sceneggiatore Andrew Lanham hanno visto il film come la storia di una donna di grande successo, apparentemente stabile, la Jeannette adulta, che deve affrontare tutti i disastri della sua storia familiare per riconciliarsi con il futuro. “Ci siamo concentrati sull’idea di una giovane donna che sta rivivendo i suoi ricordi, cercando di dare un senso alla sua vita fino ad ora, e cerca finalmente di fare pace con il passato e con i suoi genitori. In definitiva, è la storia di una donna che impara ad amare e ad accettare se stessa”, dice Cretton. Cretton ha scoperto la capacità della Walls di interrogarsi apertamente sul comportamento veramente estremo dei suoi genitori, pur provando ancora compassione per loro, e ha voluto porre l’accento su quest’aspetto nel film. “Ogni pagina del libro di Jeannette mostra un nuovo aspetto di questi personaggi incredibilmente complicati e le loro relazioni reciproche. Un momento ti stai innamorando di un personaggio, ma poi fa qualcosa per farsi odiare, e poi giri la pagina e lo ami ancora. È tutto così profondamente umano”. Per Walls, Cretton aveva centrato quell’unica idea che anche lei sentiva che dovesse emergere da qualsiasi adattamento cinematografico: che la sua famiglia, per quanto difficile e disordinata, riflettesse quel bisogno umano universale di rimanere legati ai propri cari, non importa quanto ci mettano alla prova. Dopo la pubblicazione del libro, lei ha scoperto che molte più persone di quanto potesse immaginare, la pensavano come lei. “Una delle tante benedizioni dell’aver raccontato la mia storia nel libro è che la gente non solo ci tiene, a volte ci tiene anche più di me”, dice Walls. “Ci sono così tante persone là fuori con storie che, pur non essendo identiche alla mia, condividono qualcosa di profondo con la mia. Nel raccontare questa storia, fatta di grandi difficoltà e di grande ricchezza, non solo mi sono riappacificata con la mia infanzia, che ho cercato di nascondere per molto tempo, ma mi sono riappacificata anche con le altre persone”. Un’altra persona che è stata colpita al cuore dalla storia di Walls, è il premio Oscar® Brie Larson (Miglior attrice per Room, 2015), che interpreta Jeannette da giovane in Il castello di vetro. Larson dice: “Questa è una storia sulla famiglia, su come diventi la persona che sei e sull’accettare il fatto che le persone non sempre ti amano nel modo in cui ne hai bisogno, ma puoi perdonarle per questo. È molto raro poter osservare qualcuno come Jeannette che passa dall’infanzia all’età adulta, vedere tutte quelle relazioni mancate e quei momenti di incomprensione, e poi vederla recuperare parte di ciò che è andato perduto. Volevo davvero onorare lei e la sua storia”. Con il passare del tempo, Walls si sente sempre più convinta che l’amore può essere trovato in ogni famiglia, e che ogni famiglia ha una storia da raccontare. “Alcune persone mi hanno accusato di essere eccessivamente ottimista, ma è così che sopravviviamo ai nostri momenti difficili, cercando la gioia, perché altrimenti quei momenti potrebbero ucciderti”, conclude. “Ecco perché raccontiamo storie. Se condividiamo tra di noi le lezioni sulla nostra sopravvivenza, allora tutti si sentiranno in grado di andare avanti. Se le persone andranno via dal cinema pensando alla propria famiglia, ne sarò estasiata”.
Jeannette Walls aveva lavorato per molti anni come editorialista a New York prima di rivelare a tutti le sue origini particolari. Aveva compreso che le asperità e le tribolazioni che aveva affrontato crescendo, erano lontane ormai anni luce. I suoi genitori, Rex e Rose Mary Walls, spiriti liberi e sprezzanti di tutte le istituzioni, non avrebbero mai cambiato il loro modo di comportarsi e di vedere le cose, anche se i loro figli soffrivano incredibilmente per questo. Walls trascorse i suoi primi anni di vita letteralmente per strada, vagando senza radici dalle città nel deserto del sud-ovest fino ai camping di montagna, senza mai avere una fissa dimora. Tutta la sua famiglia era schiava del padre, Rex, un uomo diabolicamente carismatico e brillante che, quando era sobrio, catturava l’immaginazione dei suoi figli, insegnando loro la scienza, mostrando loro le meraviglie del mondo e, soprattutto, esortandoli ad abbracciare la vita senza paura. La loro madre Rose Mary, pittrice bohémienne, era altrettanto affascinante, ma ancor meno impegnata nelle responsabilità di prendersi cura di una famiglia. Entrambi i genitori credevano nel proprio stile di vita, anche se ciò significava essere poveri. Quando i soldi finirono e il sogno della vita errante iniziò a svanire, la famiglia si ritirò in una città mineraria del West Virginia, andando a vivere nella casa fatiscente che sarebbe diventata l’alter ego del “castello di vetro”, la sorprendente e fantastica casa a energia solare che Rex Walls ha sempre promesso che avrebbe costruito. Quando la disfunzionalità della famiglia s’intensificò, Jeannette e i suoi fratelli furono sempre più costretti a difendersi da soli, sostenendosi a vicenda per sopravvivere e incoraggiandosi a scappare via. Eppure, anche quando Jeannette scappò, lasciandosi alle spalle gli Appalachi, per diventare una scrittrice nella grande città, non riuscì mai a staccarsi dalla sua famiglia. Più cercava la propria vita e le proprie relazioni, più si rendeva conto di dover fare i conti con quello che la famiglia Walls aveva vissuto insieme, tutto ciò che aveva visto ai margini della società americana. Fu allora che la Walls iniziò a scrivere. Il successo del libro è stato straordinario, ha vinto premi, ha venduto oltre 2,7 milioni di copie ed è stato tradotto in 22 lingue.
Cretton voleva avvicinarsi a The Glass Castle non come alla storia di una famiglia anomala, ma come a una storia di amore incondizionato. Non vedeva la famiglia Walls come fuori dal comune, ma come un insieme di esseri umani simpatici, affascinanti, in qualche modo difettosi, come tutti noi. “Penso che una storia di successo debba fare proprio questo”, dice Walls. “Eliminare le barriere che così spesso erigiamo, pensando ‘Oh, io non sono come quelle persone. Loro sono piuttosto strane’. Quando abbatti quelle barriere, allora ottieni delle connessioni emotive davvero profonde”. Proprio per abbattere quelle barriere, Cretton ha deciso di iniziare l’adattamento con Jeannette attorno ai 20 anni, proprio quando gli eventi la spingono a mettere insieme la sua storia e ad aprire il suo cuore ferito ad una serie di flashback. “È una cosa che ho fatto quando avevo 20 anni, è qualcosa che molte persone fanno a quell’età. O andando per la prima volta da un terapeuta o frequentando una lezione di un corso di ‘Introduzione alla psicologia’, arriva il momento di guardarsi indietro e vedere come sei arrivato dove sei e che impatto la tua famiglia ha avuto su di te. Ognuno vive quel momento in cui prova a capire cosa lo ha reso quello che è e come riconciliare i risentimenti all’interno della propria famiglia con l’amore che si prova per loro. È qui che troviamo Jeannette”.
Per Cretton era essenziale che Jeannette seguisse a pieno il progetto. Walls dice che si fidava ciecamente di lui, mentre parlavano della natura dell’amore, della famiglia, dell’arte e della narrazione. “Destin è magico”, commenta Walls. “È l’essere umano più gentile e più empatico che abbia mai incontrato. Ma non puoi lasciarti ingannare da quella gentilezza e quella sensibilità. Destin vede tutto. Lui vede la luce e il buio in tutte le cose, e questo era molto importante per me. Ho sempre pensato che questa non fosse una storia completamente oscura, ma non volevo nemmeno che venisse resa in maniera troppo leggera. Destin aveva tutte le abilità per mescolare entrambe le sfumature”.
Cretton dice che non ha tentato di duplicare fedelmente le vite dei Walls o il libro stesso, ma piuttosto di presentare la loro storia come uno specchio della vita familiare americana. “Non è la narrazione del libro, e non è neanche una verità assoluta sui fatti, ma spero, aggiungendo nuove dimensioni alla storia di Jeannette, di creare qualcosa di nuovo che possa piacere a un nuovo gruppo di persone”, dice. “Il libro di Jeannette ha toccato il cuore di così tante persone, e noi abbiamo voluto regalare questo film a tutti coloro che amano il libro, ma abbiamo anche voluto fare questo film per la famiglia Walls. In un certo senso, abbiamo deciso di creare un album di foto in movimento dei loro ricordi. Spero che sia un ritratto onesto, commovente e, in definitiva, il ritratto di quanto sia
complicato ma semplice e potente, l’amore”.




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