Cinema – Film – Robin Hood – L’origine della Leggenda

Robin Hood – Uscito nelle sale da qualche giorno “Robin Hood – L’origine della Leggenda” sta già facendo incassi record. Il film di Otto Bathurst, con Taron Egerton, Jamie Foxx, Ben Mendelsohn, Eve Hewson, Jamie Dornan è l’ennesimo esito positivo di una saga che continua a mietere successi.

Il segreto della leggenda di Robin Hood in un entusiasmante film d’azione e avventura. Al ritorno dalle Crociate, Robin di Loxley (Taron Egerton) scopre che l’intera contea di Nottingham è dominata dalla corruzione. L’ingiustizia e la povertà in cui vive il suo popolo lo spingono così a tramare per organizzare un’audace rivolta contro la potente Corona d’Inghilterra. Ma per farlo ha bisogno di un mentore: un abile quanto sprezzante comandante conosciuto durante la guerra (Jamie Foxx). Grazie a lui, il temerario Robin diventerà il leggendario Robin Hood e, forse, cercherà anche di riconquistare un amore che credeva perduto.

Forse pensate di conoscere questa leggenda senza tempo, ma non avete mai visto un Robin Hood come questo. Con un ritmo mozzafiato che non rallenta mai, Robin Hood presenta l’emblematico fuorilegge come l’eroe oscuro e irresistibile di una città turbolenta che ne ha un disperato bisogno. Nel film d’avventura e d’azione dei nostri tempi, vediamo la prima ribellione di Robin contro un regno corrotto esplodere in violente battaglie, con grandiose scene di lotta, un’amicizia caratterizzata dall’insolenza e un amore eterno. Questa nuova versione di Robin Hood è realizzata su grande scala, adeguata alla rinascita di un supereroe nel 2018. Con Taron Egerton alla testa di un cast dinamico, Robin è un guerriero nell’ombra assolutamente moderno. È nato nei privilegi, è Lord di Loxley, ma al ritorno dalla guerra è un’altra persona, un veterano tormentato che ha perso tutto, compreso il suo unico vero amore, Marian [Eve Hewson]. Con l’aiuto di un uomo profondamente segnato come lui, un saraceno un tempo suo acerrimo nemico, John [Jamie Foxx], Robin sceglie un nuovo alter ego: il vendicatore incappucciato che colpisce i potenti per ottenere giustizia per la povera gente. Ed è stata proprio la possibilità di interpretare un eroe leggendario, con arco e frecce e battute altrettanto fulminanti, che ha stuzzicato Egerton e lo ha spinto ad accettare il ruolo. “Non c’è nulla di storico o tradizionale in questo film e la cosa mi ha attirato molto, perché non è il Robin Hood che tutti abbiamo visto in passato”, dice Egerton. “La nostra intenzione era andare oltre e creare qualcosa che fosse molto attuale. Il film che abbiamo realizzato si svolge a un ritmo incredibile ed è davvero molto spettacolare … c’è il rapporto che lega due amici, un amore infelice e tante sequenze d’azione”. Jamie Foxx, che interpreta il sarcastico rivale di Robin, ora suo mentore, aggiunge: “Il regista Otto Bathurst e il produttore Leonardo DiCaprio avevano una visione di Robin Hood che ha dato un’impronta assolutamente nuova alla storia. L’azione, i personaggi e perfino i costumi rappresentano svolte notevoli. Questo Robin Hood ha una dimensione completamente diversa e trascina il pubblico in ambiti che non ti aspetti”. Per Eve Hewson, che interpreta Marian, la storia funziona a vari livelli. “È la storia di un’amicizia fraterna, è una storia d’amore, è un film d’azione”, dice. “Ce n’è per tutti e la nostra speranza era quella di raccontare tutto quello che si aspettavano i fan di Robin Hood, ma anche di attirare una nuova generazione di ragazzi cresciuti con i film dei supereroi e i videogames. Abbiamo voluto fare di Robin Hood un tipo veramente tosto, adatto alla nostra epoca”.

La possibilità di poter reinventare l’origine della ribellione di Robin e la sua ricerca di giustizia in un mondo corrotto ha spinto Leonardo Di Caprio e Jennifer Davisson della Appian Way di DiCaprio a impegnarsi come produttori. “Siamo stati affascinati dall’originalità della sceneggiatura e dall’approccio completamente nuovo a temi senza tempo, perché è esattamente questo che vogliamo per la nostra compagnia”, dice Davisson. “È un Robin Hood complicato. Così come Bruce Wayne non intende diventare un eroe, ma vi è costretto perché Gotham City ha bisogno di un Batman, anche Robin non ha alcuna intenzione di essere Robin Hood, ma Nottingham ha bisogno che lui lo diventi”. L’immaginazione umana è così legata al mito di Robin Hood che la sua storia è stata raccontata migliaia di volte in questi ottocento anni di enormi cambiamenti sociali. Fin dal XV secolo, quando Robin e la sua allegra brigata hanno iniziato ad essere protagonisti di una serie di ballate in cui si raccontavano le loro battaglie per liberare Nottingham dall’oppressione, Robin ha continuato a ispirare schiere di artisti, scrittori e cineasti, ognuno dei quali ha rappresentato il personaggio secondo i gusti della propria epoca.

Al cinema sono apparsi tanti film su Robin Hood: Douglas Fairbanks è stato un Robin Hood muto; Errol Flynn un Robin spadaccino; Margaret Rutherford ha interpretato il primo Robin al femminile; Frank Sinatra è stato un Robin gangster; Sean Connery un Robin spinto dall’amore; Kevin Costner un Robin arguto, mentre John Cleese e Cary Elwes sono stati dei Robin comici – tanto per citarne alcuni. Il regista Otto Bathurst ha voluto ricominciare da capo e caratterizzare quel modello con il ritmo impetuoso e l’azione dei film di oggi. Bathurst, diventato famoso con la miniserie Peaky Blinders e con il discusso episodio di Black Mirror, ha sempre amato sconvolgere le aspettative. “Per me Robin Hood aveva le potenzialità per diventare una storia decisamente contemporanea e importante”, spiega Bathurst. “C’è un uomo che apparentemente ha una vita perfetta e confortevole, poi va in guerra, pieno di ideali, credo e passione, ma si accorge della corruzione e della malvagità dei potenti che governano il mondo – e questo lo distrugge, distrugge la sua fiducia nella nazione e nella religione e si ritrova disilluso e disgustato. Noi vediamo Robin come un eroe, ma io ho voluto scoprire il perché e come sia diventato una leggenda, cosa bruciava dentro di lui e cosa lo ha spinto a combattere con una tale dedizione per scoprire la verità”.

Bathurst ha una sua idea del perché noi amiamo Robin Hood ancora oggi. “Ho riflettuto molto su Robin e su come me lo immaginavo. Non si diventa una leggenda solo rubando qualche sacco di danaro ai ricchi per darlo ai poveri. Voglio dire, è una cosa molto forte, ma non emblematica”, afferma. “Il vero motivo per cui Robin Hood è un eroe da 800 anni è il suo essere stato la principale spina nel fianco della società, del governo, delle istituzioni. Per questo la gente lo ama ancora, è il simbolo di quella voce che da qualche parte si ribella allo status quo che tutti noi abbiamo invece permesso. Tutti noi potremmo essere lui, perché non è dotato di speciali poteri e non è nato supereroe, è semplicemente un uomo qualunque che si è preparato a fare ciò che è necessario per ottenere un cambiamento e che rinuncia alle comodità di cui potrebbe godere per un disegno più grande. Siamo stati tutti testimoni di fenomeni di oppressione, corruzione e abuso in tante forme diverse, ma pochi di noi possono affermare sinceramente di aver fatto qualcosa per impedirli, e quindi la storia di un uomo che è uscito allo scoperto per combattere per la verità deve essere raccontata ora più che mai e avere un’eco profonda in tutti noi”. “Una delle cose più importanti per Leonardo e per me è che i film in cui siamo coinvolti siano in qualche modo speciali e unici”, sostiene Jennifer Davisson, “e indubbiamente questo film è attuale e vitale. Tutti gli archetipi del Robin Hood della leggenda ci sono, ma li vediamo attraverso le lenti delle nostre vite attuali e questo rende il personaggio molto speciale”.

C’è una parola che definisce ciò che Bathurst ha concepito per la produzione: dimensioni. Ha voluto ricreare un mondo per Robin, e non è il mondo che ci si potrebbe aspettare. “Abbiamo voluto ridefinire Nottingham per renderla più vicina a un pubblico moderno”, spiega, “più pertinente e importante e così abbiamo colto l’occasione per creare qualcosa di unico. La nostra Nottingham è un nodo industriale da cui si diramano rapporti globali, è un centro politico e una roccaforte della Chiesa. Far crollare il sistema in quella città avrebbe ripercussioni ovunque”. Il mantra di Bathurst “facciamolo moderno” ha alzato la posta quando si è trattato passare all’azione. Il combattimento vecchia scuola con arco e frecce si è trasformato in scontri scatenati ricchi di energia e atleticità. “Abbiamo passato ore e ore a compiere ricerche su come rappresentare le scene di guerra, cercando di creare uno stile cinematografico nuovo che fosse nel contempo autentico e innovativo. Appare come un moderno scontro a fuoco, realistico, movimentato e viscerale”, dice Bathurst. In ultima analisi è stato anche il modo in cui gli attori sono entrati nei loro personaggi, hanno partecipato ai furiosi e complicati combattimenti, infuso il loro humor, la loro personalità e la loro umanità che ha fatto la differenza. Il regista della seconda unità e delle scene d’azione Simon Crane (Rogue One, Jason Bourne) dice: “Taron, Jamie, Eve e tutti gli attori hanno lavorato impegnandosi al massimo e questo ha dato vita all’azione. Non si può far altro che tifare per tutte queste persone che cercano appassionatamente di cambiare Nottingham”.

ROBIN REINVENTATO: TARON EGERTON
Il ventottenne Taron Egerton, diventato famoso in tutto il mondo con il ruolo dell’affascinante
superspia nei film di grande successo della serie Kingsman- Secret Service, ha già dimostrato l’insolita
capacità di saper mescolare azione e disinvoltura, accompagnata da una vena di ribellione.
Egerton dice che la sceneggiatura gli ha fatto pensare a un Robin Hood dilaniato da una lotta
interiore che scopre dentro di sé un fuoco e una abilità che non sospettava neppure di possedere,
piuttosto che a uno statico personaggio da leggenda. “Per me, ROBIN HOOD è molto legato al mondo
attuale e ho trovato la sceneggiatura coinvolgente e divertente”, dice Egerton.
Forse era destino, ma Egerton ricorda ancora la prima volta che nella sua vita ha “interpretato”
Robin Hood, era ancora un bambino e si trovava nel salotto di casa. “ROBIN HOOD è uno dei due
personaggi di cui avevo il costume da piccolo – l’altro era Superman. Saltavo da un divano all’altro
facendo finta di volare e l’ho fatto anche con il costume di Robin Hood addosso”, dice ridendo. “Avevo
un piccolo arco di plastica e il costume completo, mi piaceva tanto. La gente ha sempre visto ROBIN
!
HOOD come un nobile che rinnega il proprio passato e si batte per il bene degli altri e questa idea mi
piaceva tantissimo”

Il Robin di Egerton è un veterano che torna a casa per trovare pace e conforto, ma si rende
subito conto che la sua guerra non è finita – anzi, è appena iniziata. “Non sono uomini in calzamaglia
che vanno su e giù per la foresta di Sherwood”, dice. “Robin torna dai campi di battaglia in Siria
emotivamente distrutto e la vita che conduceva prima non ha più alcun significato per lui, la sente
lontana. Trova poi una Nottingham che non riconosce più, una città in cui le ingiustizie e le
diseguaglianze sono sconvolgenti. All’inizio cerca di isolarsi, di non farsi coinvolgere, ma alla fine la
sua coscienza gli impone di non ignorare quello che vede intorno a lui”.
“Mi piace questo Robin”, continua, “perché in lui c’è tanta determinazione e tenacia. È un
membro della nobiltà, è un lord, ma non un lord viziato. Non si circonda di servitori, è un uomo
semplice e all’inizio è davvero convinto di combattere una guerra giusta e con fini nobili. Solo in
seguito capisce che non era altro che una specie di grande imbroglio ordito con lo scopo di far
arricchire i potenti”.

Quando Robin capisce cosa sta succedendo a Nottingham, decide di entrare in azione. Ed è
quello il momento in cui diventa l’incappucciato, l’audace vendicatore che schernisce e sbeffeggia i
ricchi e potenti rubando loro la cosa per la quale sono disposti a tutto: il denaro. Egerton afferma che
proprio nascondendosi dietro il cappuccio Robin riscopre il vero se stesso. “All’inizio il cappuccio è solo
un travestimento dietro il quale nascondersi”, sostiene Egerton. “Ma quando, col passare del tempo,
diventa una vera forza vendicatrice, enigmatica e oscura nel mondo di Nottingham, si rende conto che
il cappuccio è diventato una parte del suo essere”.

Robin non sarebbe diventato l’incappucciato se non avesse avuto l’insolita e imprevedibile
guida di John, interpretato da Jamie Foxx, il guerriero saraceno che ha conosciuto durante le Crociate.
Durante una battaglia Robin ha tentato di salvare suo figlio e, impressionato dal coraggio del giovane,
John lo ha preso sotto la sua ala protettiva pensando che insieme si sarebbero potuti vendicare. Il loro
sodalizio li porterà molto più lontano di quanto avrebbero potuto immaginare e gli insegnamenti di
John trasformano Robin in una vera e propria macchina da guerra. Ma è l’amicizia ricca di sfottò e
battute che nasce tra i due l’aspetto che Egerton apprezza di più del film.

“Mi piace moltissimo che il rapporto tra loro nasca con Robin che considera John un nemico e
lo tratta con disprezzo perché è un saraceno. Eppure, con il passare del tempo, Robin capisce di avere
un punto di vista completamente sbagliato”, dice Egerton. “Robin all’inizio è arrogante, si
autocommisera, è maldestro e John riesce a convogliare tutta questa negatività in qualcosa di
costruttivo. È una bella amicizia, perché è sincera. In un certo senso può essere considerato lo

sviluppo di un rapporto padre figlio, ma sono anche due soldati, due compagni d’armi che hanno un
ideale per cui combattere. È stato molto divertente e ha concesso a me e a Jamie una grande libertà
di azione con i nostri personaggi”.

Per Egerton lavorare con Foxx è stata la realizzazione di un sogno. “Ho sempre pensato che i
nostri stili di recitazione potevano funzionare bene insieme”, dice. “Jamie ama improvvisare e giocare
con i dialoghi ed è qualcosa che anche io amo fare. Allenarmi con lui? È in una forma pazzesca, può
fare 20 trazioni alla sbarra senza una goccia di sudore. Allenandosi insieme i nostri personaggi
cementano il loro rapporto. Sono diffidenti l’uno nei confronti dell’altro perché entrambi sono cresciuti
imparando a odiarsi, ma quando John insegna a Robin come diventare l’arciere più veloce e micidiale
di Notthingham, capiscono di avere in comune molto più di quanto pensassero”.

È John che regala a Robin una tecnica di combattimento che Nottingham non ha mai
conosciuto. “John gli insegna il suo personale stile di tiro con l’arco, ingegnoso, veloce e implacabile,
in cui i Saraceni sono maestri e questo gli permette di diventare una specie di fantasma, un essere
che nessuno riesce a vedere a Nottingham. Quello che Robin fa non è affatto facile e l’ho scoperto
durante l’allenamento”, dice sorridendo Egerton.

Bathurst nota che l’intenso allenamento cui si è sottoposto Egerton è stato un elemento chiave
per creare l’azione non-stop del film. “Volevamo che le battaglie apparissero violente e caotiche,
perché è così che erano e dunque Taron ha dovuto fare un lavoro durissimo per diventare un arciere
provetto, ma è stato straordinario vedere quanto è diventato bravo a scoccare tre frecce in due
secondi”, spiega il regista.

Tutti i membri della troupe sono stati colpiti dalla naturalezza con cui Egerton ha affrontato le
sfide fisiche, per quanto impegnative fossero. Ma l’attore ha dovuto sfoderare anche il suo lato
romantico, perché Robin combatte per riconquistare l’amata Marian. “Quella tra Robin e Marian è una
grande storia d’amore”, dice Egerton. “Per me è stato molto divertente il fatto che passiamo
dall’essere bei ragazzi giovani e ingenui a una relazione che è stata spezzata dalla guerra e dalle
circostanze. È Marian che riaccende la passione di Rob, è lei che lo spinge a evolversi e a diventare un
eroe”.

Il fatto che fosse Eve Hewson a interpretare il ruolo di Marian ha reso felice Egerton. “Eve è la
Marian più fantastica possibile. Ha grande determinazione e un fuoco dentro che è perfetto per il
personaggio e funziona per il complicato triangolo amoroso tra Marian, Robin e Will”.
Bathurst ha apprezzato che Egerton abbia interpretato un personaggio che troppo spesso è
stato considerato come parte di un mito del passato e lo abbia invece reso umano e realistico, un
combattente che cerca il proprio io. “Taron è dotato di un tale fascino e di una tale intelligenza che sei
disposto a seguirlo anche in guerra. Nella nostra storia, Robin è un giovane uomo ed è piuttosto
sorprendente che sia capace di sollevare una straordinaria rivoluzione a quella età e Taron è stato
perfetto”, dice il regista.

Jennifer Davisson aggiunge: “Taron è riuscito a esprimere un mix straordinario di normalità
quando sta per baciare la ragazza e un perfetto arciere letale e implacabile, ma sempre con un’aria un
po’ sorniona. È un grande attore e sapevamo che sarebbe stato in grado di affrontare i grandi temi e
caricarsi sulle spalle tutta la storia”.

IL LEGGENDARIO JOHN
Nelle leggende del passato, John era il fedele luogotenente di Robin Hood, ma in questa nuova
versione è un soldato nemico che inaspettatamente diventa il suo mentore e compagno d’armi, che lo
aiuta a completare la sua trasformazione nell’Incappucciato. John è un combattente saraceno, un
moro arabo che lotta sul fronte opposto durante la crociata cui partecipa Robin. Quando Robin cerca
di salvare il figlio di John, John intuisce la profonda umanità che anima Robin e, colpito dal suo
coraggio e dalla sua pietà, rischia la vita per imbarcarsi clandestinamente per l’Inghilterra e
convincerlo a combattere per una giusta causa.
John doveva essere nel contempo un avversario scaltro e arguto, ma anche un modello per
Robin. Per questo i realizzatori hanno voluto per il ruolo il premio Oscar Jamie Foxx. Musicista,
scrittore e regista, Foxx ha mostrato di possedere una gamma interpretativa vastissima come attore, a
partire dal ruolo di Ray Charles che gli ha fatto ottenere l’Oscar® in Ray (miglior attore, 2004) a quelli
in Django Unchained e Baby Driver-Il genio della fuga.
La possibilità di stravolgere la leggenda di Robin Hood è quello che ha spinto Foxx ad accettare
il ruolo – e ora è ansioso di condividere questa esperienza con il pubblico. “Ci si può aspettare
qualcosa di diverso”, dice, “questa è una magnifica cavalcata con un’atmosfera molto attuale. Mi sono
piaciute molto alcune delle cose moderne che si vedranno in questo film: frecce scoccate a una
velocità incredibile e corse a cavallo che sono letteralmente inseguimenti in macchina. Il film vi
trascina nel mondo di una Notthingham assolutamente originale – e poi lasciatevi andare e
divertitevi!”.
Foxx è stato intrigato dall’idea di interpretare un personaggio che, come moro devoto, è unico
fra gli eroi dello schermo. Lo ha pensato come un personaggio che pur avendo molti aspetti in
comune con Robin, non se ne rende conto all’inizio, perché provengono da ambienti sociali e religiosi
profondamente diversi e quindi si considerano acerrimi nemici.
È John, distrutto dal lutto e dalla rabbia dopo la guerra, che cerca Robin – e attraverso di lui
riesce a ritrovare il suo spirito ribelle. “Molto tempo prima John era un re, ma ora vuole solo
combattere per la memoria di suo figlio e per ciò che è giusto”, spiega Foxx. “John è un avversario
formidabile e vede le sue stesse qualità in Robin. Quando John e Robin arrivano a Nottingham, tutti
credono che Robin sia morto e John è uno straniero in una terra ostile che non conosce. Tutti e due
sono disperati e hanno perso ogni cosa. Hanno bisogno in qualche modo l’uno dell’altro e questo li
porta a diventare amici leali e sinceri”.

Per prima cosa John deve convincere Robin che non è un teorico della cospirazione e che è
consapevole di cosa significa scontrarsi con i potenti di Nottingham. “Robin nasce ricco, quindi non
vede la situazione nel modo in cui può farlo John”, osserva Foxx. “È John che apre gli occhi a Robin e
gli fa capire che le cose non sempre sono come appaiono – che i veri nemici contro cui entrambi
vogliono combattere sono i ricconi e i politici che moltiplicano i loro profitti mentre i soldati muoiono”.
“John fa in modo che Robin vada olte le apparenze e scopra quello che succede nel pericoloso
mondo in cui vivono”, continua Foxx. “Robin, ovviamente, è scettico, ma quando John gli mostra
quanto siano avidi di denaro gli uomini al potere accende dentro di lui una scintilla. Poi Robin
sorprende John per la rapidità e la coerenza con cui si trasforma nell’Incappucciato”.
Il vero divertimento è iniziato sul set perché Foxx e Egerton hanno creato un rapporto di
squadra molto naturale e immediato e lo hanno trasmesso ai loro personaggi – e quando erano
coinvolti in sequenze d’azione non-stop si incitavano l’un l’altro ad andare avanti. “Ci siamo divertiti
davvero, gente, e Taron è un grande eroe d’azione”, dice Foxx. “Ero costretto a dirgli sempre ‘ma è
pazzesco, come pensi di farcela’. È perfettamente a suo agio con questo tipo di ruoli e così ha reso
tutto ancora più eccitante”.

L’impegno dimostrato da Egerton nell’allenarsi ha anche motivato Foxx a raggiungere il
massimo della forma. “È stato grande mettersi in forma e allenarsi per questo ruolo, è sempre
un’avventura”, dice Foxx. “Ho girato film sul football e anche lì dovevi essere in forma e musical che
rendevano necessaria una forma fisica diversa, ma è sempre molto divertente”.
Foxx ha apprezzato soprattutto le sequenze in cui John insegna a Robin come scoccare la
freccia in una frazione di secondo e fare, com l’Incappucciato, cose quasi impossibili. “John sa che
questo è la chiave per poter combattere lo Sceriffo e i suoi uomini. In sostanza getta via l’arco lungo
di Robin e dice ‘hey, hai bisogno di un’arma da strada’. E questo cambia tutto”, spiega Foxx.

I maestri arcieri Steve Ralphs e Lars Andersen, che sono stati consulenti e istruttori di Egerton
e Foxx, si sono divertiti a lavorare con loro due. “Pensate a Rocky Balboa che viene allenato da Apollo
Creed”, dice Ralphs a proposito della dinamica tra i due. “John cerca di rendere Robin più rapido,
veloce e micidiale, quindi tutti e due devono possedere queste doti. Jamie e Taron erano
assolutamente naturali”.

Il legame tra i due è diventato così forte che Egerton è pronto a tornare a lavorare con Foxx.
“Adoro lavorare con Jamie. È uno di quegli attori sensibili e sempre sul pezzo e questo è magnifico”,
conclude. “È stato un onore e un piacere condividere le scene con lui”.

MARIAN, WILL E FRATE TUCK
Emblematica quasi quanto Robin di Loxley è Marian, l’amore della sua vita, decantata anche
per la sua indipendenza e forza d’animo. In questo ROBIN HOOD, Marian è una donna comune, non
ha nobili origini, ma non c’è niente di comune nel suo comportamento e nel suo coraggio, una cosa
che ha colpito molto Robin fin dal loro primo incontro.
Per Bathurst era molto importante che Marian fosse allo stesso livello di Robin. “Marian è uno
dei personaggi fondamentali di questo film”, dice. “E’ una donna forte e molto impegnata, sempre
sincera, a qualunque costo. E quindi è lei l’elemento catalizzatore del percorso di Robin e sicuramente
senza Marian non ci sarebbe stato Robin Hood, è lei che lo fa uscire dalla rabbia e dall’egoismo e gli
mostra la strada giusta. Robin deve lottare davvero molto per riconquistarla, perché la nostra Marian
non è una damigella svenevole! Sono molto orgoglioso che questo film abbia un personaggio
femminile così forte”.
“La nostra Marian è senza dubbio più sveglia di Robin”, riflette Jennifer Davisson. “E’ il tipo di
ragazza che cerca un senso logico in tutto ciò che fa e riesce a sfidare e cambiare Robin. E’ una leader
naturale, che vede chiaramente cosa va fatto”.
I realizzatori hanno trovato la loro Marian in un’altra stella nascente: Eve Hewson, l’attrice
irlandese apparsa nella serie televisiva di Steven Soderbergh The Knick e che è stata la figlia di Tom
Hanks in Il ponte delle spie. “Appena abbiamo visto Eve provare con Taron, ci siamo resi conto della
chimica che c’era tra loro e ci siamo detti ‘OK, è fatta’”, ricorda Davisson.
“Mi piace il modo in cui la Marian di Eve riesce davvero a responsabilizzare il Robin di Taron.
Eve è incredibile”, dice Foxx di quello che ha visto tra Hewson e Egerton.

Hewson ha apprezzato molto il fatto che questa versione di Marian fosse radicata in una realtà
che sente vicina. “È stato emozionante per me, perché era come se fossimo due giovani innamorati
nel 2018, con Robin che è appena tornato dalla guerra e insieme viviamo emozoni molto intense”,
dice. “Mi piace anche che Marian non è una supereroina, non ha particolari abilità o armi, combatte
solo per sopravvivere ed è disposta a tutto, a correre qualsiasi rischio per affermare ciò in cui crede”.
Anche Hewson dice che la chimica tra lei e Egerton è scattata immediatamente: “Ci siamo
trovati in una stanza e tutto ha funzionato, mentre spesso al primo incontro per le prove ci si può
sentire a disagio o in imbarazzo, ma con Taron mi sono trovata subito bene”, ricorda l’attrice.
Il personaggio di Marian in questo film deve anche fare una scelta piuttosto dura. Quando tutti
pensano che Robin sia morto in battaglia, lei sposa Will, un uomo con grandi ambizioni politiche, ed è
sconvolta dal ritorno del suo amato a Nottingham. E la situazione si complica ancora di più quando
Marian diventa una sostenitrice dell’Incappucciato. “Ho trovato molto romantico il fatto che l’uomo che
Marian un tempo amava sia il misterioso leader della resistenza e che lei all’inizio non lo sappia”, dice
Hewson. “Il ribelle che aspettava tanto è l’uomo che credeva morto”.

Il ruolo di Will, che combatte per l’amore di Marian mentre cerca di diventare il leader della
comunità, è interpretato da Jamie Dornan, conosciuto per Once Upon a Time e la serie Cinquanta
sfumature. Dornan nota che Will si trova in grosse difficoltà quando Robin torna a Nottingham: “Will è
una brava persona, ma si sente minacciato dalla sua presenza, perché sa che Marian non ha mai
smesso di amarlo, e poi capisce che l’Incappucciato potrebbe prendere la guida del movimento alla cui
organizzazione ha lavorato tanto. Alla fine della storia vediamo quanto male la gelosia e l’ira facciano
al mio personaggio”.

Hewson prova comprensione per Will, ma dice che lei e Dornan si sono divertiti ad affrontare
la sfida di mostrare le crepe del loro rapporto.

Per Dornan sono state molto eccitanti anche le dimensioni del film. “Non avevo mai girato un
film così importante, con scene d’azione, esplosioni e effetti, è stata un’esperienza completamente
nuova e diversa da quelle precedenti”, dice. “Otto è stato audace e coraggioso”.
Sullo schermo possono essere rivali in amore perché si contendono la stessa donna, ma nella
vita reale Egerton e Dornan sono diventati grandi amici. “Jamie è una persona fantastica con cui
lavorare e il percorso che compie il suo personaggio nel corso del film è uno dei miei preferiti”, dice
Egerton. “È davvero un cammino importante e Jamie è fantastico”.

“Le signore vedono Jamie e impazziscono, ma lui è incredibile nel suo ruolo e nel modo in cui
incarna il suo personaggio, ti trascina subito nel suo mondo”, aggiunge Foxx.

Il comico improvvisatore australiano Tim Minchin offre una versione originale della classica
figura del gioviale frate Tuck, uno degli uomini più vicini a Robin. Conosciuto per le sue commedie
ricche di musica, Minchin esordisce nel cinema con questo ruolo e porta la leggenda in una direzione
completamente diversa, anche fisicamente. “Non volevamo il classico frate Tuck grassoccio e calvo”,
spiega Davisson. “Pensavamo a qualcuno con un tocco di fascino e una vena sovversiva. E Tim
incarna questi due aspetti sia nella sua personalità che nei suoi lavori comici. È la rock star dei frate
Tuck del passato. Tuck è molto importante per la storia perché è un personaggio collegato a tutti e
due i fronti, quello dello Sceriffo e quello di Robin, ed è sempre in situazioni compromettenti dal punto
di vista della lealtà”.

“Sono un fan di Tim da quando ero adolescente e dà una visione nuova di Tuck”, dice Egerton
di Minchin. “Per prima cosa ha più capelli di quelli che lo hanno preceduto nel ruolo, poi riesce a dare
al film un tocco più leggero e comico. Quando il film si addentra in luoghi oscuri, il ritratto che Tim fa
di Tuck spiana ogni difficoltà”.

Minchin considera Tuck “un uomo che ragiona con la sua testa, ha passato tutta la vita sui libri
a studiare e improvvisamente si rende conto la che la sua moralità è minacciata dal lavoro che fa,
perché è costretto a mediare tra lo Sceriffo di Nottingham e i potenti della Chiesa. Scopriamo anche
che non è completamente devoto a questo gruppo di guerrafondai avidi di potere. Quello che mi piace
è che aderisce con passione alla ribellione di Robin, è un po’ un eroe, non un pagliaccio”.
Minchin nota che la scelta non è stata facile, ma che non ha potuto resistere. “Non mi sarei
fatto coinvolgere e non credo che Otto si sarebbe fatto coinvolgere in questo ROBIN HOOD se non
avessimo pensato che era un’opportunità per raccontare una storia in modo diverso e significativo. E
nello stesso tempo per me è stata un’avventura incredibilmente divertente e spensierata”.

LO SCERIFFO DI NOTTINGHAM il lato oscuro
La città è governata spietatamente da un autocrate che diventa subito l’obiettivo e la nemesi
dell’Incappucciato: lo Sceriffo di Nottingham. Lo Sceriffo è un cattivo complesso e temibile, un uomo
collerico, cinico, con un inquietante lato oscuro, assetato di potere e denaro, ma anche desideroso di
far soffrire gli altri come ha sofferto lui quando è rimasto orfano.
Sicuramente ha poco in comune con le precedenti incarnazioni. “Per il ruolo dello Sceriffo,
volevamo qualcuno che si può vedere sulla CNN, uno di quei politici che risultano convincenti in TV,
che tu sia d’accordo o no con loro”, dice Davisson. “Volevamo evitare il supercattivo e cercare invece
qualcuno che si muove in un’area grigia, che sembra dire cose sensate fino a che non capisci che
mente. Dunque avevamo bisogno di un attore con una recitazione ricca di sfumature”.
La produzione ha trovato l’attore giusto, in grado di addentrarsi nei lati oscuri dello Sceriffo, in
Ben Mendelsohn. Mendelsohn vanta una vasta gamma di lavori, basta ricordare il ruolo che gli ha
portato candidature ai Golden Globe® e agli Emmy® in Bloodline di Netflix, quello del rivale di Bruce
Wayne in Il cavaliere oscuro-Il ritorno, quello del subdolo Orson Krennic in Rogue One: e quello di re
George VI in L’ora più buia.
“Ben è una persona fantastica e mi è piaciuto molto lavorare con lui. Nel ruolo dello Sceriffo
appare così amorale e con una logica talmente distorta… è inquietante e fuori di testa”, dice Egerton.
Mendelsohn dice di aver interpretato lo Sceriffo “come se fosse un astuto animale politico, un
grande manipolatore cresciuto tra le grinfie della Chiesa e della nobiltà, con il risultato che le odia
profondamente entrambi. È un personaggio vivido e interessante. Crede esclusivamente nel potere,
quindi è sempre impegnato nel costruire la sua macchina da guerra e vivere una vita depravata senza
alcun interesse per i cittadini di Nottingham. Il suo passato gli ha insegnato a sviluppare un incredibile
istinto di sopravvivenza e, come Robin, vede che i potenti sono mentitori spudorati, ma decide di
trarne vantaggio, mentre Robin sceglie di lottare per il popolo e diventa un eroe”.
“Ben è il migliore”, dice Foxx. “Avevo voglia di mettermi seduto a mangiare popcorn quando
vedevo la sua performance. Ci sono alcuni attori che danno un tocco di magia e lui è uno di loro”.

SCENE D’AZIONE: FRECCE SCOCCATE A VELOCITA’ INCREDIBILE, UNA RAPINA MEDIEVALE, UN INSEGUIMENTO A CAVALLO

Ben prima che iniziasse la produzione del film, tutti sapevano che la coreografia delle scene
d’azione sarebbe stata una delle sfide più difficili, ma anche più appaganti. L’idea di base era di
utilizzare stunts acrobatici, molto fisici, innovativi e folli affinché questa versione di ROBIN HOOD
avesse uno stile visivo proprio e divertente. Il lavoro è iniziato molto prima della produzione, quando
Taron Egerton e Jamie Foxx hanno iniziato ad allenarsi con i maestri arcieri Steve Ralphs e Lars
Andersen.
Andersen, un arciere conosciuto per la straordinaria velocità con cui usa arco e frecce, come
vediamo dai video su YouTube, è stato felice di poter avere l’opportunità di mostrare cosa è possibile
ottenere unendo il tiro con l’arco con la velocità, con l’azione coreografata per il pubblico di oggi. Lui
sa che tiri velocissimi con arco e frecce possono aggiungere un fascino del tutto nuovo a come il
pubblico immagina Robin Hood.

“Robin Hood è l’arciere per eccellenza, quindi è stato bellissimo essere parte del progetto”, dice
Andersen. “Quando la gente pensa al tiro con l’arco, pensa a ciò che ha visto nei film di Robin Hood.
Qui invece portiamo il tiro con l’arco più vicino alla realtà e il pubblico si renderà conto di quanto
possa essere emozionante. Si è abituati a un tiro con l’arco statico, mentre in questo film mostriamo
quanto può essere dinamico”.

Pur abituato ai suoi standard, Andersen è stato colpito dalla velocità con cui il cast ha
imparato. “Sono stati sorprendenti, io ero preoccupato che non sarebbero riusciti a muoversi
abbastanza velocemente per fare quello che volevamo ottenere, invece sono stati così bravi che per
me è stato un vero divertimento”, continua Andersen. “Durante l’allenamento abbiamo fatto in modo
di distrarre gli attori perché, quando ti muovi davvero velocemente, senza fermarti a pensare, allora
dai il meglio”.

Andersen si è sentito particolarmente gratificato da come Egerton si è impegnato per diventare
un arciere il più possibile veloce e preciso. “Ho voluto che Taron arrivasse al punto di considerare il tiro
con l’arco come una parte di sé, una seconda natura, e che, come Robin, fosse in grado di scoccare
una freccia da qualsiasi posizione. Ed è andata proprio così”, dice.

Nel frattempo il famoso designer di armi Tim Wildgoose (World War Z, Assassin’s Creed, King
Arthur-Il potere della spada) aveva raccolto un arsenale molto creativo di archi modificati per il cast.
Fra cui balestre a ripetizione che sparano come armi da fuoco automatiche e che Wildgoose ha
chiamato “lanciagranate”, un dispositivo a spalla che lancia 30 frecce contemporaneamente. “Ci
vogliono tre o quattro persone per sostenere l’RPG, e poi quando sono pronti attivano il meccanismo e
lanciano dozzine di frecce sui nostri Crociati”, dice.

Tra queste armi ricordiamo anche una balestra meccanica in stile mitraglietta caricata con
dardi di metallo, una balestra che lancia granate usata dallo Sceriffo di Nottingham per tenere sotto
controllo la folla, archi da cecchino mimetizzati e i “Nottingham clubs”, una versione più pericolosa e
rivestita di metallo dei bastoni usati dai poliziotti. “Queste armi non sono solo apparentemente
pericolose, lo sono davvero perché funzionano”, assicura Wildgoose.

Robin inizia usando un tradizionale arco inglese (che avevano tutti i Crociati), ma quando
comincia a allenarsi con John passa a un arco ricurvo (che imprime maggior forza e velocità alla
freccia). Quello che usa come Incappucciato è tutto fuorché tradizionale. “L’arco di Robin ha un
nunchaku e punte affilate alle estremità per poter colpire e trafiggere nei combattimenti ravvicinati”,
spiega Wildgoose.

Ogni arco è stato personalizzato a seconda del personaggio che lo impugna. “Otto ha voluto
che li personalizzassimo aggiungendo graffiti, emblemi, scritte e gingilli, perché i soldati allora li
conservavano per tutti gli anni in cui combattevano”, dice Wildgoose.

Wildgoose attribuisce agli istruttori di tiro con l’arco che hanno lavorato con il cast, e
soprattutto con Egerton, il merito di aver spiegato e mostrato tutto ciò che quelle armi potevano fare.
“Sono riusciti a far raggiungere a Taron una rapidità tale nello scoccare frecce che non si vede in altri
film”, conclude Wildgoose.

“Il design delle armi contribuisce moltissimo al ritmo frenetico del film”, dice Egerton. “Gli
scontri sono assolutamente realistici e naturali, non coreografati. Ho imparato molto da Lars su come
scoccare tante frecce in successione rapidissima e questo è molto eccitante e cinematograficamente
efficace”.

Con l’inizio della produzione, le ambiziose sequenze del film sono state una sfida ben accetta.
Il tentativo di Robin di saccheggiare il tesoro di Nottingham è stato girato con l’energia e la fluidità di
una rapina moderna, completa di inseguimenti epici, che però sono a cavallo invece che in macchina.
Tutto è cominciato quando lo scenografo Jean-Vincent Puzos ha ricreato il set della sala del
Tesoro, dove inizia lo scontro. Il progetto era su tre livelli con un grande cilindro di legno al centro che
arriva fino al deposito sotterraneo, dove i carri trainati dai cavalli rovesciano il denaro. “Dovevamo
avere ben chiari tutti i movimenti coreografati della scena, perché c’erano 25 persone che
combattevano in uno spazio esiguo”, dice Puzos. “Abbiamo realizzato una costruzione a 360 gradi, con
movimenti in tutte le direzioni”.

L’inseguimento lungo 8 minuti che inizia fuori dalla sala del Tesoro ha richiesto una estrema
coordinazione tra la prima e la seconda unità, quest’ultima gestita da Simon Crane, che ha diretto
molti memorabili inseguimenti in macchina, ma che ha dovuto ripensare tutto per adeguarlo ai cavalli.
“Simon è una leggenda nel mondo del cinema. Se non ti rivolgi a lui per un film d’azione e
d’avventura, probabilmente stai commettendo il tuo primo errore”, commenta Davisson.

“È stato molto divertente cercare di cogliere tutta l’adrenalina, i brividi e l’emozione di un
moderno inseguimento in macchina, ma con cavalli e carri”, dice Crane. “Per me è come se Ben-Hur
incontrasse The Fast and The Furious. Robin e John galoppano tra gli edifici, prendono delle curve
pazzesche, sfuggono alle fiamme, insomma è qualcosa che il pubblico non ha mai visto prima”.
Davisson fa notare che per tutto il film l’azione ha richiesto un approccio nuovo e originale.
“Ciò che Otto e noi volevamo era che ogni sequenza non apparisse solamente unica nel film, ma unica
in sé. Quindi abbiamo pensato molto a tutti i modi in cui si possono usare arco e frecce, a tutti i modi
in cui si può vedere un inseguimento a cavallo. La speranza è che non ci si accorga neppure che si sta
guardando un inseguimento a cavallo. Si guarda un inseguimento in macchina o in moto perché c’è
velocità, pericolo, tensione. Volevamo poi che l’azione avesse una sfumatura divertente, adatta alla
personalità di Robin. Otto ha avuto tantissime grandi idee e Simon è stato fantastico nel
concretizzarle. La loro è stata una partnership perfetta”.

UNA NOTTINGHAM TUTTA NUOVA
Gran parte del lavoro di reinventare ROBIN HOOD è consistito nel costruire un mondo per
personaggi che sarebbero stati visivamente originali ma realistici. Bathurst ha amato molto la sfida di
creare la sua visione di Nottingham a partire da alcuni schizzi. Nella sua mente c’era una città
grandiosa e snob, ma ricoperta di fuliggine e circondata da baraccopoli che riflettono la distanza tra i
ricchi e i poveri.

Superata ogni nozione di “film storico”, Bathurst ha ideato un paesaggio caratterizzato da una
serie di stili architettonici che vanno dall’Europa medioevale all’Asia del XVIII secolo, fino al Brutalismo
del XX secolo. Al suo fianco una schiera di collaboratori di alto livello, come il direttore della fotografia
George Steel, che aveva già lavorato con Bathurst in Peaky Blinders, lo scenografo Jean-Vincent Puzos
(Civiltà perduta) e il costumista Julian Day (Rush).

Steel ha avuto la possibilità di diventare il primo direttore della fotografia a usare la Panavision
DXL da 65mm, girando a una risoluzione di 8K. Steel dice: “Girare con il formato da 65mm e con
ottica Primo 70 ha permesso il preciso controllo di profondità di campo, che abbiamo sfruttato per far
crescere il ritmo emotivo del film”. Steel l’ha usata anche per amplificare l’intensità e la velocità delle
sequenze di combattimento, con un dispositivo dall’alto che, nello stile di Black Hawk Down, creava un
mix di intensità e vicinanza.

La produzione ha sfruttato al massimo la flessibilità della macchina da presa. “Il nostro mantra,
‘fallo moderno’ ha coinvolto anche il lavoro della macchina da presa”, spiega Steel. “Abbiamo
impiegato macchine multiple praticamente per ogni scena, mantenuto un’illuminazione il più possibile
contemporanea e scelto una gamma di colori per ogni ambientazione: la Siria ha i toni di un moderno
reportage di guerra, le miniere sono sgranate, mentre Nottingham è lustra, ricca di colori. Spero che
abbia la grinta dell’originale Pelham 123 – Ostaggi in metropolitana, cui mi sono ispirato”.
Nel frattempo, Puzos ha affrontato l’immane compito di costruire una nuova Nottingham.
“Durante le prime conversazioni con Otto, parlavamo del fatto che la città dovesse apparire un melting
pot di influenze culturali”, dice Puzos. “Infatti ci sono riferimenti a Frank Lloyd Wright, a Bugatti e al
Revival gotico del XIX secolo. La nostra unica regola è che non c’erano regole”.
ROBIN HOOD è stato girato in tre paesi per quattro mesi, e le riprese sono iniziate nella storica
città di Dubrovnik, in Croazia, che ha ospitato anche molte scene di Game of Thrones. Qui la
produzione ha trasformato un granaio abbandonato nel castello dei Loxley che, durante l’assenza del
proprietario partito per le Crociate, viene devastato e dato alle fiamme, lasciando una struttura che
riflette esattamente lo stato d’animo di Robin.

Puzos ha apprezzato molto che le mura insolitamente alte che circondano Dubrovnik gli
permettessero di lavorare in verticale. Ma, poiché la città è considerate dall’UNESCO un sito di grande
interesse storico, la produzione ha dovuto prestare una grande attenzione a non intervenire su
nessuna struttura. Un altro luogo spettacolare della città è la chiesa di St. Dominic, risalente al XIII
secolo, che ha prestato la sua facciata al Palazzo di Nottingham, dove Robin e Marian interrompono
un ricevimento sfarzoso. Il team si è divertito molto a rappresentare l’alta società di Nottingham che
arriva in carrozza, in un’atmosfera glamour che ricorda le sfilate di moda a Parigi.

Poiché a Nottingham ci si sposta a cavallo, la produzione ha avuto bisogno di un numero
consistente di cavalli ben addestrati, capaci di percorrere le strette e intricate strade della città.
L’addestratore László Juhász Jnr. si è occupato di una scuderia di oltre 70 cavalli, tra i quali un
magnifico frisone nero cavalcato dallo Sceriffo di Nottingham e ‘Castano’, cavalcato da Robin Hood, un
andaluso di 13 anni anni, cavalli apprezzati per la loro eleganza, intelligenza e la maestosa criniera.
A Budapest, in Ungheria, nei Korda Studios, Puzos e il suo team hanno ambientato il deserto
siriano, con trincee profonde sei piedi. L’accampamento dei Crociati, con bandiere, tende e immagini
religiose, fa scattare per la prima volta nella mente di Robin l’idea che i soldati sono usati per riempire
i forzieri dei ricchi. In linea con il nuovo approccio del film a una leggenda tanto famosa, Bathurst ha
voluto mostrare le Crociate sotto un profilo moderno. “Le Crociate erano guerre brutali e le battaglie
erano altrettanto terribili di quelle del XXI secolo”, spiega. “Quindi ci siamo ispirati a film come Black
Hawk Down, The Hurt Locker e Lone Survivor. L’indicazione che ho dato a George è stata questa:
come apparirebbero se potessimo inviare un fotografo di guerra della Magnum nel XII secolo?”.
Alla periferia di Budapest, in una fabbrica di alluminio in disuso, Puzos e il suo team hanno
ricostruito l’obiettivo dell’assalto dei Crociati: una città siriana dove si sono rifugiati i soldati saraceni.
“Quel set mi ha mozzato letteralmente il fiato”, ammette Davisson. “Era uno dei set più sensazionali
che avessi mai visto. A parte la diversa epoca storica, era un mondo totalmente diverso, con quelle
strutture ottomane ampie e coloratissime, quelle stradine strette piene di chioschi e bancarelle, tutto
all’interno di un gigantesco deposito”.
Quello spazio enorme ha richiesto sei settimane di lavoro prima di potervi inserire le
attrezzature. Inoltre due esperti scalatori hanno avuto il compito di fissare i dispositivi di supporto
lungo le pareti alte 45 metri e il soffitto. Il direttore artistico Nora Takacs, che lavora con Puzos da 10
anni, si è occupata della supervisione dei minimi dettagli del lavoro. “Abbiamo compiuto ricerche sia
sui mercati attuali del Medio Oriente che su quelli del XII secolo per poter ottenere il massimo della
precisione”, dice Takacs. “È stato tutto così accuratamente pianificato che si può vedere il set da
qualsiasi punto di osservazione, dai tetti, dalla moschea, dai giardini, con elementi ampiamente diversi
e prospettive diverse”.
Sempre negli Studi Korda, sono stati creati gli interni del Palazzo di Nottingham, arredato con
un lussuoso mix di sete, tappeti, specchi, vetrate colorate, ceramiche, cuscini, candelabri, tavoli da
roulette, pipe da oppio e lanterne rosse – come se la Las Vegas del 2018 si fosse fusa con l’Inghilterra
del XII secolo. “Non ci siamo posti dei limiti per questo set”, dice Puzos, “perché doveva mostrare
tutta l’opulenza e il glamour dell’alta società di Nottingham”.
Sempre a Budapest, Puzos e il suo team hanno ambientato in una antica cantina le polverose
catacombe che ospitano frate Tuck e la sua biblioteca. Il design si è ispirato all’artista tedesco Anselm
Kiefer. “Kiefer lavora usando espedienti materici di estrazione per lo più povera, e crea superfici a
strati multipli che abbiamo evocato con gli scaffali pieni di libri di Tuck”, spiega Puzos. Tim Minchin si è
innamorato della casa del suo personaggio e dice: “Adoro la catacomba di Tuck, mostra il suo essere
un uomo profondamente spirituale, dalla mente aperta, che alla fine decide di agire seguendo un
imperativo morale, non le regole che gli sono imposte”.
Per gli slum di Nottingham, Puzos si è ispirato alle “favelas” brasiliane – baraccopoli che
ospitano milioni di persone. Quindi il design sia degli slum che delle abitazioni fatiscenti è costituito da
una enorme struttura a più livelli collegata da passerelle di corda. Il set, lungo oltre 90 metri e a tre
piani, ha richiesto oltre 3 mesi di lavoro. “Tutti i set del film sono notevoli, ma quello della favela di
Nottingham è il mio preferito. È incredibilmente ricco e complesso e spiega veramente come viveva la
povera gente in quei luoghi squallidi e sporchi”, dice Jamie Dornan.
Adiacente agli slums c’è la fonderia dove Robin e Will tengono i loro discorsi per ottenere il
supporto della gente. “La scena in cui Robin rivela la sua vera identità è molto importante, perché la
gente deve decidere se continuare fidarsi delle parole di Will, contrattando dei miglioramenti, oppure
ribellarsi, sfidando una società corrotta”, spiega Bathurst. “Sono arrivati al punto in cui sono pronti a
lottare, a lottare per davvero?”.

COSTUMI CHE VANNO OLTRE LA MUFFA MEDIEVALE
Il costumista di ROBIN HOOD, Julian Day, ha apprezzato molto la possibilità di infrangere le
regole che spesso limitano i costumisti di film storici. Infatti ha dato una visione molto personale dello
stile degli abiti indossati a Nottingham, che definisce “medioevale moderno”, dato il tocco futuristico,
anche se radicato profondamente in una realtà cruda.
Day e il suo team hanno realizzato personalmente il 95% del guardaroba. Ovviamente il lavoro
è iniziato con un cambio radicale dello stile di Robin e del mantello. “Ho lavorato molto sul mantello”,
spiega Day. “Ne ho passati in rassegna tantissimi, ma non riuscivo a trovare niente di davvero
interessante. Poi ho pensato ai giubbotti di cuoio dei motociclisti e alla fine siamo riusciti a ottenere un
look che univa lo stile dei giubbotti di Marlon Brando alle divise da guerra dei Samurai”. Anche nella
versione che Day ha dato di Marian non c’è molto della classica immagine della damigella. “È un
personaggio grintoso, impegnato nell’azione , quindi appiamo preparato abiti belli, ma con cui potesse
combattere”.
Oltre agli abiti per Robin e Marian, Day ha preparato un gran numero di costumi diversi: le
uniformi blu dei guerrieri saraceni, ispirate agli abiti indossati dai popoli Tuareg in Nord Africa; le
divise dei minatori di Nottingham, che ricordano quelle dei piloti della RAF nel 1945; gli abiti di velluto
e i riflessi metallici amati dall’elite di Nottingham; le uniformi degli uomini dello Sceriffo, che indossano
caschi argentati e abiti neri come la Polizia Speciale di Taiwan; e infine gli abiti indossati al gran ballo
al Palazzo di Nottingham.
Ma il pezzo forte di Day è il soprabito di pelle indossato da Ben Mendelsohn, nel ruolo dello
Sceriffo. “Ben ha un portamento magnifico e ho voluto per lui una gamma di grigi neutri, semplice e
austeri, che rispecchiano la sua forte personalità”, dice Day.
Il film è accompagnato dalla colonna sonora di Joseph Trapanese (The Greatest Showman,
Straight Outta Compton, Tron: Legacy) e il montaggio è di Joe Hutshing (The Greatest Showman) e
Chris Barwell (Peaky Blinders).
“Abbiamo usato ogni strumento possible per dare al film un tocco contemporaneo, realistico e
il più possible vicino al pubblico. Non ci siamo preoccupati di essere fedeli a un passato storico o alle
precedenti versioni della storia. La nostra storia è attuale, l’importanza di questa storia è attuale”, conclude
Bathurst.




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