Cinema – Film – Un tuffo negli anni 80 con ‘Non ci resta che il crimine’

Non ci resta che il crimine – Con la conclusione delle festività natalizie sono ripresi gli appuntamenti con le anteprime cinematografiche per i media. Il primo film al quale ho assistito in questo nuovo anno è una commedia italiana che lancia lo spettatore negli anni 80, anni di grande speranze ma anche famosi per alcuni episodi di violenza che fanno parte della storia dell’Italia, ‘Non ci resta che il crimine’ del regista Massimo Bruno. Protagonisti della pellicola sono Alessandro Gassmann Marco Giallini Edoardo Leo Gianmarco Tognazzi ed Ilenia Pastorelli.

“Non ci resta che il crimine” è una commedia in cui la realtà supera l’immaginazione e in cui tutto può succedere e che ci catapulta improvvisamente, per destino o per caso negli anni’80.

E’ quello che succede a tre improbabili amici che hanno fatto dell’arte di arrangiarsi uno stile di vita. Siamo a Roma nel 2018 e tre amici di lungo corso, con scarsi mezzi ma un indomabile talento creativo, decidono di organizzare un “Tour Criminale” di Roma alla scoperta dei luoghi simbolo della Banda della Magliana. L’idea, ne sono convinti, sarà una miniera di soldi. Abiti d’epoca, jeans a zampa, giubbotti di pelle, stivaletti e Ray-Ban specchiati, ed è fatta…sono pronti per lanciarsi nella nuova impresa. Se non fosse che, per un imprevedibile scherzo del destino, vengono catapultati negli anni ’80 nei giorni dei gloriosi Mondiali di Spagna e si ritrovano faccia a faccia con alcuni membri della Banda che all’epoca gestiva le scommesse clandestine sul calcio. Per non parlare dell’incontro con una vulcanica e dirompente ballerina che rischia di scombinare ancora di più le carte. Per i tre amici potrebbe rivelarsi una ghiotta occasione di riscatto oppure….

“Il titolo? Sì, ricorda Non Ci Resta che Piangere, caposaldo della commedia italiana” dichiara il regista tanto per chiarire subito il nome del film. Il nostro film, possiamo dire, è una sorta di Ritorno al Futuro che incontra Romanzo Criminale. Prende da entrambi, citando anche l’estetica dei poliziotteschi di una volta: gli zoom sui volti, gli inseguimenti, la fotografia.

«Nel nostro film il cattivo rimane cattivo ed è l’antagonista reale, mentre il pubblico sta dalla parte dei buoni, che sono tre uomini piuttosto farlocchi – aggiunge Bruno in risposta a chi gli chiede dei rischi di rendere “simpatici” dei criminali realmente esistiti come l’Enrico “Renatino” De Pedis. Nel nostro film non c’è niente di criticabile da questo punto di vista, anche perché non è che Don Matteo in Italia abbia creato una generazione di sacerdoti in Italia “ ha aggiunto il regista.

“Si è ricominciato in maniera credo abbastanza definitiva in Italia a fare commedie che siano diverse tra di loro – dichiara Alessandro Gassman – Con Massimiliano Bruno siamo al quarto film e sono molto onorato di questo. Una nota di merito, poi, se la merita Edoardo, che fa un cattivo vero che fa sembrare me, Gianmarco Tognazzi e Marco Giallini ancora più stupidi di quanto siamo!”.

Poi aggiunge: “La passione enciclopedica per il calcio è una delle caratteristiche di Massimiliano Bruno nella vita. Una cosa da concorso, quasi da Rischiatutto, capace di ricordarsi, come il mio personaggio, gironi, goal e rigori di tutti i Mondiali dell’82. Caratteristica del mio personaggio, debule e frustrato, che si rivela fondamentale perchè il gruppo trovi un’importante via di fuga. È anche vero che nell’arco della storia è quello che cambia più di tutti, trovando in sé una forza di reazione che non pensava di avere e la capacità di scoprire una nuova dimensione.
“Io sono nostalgico di mio, avendo avuto la fortuna di vivere quel periodo di crescita da ragazzino a adolescente in un’epoca in cui, con Ugo, il nostro stile di vita era all’insegna della convivialità, di feste e cene tra gioco e lavoro, una su tutti il torneo che organizzava a Torvaianica (località marina alle porte di Roma), dove vissi i Mondiali dell’82. Ritornare a quell’epoca significa provare la nostalgia di quella generazione di attori e registi con cui ci ritrovavamo a giocare e scherzare, in un’Italia che si era illusa, negli Ottanta, di essere la quarta potenza al mondo, l’americanismo che diventava per noi moda. Li ricordo bene, quei primi anni Ottanta con i pattini, le felpe fluorescenti. Nei rimandi il film è preciso, dalla fenomenologia di Rambo ai Figli delle stelle, ai Kiss di I was made for loving you: nel film siamo addirittura costretti a travestirci da Kiss perché sotto scacco con Renatino della Magliana. E, nel locale notturno, la Pastorelli con la tuta acrilica di Heather Parisi, esempio di una fenomenologia televisiva che si riversava anche in alcuni aspetti della società. Per quelli della mia generazione è un tuffo nel passato, un Amarcord. Il ricordo felice di un periodo di illusione su quel che potevamo essere. Poi abbiamo pagato tutto nei Novanta, ma allora ma c’era grande prospettiva” conclude Gassmann.

Essendo il film ambientando durante i Mondiali del 1982 che videro trionfare la nazionale italiana per la terza volta nella sua storia, non può mancare nemmeno l’effetto nostalgia. “Essendo ragazzino in quegli anni non ho solo visto le partite, è come se le avessi giocate anche – racconta Edoardo Leo – Ci davamo i ruoli coi miei amichetti in piazza, c’era chi faceva Cabrini, mentre io ero sempre Bruno Conti.”

In merito alla sua interpretazione, nei panni di un malvivente che ha ispirato direttamente il Dandi del romanzo di De Cataldo, l’attore romano aggiunge: “Ho accantonato ben presto la biografia del personaggio, perché in questo contesto non mi sembrava utile. Volevo esasperare la gelosia e la ferocia che erano già in sceneggiatura e moltiplicarle per mille, facendo sì che quest’uomo meschino risultasse quasi divertente nella sua cattiveria, trattandosi di un film comico. Di solito tra attori non ci si fa mai troppi complimenti, mentre in questo caso l’apprezzamento dei miei colleghi mi ha dato una forte spinta e tantissima carica”.

Dunque si può ridere anche dei personaggi storici così negativi?
“Certo. La commedia è una lente attraverso la quale guardiamo le cose, possiamo parlare dello stesso evento e farne un film drammatico, oppure farlo diventare addirittura divertente. È andata così anche con Noi e la Giulia, dove facevo un camorrista talmente cattivo che diventava quasi ridicolo”.
Ilenia Pastorelli veste i panni della donna del boss, perennemente in lingerie. Interpreta infatti una spogliarellista che, grazie al contatto con gli uomini del futuro, riesce a ribellarsi all’oppressione di Renatino e al ruolo di donna-oggetto. “Un argomento di grande attualità”, sottolinea Ilenia, sempre più spesso richiesta dai nostri registi.
Il film nelle sale dei cinema italiani da oggi 10 gennaio 2019.




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