Cinema – Film – Il Vegetale vede il debutto sul grande schermo di Fabio Rovazzi

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Incredibile ma vero: dopo il successo su youtube con i suoi video musicali per Fabio Rovazzi ecco il momento dell’esordio nel mondo del cinema con “Il Vegetale” una commedia-favola divertente che evidenzia le tante ‘storture’ di un Italia sempre più allo sbando.

Il tentativo è quello di riuscire a sdrammatizzare ed a riderci sopra ed il tutto sembra funzionare grazia anche alla sapiente regia di Gennaro Nunziante.

Fabio Rovazzi è un 24enne neolaureato in Scienze della Comunicazione che vive nella Milano. Fabio è alla ricerca di un impiego che rispetti i suoi criteri etici, ma sa che il suo punto debole è la fiducia, tanto quella in se stesso quanto quella (per lo più mal riposta) negli altri. Il suo coinquilino pugliese Nicola, invece, ha ben presente la situazione della loro generazione e si accontenta di fare il fattorino per un ristorante giapponese. Un colloquio presso una grande azienda del Centro Direzionale accende le speranze di Fabio per poi umiliarle di nuovo: il suo incarico sarà distribuire volantini. Attività che però Fabio esegue così diligentemente da essere selezionato dall’azienda per uno stage. Sarà l’inizio di una brillante carriera?

Difficile crederlo soprattutto perché fare lo stagista che raccoglie pomodori ….

una commedia che riserva più di un momento di malinconia e di amarezza perché riflette sulle difficolta che le nuove generazioni incontrano nel trovare un posto in un mondo in cui le vecchie hanno fatto il proprio comodo e sono andate avanti a forza di raccomandazioni e “inciuci”, il neo-attore è un ragazzo di nome Fabio che si ritrova a gestire l’azienda del padre e a tuffarsi nel caotico e impietoso mondo del lavoro.

Rovazzi racconta: “Ho sempre cercato un modo per infilarmi nel mondo del cinema: purtroppo, per arrivarci, ho dovuto fare il cantante, ma soprattutto raccontare di come l’italiano tenti sempre di fregare il prossimo. Alla mia generazione questa cosa ha portato una eredità di nulla: il film s’interroga su come ripartire da questo nulla”.

Come ci è riuscito?
“Studiando e sfruttando le potenzialità di Internet. Non ho mai acceso una webcam a caso, ho sempre pianificato tutto. Il mio obiettivo era arrivare al cinema e per farmi notare ho realizzato video musicali più elaborati a livello di storyboard e regia.

Ho imparato dagli errori di chi finora dal web ha esordito sul grande schermo: cinema e Youtube non hanno lo stesso linguaggio, né la stessa velocità. Se avessi tentato l’esperimento “Rovazzi che scrive il suo film” mi sarei tirato la zappa sui piedi: ho preferito togliermi di dosso l’arroganza di chi spopola sul web e farmi guidare”.
“Nasco come videomaker, giravo i video alla gente in discoteca che è la cosa più brutta del mondo. In questo film il mio ruolo era quello dell’attore, ma ciò che in più ho fatto è stato guardare e attraverso ciò imparare molto. Essere un filmmaker è quello che amerei fare fin da quando sono piccolo e mi piacerebbe fare qualcosa, ma non certo domani, né dopodomani, né tra tre giorni. Si parla davvero di un futuro molto prossimo, non posso rovinare il cinema come ho fatto con la musica. Lavorare già con persone come Luca, Ninni e Gennaro è stato fondamentale. Insomma, si vedrà, tutto a piccoli passi.”

Rovazzi conclude: ““Sono contento che all’interno del film non ci siano mie canzoni. Anche perché altrimenti se a livello cinematografico venisse fatta questa scelta è soltanto perché hanno visto che ero di tendenza su YouTube. È stato importante differenziare le maschere. Se mi devo occupare di discografia c’è quell’altro mondo, nel cinema entro a testa bassa lasciando alle spalle quello che fino ad ora ho costruito.”

Il regista Gennaro Nunziante: “La scelta riguardo Fabio è avvenuta quando in un video ho visto una sua reazione verso Fabio De Luigi, ho visto una sua espressione ed ho pensato che era perfetto per il ruolo del film. Ci siamo poi incontrati a Milano e dopo esserci conosciuti ci siamo messi al lavoro. Il personaggio è stato veramente cucito addosso a Fabio, un vestito di sartoria, non una semplice taglia 44 da poter mettere a chiunque.”

Il binomio Rovazzi-Zingaretti?
Gennaro: “Era un elemento molto importante per il film. Il lavoro che vado a svolgere nella commedia è sempre quello di sottrazione, il non aggiungere troppo e tenermi sempre un passo indietro circa la linea del cattivo gusto. Fare in modo che ciò non venga superato non dipende solo da te, ma anche dagli attori. Invece con gli interpreti che abbiamo in Italia il rischio è sempre l’inverso, il loro portare troppo, per questo mi piace lavorare con persone che portino una certa intelligenza. In Luca ho trovato esattamente questa persona, lui non pensava soltanto alla singola scena da svolgere, ma all’intero insieme e questo è stato di grande aiuto. Dal primo giorno ha iniziato a costruire il personaggio e il rapporto con Fabio con un ottimo modo di concepire la recitazione. Alla fine uno può scrivere e girare bene, ma sono sempre gli attori quelli che scendono in campo.”

Quale messaggio vuole dare il film?
“Credo che questo è un Paese che ha bisogno di riconciliarsi. Bisogna capire i problemi più profondi e scavare per trovare una nuova unione. Il personaggio de Il vegetale lo capisce e vive in questa ottica. Il ragazzo del film si divide in diverse fazioni come accade al Paese. Il suo andare avanti sembra infatti impossibile, ma perseguendo la sua onestà intellettuale riesce a compiere dentro di sé un lavoro pazzesco. Il dolore deve trasformarsi in amore, un’astrazione che appartiene soltanto a divinità superiori, ma che può far parte anche degli uomini. Una riconciliazione riuscirà forse a mandarci avanti.”




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