Cinema – Ritorna il capolavoro di Stanley Kubrick “2001 Odissea nello Spazio”

2001 Odissea nello Spazio – Per continuare la celebrazione del 50esimo anniversario di 2001: Odissea nello Spazio, Warner Bros. Entertainment Italia distribuirà dal 13 novembre la versione 4K Ultra HD dell’innovativo capolavoro sci-fi di Stanley Kubrick vincitore del premio Oscar per i migliori effetti speciali.
L’atteso cofanetto conterrà anche il Blu-rayTM dell’edizione rimasterizzata del film, disponibile solo in questa edizione e un terzo disco Blu-rayTM con i contenuti speciali.
Una notizia che fa certamente piacere agli appassionati di questo film sparsi in tutto il mondo e certamente presenti anche tra i nostri lettori.

Considerato una delle più grandi pellicole non solo del genere fantascientifico ma della cinematografia in generale, il film è stato recentemente riportato con grande successo nei cinema italiani per festeggiare il 50esimo anniversario, registrando oltre 200 mila euro di incasso al box office.
Per la prima volta dall’uscita al cinema nel 1968, le immagini del negativo originale sono state ora impresse su una pellicola 70mm. A collaborare con il team di Warner Bros. Pictures durante tutto il processo è stato il regista e fan di Kubrick Christopher Nolan: “2001, per quanto mi riguarda, è il film più cinematografico che sia mai stato realizzato ed è stato un onore e un privilegio poterlo condividere con una nuova generazione. Il 4K UHD permette di ottenere, direttamente a casa, l’esperienza più vicina alla visione della pellicola originale.
Il capolavoro di Kubrick venne originariamente presentato in pellicola di grande formato e la gamma cromatica più profonda e la risoluzione superiore si avvicinano il più possibile alla qualità dell’originale analogico”. Allo stesso modo, la versione in 4K è stata rimasterizzata dal negativo originale in 65mm, mentre l’audio include una traccia 5.1 DTS-HD Master Audio oltre alle 6 tracce presenti nell’originale del 1968.
Con 2001: Odissea nello spazio, Kubrick ha ridefinito i limiti della cinematografia e si è confermato uno dei registi più rivoluzionari e influenti di tutti i tempi. Alla sua prima uscita nel 1968 il film conquistò gli animi di critica e pubblico e gli effetti del suo impatto sono visibili anche al giorno d’oggi. La sceneggiatura del film fu curata da Kubrick e Arthur C. Clarke ispirandosi al racconto breve di quest’ultimo La sentinella.
Per i pochi (pochissimi!) che non ricordino la storia del film va ricordato che il folgorante successo di Stanley Kubrick, vincitore di un premio Oscar, è un dramma suggestivo dell’uomo contro la macchina, un’incredibile fusione di musica e movimento. Kubrick (che ha scritto la sceneggiatura insieme ad Arthur C. Clarke) inizia dai nostri antenati preistorici, poi attraversa i millenni (con uno dei jump cut più strabilianti della storia del cinema) fino allo spazio colonizzato per poi scaraventare l’astronauta Bowman, nelle profondità ignote dello spazio, forse addirittura verso l’immortalità. “Apri la saracinesca esterna Hal”. E che abbia inizio un incredibile viaggio senza precedenti.
La prima parte del film si svolge nell’Africa di quattro milioni di anni fa: un gruppo di ominidi, guidati da un capo, sopravvive a fatica in un ambiente arido e ostile. Un giorno, davanti alla loro grotta appare misteriosamente un grande monolito nero; gli ominidi, venendovi a contatto, imparano istintivamente a maneggiare oggetti ed a usarli come utensili e armi per procacciarsi il cibo e per difendere il proprio territorio eliminando i nemici.
La seconda parte della pellicola riguarda l’anno 1999, un anno del lontano futuro rispetto a quando fu realizzato il film. Il dottor Heywood Floyd, presidente del Comitato Nazionale per l’Astronautica americano, è inviato in missione su una base lunare, missione il cui scopo è estremamente riservato. Floyd tiene un breve incontro con altri scienziati, per poi compiere un volo spaziale per raggiungere il cratere Tycho. Durante il tragitto si apprende che il motivo della missione è la recente scoperta di un grande monolito nero, sepolto nel suolo lunare milioni di anni prima. Giunti sullo scavo, nel buio della notte lunare quindicinale, gli astronauti posano davanti all’artefatto per delle fotografie; all’improvviso esso viene colpito dai primi raggi dell’alba lunare ed emette un forte segnale radio nel cosmo (dopo essere stato inerte per tre milioni di anni), che poi si scoprirà essere diretto verso il pianeta Giove.
La terza parte si svolge diciotto mesi dopo, nel 2001. Un gruppo di cinque astronauti, di cui tre in stato di ibernazione, è in viaggio verso Giove a bordo dell’astronave Discovery One, con la supervisione del supercomputer HAL 9000, dotato di una valida intelligenza artificiale, in grado di interloquire con gli esseri umani e di riprodurre tutte le attività cognitive umane con velocità e sicurezza molto maggiori. Le macchine della serie 9000 sono note per non aver mai commesso errori e/o omissioni di alcun tipo. Si scoprirà in seguito che HAL è in realtà al corrente del reale obiettivo della missione e gli è stato imposto di non rivelarlo ai due uomini svegli, il comandante David Bowman e il suo vice Frank Poole. Questa direttiva genera un conflitto nel calcolatore, progettato per collaborare con gli esseri umani senza omissioni o alterazioni di dati o informazioni, che inizia a manifestarsi tragicamente durante il viaggio. Una notte HAL, mentre colloquia con Bowman, segnala improvvisamente un’avaria a un componente per l’orientamento dell’antenna per il collegamento con la Terra. Il giorno dopo l’elemento viene ispezionato e il guasto risulta inesistente. Viene contattato il controllo della missione sulla Terra, il quale comunica che probabilmente HAL sta sbagliando nel prevedere tale avaria, sulla base dei risultati ricavati dal loro calcolatore gemello (e l’HAL sull’astronave dichiara di essere convinto che si tratti di un errore umano). Bowman e Poole, preoccupati, si rinchiudono dentro la capsula per discutere della situazione facendo in modo che HAL non possa udirli, ma il computer legge le parole sulle loro labbra: avendo HAL commesso per la prima volta un errore, i due astronauti ritengono che sia diventato inaffidabile, ed essendo tutte le attività a bordo sotto il suo controllo, ritengono che l’unica soluzione sicura sia quella di disattivarlo. Essendo in grado di condurre la navicella anche senza controllo umano il computer, impaurito davanti alla minaccia, non trova altra soluzione che l’eliminazione dell’equipaggio.
HAL fa in modo che Frank resti ucciso durante un’escursione extraveicolare, investito da una capsula. Quando Bowman esce per recuperarne il corpo, HAL elimina i tre astronauti in ibernazione, disattivando i sistemi che mantengono attive le loro funzioni vitali, e impedisce poi a Bowman di rientrare a bordo, rifiutandosi di aprirgli la saracinesca esterna. L’astronauta riesce comunque ad entrare dal portello di emergenza aprendolo con le braccia meccaniche della capsula e facendosi lanciare dentro con un’esplosione, manovra estremamente pericolosa, e accede al comparto della memoria logica di HAL per disconnetterlo. Mentre David opera, disinserendo le unità di memoria, HAL dapprima lo implora di fermarsi dicendo di sentirsi di nuovo molto sicuro di sé e poi inizia a dare prova che sta regredendo allo stadio infantile, dicendo di avere paura e di sentirsi morire e riesumando antichi ricordi e discorsi, tra cui la canzoncina “Giro giro tondo”, che gli era stata insegnata dal suo primo istruttore. Appena prima della totale disattivazione del computer, si avvia una registrazione audiovisiva destinata all’equipaggio della nave (che avrebbe dovuto essere visualizzata all’arrivo nella zona di Giove se tutto fosse andato bene), in cui il dottor Floyd svela il vero obiettivo della missione, inizialmente noto solo al calcolatore e ai membri ibernati, citando il monolito trovato sulla Luna diciotto mesi prima della partenza. Il segnale radio emesso in direzione di Giove avrebbe quindi spinto a modificare la missione, da una semplice esplorazione scientifica all’indagine di fenomeni extraterrestri.
Nell’ultima parte del film Bowman arriva in orbita intorno al pianeta gigante, dove avvista un nuovo, gigantesco monolito nero che fluttua nello spazio. Prova allora a uscire e ad avvicinarsi con una capsula: una panoramica del sistema gioviano con i satelliti allineati e il monolito pare inghiottire l’esploratore. Una scia luminosa multicolore cancella lo spazio conosciuto. Bowman e la capsula sono accelerati a velocità sconosciute. Scorci di stelle, nebulose, sette ottaedri e panorami di mondi sconosciuti si alternano fino al materializzarsi della capsula di Bowman in una stanza chiusa, arredata in stile Impero. Sconvolto dall’esperienza, l’uomo esce dalla capsula e mette piede nella camera (adiacente alla quale vi è una stanza da bagno), dove trova un letto matrimoniale e del cibo. Potendo soddisfare i suoi bisogni primari, l’astronauta sopravvive per un giorno nella sua nuova dimora, in solitudine e in totale tranquillità. Incomprensibile da un’intelligenza umana è il ruolo dello spazio e del tempo: Bowman si trova ad esistere contemporaneamente in punti diversi e a diverse età, vedendo sé stesso invecchiare e seguendo da molteplici punti di vista i diversi stadi della propria vita. A fine giornata, allo stato massimo della sua vecchiaia, Bowman, sdraiato nel letto, vede davanti a sé il monolito e cerca di toccarlo, per poi rinascere in forma di enorme feto cosmico, il “Bambino-delle-Stelle” (“Star-Child” in lingua originale), che scruta la Terra dallo spazio. Si può comprendere che David Bowman non è morto ma si è “evoluto”, trasformandosi da essere umano in una forma di vita superiore.

“Se qualcuno riesce a capire davvero 2001: Odissea nello spazio abbiamo fallito. Volevamo porre domande più che dare risposte”. Così Arthur C. Clarke liquidò l’ambiguità di un film come 2001, riservandosi di fornire risposte ben più esplicite nel romanzo omonimo che accompagnò l’uscita del film. C’è chi nello sci-fi del ’68 ha scovato la presenza del divino, chi lo stadio finale dell’umanità, chi un revival nichilista.
Il film di Kubrick è considerato unanimemente un capolavoro della storia del cinema e ne costituisce una svolta epocale.Nel 1991 la pellicola è stata giudicata di rilevante significato estetico, culturale e storico, e inserita nella lista di film preservati nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.
Nel 1998 l’American Film Institute l’ha inserito al ventiduesimo posto della classifica dei migliori cento film statunitensi di tutti i tempi, mentre dieci anni dopo, nella lista aggiornata, è salito al quindicesimo posto.
Il film venne presentato in anteprima mondiale il 2 aprile 1968 a Washington, USA, mentre in Italia uscì il 12 dicembre dello stesso anno.
A fronte di un costo di produzione di circa 12 milioni di dollari, il film alla sua uscita nel 1968 incassò 15 milioni di dollari nei soli Stati Uniti(oltre 56 milioni di dollari includendo le riedizioni negli anni successivi) ed oltre 190 milioni di dollari nel resto del mondo.
Una pellicola che è storia del cinema e che ora torna per essere vissuta dalle nuove generazioni ed in tempi diversi da quelli della sua uscita.




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