Il restaurato Angelo Annunciante di San Gennaro in Lucchesia

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Angelo – Un appuntamento da non perdere, un capolavoro artistico-religioso tutto da ammirare. Dal 18 settembre scorso e sino al 19 dicembre nella chiesa di San Franceschetto a Lucca è esposto, ad ingresso gratuito, l’Angelo Annunciante proveniente dalla Pieve di San Gennaro in Lucchesia, uno dei manufatti artistici più raffinati ed enigmatici del territorio lucchese. L’occasione è offerta dalla mostra “Se fosse un angelo di Leonardo… L’arcangelo Gabriele di San Gennaro in Lucchesia e il suo restauro.

La statua in terracotta dipinta, da alcuni attribuita ad un giovane Leonardo da Vinci, si ferma a Lucca per la seconda tappa del suo percorso, che la riporterà poi nella Pieve di San Gennaro sulle colline lucchesi, sua secolare collocazione, anch’essa appositamente restaurata per l’occasione grazie ad un intervento della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca.
“Per la Fondazione questa mostra ha un duplice significato”, spiega il presidente Marcello Bertocchini. “Da un lato si tratta di dare a tutti l’opportunità di ammirare un capolavoro nella Chiesetta di San Franceschetto, che dopo un periodo di stop forzato riprende il percorso per cui è stata recuperata e attrezzata. Ma soprattutto torna sul territorio un’opera restaurata, in attesa di ritrovare il proprio posto nella Pieve di San Gennaro, che proprio in questi giorni è oggetto di un’importante campagna di recupero, sostenuta e seguita proprio dalla Fondazione. Una bella storia che coinvolge tutto il territorio, con tanti attori che si sono prodigati in nome della tutela e promozione della cultura”.

La statua, raffigurante l’Arcangelo Gabriele nel momento immediatamente precedente l’annunciazione, che si trovava in pessime condizioni conservative, è stata recentemente sottoposta ad un accurato restauro, reso possibile dalla disponibilità dell’Arcidiocesi di Lucca e realizzato dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze. Promosso e finanziato dal Centro LEO LEV, che ha esposto precedentemente l’opera, il restauro ha restituito un capolavoro ritrovato, con la sua originaria policromia, quasi interamente perduta, consolidandone la struttura. Quest’ultima era stata infatti gravemente compromessa nel 1773, quando la statua fu colpita accidentalmente da da una scala e frantumata in oltre venti pezzi.

Realizzato a cavallo tra il XV e il XVI secolo, l’Angelo Annunciante della Lucchesia è stato protagonista di una lunga diatriba sulla sua paternità, che ha contribuito ad alimentare curiosità e interesse nel corso degli anni. E se fosse davvero un angelo di Leonardo? La questione dell’attribuzione iniziò nel 1957, quando lo storico e critico d’arte Carlo Ludovico Ragghianti la indicò, piuttosto prudentemente, come opera ascritta alla bottega di Andrea del Verrocchio. Fu lo studioso Carlo Pedretti, alla fine degli anni ’90, a fare il nome di un giovane Leonardo da Vinci, alimentando ulteriormente la fama e il mistero attorno all’opera. Più recentemente, Maria Teresa Filieri, così come Giancarlo Gentilini, l’assegnano, invece, allo scultore fiorentino Benedetto Buglioni, vicino ai della Robbia.

“Anche se la paternità dell’Angelo non è ancora stata accertata, le ipotesi su chi ne sia l’artefice sono molteplici e spingono quasi tutte verso la bottega di Andrea del Verrocchio”, dichiara la curatrice Ilaria Boncompagni. “Quello che è certo è che l’autore aveva una mano assai sapiente, che è stata in grado di creare quest’opera così raffinata e misteriosa nelle fattezze, nel volto e nello sguardo. Un’opera che, grazie alla mia professione, ho avuto modo di approfondire con uno studio i cui risultati saranno presto annunciati in una prossima conferenza. L’Angelo della Pieve di San Gennaro ci riporta al nostro Rinascimento, e nel suo ruolo di messaggero ci consegna oggi, dopo questo periodo difficile, anche un annuncio di rinascita”.

Dopo l’esposizione, l’Angelo Annunciante tornerà in quella che, da secoli, è la sua casa: la Pieve di San Gennaro sulle colline di Capannori, una delle più antiche della zona e della Toscana, risalente probabilmente al VI secolo.




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