Palazzo Grassi – Punta della Dogana a Venezia annuncia la riapertura al pubblico

Palazzo Grassi – Punta della Dogana Venezia annuncia la riapertura al pubblico delle proprie sedi espositive. La sede museale ha concluso l’allestimento di tre mostre interrotto per l’immediata chiusura degli spazi in ottemperanza alle misure di contenimento del Covid-19 lo scorso marzo, e per assicurare al pubblico un’esperienza di visita in totale sicurezza.

Realizzato tra il 1748 e il 1772 dall’architetto Giorgio Massari, Palazzo Grassi è l’ultimo palazzo costruito sul Canal Grande prima della caduta della Repubblica di Venezia.
Lo scalone d’onore è affrescato da Michelangelo Morlaiter e Francesco Zanchi; i soffitti sono decorati dai pittori Giambattista Canal e Christian Griepenkerl. Nel 1840 la famiglia Grassi vende il palazzo, che passa da diversi proprietari prima di ospitare, nel 1951, il Centro internazionale delle arti e del costume. Nel 1983 Fiat acquista Palazzo Grassi per presentare grandi mostre di arte e archeologia affidando i lavori di ristrutturazione all’architetto milanese Gae Aulenti. Nel 2005 Palazzo Grassi diventa proprietà del collezionista François Pinault. Rinnovato dall’architetto giapponese Tadao Ando, riapre nell’aprile 2006 con la mostra “Where Are We Going?”, che per la prima volta presenta una selezione di opere della ricca collezione d’arte contemporanea e moderna del collezionista francese, tramite mostre temporanee.

A partire da sabato 11 luglio le sedi espositive hanno riaperto al pubblico con le nuove e attesissime esposizioni: l’inedito progetto espositivo dedicato al grande fotografo “Henri Cartier-Bresson. Le Grand Jeu”, la monografica “Youssef Nabil. Once Upon a Dream” e la collettiva “Untitled, 2020. Tre sguardi sull’arte contemporanea”.

Le due sedi espositive sono aperte al pubblico ogni sabato, domenica e lunedì, dalle 10 alle 19, con biglietto unico a tariffazione ridotta.

Le modalità di accesso e la fruizione delle mostre sono costantemente controllate garantendo piena sicurezza per lo staff di accoglienza e per i visitatori. Le norme di accesso saranno costantemente aggiornate sul sito www.palazzograssi.it.

Per consentire un’esperienza di visita completa il pubblico ha a disposizione guide in formato digitale e cartaceo in italiano, inglese e francese. Sarà possibile prenotare visite guidate in italiano, inglese, francese e tedesco per gruppi di massimo 10 partecipanti. I mediatori culturali, selezionati come ogni anno attraverso un bando indetto da Palazzo Grassi, saranno disponibili dalle 11 alle 13 e dalle 15 alle 17 per dialogare con i visitatori a Palazzo Grassi e a Punta della Dogana.

Le mostre
Palazzo Grassi dedica al grande fotografo Henri Cartier-Bresson “Le Grand Jeu”, un progetto espositivo inedito, ideato e coordinato da Matthieu Humery e realizzato con la Bibliothèque nationale de France, in collaborazione con la Fondation Henri Cartier-Bresson.
Negli anni ’70, Henri Cartier-Bresson raccoglie e seleziona gli scatti che considera i più importanti e significativi realizzati lungo tutta la sua carriera, dalle celebri “Dimanche sur les bords de Seine” (Francia, 1938) o “Simiane-la-Rotonde” (Francia, 1969), ai ritratti dei grandi artisti del Novecento, come Henri Matisse e Alberto Giacometti, fino agli scatti della Guerra di Spagna, la Liberazione francese. L’immaginario del maestro riunito in una sua personale selezione – una Master Collection – di 385 fotografie che, attraverso momenti storici epocali, incontri con grandi personaggi, ritratti di vita popolare, ha ritratto un secolo in bianco e nero.

A partire da questa raccolta, la mostra mette a confronto lo sguardo di cinque curatori d’eccezione: il collezionista François Pinault, la fotografa Annie Leibovitz, il regista Wim Wenders, lo scrittore Javier Cercas e la conservatrice e direttrice del dipartimento di Stampe e Fotografia della Bibliothèque nationale de France Sylvie Aubenas, sull’opera di Cartier-Bresson (1908 – 2004). Ciascuno di essi è stato chiamato a operare delle scelte all’interno della Master Collection, divenuta per il celebre fotografo uno strumento essenziale per la comprensione della propria opera. Attraverso il prisma di questi cinque sguardi, l’esposizione propone angolazioni inedite sulla sua produzione, racchiudendo in un unico percorso cinque mostre autonome.

Le sale del secondo piano di Palazzo Grassi ospitano “Once Upon a Dream” la monografica dedicata a Youssef Nabil. Nell’opera del fotografo egiziano, caratterizzata dall’utilizzo dalla tecnica tradizionale tipica dei ritratti fotografici familiari e delle locandine dei film che costellavano la strade de Il Cairo sino agli anni Settanta e Ottanta, rivive un Egitto leggendario, tra nostalgia e meraviglia, simbolismo e astrazione. L’esposizione, curata da Matthieu Humery e Jean-Jacques Aillagon, invita a ripercorrere la carriera dell’artista dai suoi primi lavori fino alle opere più recenti, seguendo un ritmo narrativo e trasognato, come in una fuga fantastica.

A Punta della Dogana il pubblico potrà visitare la mostra collettiva “Untitled, 2020. Tre sguardi sull’arte di oggi”, concepita dall’artista Thomas Houseago che, con Caroline Bourgeois, curatrice, e Muna El Fituri, storica dell’arte, ne firma la curatela. L’esposizione esplora le tematiche fondamentali affrontate dall’arte contemporanea, attraverso l’opera di oltre 60 artisti di generazioni diverse, dai primi anni del Novecento sino a oggi.
I cataloghi delle tre mostre sono pubblicati in co-edizione da Marsilio Editori e disponibili in edizione trilingue (italiano-inglese-francese) nei bookshop di Palazzo Grassi e Punta della Dogana.

Il palazzo sorge su di un appezzamento di terra di forma trapezoidale, acquistato in più fasi dalla famiglia Grassi: in un primo momento questi ultimi possedevano infatti un piccolo gruppo di edifici, acquistati nel 1732 dai fratelli Trivellini ad opera dei fratelli Zuanne e Angelo Grassi: tra queste case era presente anche l’edificio oggi noto come “Palazzina Grassi”, sito a sinistra del complesso monumentale, nel quale si stabilirono i Grassi in attesa di trovare un’altra sistemazione. Nel 1736 comprarono un palazzo appartenente ai Michiel, tra il 1738 e il 1745 entrarono in possesso di altre case popolari circostanti, tra le quali l’ospizio per vedove fondato da Faustina Michiel. La proprietà così ottenuta andava dal Canal Grande a Campo San Samuele e a Calle Lin. La particolare forma del luogo di costruzione aveva il vantaggio di offrire un’ampia facciata sul canale.

Le circostanze precise della costruzione del Palazzo Grassi sono sconosciute. Si suppone, però, che i lavori siano iniziati nel 1748, grazie ad un documento che segnala dei lavori di scavo per la preparazione di fondazioni nella zona. Si pensa anche che i lavori di ultimazione del palazzo risalgano al 1772, anno della morte di Paolo Grassi, e dunque quasi contemporanea alla seconda fase di lavori del Ca’ Rezzonico. Lo scalone d’onore fu decorato con affreschi di Michelangelo Morlaiter e Francesco Zanchi.

Contraddistinto da due grandi facciate, l’una frontale affacciata sul Canal Grande e l’una laterale affacciata sul Campo San Samuele, si distingue per la sua incredibile mole e per il suo candore. Denota la volontà della famiglia Grassi di essere riconosciuta pubblicamente come potente, influente e ricca: una sorta di status symbol.

La facciata principale, in chiaro stile neoclassico, nasconde una pianta quanto mai complessa e scenografica, ispirata più al modello romano che al modello veneziano. Al centro, si apre un cortile colonnato, simile a quello di Palazzo Corner[1], che divide la struttura in due blocchi: quello anteriore ospita quattro sale laterali e un salone centrale, mentre quello posteriore locali di minori dimensioni e un fastoso scalone decorato da Michelangelo Morlaiter e da Fabio Canal, simile per forma a quello di Palazzo Pisani Moretta[2][3].

Tornando al fronte principale, esso è rivestito interamente in pietra d’Istria e rispetta la tradizionale disposizione tripartita: le finestre, dall’aspetto lineare e di ispirazione classica, sono concentrate in una polifora in ciascuno dei piani nobili. I fori differiscono per decorazione: quelli del primo piano sono a tutto sesto, mentre quelli del secondo presentano dei timpani talora curvilinei, talora triangolari. Le finestre sono separate da lesene lisce culminanti in capitelli ionici o corinzi. Presenta un portale ad acqua diviso in tre fori, simile a un arco di trionfo. Il prospetto è chiuso da una fascia con cornicione a mensola, che nasconde il sottotetto.

La facciata laterale, altrettanto imponente, imita nello stile la principale, proponendo un portale a terra di ispirazione romana e una serliana. Numerose sono le monofore con o senza balcone, disposte ordinatamente a coppie.




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