Fra Emiliano Antenucci: frasi per riflettere sul silenzio

Fra Emiliano Antenucci: – FRASI PER RIFLETTERE
• V’è chi parla senza riflettere: trafigge come una spada; ma la lingua dei saggi risana. La
bocca verace resta ferma per sempre, la lingua bugiarda per un istante solo.Amarezza è nel
cuore di chi trama il male, gioia hanno i consiglieri di pace. (Pro 12,18-20)

• Sparlare degli altri è da sempre uno fra gli sport mondiali più diffusi

• Chi riconosce i propri peccati tiene a freno la lingua; la persona ciarliera non ha ancora
conosciuto se stessa come dovrebbe. L’amico del silenzio si avvicina a Dio ed è illuminato
da Dio mentre parla segretamente con lui. (Giovanni Climaco, La scala del Paradiso)

• La mormorazione è un vizio volontario che fa morire la carità” (S. Pio da Pietrelcina).

• «Quando tu mormori di una persona vuol dire che non l’ami, l’hai tolta dal tuo cuore. Ma
sappi che, quando togli uno dal tuo cuore, con quel fratello se ne va anche Gesù». (S. Pio da
Pietrelcina).

• Quello che non si vede con gli occhi, non testimoniare con la bocca. (Proverbio ebraico)

• Siate meno curiosi delle persone e più curiosi delle idee. (Marie Curie)

• Grandi menti discutono di idee, menti mediocri discutono di eventi, piccole menti discutono
di persone e di quel che fanno. (Eleanor Roosevelt)

• “Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei…”(Proverbio)

• “Chi dedica il suo tempo a migliorare sé stesso non ha tempo per criticare gli altri, perché
quello che gli altri dicono di voi è la loro realtà, non la vostra. Loro conoscono il vostro
nome, ma non la vostra storia: non hanno vissuto nella vostra pelle, non hanno indossato le
vostre scarpe. L’unica cosa che gli altri sanno di voi è che quello che voi avete raccontato o
che hanno potuto intuire, ma non conoscono né i vostri angeli né i vostri demoni”.(Madre
Teresa di Calcutta)

• Pensa prima di sparare /Pensa prima di dire e di giudicare, prova a pensare / Pensa che puoi
decidere tu / Resta un attimo soltanto, un attimo di più / Con la testa fra le mani. (Ritornello
di Pensa di Frabrizio Moro)

• “Ti criticheranno sempre, parleranno male di te e sarà difficile che incontri qualcuno al
quale tu possa piacere così come sei! Quindi vivi, fai quello che ti dice il cuore, la vita è
come un’opera di teatro, ma non ha prove iniziali: canta, balla, ridi e vivi intensamente ogni
giorno della tua vita prima che l’opera finisca priva di applausi”. (Charlie Chaplin)
• Quando ti tirano pietre è perché tu sei un buon albero pieno di frutti. Essi vedono in te un
grande raccolto. Non metterti al loro livello tirandogli a tua volta pietre, ma lancia loro i tuoi
frutti in modo che i tuoi semi possano ispirarli a cambiare le proprie attitudini.(proverbio
orientale)

• Più sono vuote le teste, più sono lunghe le lingue. (Bruce Lee)

• Il pettegolezzo è come una puntura di una vespa, fa male ma dura poco.(Matilde Serao)

• Infatti, può capitare che una forte invidia per la bontà e per le opere buone di una persona
possa spingere ad accusarla falsamente. Qui c’è un vero veleno mortale: la malizia con cui
in modo premeditato si vuole distruggere la buona fama dell’altro. Dio ci liberi da questa
terribile tentazione! E se, esaminando la nostra coscienza, ci accorgiamo che questa erba
cattiva sta germogliando dentro di noi, andiamo subito a confessarlo nel sacramento della
Penitenza, prima che si sviluppi e produca i suoi effetti malvagi, che sono inguaribili. Siate
attenti, perché questo atteggiamento distrugge le famiglie, le amicizie, le comunità e perfino
la società.(papa Francesco, Angelus 10 giugno 2018)

• Tutti coloro che accolgono la parola di Gesù sono figli di Dio e fratelli tra di loro.
Accogliere la parola di Gesù ci fa fratelli tra noi, ci rende la famiglia di Gesù. Sparlare degli
altri, distruggere la fama degli altri, ci rende la famiglia del diavolo.(papa Francesco,
Angelus 10 giugno 2018)

• A tale proposito, ha auspicato il Papa, «ci farà bene pensare: “Io accuso me stesso o accuso
gli altri?”. C’è gente che vive sparlando degli altri, accusando gli altri e mai pensa a se
stesso, e quando vado a confessarmi come mi confesso, come i pappagalli? “Bla, bla, bla, ho
fatto questo, questo”». Ma «il cuore ti tocca quello che hai fatto? Tante volte, no. Tu vai lì a
fare la cosmetica, a truccarti un po’ per uscire bello. Ma non è entrato nel tuo cuore
completamente, perché tu non hai lasciato posto, perché non sei stato capace di accusare te
stesso». «Il primo passo è questo, è una grazia, nessuno con le proprie forze può farlo» ha
avvertito il Pontefice. E perciò occorre «chiedere questa grazia: “Signore, che impari ad
accusare me stesso, che impari a fare questo primo passo”». E «un segnale che una persona,
che un cristiano non sa accusare se stesso è quando è abituato ad accusare gli altri, a sparlare
degli altri, a mettere il naso nella vita altrui. È ciò un brutto segnale. Io faccio questo? È una
bella domanda per arrivare al cuore». Da qui l’esortazione conclusiva di Francesco di
domandare «oggi al Signore la grazia di trovarci davanti a Lui con questo stupore che dà la
sua presenza e la grazia di sentirci peccatori, ma concreti e dire come Pietro: “Allontanati da
me perché sono un peccatore”. E così la vita di Pietro è andata avanti, fino a quell’altra
pesca alla fine, quando Gesù lo fa pastore del gregge». Sì, «chiediamo oggi gli uni per gli
altri questa grazia: “Signore, che impariamo ad accusare noi stessi”, ma non gli altri, l’altro.
Ognuno accusi se stesso».(papa Francesco, MEDITAZIONE MATTUTINA NELLA
CAPPELLA DELLA DOMUS SANCTAE MARTHAE, Giovedì, 6 settembre 2018)

• «Questa testimonianza di Gesù cosa provoca?». La risposta è nella seconda parola proposta
dal Papa: provoca «la mormorazione». Si legge nel Vangelo: «I farisei, gli scribi, i dottori
della legge, mormoravamo dicendo: “Costui accoglie i peccatori e mangia con loro”». Di
fronte alle opere di Gesù, perciò, quelle persone «non dicevano “ma guarda quest’uomo
sembra buono perché cerca di convertire i peccatori”. No, no, mormoravano». Con quello
stile di «fare sempre il commento negativo per distruggere la testimonianza». «Questa
mormorazione, questo peccato di mormorazione — ha rilanciato Francesco — è quotidiano,
sia nel piccolo sia nel grande». Sì, «anche nella propria vita, quante volte noi ci troviamo a
mormorare perché non ci piace quello e l’altro». E così «invece di dialogare o cercare di
risolvere una situazione conflittuale, di nascosto mormoriamo sempre a bassa voce, perché
non c’è il coraggio di parlare chiaro». Un modo di mormorare, «cosa che noi facciamo» ha
ribadito il Pontefice, che «si fa nelle piccole società, in parrocchia: quanto si mormora nelle
parrocchie con tante cose!». Basta «una testimonianza che a me non piace o una persona che
non mi piace, subito si scatena la mormorazione». E «in diocesi? Le lotte “intradiocesane”,
le lotte interne delle diocesi: voi conoscete questo». La mormorazione, ha aggiunto il Papa,
avviene «anche nella politica e questo è brutto: quando un governo non è onesto cerca di
sporcare gli avversari con la mormorazione. Che sia diffamazione, calunnia, cerca sempre»
di usare questi mezzi. Quindi il Pontefice ha così proseguito: «E voi che conoscete bene i
governi dittatoriali, perché avete vissuto questo, cosa fa un governo dittatoriale? Prende in
mano prima» i mezzi «di comunicazione con una legge e da lì incomincia a mormorare, a
sminuire tutti coloro che per il governo sono un pericolo». «La mormorazione è il nostro
pane quotidiano sia a livello personale, famigliare, parrocchiale, diocesano, sociale» ha
riconosciuto ancora il Papa. Davvero «è proprio una scappatoia per non guardare la realtà,
per non permettere che la gente pensi: tutto si nasconde con la mormorazione». E questo, ha
spiegato Francesco ritornando al brano evangelico, «Gesù lo sa, ma Gesù è buono, Gesù è
misericordioso e invece di condannarli per la mormorazione dà un passo». Ed «è la terza
parola» che Francesco ha proposto nella sua meditazione: «la domanda». (PAPA
FRANCESCO, MEDITAZIONE MATTUTINA NELLA CAPPELLA DELLA DOMUS
SANCTAE MARTHAE, Giovedì, 8 novembre 2018)




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