Bullismo – Doppio suicidio di bimbe in Giappone

Bullismo – Due bambine di 12 anni in Giappone si sono apparentemente suicidate assieme, lasciando messaggi che suggeriscono siano state vittime di episodi di bullismo. Lo scrive oggi l’agenzia di stampa Kyodo.

La drammatica vicenda si è svolta a Toyota, una città della prefettura di Aichi. Le bambine frequentavano il sesto e ultimo anno di scuola elementare. Le autorità scolastiche, in una conferenza stampa, hanno negato che gli episodi di bullismo subiti dalle piccole siano stati mai segnalati.

A trovare le due piccole è stata una donna che, ieri sera, ha visto i due corpi delle piccole vicino a un condominio. Nell’edificio sono stati trovati i messaggi in cui si parlava di insulti verbali subiti.

Le due piccole avevano partecipato prima alla cerimonia di diploma. Pur frequentando la stessa scuola, erano in classi diverse.

Il bullismo (“ijime” in giapponese) è un fenomeno in netta crescita in Giappone. L’ultimo dato disponibile, che riguarda l’anno scolastico 2017-2018, è di 414.378 casi segnalati, con un incremento di oltre 90mila casi rispetto all’anno precedenti. Di 250 scolari e studenti che hanno commesso suicidio nello stesso anno, una decina circa si ritiene siano state vittime di bullismo.

Va ricordato che con il termine bullismo s’intende definire un comportamento aggressivo ripetitivo nei confronti di chi non è in grado di difendersi. Solitamente, i ruoli del bullismo sono ben definiti: da una parte c’è il bullo, colui che attua dei comportamenti violenti fisicamente e/o psicologicamente e dall’altra parte la vittima, colui che invece subisce tali atteggiamenti. La sofferenza psicologica e l’esclusione sociale sono sperimentate di sovente da bambini che, senza sceglierlo, si ritrovano a vestire il ruolo della vittima subendo ripetute umiliazioni da coloro che invece ricoprono il ruolo di bullo.
Le principali caratteristiche che permettono di definire un episodio con l’etichetta “bullismo” sono l’intenzionalità del comportamento aggressivo agito, la sistematicità delle azioni aggressive fino a divenire persecutorie (non basta un episodio perché vi sia bullismo) e l’asimmetria di potere tra vittima e persecutore.

 




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