INDIA – LA RICCHEZZA IN MANO A POCHI ELETTI

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INDIA – L’1% più ricco della popolazione indiana detiene oltre il 40,5% della ricchezza del Paese, mentre il 50% compreso nella fascia con i redditi più bassi detiene appena il 3% della ricchezza totale.

Sono i dati riferiti all’India per l’anno 2021 del rapporto sulla disuguaglianza diffuso ogni anno da Oxfam International in occasione del World Economic Forum in corso a Davos.

L’indagine incrocia le notizie ricavate da fonti come Forbes e Credit Suisse sui grandi patrimoni con i documenti ufficiali sul bilancio dell’Unione indiana.

Secondo questo studio dall’inizio della pandemia, i miliardari indiani hanno visto la loro ricchezza aumentare del 121%, pari a 36 miliardi di rupie al giorno (più di 400 milioni di euro). Se si allarga lo sguardo al 5% di indiani con i redditi più alti la quota della ricchezza posseduta sale al 60%.

Il rapporto afferma che se i patrimoni delle 10 persone più ricche dell’India venissero tassati al 5%, si potrebbe ricavare l’intero denaro necessario per affrontare il problema dell’abbandono scolastico.

E aggiunge: “Una tassa una tantum sui guadagni dal 2017 al 2021 di un solo miliardario, Gautam Adani (uno degli uomini più ricchi del mondo ndr), raccoglierebbe 1,79 miliardi di dollari, sufficienti per assumere più di cinque milioni di insegnanti di scuola primaria indiani per un anno”.

Il rapporto “Survival of the Richest” ha inoltre rilevato che se i miliardari indiani venissero tassati anche una solo volta con un’aliquota del 2% della loro ricchezza totale, si otterrebbero 404,23 miliardi di rupie (più di 4,5 miliardi di euro) che sosterrebbero l’alimentazione delle persone malnutrite nel Paese per i prossimi tre anni.

Il rapporto parla anche della disuguaglianza di genere: le lavoratrici guadagnano solo 63 centesimi per ogni rupia guadagnata dai lavoratori maschi. Inoltre, la differenza è ancora più netta per le caste classificate e i lavoratori rurali: le prime guadagnano solo il 55% di quanto guadagnano i gruppi avvantaggiati, mentre i secondi guadagnano solo la metà dei guadagni urbani nel periodo 2018-19.