Papa Francesco: prima giornata della visita pastorale in Myanmar

Il Papa è impegnato nel viaggio tanto atteso che lo ha portato in Myammar.

Incontrando i giornalisti in volo verso la meta ha avuto un breve incontro con i media.

“Siamo sempre grati di averLa qui, oggi forse ancora di più, perché sono già le dieci e mezza passate [di sera]. Lei ha parlato di un messaggio di riconciliazione, di perdono, di pace. Stasera cerchiamo di darle un po’ di pace; facciamo le cose veloci, così Lei ha tempo per dormire. Grazie. Se Lei vuole dire qualcosa…”.
Papa Francesco: “Buonanotte, e grazie tante per la compagnia. Grazie per il vostro lavoro che sempre semina tanto bene. Vi auguro un buon soggiorno. Dicono che è troppo caldo, mi spiace, ma almeno sia fruttuoso. Adesso vi saluto”.

Dopo il meritato riposo notturno è iniziato il nuovo impegno pastorale del pontefice.

Quindi Papa Francesco è arrivato poco prima delle 8.00 (13.30 ora locale) all’aeroporto internazionale di Yangon in Myanmar. E’ iniziato così il suo 21.mo viaggio apostolico che lo porterà fino in Bangladesh.

In un messaggio inviato al Presidente Mattarella dall’aereo Alitalia che lo portava a Yangon, il Pontefice ha scritto che prega “per il popolo italiano, affinché possa guardare al futuro con fiducia e speranza, costruendo il bene comune nell’attenzione ai bisogni di tutti i cittadini. Nel momento in cui lascio Roma per recarmi in Myanmar e Bangladesh come pellegrino di pace, per incoraggiare – scrive il Pontefice – le piccole ma ferventi comunità cattoliche, mi è caro rivolgere a lei, signor Presidente, il mio deferente saluto”.

Francesco, ha inviato telegrammi di saluto sugli altri Paesi sorvolati dall’aereo papale: Croazia, Bosnia ed Erzegovina, Montenegro, Serbia, Bulgaria, Turchia, Georgia, Azerbaigian, Turkmenistan, Afghanistan, Pakistan e India. Il viaggio pastorale durerà una settimana, fino al 2 dicembre. Si tratta del 21esimo viaggio internazionale di Papa Bergoglio e il terzo viaggio apostolico in Estremo Oriente.
E’ il primo pontefice a visitare il Myanmar (ex Birmania) mentre in Bangladesh andò in visita pastorale, nel 1986, Giovanni Paolo II.

Papa Bergoglio, al termine dell’Angelus domenicale del ‘Cristo Re’dalla finestra del suo studio su Piazza San Pietro, ha domandato ai presenti di pregare per il viaggio pastorale. “Vi chiedo di accompagnarmi con la preghiera perché la mia presenza sia per quelle popolazioni un segno di vicinanza e di speranza”.

In Myanmar e Bangladesh “la comunità cattolica costituisce una minoranza all’interno di maggioranze rispettivamente musulmana e buddista. E’ logico che il Papa incoraggerà queste comunità, oltre a confermarle nella fede, a essere una presenza di pace, di riconciliazione e di solidarietà all’interno della loro società quindi a lavorare soprattutto per il bene comune”. Lo ha affermato il Segretario di Stato Pietro Parolin che sta accompagnando Papa Francesco in questa sua terza visita in Asia.

Il viaggio del papa in Myanmar ha avuto un doppio cambio di programma: avrebbe dovuto incontrare il generale Min Aung Hlaing, ma se ne è ritrovati davanti cinque. Il primo incontro è stato infatti con il capo dell’esercito e altri vertici militari che hanno governato per anni con pugno di ferro l’ex Birmania. “Nel colloquio di oggi – ha spiegato il portavoce della Santa Sede, Greg Burke – si è parlato della grande responsabilità delle autorità del Paese in questo momento di transizione”.

Su ciò che dirà il pontefice pende poi un particolare divieto, quello di non pronunciare la parola ‘rohingya’, la minoranza cacciata dal governo e che ha dovuta rifugiarsi in Bangladesh.

Dal cardinale Charles Maung Bo è arrivato un esplicito monito: “Ho avvertito il papa. Gli ho detto che sia il governo che i militari ma anche la gente in generale, soprattutto gli appartenenti alla polizia, non gradiscono questo termine – ha spiegato in un’intervista a Tv2000, precisando: “Se usi questa parola vuol dire che sposi completamente la loro causa. Anche se io ho cercato di spiegare che se dovesse usarla, non vuol dire che il papa voglia interferire nella politica interna birmana ma semplicemente lo fa per una particolare simpatia verso queste persone che stanno soffrendo. Potrebbe farlo ma solo per indicare di chi stiamo parlando”.

Ha quindi sottolineato come per la visita di Papa Francesco tutti nutrano grandi aspettative in Myanmar, dove il pontefice arriva principalmente “per essere vicino a poveri ed emarginati” e per incontrare i leader delle altre religioni e quanti stanno lavorando alla pace: “questo è un punto di sintesi e partenza per la democrazia”.
È stato spostato a domani il faccia a faccia più atteso, quello con il premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi, oggi consigliera di Stato e ministro degli Esteri, duramente criticata per non aver preso una posizione forte contro la persecuzione dei rohingya. Sul tavolo della discussione anche l’accordo che Myanmar e Bangladesh hanno da poco trovato per il rimpatrio di oltre 600mila persone.

Il programma del viaggio pastorale è molto intenso quindi il Vescovo di Roma si è concesso (ieri) un pomeriggio di riposo. Infatti da questa mattina il programma è e sarà fitto di impegni.

Oggi il Papa è impegnato a Nay Pyi Taw (capitale dal 2005, situata 320 chilometri a nord di Yangon) dove è prevista la cerimonia di benvenuto nel palazzo presidenziale. Qui il Pontefice si incontrerà con il presidente della Repubblica, rappresentanti del Governo e corpo diplomatico. Farà quindi rientro a Yangon nell’Arcivescovado.
Mercoledì 29 novembre dallee 9.30 locali il Papa presiederà la celebrazione eucaristica al Kyaikkasan Ground. Nel pomeriggio alle 16.15 è previsto l’incontro con il Consiglio supremo “Sangha” dei monaci buddisti nel Kaba Aye Centre. Seguirà alle 17.15 l’incontro con i vescovi del Myanmar in un salone della cattedrale di St Mary’s. In programma c’è anche l’incontro con i rappresentanti delle minoranze religiose (da confermare).
Giovedì 30 novembre alle 10.15 Messa con i giovani nella cattedrale di St Mary’s e, a fine mattinata, congedo ufficiale all’aeroporto di Yangon. A Yangon il incontrerà anche con il capo dell’esercito del Myanmar, generale Min Aung Hlaing.

Il Papa partirà quindi in aereo per la vicina Dhaka, capitale del Bangladesh. Dopo la cerimonia di benvenuto in aeroporto, alle 16 locali è prevista la visita al National Martyr’s Memorial di Savar, seguita alle 16.45 dall’omaggio al Padre della nazione nel Bangabandhu Memoriale Museum, con firma del Libro d’Onore. Papa Francesco incontrerà quindi il presidente Abdul Hamid nel palazzo presidenziale, dove si terrà poi l’incontro con autorità, esponenti della società civile e corpo diplomatico.

Venerdì 1 dicembre alle 10 il Papa presiederà la celebrazione eucaristica, con Ordinazione Presbiterale, nel Suhrawardy Udyan Park. Alle 15.20 riceverà la visita del primo ministro nella Nunziatura apostolica. Alle 16 visita alla cattedrale e incontro con i vescovi del Bangladesh nella Casa dei Sacerdoti anziani. Alle 17 è previsto un incontro interreligioso ed ecumenico per la pace nel giardino dell’Arcivescovado. Nella stessa giornata è in programma un incontro con un piccolo gruppo di Rohingya, la minoranza musulmana in Myanmar alla quale non viene riconosciuto il diritto di cittadinanza.

Sabato 2 dicembre al mattino il Papa visiterà privatamente la Casa Madre Teresa di Tejgaon. Seguirà l’incontro con sacerdoti, religiosi e religiose, consacrati, seminaristi e novizie nella chiesa del Santo Rosario. Visiterà quindi il cimitero parrocchiale e l’antica chiesa del Santo Rosario. Alle 15.20 è previsto l’incontro con i giovani al Notre Dame College di Dhaka. Alle 16.45 il congedo ufficiale all’aeroporto e la partenza per Roma Ciampino. L’arrivo è previsto alle 23 ora italiana.

Ma in quale realtà si è inoltrato il pontefice in questa prima fase del suo viaggio?
Già colonia britannica, indipendente dal 1948 come Unione Federale Birmana, nel 1989 ha assunto il nome di Myanmar. Dopo la lunga dittatura (1962-88) del generale. Ne Win, una nuova giunta militare ha assunto il potere e ha indetto nel 1990 libere elezioni per l’Assemblea costituente.

La schiacciante vittoria della Lega nazionale per la democrazia (Nld) ha provocato un nuovo colpo di stato dei militari, che hanno messo fuori legge tutti i partiti, sospeso l’Assemblea e creato un Consiglio di Stato per la restaurazione della legge e dell’ordine (divenuto nel 1997 Consiglio di Stato per la pace e lo sviluppo), sciolto nel 2012, quando i poteri sono passati formalmente alle autorità civili.

Alle elezioni del 2015 l’Nld ha ottenuto una larga maggioranza che gli ha permesso di eleggere il Presidente; Aung San Suu Kyi, guida del partito tenuta per molti anni (1989-95; 2007-10) agli arresti domiciliari, ha ottenuto il ministero degli esteri e la carica di Consigliere di stato. Nel 2008 è stata approvata tramite referendum una nuova Costituzione che ha previsto lo scioglimento del Consiglio di Stato e l’istituzione di un Parlamento composto da Camera delle Nazionalità (168 membri eletti a suffragio diretto e 56 scelti dai militari) e Camera dei Rappresentanti (330 membri eletti e 110 scelti dai militari), entrambe con mandato di 5 anni.

Dal 1948 negli stati occidentali e orientali sono state attive guerriglie di numerose minoranze etniche; anche dopo un accordo di cessate il fuoco nazionale nel 2015 alcune milizie non hanno deposto le armi.

E dopo una breve storia della tormentata nazione ospitante, per concludere il resoconto odierno un curioso aneddoto ( o chiamate saluto speciale come preferite voi) rivolto da Papa Francesco ai giornalisti presenti prima di scendere dall’aereo: “Grazie per la vostra compagnia e grazie per il vostro lavoro che sempre semina tanto bene. Vi auguro un buon soggiorno. Mi dicono che è troppo caldo. Mi dispiace. Almeno sia fruttuoso”.

In effetti all’atterraggio c’erano 32 gradi con il 72 per cento di umidità una temperatura (almeno per chi vi scrive) più gradevole del freddo che sta attraversando l’Italia in queste ore.




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