Russia : i perché dell'attentato di San Pietroburgo

4

Ci risiamo. Il terrorismo torna a colpire e la violenza si insinua tra i vagoni della metropolitana di una delle metropoli più belle d’Europa, la russa San Pietroburgo.
Sirene spiegate. Traffico in tilt. Controlli ovunque. Viene descritta come una città blindata San Pietroburgo a poche ore dall’attantato terroristico in metro dove sono morte almeno nove persone e una cinquantina sono rimaste ferite.
Intorno alle 15.30 locali si sono udite delle esplosioni e le deflagrazioni avvengono sulla linea blu della sotterranea. Da subito, così come riportano le agenzie di stampa russe, si viene a sapere che vi sono almeni 50 feriti ed una decina di morti (che con il passare delle ore diverranno 14).
Secondo quanto scrive il giornale Rbk, le esplosioni sarebbero avvenute nelle stazione Sennaya Ploshchad e Tekhnologicheskij Institut della linea blu. A Ploshchad Vosstaniya è invece stato trovato un ordigno inesploso.
Tutto questo mentre, a poca distanza, il presidente russo Vladimir Putin stava partecipando a un forum sui media
Immediatamente dopo le esplosioni sette stazioni sono state chiuse: si tratta delle fermate Park Pobedy, Elektrosila, Moskovskie Vorota, Frunzenskaya, Tekhnologicheskyj Institut, Sennaya Ploshchad e Gostiny Dvor.
Il Presidente Putin, prontamente informato sui fatti, ha affermato che al momento non si conoscono le cause delle esplosioni. Si stanno prendendo in considerazione tutte le ipotesi, anche quella di un possibile attentato
Si viene poi a sapere che Sarebbero due le esplosioni registrate nella metro, così come riporta l’agenzia Interfax. La detonazione avrebbe avuto una potenza pari all’esplosione di 200-300 grammi di tritolo e si tratterebbe di ordigni artigianali.
Dalle prime indagini emerge che l e telecamere della metropolitana avrebbero ripreso il presunto organizzatore dell’esplosione. Secondo una prima ricostruzione dei fatti, l’ordigno sarebbe stato lasciato all’interno di un vagone, chiuso dentro una busta. La bomba sarebbe esplosa durante la corsa del treno tra le stazioni “Sennaya Ploshchad” e “Tekhnologicheskij Institut”. Nella stazione “Ploshchad Vosstaniya” sarebbe stato rinvenuto un altro ordigno inesploso
Così come ha rivelato l’ufficio stampa del governatore della città Georgij Poltavchenko, 22 feriti sono stati trasportati in ospedale dopo le esplosioni nella metropolitana di San Pietroburgo; 41 ambulanze sono intervenute sul posto
Inizia quindi a circolare la foto del presunto attentatore. L’uomo, inquadrato dalle telecamere di sicurezza, sarebbe entrato nella stazione “Petrogradskaya” venti minuti prima dell’esplosione
Il Consolato italiano a San Pietroburgo si è “immediatamente attivato” per far fronte alla situazione e capire se ci sono italiani coinvolti nelle forti esplosioni avvenute poche ore fa nella metro di San Pietroburgo, dove sono morte una decina di persone e si sono registrati almeno 50 feriti.
Così come ha dichiarato il console generale a San Pietroburgo Leonardo Bencini a Rbth, “al momento non ci sono dati” e “stiamo seguendo con la massima attenzione lo sviluppo degli eventi”.
Questo attentato si colloca a mio giudizio all’interno di quella rivoluzione colorata che sta esplodendo in Russia. Vedo un chiaro rapporto di causa effetto”. Ne è convinto il giornalista Giulietto Chiesa esperto della Russia e delle sue dinamiche interne ed internazionali che è certo si tratti di terrorismo: “si tratta, perché di terrorismo ce ne è più d’uno. A Mosca si è aperta una rivoluzione colorata. Abbiamo visto cittadini pacifici scendere in piazza contro la corruzione, qualche arresto ed ecco la stampa internazionale gridare alla dittatura. Che ci sia un rapporto di causa ed effetto fra le due cose lo ritengo logico…. quelli che hanno fatto l’attentato di queste ore non sono né ciechi, né sordi e sanno perfettamente in che contesto hanno collocato quelle esplosioni. Non è detto che la sorgente sia la stessa ma esiste un rapporto di causa ed effetto fra le due cose per me evidente. Chi ha compiuto gli attentati, sicuramente ha fatto i miei stessi collegamenti. Fino ad ora la Russia era rimasta al di fuori degli attentati, nonostante fosse impegnata contro il terrorismo islamico in Siria. Non è quindi escluso che l’attentato possa essere legato anche ad un’intensificazione dell’offensiva. Non si può escludere quindi la mano del terrorismo islamico. Può cambiare la matrice terroristica, ma il contesto è chiaro. Non a caso Putin oggi era a San Pietroburgo, quindi chiaramente l’attentato è contro Putin. Putin è sottoposto ad un’offensiva politica da parte di due centrali distinte ma con la seconda, quella terroristica, che agisce dopo che si è mossa la prima”.
Il Primo Ministro russo Dmitry Medvedev ha espresso a mezzo stampa le sue condoglianze per le vittime, esprimendo l’impegno del Ministro della Salute ad adottare tutte le misure necessarie per l’assistenza ai feriti”
“Sono sicuro che i nostri servizi speciali e le agenzia di sicurezza condurranno un’approfondita indagine per capire cos’è realmente accaduto e i colpevoli riceveranno una durissima punizione.” Queste le parole del presidente della Duma Vyacheslav Volodin, che aggiunge: “ condividiamo il dolore di chi ha subito una perdita e ci stringiamo in questo momento difficile”.
L’agenzia Interfax riporta anche le dichiarazioni della procura russa, per la quale non ci sono dubbi sulla matrice terroristica dell’ esplosione. “I procuratori faranno tutto il possibile per precisare tutti i particolari che riguardano questo attentato affinché niente del genere succeda in futuro”.
Il presidente USA, Donald Trump ha definito quanto avvenuto “Una cosa terribile”
Frattanto l’opposizione liberale russa specula già sull’attentato. Lascia intendere che l’attentato sarebbe stato organizzato dallo stesso Putin per cambiare la legislazione riguardante le manifestazioni pubbliche. Speculazioni politiche che arrivano ancora prima di esprimere dispiacere o le condoglianze per l’accaduto.
Da non sottovalutare anche un’altra pista che il presidente Putin segue con attenzione.
E’ notizia di pochi giorni fa l’uccisione in Cecenia di sei soldati della Guardia nazionale Russia. L’attacco è avvenuto nel villaggio di Naurskaya, a nord-ovest di Grozny, la capitale. Altri tre soldati sono stati gravemente feriti. Secondo quanto riferisce l’agenzia di stampa russa Sputnik, che cita il numero uno della Guardia Nazionale Viktor Zolotov, non ci sarebbero state vittime fra i civili.
“Durante lo scontro armato tutti i membri del gruppo sono stati neutralizzati. I criminali avevano armi da fuoco e munizioni, nei corpi di due di loro sono state rinvenute 2 cinture esplosive da kamikaze”, – ha dichiarato Zolotov.
Un attacco islamista, ignorato dalla gran parte dei media, rivendicato dallo Stato Islamico in una regione che rappresenta una propria fucina di foreign fighters e jihadisti.
Constatato l’accaduto il presidente russo Vladimir Putin ha immediatamente convocato una riunione urgente del Consiglio della Sicurezza russo per discutere della vicenda. La presenza di Daesh nel Caucaso è motivo di grande preoccupazione, anche se è coerente con la nota vocazione islamista della regione.
Appena due giorni prima, Valery Semerikov, segretario generale dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO) – un’alleanza militare che riunisce la Russia con molti altri stati ex sovietici – ha riferito la presenza di 2.500 i cittadini russi che combattono con i gruppi jihadisti in Siria.
La maggior parte di questi miliziani provengono dal Caucaso e, data la piega del conflitto a favore delle forze lealiste di Bashar al-Assad, era solo una questione di tempo prima che tornassero a casa e continuassero da lì la loro guerra contro la Russia. La preoccupazione derivata dalla presenza di cittadini russi tra i jihadisti in Siria è stata una delle ragioni principali dell’intervento militare della Federazione in Siria, come ha chiarito il presidente Putin durante il suo discorso all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel settembre 2015. E adesso? Cosa accadrà?
Si è aperta la caccia a due persone che sarebbero fuggite dopo l’attentato. Sette ore prima dell’attentato era stata pubblicata la fotografia di un pacco sospetto con una didascalia con scritto ‘E’ da tanto tempo che non avete attentati in Russia, è tempo di ricominciare’. Ed ora spetterà a Putin ed al suo entourage muovere le giuste pedine per comprendere come mai, dopo 4 anni senza attentati, sia accaduto tutto questo e l’attentato sia anche stato annunciato senza destare preoccupazioni ed interventi. Di certo Putin avrà il pugno duro ed i colpevoli saranno perseguiti: la Russia non è attendista ed il suo presidente lo ha dimostrato in più occasioni. Prendiamo il caso Siria: mentre in occidente si attendeva e si tergiversava, Putin è intervenuto ed ha cambiato le sorti del conflitto pur sapendo di crearsi molti nemici che forse proprio in queste ore gli hanno presentato un conto. Ma con la Russia non si scherza e non si vince (almeno con gli attuali personaggi al potere): tra loro non esiste attendismo, non esiste soprattutto paura degli avversari. Certo anche in Russia si cercano mediazioni ma sempre con il coltello della parte del meccanico. Per ottenere risultati, per arrivare alla pace bisogna trattare ma mai con chi semina il terrore e questo Putin lo ha urlato a gran voce più volte, determinante un accordo con gli Usa di Trump un Trump deciso ad una stretta alleanza con Putin contro il terrorismo ed il Male che incarna.




Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *