Mattarella: Foibe espressione dell'orrore

In Italia è il Giorno del ricordo delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata. Un modo per non dimenticare tutte le pulizie etniche e per ribadire il valore della pace. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha parlato di “cicatrici” che fanno parte della storia del popolo italiano.

Ancora oggi non si sa quante persone furono gettate nelle cavità del Carso dette foibe, ma si calcola non meno di 5 mila. Alla fine della Seconda guerra mondiale e nell’immediato dopoguerra, i partigiani di Tito nelle terre al confine tra Italia ed ex Jugoslavia, uccisero e fecero sparire migliaia di persone colpevoli di essere italiane, fasciste o contrarie al regime comunista. Il Capo dello Stato Sergio Mattarella definisce quanto avvenuto in quegli anni “orrore del Novecento”, il presidente del Senato Piero Grasso parla di ferite non ancora rimarginate. Per la presidente della Camera Laura Boldrini è essenziale ricordare:

“Ed è un contributo ai valori di libertà e di democrazia. Perché è proprio dei regimi totalitari il disprezzo per la vita umana e per i diritti delle persone: il disprezzo. E un Paese come il nostro, che ha sofferto sotto la dittatura fascista, che ha conosciuto l’eccidio delle foibe, non può non custodire gelosamente quei Valori che sono scritti a chiarissime lettere nella nostra Costituzione”.

Ancora oggi molti degli esuli istriani, fiumani, dalmati non hanno avuto giustizia, costretti a fuggire dalle loro terre nell’immediato dopoguerra nel timore di ritorsioni da parte dei partigiani di Tito

e foibe sono cavità carsiche di origine naturale con un ingresso a strapiombo. È in quelle voragini dell’istria che fra il 1943 e il 1947 sono gettati, vivi e morti, quasi diecimila italiani.

La prima ondata di violenza esplode subito dopo la firma dell’armistizio dell?8 settembre 1943: in Istria e in Dalmazia i partigiani slavi si vendicano contro i fascisti e gli italiani non comunisti. Torturano, massacrano, affamano e poi gettano nelle foibe circa un migliaio di persone. Li considerano ‘nemici del popolo?. Ma la violenza aumenta nella primavera del 1945, quando la Jugoslavia occupa Trieste, Gorizia e l’istria. Le truppe del Maresciallo Tito si scatenano contro gli italiani. A cadere dentro le foibe ci sono fascisti, cattolici, liberaldemocratici, socialisti, uomini di chiesa, donne, anziani e bambini. Lo racconta Graziano Udovisi, l’unica vittima del terrore titino che riuscì ad uscire da una foiba. È una carneficina che testimonia l’odio politico-ideologico e la pulizia etnica voluta da Tito per eliminare dalla futura Jugoslavia i non comunisti. La persecuzione prosegue fino alla primavera del 1947, fino a quando, cioè, viene fissato il confine fra l’italia e la Jugoslavia. Ma il dramma degli istriani e dei dalmati non finisce.

Nel febbraio del 1947 l’italia ratifica il trattato di pace che pone fine alla Seconda guerra mondiale: l’istria e la Dalmazia vengono cedute alla Jugoslavia. Trecentocinquantamila persone si trasformano in esuli. Scappano dal terrore, non hanno nulla, sono bocche da sfamare che non trovano in Italia una grande accoglienza. La sinistra italiana li ignora: non suscita solidarietà chi sta fuggendo dalla Jugoslavia, da un paese comunista alleato dell’URSS, in cui si è realizzato il sogno del socialismo reale. La vicinanza ideologica con Tito è, del resto, la ragione per cui il PCI non affronta il dramma, appena concluso, degli infoibati. Ma non è solo il PCI a lasciar cadere l’argomento nel disinteresse. Come ricorda lo storico Giovanni Sabbatucci, la stessa classe dirigente democristiana considera i profughi dalmati ‘cittadini di serie B?, e non approfondisce la tragedia delle foibe. I neofascisti, d’altra parte, non si mostrano particolarmente propensi a raccontare cosa avvenne alla fine della seconda guerra mondiale nei territori istriani. Fra il 1943 e il 1945 quelle terre sono state sotto l’occupazione nazista, in pratica sono state annesse al Reich tedesco.

Per quasi cinquant’anni il silenzio della storiografia e della classe politica avvolge la vicenda degli italiani uccisi nelle foibe istriane. È una ferita ancora aperta ‘perché, ricorda ancora Sabbatucci, è stata ignorata per molto tempo?




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