Paolo Borsellino – 19 Luglio 1992 l’omaggio ad un vero eroe!

Paolo Borsellino non ho avuto la fortuna di conoscerlo di persona ma lo sento sempre vicino. Mi piace pensare che possano esserci altre persone come lui ma resta soltanto un pensiero. Paolo Borsellino ha sfidato tutto e tutti per quello in cui veramente credeva, è arrivato a dare la sua vità per cercare di migliorare l’Italia, Paese che sembra non voler meritare il suo sacrificio. Borsellino voleva un’Italia ‘pulita’, un Paese forte e coeso, una nazione in grado di unirsi per il bene, per la giustizia, per il prossimo ed invece la quotidianità continua a raccontarci di violenza, egoismo, disinteresse per il prossimo ed egoismo dilagante.

Paolo Borsellino, a parole, è amato da molti, a fatti è quasi solo. Anche dopo la sua morte in tanti si sono stretti intorno a lui (chissà quanti hanno finto di essere vicino ai suoi cari ed alle sue idee) dimenticando di averlo lasciato quasi solo contro un nemico molto forte e dagli amici potentissimi (chissà magari per paura o comodo).

Io continuo a ricordarlo unito alla sua famiglia, il bene più prezioso per lui e forte del suo onore e della sua onestà. Grazie di tutto Paolo per me sarai sempre un esempio!

Per i pochi che non ricordassero la sua storia eccovi un breve riassunto.

Paolo Borsellino è nato a Palermo il 19 gennaio 1940. Nato nello stesso quartiere di Giovanni Falcone, i due diventeranno entrambi giudici oltre che grandi amici. Il loro legame resterà un filo conduttore sino alla loro tragica scomparsa avvenuta, in entrambi i casi per mano della mafia, a 57 giorni di distanza. Borsellino si laurea giovanissimo il 27 giugno del 1962, a soli 22 anni, in giurisprudenza. L’anno dopo riesce a superare il concorso in magistratura. Lavora a Palermo a partire dal 1975. In particolare è assegnato all’ufficio istruzione affari penali sotto la guida del giudice istruttore Rocco Chinnici.

Il 1980 segna una svolta. Perché è l’anno degli arresti dei primi mafiosi grazie all’indagine condotta da Basile e Borsellino. L’anno in cui viene affidata la scorta a Borsellino ed in cui è costituito il pool antimafia sotto la guida di Chinnici. Il 29 luglio 1983 viene ucciso Rocco Chinnici nell’esplosione di un’autobomba. A metà anni 80 Falcone e Borsellino istituirono il maxi-processo di Palermo sulla base delle dichiarazioni del pentito Tommaso Buscetta. Per ragioni di sicurezza trascorsero anche un periodo all’Asinara, insieme alle rispettive famiglie. Lo storico procedimento nell’aula bunker dell’Ucciardone portò nel 1987 a 342 condanne. Il 23 maggio 1992 a Capaci, Giovanni Falcone viene ammazzato insieme alla moglie e a tre agenti della scorta.

Paolo Borsellino, 19 luglio 1992

Come muore Paolo Borsellino? Dopo il pranzo con la moglie ed i figli, Il 19 luglio 1992 Borsellino si reca in visita da sua madre. Qui una Fiat 126 parcheggiata vicino alla casa della madre di Borsellino viene fatta esplodere con 100 kg di esplosivo al passaggio del giudice. Nell’attentato, oltre a Paolo Borsellino perdono la vita cinque agenti della scorta: Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. L’unico sopravvissuto è stato Antonino Vullo, che stava parcheggiando una delle auto della scorta e si trovava più lontano dal punto dello scoppio.

Per la strage di via D’Amelio, il 3 luglio 2003, la Cassazione ha confermato le condanne all’ergastolo inflitte ai mandanti dell’eccidio. In particolare, i giudici della V sezione penale hanno reso definitive le condanne per Totò Riina, Pietro Aglieri, Carlo Greco, Giuseppe Calascibetta, Giuseppe Graviano, Francesco Tagliavia, Salvatore Biondino, Cosimo Vernengo, Natale e Antonino Gambino, Giuseppe La Mattina, Lorenzo Tinnirello, Gaetano Scotto, Gaetano Murano e Gaetano Urso.

Paolo Borsellino, ‘Tutto questo può costarci caro’

Propio nel luglio del 1992 Borsellino rilascia un’intervista che si rivela profetica.

Io accetto la… ho sempre accettato il… più che il rischio, la… condizione, quali sono le conseguenze del lavoro che faccio, del luogo dove lo faccio e, vorrei dire, anche di come lo faccio. Lo accetto perché ho scelto, ad un certo punto della mia vita, di farlo e potrei dire che sapevo fin dall’inizio che dovevo correre questi pericoli. Il… la sensazione di essere un sopravvissuto e di trovarmi in, come viene ritenuto, in… in estremo pericolo, è una sensazione che non si disgiunge dal fatto che io credo ancora profondamente nel lavoro che faccio, so che è necessario che lo faccia, so che è necessario che lo facciano tanti altri assieme a me. E so anche che tutti noi abbiamo il dovere morale di continuarlo a fare senza lasciarci condizionare… dalla sensazione che, o financo, vorrei dire, dalla certezza, che tutto questo può costarci caro”.

 




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