Guardia Costiera ed Alan Kurdi tensioni e polemiche

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La ALAN KURDI è attraccata nei giorni scorsi nel porto di Olbia ove ha sbarcato i migranti presenti a bordo e svolto il previsto periodo di quarantena; la nave è stata sottoposta ad un’ispezione supplementare in ragione di una consistenza dei mezzi collettivi ed individuali di salvataggio, certificati dallo Stato di bandiera, per 20 persone, a fronte di un numero notevolmente superiore di persone recuperate a bordo durante la sistematica attività di “ricerca e soccorso” svolta nel Mar Mediterraneo.
L’ispezione ha evidenziato ulteriori irregolarità di natura tecnica tali da compromettere non solo la sicurezza degli equipaggi ma anche delle persone che sono state e che potrebbero essere recuperate a bordo, nel corso del servizio di assistenza svolto.
La nave è stata quindi sottoposta a “fermo amministrativo” fino alla rettifica delle irregolarità rilevate in sede ispettiva.
La ALAN KURDI era già stata ispezionata nel porto di Palermo nel Maggio del 2020 e sottoposta a “fermo amministrativo” per analoghe irregolarità, per le quali era stato consentito un viaggio verso un cantiere di riparazione in Spagna. Irregolarità che alla  luce dell’ispezione odierna non risultano ancora rettificate” recitava parte del comunicato della Guardia Costiera.
Soprattutto la parte finale del comunicato ha destato l’indignazione di molti verso la ONG che dai riscontri della Guardia Costiera appare mettere a repentaglio la vita di coloro che soccorre e che è importante sottolineare ripetendole: La ALAN KURDI era già stata ispezionata nel porto di Palermo nel Maggio del 2020 e sottoposta a “fermo amministrativo” per analoghe irregolarità, per le quali era stato consentito un viaggio verso un cantiere di riparazione in Spagna. Irregolarità che alla  luce dell’ispezione odierna non risultano ancora rettificate”.
La risposta dei diretti interessati non si è fatta attendere:  “È inaccettabile che l’Italia metta in dubbio la capacità delle autorità tedesche e spagnole di giudicare la sicurezza a bordo dell’Alan Kurdi. E’ assurdo. I fermi delle navi di soccorso tedesche hanno motivi puramente ​​politici”. A dirlo il presidente di Sea-Eye, Gordon Isler, all’indomani del fermo amministrativo da parte della Guardia costiera italiana della nave Alan Kurdi, che si trova nel porto di Olbia.
“E’ già la seconda volta quest’anno”, afferma la Ong, in una nota, ricordando che le autorità spagnole e tedesche avevano precedentemente certificato che la nave della Sea-Eye fosse pronta per le operazioni di soccorso dopo essere stata per diverse settimane in cantiere. Il fermo, secondo l’organizzazione, mette a rischio le altre missioni previste quest’anno. La Sea-Eye intende presentare ricorso immediato contro quella che chiama ‘detenzione’.

Il capitano Joachim Ebeling in merito al nuovo fermo osserva: “Se tu fossi veramente preoccupato per la sicurezza delle persone che abbiamo salvato, non passeresti ore e ore a cercare modi per trattenerci in ogni occasione”. L’Italia, ricorda ancora la Ong, sta attualmente impedendo a tre navi di soccorso tedesche e una nave norvegese di continuare le operazioni di soccorso.( adnkronos).

Dura la controreplica del Presidente Bicamerale Schengen: “Paesi Ue effettuino sistematici controlli su imbarcazioni Ong”.

“Il 6 maggio del 2020 un’ispezione della Guardia costiera presso il porto di Palermo a bordo della Alan Kurdi, la nave della Ong tedesca Sea Eye, evidenziò irregolarità di natura tecnica e operativa tali da compromettere la sicurezza degli equipaggi e di altre persone che fossero state presenti a bordo dell’imbarcazione, oltre a violazioni delle norme a tutela dell’ambiente marino. Per questo motivo la nave venne sottoposta a fermo amministrativo fino al 25 giugno, quando la Guardia costiera dopo l’ok della Spagna che comunicò di «accettare l’unità», autorizzò un singolo viaggio di trasferimento dal porto di Palermo a quello di Burriana dove avrebbero dovute essere eseguite le attività necessarie per risolvere i problemi. La nave avrebbe dovuto essere sottoposta ad un’ulteriore ispezione da parte delle autorità spagnole, al termine dei lavori, per verificare che le carenze fossero state effettivamente sanate. Com’è possibile quindi che nei giorni scorsi, a seguito di un’ulteriore ispezione avvenuta presso il porto di Olbia sempre a cura dalla Guardia Costiera, siano state rilevate le medesime irregolarità di natura tecnica tali da compromettere non solo la sicurezza dell’equipaggio ma anche dei migranti trasportati? Per quale motivo l’imbarcazione ha ripreso la navigazione nonostante, come dichiarato dalla Guardia Costiera, le carenze rilevate cinque mesi fa «alla luce dell’ispezione odierna non risultano ancora rettificate»? Se l’imbarcazione, come rilevato, aveva a bordo mezzi collettivi ed individuali di salvataggio per 20 persone, significa che trasportando 125 migranti stava mettendo a rischio la loro vita e quella dell’equipaggio, perché in caso di naufragio solo in 20 si sarebbero potuti salvare. Alla luce di questo inaccettabile episodio, mi sono già attivato tramite un’ interrogazione parlamentare per chiedere ai Ministri competenti che la nave in questione venga confiscata così che non possa più essere motivo di pericolo in mare, e al Premier Conte che si attivi in ambito europeo pretendendo che tutti i Paesi Ue effettuino sistematici controlli sulle imbarcazioni delle Ong prima che lascino i porti, per evitare che episodi simili possano ripetersi. Altro che lamentarsi e accusare i nostri militari: questi traghettatori di clandestini devono imparare che esistono delle regole e vanno rispettate”.

Così Eugenio Zoffili, deputato e coordinatore regionale della Lega Sardegna, Presidente del Comitato Bicamerale di controllo sull’attuazione dell’accordo di Schengen, di vigilanza sull’attività di Europol e di controllo e vigilanza in materia di immigrazione.

 




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