Siamo (e pensiamo) quel che mangiamo" di Ludovica Bedeschi

Ultimamente, sentiamo e leggiamo sempre più spesso delle notizie che confermano lo stretto legame tra alimentazione e prevenzione (addirittura alcuni azzardano dire cura) di gravissime patologie del nostro corpo.
Come sempre si arriva tardi a comprendere, e ammettere, che in natura esistono intrinsecamente i principi di cura e guarigione del nostro organismo, ma che a causa di indottrinamenti mossi da tristi interessi economici, le persone si rivolgono quasi unicamente alle industrie farmaceutiche anche solo per integrare la propria dieta con sostanze presenti naturalmente nel cibo.
Al di là delle divagazioni economiche, é importante ricordare che la mente, cosa ben diversa dal cervello che é un “mero” organo, é in costante connessione con il corpo, e l’una é in grado di influenzare l’altro.
Mangiare bene é importante non solo da un punto di vista organico, ma é alla base anche di alcuni equilibri biochimici del cervello che regolano i nostri stati interni, per intenderci: le emozioni.
Spesso si dice che chi mangia troppo cioccolato ha delle “carenza di affetto”. In parte, sgrossata dalla sua connotazione romantica, questa affermazione é corretta. I nostri stati d’animo sono in grado di influenzare la nostra scelta alimentare e viceversa, alimentarsi in modo abitudinario senza variare i cibi può condizionare negativamente il nostro umore. La cioccolata, per esempio, si dice che influenzi positivamente l’umore in quanto stimola il rilascio delle endorfine che sono legate alla sensazione di benessere e appagamento; il problema però sta nel fatto che la cioccolata in commercio é perlopiù manipolata e arricchita di zuccheri per cui tende a generare dipendenza da zuccheri. Cioccolato sí, ma il più naturale possibile!
Esaminiamo insieme anche le diete iper-proteiche, che sono solitamente messe in pratica da chi desidera un dimagrimento veloce e drastico. Queste hanno tra i vari risvolti negativi, l’aumento dell’aggressività e dell’irritabilità dovuto agli squilibri che si creano a causa della iperacidità data da un’eccessiva consumo di carne.Senza tralasciare il fatto che la attuale qualità della carne é fortemente compromessa dall’alimentazione industriale dei bovini e dalla somministrazione di antibiotici e ormoni dati agli animali per contrastare gli effetti devastanti di allevamenti intensivi.
I regimi alimentari ricchi di zuccheri raffinati (zucchero bianco, farina bianca e cereali raffinati) e carenti di alimenti per così dire “vivi” (frutta, verdura, semi, germogli) tendono a creare sbalzi di umore e cali depressivi a causa dello squilibrio dell’insulina, costretta a fare dei veri e propri salti acrobatici.
Anche l’aspetto cromatico del cibo é molto determinante rispetto al nostro umore. Mettere nel piatti cibi ricchi di colore, stimola positivamente i sensi. Basti pensare che il cibo, quando ammuffisce e va a male, diventa grigio. Indubbiamente non allegro come colore..
Un rapporto psicologico sbagliato con il cibo si riscontra anche alla base di diversi disturbi dell’alimentazione come l’anoressia, la bulimia e il binge eating. Nell’anoressia, l’idea di poter controllare il rapporto con il cibo (e il senso di fame) rimanda alla persona una sensazione di onnipotenza ma allo stesso tempo, quello per il cibo é un agognato desiderio che viene continuamente frustrato dal bisogno di controllo. É chiaro quindi come il cibo abbia una importanza psicologica evidente per l’essere umano, non solo legata alla sopravvivenza. Ne dipendiamo ma lo conosciamo poco nelle sue svariate proprietá. Di recente, sta emergendo un nuovo fenomeno che ancora non é stato classificato come un disturbo alimentare, ma vale la pena di menzionarlo vista l’attualità del tema. Mi riferisco alla “ortoressia”, ovvero una forma abnorme di attenzione alle regole alimentari che nell’epoca di estremismi alimentari rischia di dilagare piuttosto velocemente. Le persone che sviluppano questa tendenza ortoressica, diventano maniacali rispetto alla provenienza, coltivazione, qualità e altri svariati aspetti del cibo, sconfinando quindi nuovamente nella patologia pur essendo partiti da presupposti ragionevoli.
Come sempre quindi, andrebbe rispettata la vecchia massima latina in medio stat virtus e approcciare al cibo con serena consapevolezza e attenta scelta della qualità. Ogni forma di estremismo é sempre dannosa e controproducente, ma dobbiamo ricordare che ciò che introduciamo nel nostro organismo non ha come scopo la mera l’alimentazione del corpo, ma anche della nostra mente che reagisce a colori, sapori e varietà.
Siamo quindi ciò che mangiamo, ma in un quadro di interdipendenza tra corpo e mente, possiamo dire che pensiamo anche in base a ciò che mangiamo.”

Dott.sa Ludovica Bedeschi psicologa-psicoterapeuta




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