Movienerd – Cinema – AMERICAN SKIN di Nate Parker vince il Filming Italy Award come Miglior Film della sezione SCONFINI

American Skin – Venezia – La giuria di qualità composta da Tiziana Rocca, direttore artistico del Filming Italy Award, Franco Montini, presidente Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani (SNCCI), Luciano Sovena, presidente di Roma Lazio Film Commission e Vito Sinopoli, editore della rivista Best Movie, ha deciso di assegnare il Filming Italy Award – inserito da quest’anno tra i premi collaterali ufficiali della Mostra – come Miglior Film della sezione SCONFINI ad American Skin di Nate Parker.

Mandatory Credit: Photo by CLAUDIO ONORATI/EPA-EFE/Shutterstock (10376706a)
Nate Parker (L) and US producer Spike Lee pose at a photocall for ‘American Skin’ during the 76th annual Venice International Film Festival, in Venice, Italy, 01 September 2019.

Il Filming Italy Award, ideato da Tiziana Rocca, è un premio nato con l’intento di promuovere il Cinema italiano e internazionale in Italia e all’estero mettendo in contatto le diverse culture.
Questa la motivazione: “Affrontando il tema del razzismo, molto presente nel cinema contemporaneo, Nate Parker parte da elementi di cronaca per costruire una storia drammaticamente romanzesca e sceglie un punto di vista volutamente provocatorio con l’intento di suscitare il confronto fra gli spettatori, in linea a quanto accade ai protagonisti sullo schermo. Ma l’impianto ideologico non penalizza la spettacolarità del risultato, sempre teso e vibrante”.
 
American Skin, presentato in anteprima mondiale nei giorni scorsi a Venezia da Spike Lee insieme allo scrittore, regista e interprete Nate Parker, ha conquistato la critica e ricevuto una standing ovation di 11 minuti alla fine della proiezione per il pubblico. Il film, interamente ambientato e girato a Los Angeles, è prodotto da  Mark Burg, Lukas Behnken Tarak Ben Ammar con Eagle Pictures, che in questo modo diventa la prima società italiana a produrre un film interamente americano su un tema del genere.

Privato di un processo equo a seguito della morte di suo figlio adolescente (il suo unico figlio) per mano di un poliziotto bianco, American Skin segue le orme di La parola ai giurati e Quel pomeriggio di un giorno da cani di Sidney Lumet, raccontando le azioni disperate di un veterano di guerra di colore che cerca giustizia per suo figlio.

NOTE DEL REGISTA

Nel 2014, dopo la morte di Michael Brown, sono andato a Ferguson, nel Missouri, per capire meglio le tensioni tra le forze dell’ordine e i giovani uomini e donne di colore. Il momento più tragico di questo viaggio è arrivato quando mi sono trovato in centro città tra due gruppi di cittadini infuriati. Da una parte sentivo urlare lo slogan “Giustizia per Mike Brown” e dall’altra quello di “Sostieni la nostra polizia”. La cosa che ho notato all’istante è stata quella profonda diversità dell’idea che abbiamo di cittadinanza, di applicazione della legge, e la nostra responsabilità di preservare la vita. Come cittadino americano, padre, fratello, figlio e artista, mi sono sentito obbligato a utilizzare la mia piattaforma di film-maker per rispondere a questa crisi, non solo per promuovere l’equità sociale, ma avviare anche un cambiamento culturale globale che possa portare a preservare delle vite umane.
Se questo film riuscirà a salvare anche solo una vita, allora avrà raggiunto il suo scopo principale.

CHE COSA POSSIAMO ASPETTARCI DA QUESTO PROGETTO?
La risposta è semplice. Verità, pacificazione e riconciliazione. L’America, come nazione, potrebbe sembrare in declino, ma non siamo finiti. Affrontando questioni difficili come quelle che riguardano la razza, la paura e le divisioni culturali, possiamo impostare una rotta verso un’autentica riconciliazione razziale. Cosa che, in caso di successo, potrebbe diventare un modello per affrontare altre questioni sistemiche in America e nel mondo.




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