Movienerd – Cinema – Nelle sale la commedia francese “Le Verità”

“Le Verità” è un film di genere drammatico del 2019, diretto da Hirokazu Kore-Eda, con Catherine Deneuve e Juliette Binoch in uscita, questa settimana nelle sale italiane. Un film interessante che mette in luce le problematiche che si possono riscontrare nelle famiglie evidenziando quanto i valori siano necessari per comprendersi, capirsi ma soprattutto amarsi allontanando quegli egoismi che spesso lacerano i rapporti interpersonali nella nostra società. 106 minuti tutti da seguire impreziositi dalla presenza, sempre di altissimo spessore di Catherine Deneuve.

La pellicola narra la vicenda di Fabienne (Catherine Deneuve) una star del cinema francese circondata da uomini che la adorano e la ammirano. Quando pubblica la sua autobiografia, la figlia Lumir (Juliette Binoche) torna a Parigi da New York con marito (Ethan Hawke) e figlia. L’incontro tra madre e figlia si trasformerà velocemente in un confronto: le verità verranno a galla, i conti saranno sistemati, gli amori e i risentimenti confessati.

Il regista Kore-Eda Hirokazu si è avvalso di un cast d’eccezione: infatti oltre alla Deneuve vi partecipano personaggi di altissimo spessore del cinema francese ed internazionale quali Juliette Binoche, Ethan Hawke, Ludivine Sagnier, Roger Van Hool, Jackie Berroyer, Laurent Capelluto, Christian Crahay, Alain Libolt, Maya Sansa.

“Se ho osato raccogliere la sfida di girare il mio primo film fuori dal mio paese, in una lingua che non è la mia e con una troupe interamente francese, è solo perché ho avuto la grande fortuna di incontrare attori e collaboratori che hanno voluto realizzare questo film insieme a me” ha sottolineato il regista.

“È stata Juliette Binoche ad accendere la scintilla iniziale. Ci conoscevamo già da qualche tempo quando venne in Giappone nel 2011 e sostenne che un giorno avremmo fatto qualcosa insieme. Quella sua proposta è stato il punto di partenza di questo progetto. Dunque vorrei cominciare manifestando il mio rispetto e la mia gratitudine per la sua audacia. Alla base della sceneggiatura c’è una commedia che avevo iniziato a scrivere nel 2003 su una notte nel camerino di un’attrice teatrale che si sta avviando verso la fine della sua carriera. Ho finito col trasformare quella pièce in una sceneggiatura cinematografica che racconta la storia di un’attrice del grande schermo e di sua figlia che aveva rinunciato ai suoi sogni di diventare attrice. Durante il processo di riscrittura, ho più volte chiesto a Catherine Deneuve e a Juliette Binoche qual è la vera essenza della recitazione e sono state le loro parole a nutrire la sceneggiatura e a darle vita. Volevo che la storia fosse ambientata in autunno perché desideravo sovrapporre gli stati d’animo della protagonista alla fine della sua vita ai paesaggi urbani di Parigi a fine estate. Spero che gli spettatori osservino come la vegetazione del giardino muta impercettibilmente con l’approssimarsi dell’inverno, accompagnando madre e figlia e dando colore a quel momento della loro esistenza. Durante le riprese, Ethan Hawke mi ha detto: “L’importante, quando si gira un film, non è parlare la stessa lingua, ma condividere la stessa visione del progetto che si vuole realizzare”. Queste parole di incoraggiamento mi hanno aiutato a mantenere l’autenticità senza perdere fiducia in me stesso. Grazie ad Ethan, la giovane Clémentine (Grenier), che non era mai stata su un set cinematografico, ha trovato il suo posto con molta naturalezza, dando prova di grande personalità e di una presenza piena di vita. L’abbiamo diretta insieme, Ethan davanti alla macchina da presa e io dietro.

Come spesso fanno i bambini nei miei film, la ragazzina osserva con piglio filosofico lo scontro tra uomini vagamente smarriti e donne prigioniere del loro passato. Volevo fare un film che non fosse solo serio, ma anche leggero, in cui potessero coesistere i toni drammatici e quelli comici, come avviene nella vita reale. Mi auguro che la chimica tra gli attori e lo sguardo divertito della bambina riescano a creare il giusto registro. E per finire… Non posso concludere queste brevi dichiarazioni senza parlare di Catherine Deneuve. Senza mai lamentarsi delle incessanti modifiche alla sceneggiatura, è sempre riuscita a preservare intatta la gioia della recitazione. Che il mio film sia inserito nella sua filmografia – prestigiosa al pari della storia stessa del cinema francese – è per me una fonte di orgoglio e al tempo stesso di angoscia. Sul set, Catherine è stata allegra, adorabile, deliziosamente birichina e tutta la troupe è rimasta ammaliata da lei. Se una fresca brezza di allegria e di libertà percorre Le Verità, malgrado la storia si svolga prevalentemente all’interno della casa di famiglia, è sicuramente merito del fascino di Catherine e di Juliette e della dolcezza pervade il racconto dall’inizio alla fine. Le Verità è il risultato degli sforzi profusi dai miei attori e dai miei tecnici e della fiducia che hanno riposto in me. È stato realizzato dai migliori professionisti, a partire dal direttore della fotografia, Éric Gautier. Mi auguro che il piacere che ho vissuto io sul set si rifletta sullo schermo e che il pubblico esca dalla sala avendo gustato un po’ di felicità. Questa speranza è ancora più forte dalla perdita dell’attrice giapponese Kirin Kiki, deceduta lo scorso anno, che mi ha molto toccato sia come regista che come uomo e amico. Cosa rende una famiglia una famiglia? La verità o le bugie? E cosa scegliere tra una crudele verità e una dolce bugia? Sono le domande che non ho mai smesso di pormi facendo questo film. Spero che chiunque lo veda colga l’opportunità per trovare la propria risposta.

Per chi non lo conoscesse  il regista Kore-Eda Hirokazu È nato a Tokyo nel 1962. Nel 1995 il suo film d’esordio come regista, Maboroshi no hikari, ha vinto l’Osella d’oro per la fotografia alla 53. Mostra di Venezia. Nel 2004 ha presentato Dare mo shiranai (Nobody Knows) al Festival di Cannes, dove il protagonista, Yagira Yuya, ha vinto il premio come miglior attore. Soshite chichi ni naru (Like Father, Like Son) nel 2013 ha vinto il Premio della Giuria al Festival di Cannes e ha superato i record di incassi dei suoi film precedenti. Nel 2015 Umimachi Diary (Our Little Sister) ha debuttato in concorso al Festival di Cannes, e ha conseguito quattro premi, incluso quello per il miglior film e la miglior regia, al Japan Academy Prize, nonché il Premio del pubblico al Festival di San Sebastian. Nel 2016 Umi yory mo mada fukaku (After the Storm) è stato presentato in anteprima nella sezione Un Certain Regard del 69. Festival di Cannes. Nel 2017 Sandsome no satsujin (The Third Murder) ha debuttato in concorso alla 74. Mostra di Venezia e ha vinto sei premi al Japan Academy Prize. Nel 2018 Manbiki kazoku (Shoplifters; Un affare di famiglia) ha vinto la Palma d’Oro al 71. Festival di Cannes e ha infranto i record al box office dei suoi film precedenti.

 

 




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