La storia di San Tommaso apostolo

Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». Nasce dal Vangelo odierno di Giovanni la “fama” di San Tommaso apostoli della cui vita non è sgtato tramandato molto.
In genere quando si parla di San Tommaso si comincia dalla fine: da quando, cioè, dopo la Resurrezione, non essendo presente all’apparizione di Gesù agli apostoli, non crederà a quanto loro gli raccontano. Ma questo non deve far pensare che Tommaso sia un credente tiepido o, peggio, un peccatore. È solo un uomo la cui fede, profonda, è comunque messa a dura prova dalla vita e lui non lo nasconde: esprime i suoi dubbi, fa a Cristo le domande che gli occupano il cuore. Quando, ad esempio, Gesù vuole tornare a Betania dove è morto il suo amico Lazzaro e i discepoli hanno paura perché in Giudea il clima è tutt’altro che favorevole, è Tommaso a non avere dubbi, tanto da dire: “Andiamo a morire con lui”. Anche durante l’Ultima Cena, quando Cristo racconta di preparare un posto per ognuno nella Casa del Padre, Tommaso è disorientato, chiede al Signore dove va e come si può conoscere la via e allora Gesù risponde: “Io sono la Via, la Verità, la Vita”.
E arriviamo così al noto episodio dell’incredulità di Tommaso. Tutta la comunità degli apostoli è scossa dalla perdita di Gesù e dalla violenza della sua morte, ma Gesù è risorto e subito appare ai suoi per tranquillizzarli. Tommaso non c’è e al racconto degli altri non crede: forse per quella sua testardaggine innata, forse perché è dispiaciuto di non essere stato presente, ma esige di toccare con mano le ferite dei chiodi e quella del costato. È un uomo, in fondo. Gesù lo accontenta, tornando otto giorni dopo. Tommaso allora gli crederà subito, tanto da chiamarlo “Mio Signore e mio Dio”, come nessuno ancora aveva mai fatto. Gesù, infine, fa una promessa che è per tutta l’umanità, fino alla fine dei tempi: “Beati quelli che, pur non avendo visto, crederanno”.

I Vangeli canonici in cinque passi documentano i tre anni in cui san Tommaso fu discepolo di Gesù. Gli Atti degli Apostoli parlano del periodo che intercorre tra la Pentecoste e l’inizio della Evangelizzazione degli Apostoli nel mondo. Dagli scritti apocrifi si possono ricavare indicazioni utili sull’ultimo segmento della vita di Tommaso. Ci riferiamo agli Atti riconducibili al III secolo e al Vangelo di Tommaso del II secolo.

L’apostolo Tommaso partì dalla Palestina, attraversò la via di Damasco, ove si fermò per dirigersi in Siria e Mesopotamia, fino a raggiungere l’India settentrionale, che corrisponde all’odierno Pakistan. A Damasco, collegata alla Palestina da una importaTommaso con Gesù (dipinto)nte strada imperiale romana, l’apostolo soggiornò per alcun tempo ed evangelizzò le persone del luogo. Ancora oggi a Damasco, è visibile la porta più antica della città intitolata a san Tommaso, presso cui, intorno al IV VII secolo, fu costruita una chiesa dedicata appunto all’Apostolo. Non molto lontano il monastero di Deir Mar Touma, risalente al V secolo e successivamente andato distrutto, è oggetto di studi da parte di impegnati e noti ricercatori. Il sito ancora oggi è un luogo di devozione verso l’Apostolo.
Secondo Origene e la tradizione, Tommaso evangelizzò, intorno al 42- 49, i Parti, i Medi, i Persiani e gli Ircani, popoli confinanti e in relazione con l’India. Oggi i cristiani di san Tommaso dell’India si ritengono evangelizzati da san Tommaso.
Gli Acta Tomae, scritti originariamente in siriaco ad Edessa probabilmente alla scuola di Bardesane, gnostico del terzo secolo, sono giunti fino a noi con diverse interpolazioni e rifacimenti latini, quali il De Miraculis B. Thomae apostoli di san Gregorio di Tours e la Passio sancti Thomae. Gli Atti di Tommaso, pubblicati dalla collana biblica della casa editrice Marietti nel 1965, sono divisi in tredici capitoli e si chiudono con l’ultimo che parla del martirio di san Tommaso. Diamo una rapida sintesi. Nel primo Atto l’apostolo riceve per sorteggio l’evangelizzazione dell’India. Tommaso si rifiuta, perciò gli appare il Cristo che lo incoraggia. In India, l’apostolo incontra il mercante Habban, inviato dal re Gundaphor alla ricerca di un architetto, e continua la sua strada con lui. Tommaso e il mercante giungono ad Andrapoli e assistono alle nozze della figlia del re del luogo. Alla fine del pranzo l’apostolo intona un inno in ebraico nel quale invita gli sposi a vivere in castità. Gli sposi accettano, il re è furente e cerca i due presunti colpevoli, ma essi sono già saliti su una imbarcazione. Alla corte di Gundaphor (Atto II) Tommaso riceve l’incarico di costruire il palazzo, come presunto architetto. Esegue il lavoro, riceve il relativo compenso e poi lo distribuisce integralmente ai poveri. Il re si indigna e ordina di gettare in prigione Tommaso e il mercante per farli morire bruciati vivi. Durante la notte, muore il fratello del re , ma gli angeli lo riportano in vita e fanno capire al re che Tommaso ha costruito un palazzo celeste, non solo uno di mattoni. Gundaphor e il fratello si convertono, vengono battezzati e comunicati. Da quel momento le conversioni diventano sempre più numerose.
Negli altri capitoli seguono i racconti dei miracoli e i tentativi di persecuzione operati dal re Mazdai verso l’apostolo. Nell’ottavo e ultimo capitolo, Tommaso, trasportato su un alto monte, finisce ucciso a colpi di lancia dai bramini e il suo corpo trasportato ad Edessa. Gli antichi martirologi siriaci hanno identificato la data del martirio nel 3 luglio del 68. I cristiani del Coromandel ritengono l’anno 72 la data del martirio.
Ignazio Ortiz de Urbina il 29 dicembre 1953 nell’ateneo urbaniano de Propaganda Fide sostenne che nella Chiesa primitiva si seppe che san Tommaso era scomparso oltre l’Eufrate e il Tigri alla volta della Partia e che posteriormente arrivò un’eco sia pure generica della sua attività apostolica nell’India.
Secondo la tradizione orientale e alcune fonti di quella occidentale, intorno al 50, Tommaso tornò a Gerusalemme, dove si tenne il primo il primo concilio, anche se il suo nome non risulta menzionato negli Atti (canonici) degli Apostoli. Successivamente Tommaso riprese il secondo viaggio missionario nel quale trovò il martirio.

San Tommaso è uno dei dodici apostoli di Gesù, probabilmente suo coetaneo. Esercitava il lavoro di pescatore sul lago di Genezareth. Nel Vangelo di Marco Gesù salì sul monte, chiamò quelli che voleva che andassero con lui e ne costituì dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro; poi Giacomo di Zebedeo e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanerghes, cioè figli del tuono; e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda Iscariote, che poi lo tradì. ( Mc. 3,13-19) Il numero dodici era ricco di significati per il popolo ebraico.
Rappresentava le dodici tribù che pur nella diversità costituivano l’unità del popolo d’Israele. Gesù scelse i discepoli attraverso la chiamata e un incontro personale con loro e poi li chiamò apostoli. Ai chiamati Gesù affidò una missione specifica: mettersi in cammino, annunciare la Buona Novella, guarire gli infermi, donare gratuitamente, dal momento che gratuitamente avevano ricevuto il dono della fede e della vocazione. Tommaso si pone alla sequela di Gesù totalmente, con i suoi limiti e il suo entusiasmo. Spesso gli riusciva difficile capire i discorsi di Gesù.
Nei Vangeli sinottici Tommaso viene nominato insieme con Matteo, negli Atti sta accanto a Filippo. Tommaso e gli apostoli (vetrata Basilica)Il Vangelo di Giovanni parla di lui più degli altri, definendolo Didimo, cioè gemello. Esaminiamo le singole pagine evangeliche. Gesù, in una giornata molto particolare riceve il seguente messaggio dalle sorelle di Lazzaro: Signore, ecco colui che tu ami è malato. Gesù sapeva che quella malattia dell’amico sarebbe stato un mezzo per la glorificazione del Figlio di Dio. Per questo, dopo due giorni di sosta, disse ai discepoli: Andiamo di nuovo in Giudea. Ma i discepoli gli risposero che sarebbe stato molto rischioso ritornare in Giudea, dove proprio i Giudei avevano tentato di lapidarlo. Come sarebbe stato possibile tornarci di nuovo? Allora Gesù parlò della luce del giorno e delle tenebre della notte, del sonno di Lazzaro e della necessità di risvegliarlo. Ma gli apostoli non capirono. Gesù parlò più chiaro e disse che Lazzaro era morto, allora Tommaso, chiamato Didimo disse agli altri: “Andiamo anche noi a morire con lui” ( Gv. 11, 16) Tommaso in questo passo di Giovanni rivela una personalità determinata, disponibile a seguire Gesù sempre, fino a condividere con lui la stessa morte. Nell’Ultima Cena, mentre si avvicina il tempo della sua passione e morte, Gesù si rivolge ai discepoli e annuncia di andare a preparare un posto per loro, perché essi siano insieme con lui. Poi precisa: Del luogo dove io vado, voi conoscete la via. (Gv. 14,4) Tommaso, da uomo concreto, interviene dicendo: Signore, non sappiamo dove vai, e come possiamo conoscere la via? (Gv. 14,5) E Gesù risponde : Io sono la via, la verità e la vita.
La rivelazione di Gesù rivolta a Tommaso vale per gli uomini di tutti i tempi, perciò chiunque voglia intraprendere un cammino di fede potrà camminare al fianco di Tommaso e come lui accogliere la verità del Cristo morto e risorto per la salvezza della intera famiglia umana. Nel racconto della Passione di Gesù non si fa cenno a Tommaso, ma la sua sofferenza si capisce dagli avvenimenti successivi, che accadono dopo la Resurrezione. La sera di quel giorno, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: “Pace a voi” Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono nel vedere il Signore. Tommaso con Gesù (vetrata Basilica)Gesù disse loro di nuovo: Pace a voi! Come il padre ha mandato me, io mando voi. Detto questo, soffiò e disse loro: Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete non saranno perdonati. Quando i discepoli riferirono a Tommaso che avevano visto il Signore, lui stenta a crederci e afferma che se non lo vedrà con i suoi stessi occhi e non lo toccherà con le sue mani non crederà. (Gv. 20, 25) Otto giorni dopo la Pasqua, i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù a porte chiuse, stette in mezzo e disse: “Pace a voi“. Poi disse a Tommaso: Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco e non essere incredulo, ma credente. Gli rispose Tommaso: Mio Signore e mio Dio! Gesù gli disse: Perché hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto. (Gv. 20, 26-29) Tommaso, partito da una condizione di incertezza e di dubbio giunge alla più bella espressione di fede. Sull’esempio di Tommaso, ogni uomo di buona volontà, partendo dal dubbio, può andare alla ricerca della fede in qualsiasi momento della vita e approdare all’incontro con Gesù Eucaristia inizio e compimento di ogni storia di salvezza personale.

Riportiamo tutti i passi del Nuovo Testamento nel quale risulta presente l’apostolo oppure viene riportato soltanto il suo nome: “Ma Tommaso, chiamato Didimo, uno dei Dodici, non era con loro, quando venne Gesù. Gli dissero, dunque, gli altri discepoli: -Abbiamo visto il Signore- Ma egli rispose: -Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò- Otto giorni dopo, i discepoli si trovavano di nuovo in casa, e Tommaso era con loro. Venne Gesù a porte chiuse, stette in mezzo a loro e disse: -La pace sia con voi- Poi, rivoltosi a Tommaso, disse: – Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani. Avvicina la tua mano e mettila nel mio costato, e non essere incredulo, ma credente.- Tommaso gli rispose: -Signore mio e Dio mio!- Gli disse Gesù: – Perché mi hai visto, o Tommaso, hai creduto; beati coloro che non hanno visto ed hanno creduto” (Giovanni, 20, 24-29) “I nomi dei dodici apostoli sono questi: il primo, Simone, detto Pietro, e Andrea suo fratello, Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano..” (Matteo,10, 2-3) “Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso…” (Scelta dei discepoli) Marco 3, 18 “Matteo e Tommaso …” (Scelta dei discepoli) Luca, 6, 15 “ Disse allora Tommaso, chiamato Didimo, agli altri discepoli: -Andiamo anche noi, per morire con Gesù” Giovanni, 11, 16 “Tommaso gli disse: – Signore, noi non sappiamo dove tu vai; come possiamo conoscere la via?“- Giovanni, 14, 5 “Erano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Didimo…(Apparizione di Gesù al lago di Tiberiade) Giovanni, 21, 2 “ Entrati che furono in città, salirono nella stanza superiore della casa ove solevano ritrovarsi. C’erano Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea, Filippo e Tommaso…” Atti, 1, 13.

L’isola di Chios, compresa nell’arcipelago delle Sporadi e vicinissima alla costa turca, nell’antichità fu fiorente città della Ionia d’Asia e vanta di aver dato i natali ad illustri uomini, quali i poeti Omero e Ione, lo storico Teopompo e il filosofo Metrodoro. Conquistata dai romani nel 70 a. C. successivamente fece parte dell’Impero bizantino. Fu saccheggiata dagli Arabi nell’VIII secolo e dai Turchi nel 1089.
Dal 1204, inserita nell’Impero latino d’Oriente, poco dopo divenne oggetto di contesa tra Venezia e Genova, che cominciò lo sfruttamento nel 1261. I Turchi la conquistarono nel 1566.

il pio Leone salpa da ChiosTre galee ortonesi raggiunsero l’isola di Chios nel 1258. L’impero bizantino era in crisi, il regno di Nicea sostenuto dai Greci tentava di strapparle il primato. Manfredi, principe di Taranto e futuro re di Puglia e di Sicilia, legato per accordi al despota dell’Epiro, e al re di Gerusalemme suo nipote, aveva favorito degli accordi, con documentazioni giunte fino a noi, non solo con tutte le città portuali dell’Adriatico Ortona compresa, ma anche con la stessa Genova, nemica dichiarata di Venezia. Manfredi aspirava non solo a conquistare l’Italia settentrionale, come in parte fece, ma anche a diventare imperatore d’Oriente. A tale scopo preparò una flotta di cento galee militari e affidò il comando al suo grande ammiraglio Filippo Chinardo. La flotta raggiunse Nauplia di Romània e poi si divise. Una parte combatté intorno al Peloponneso e alle isole dell’Egeo, l’altra nel mare che lambiva la costa siriana di allora. Le tre galee di Ortona si spostarono sul secondo fronte di guerra e raggiunsero l’isola di Chios. Il racconto che segue è fornito da Giambattista De Lectis, medico e scrittore ortonese del Mille e cinquecento. Dopo il saccheggio, il navarca ortonese Leone si recò a pregare nella chiesa principale dell’isola di Chios e fu attratto da un oratorio adorno e risplendente di luci. Un anziano sacerdote, attraverso un interprete lo informò che in quell’oratorio si venerava il Corpo di san Tommaso apostolo. Leone, pervaso da una insolita dolcezza, si raccolse in preghiera profonda. In quel momento una mano luminosa per ben due volte lo invitò ad avvicinarsi. Il navarca Leone allungò la mano ed estrasse un osso dal foro più grande della pietra tombale, su cui erano incise delle lettere greche e raffigurato un vescovo nimbato a mezzo busto. Ebbe la conferma di quanto gli aveva detto l’anziano sacerdote e di trovarsi effettivamente in presenza del corpo dell’Apostolo. Tornò sulla galea e progettò il furto per la notte successiva, insieme al compagno Ruggiero di Grogno. I due così fecero. Sollevarono la pesante lapide e osservarono le reliquie sottostanti. Le avvolsero in candidi panni, le riposero in una cassetta di legno ( conservata ad Ortona fino al saccheggio del 1566) e le portarono a bordo della galea. Leone, poi, insieme con altri compagni, tornò nuovamente nella chiesa, prese la pietra tombale e la portò via. Appena l’ammiraglio Chinardo venne a conoscenza del prezioso carico trasferì tutti i marinai di fede musulmana su altre navi e ordinò di prendere la rotta verso Ortona.

il pio Leone approda ad OrtonaLa galea che recava le Ossa dell’Apostolo navigò in modo più sicuro e veloce delle altre ed approdò al porto di Ortona il 6 settembre 1258. Secondo il racconto di De Lectis, fu informato l’abate Iacopo responsabile della Chiesa ortonese, il quale predispose tutti gli accorgimenti per un’accoglienza sentita e condivisa da parte di tutto il popolo. Da allora il corpo dell’apostolo e la pietra tombale sono custoditi nella cripta della Basilica. Nel 1259 una pergamena redatta a Bari dal giudice ai contratti Giovanni Pavone, alla presenza di cinque testimoni, conservata a Ortona presso la Biblioteca diocesana, conferma la veridicità di quell’avvenimento, riportato, come detto, anche da Giambattista De Lectis, medico e scrittore ortonese del Cinquecento.
Attualmente, pertanto, abbiamo quattro prove della presenza dell’Apostolo in Ortona:

pietra tombale– 1 la pietra tombale, riconducibile all’arte siro-mesopotamica, è databile al terzo – quinto secolo sia sotto il profilo paleografico sia dal punto di vista iconografico. In essa è raffigurata una immagine a mezzo busto di uomo nimbato e benedicente con ai lati una scritta in caratteri greci onciali (o osios thomas, cioè san Tommaso. Va precisato che il termine osios era usato con il significato di santo solo nei primissimi secoli del Cristianesimo). Nella parte inferiore della lapide, poi, si aprono due fori di diversa dimensione come quelli presenti nelle tombe dei martiri, sempre dei primi secoli, e di san Paolo, per le reliquie da contatto e per le libagioni. Di essa si parla successivamente in modo dettagliato

 

Pergamena 1259– 2 la pergamena del 1259, conservata presso la biblioteca diocesana di Ortona, venne redatta a Bari dal giudice ai contratti G. Pavone, alla presenza di cinque testimoni. Un’altra pergamena dello stesso notaio, datata 1261 e riportata in un Codice barese, dimostra l’autenticità del documento, oltre la scrittura minuscola cancelleresca, le abbreviazioni ed altri elementi caratteristici del tempo storico di riferimento;

Ricostruzione scheletro San Tommaso– 3 la ricognizione scientifica del 1984 ha accertato che il corpo venerato in Ortona appartiene ad un soggetto longitipo, con ossatura gracile, di aspetto minuto con statura di 160 o 170 centimetri, di età scheletrica alla morte compresa tra i 50 e i 70 anni, affetto da una forma particolare di spondiloartrite anchilopoietica con localizzazioni anche alle piccole articolazioni delle mani, portatore di un piccolo osteoma del cranio in regione frontale e di ossa soprannumerarie lungo una delle suture della volta cranica. Detto individuo mostra le tracce di una frattura dell’osso zigomatico destro provocata da un affilato fendente poco prima o poco dopo il decesso;

Reliquia San Tommaso Bari– 4 La reliquia di San Tommaso apostolo conservata a Bari è un osso radio sinistro, mancante nel corpo di Ortona, complementare e compatibile con lo stesso corpo. Il Cronicon barese chiarisce che un vescovo francese, cugino di Baldovino di Le Bourg signore di Edessa, nel 1102, di ritorno dalla Terra Santa e da Edessa, lasciò a Bari, presso la basilica di San Nicola, la reliquia di san Tommaso apostolo.

 

 

Pietra tombale

La pietra tombale, portata a Ortona da Chios insieme alle reliquie dell’Apostolo, attualmente è conservata nella cripta della Basilica di san Tommaso, dietro l’altare. L’urna contenente le ossa, invece è posta sotto l’altare. La lapide ha le dimensioni di cm. 137 x cm. 48 e lo spessore di cm.52 circa. Dalla tradizione è definita pietra calcedonio.
Essa è il coperchio di un finto sarcofago, forma di sepoltura abbastanza diffusa nel mondo paleocristiano, quale parte superiore di una tomba di materiale meno pregiato.
La lapide presenta un’iscrizione ed un bassorilievo che rinviano, sotto molti punti di vista, all’area siro-mesopotamica.Pietra tombale Tommaso apostolo
Sull’iscrizione è possibile leggere, in caratteri greci onciali, l’espressione o osios thomas, cioè san Tommaso. Essa è databile dal punto di vista paleografico e lessicale al III-V secolo, epoca in cui il termine osios viene ancora usato quale sinonimo di aghios, nel senso che santo è colui che è nella grazia di Dio ed è inserito nella Chiesa: i due vocaboli, di conseguenza, indicano i Cristiani. Nel caso particolare della lapide di san Tommaso, poi, la parola osios può essere agevolmente la traduzione del termine siriaco mar (signore), attribuito nel mondo antico, ma anche ai giorni nostri, sia ad un santo sia ad un vescovo. Con tale termine, pertanto, si voleva indicare l’apostolo come primo vescovo della chiesa locale.
Guardando, tuttavia, con più attenzione l’iscrizione, è possibile notare che sopra le due parole sono tracciati dei segni che rinviano alle indicazioni paleografiche per la presenza di abbreviature per contrazione: in tal caso le parole potrebbero significare il reale san Tommaso.
Al centro della lapide è stato inciso un bassorilievo con l’immagine di un religioso, nimbato, in atto di impartire, con la mano destra, la benedizione (secondo il rito della Chiesa Orientale ed indicante le prime due lettere, in greco, della parola Cristo). Nella sinistra tiene un oggetto solitamente inteso come una croce, ma il patibulum è troppo corto. Dunque potrebbe essere anche una spada, con chiaro riferimento al martirio del Santo. Infatti gli Atti di Tommaso parlano di morte per un colpo di lancia o di spada. L’ultima ricognizione delle ossa del Santo, effettuata nel 1984, ha dimostrato che l’individuo aveva ricevuto un fendente in pieno volto poco prima o immediatamente dopo il decesso. Se invece si vuole attribuire un significato ampiamente teologico, allora possiamo indicare “la spada dello Spirito”, che nell’ottica cristiana, diventa con la croce speculare strumento per il trionfo della forza della Parola.
Iconograficamente, poi, il bassorilievo non discorda dalle caratteristiche artistiche dell’area siro-mesopotamica dei primi secoli dell’era cristiana. Significative, in particolare, sono le somiglianze con l’immagine di Aronne ritrovata nella sinagoga di Doura Europos datata al 250, e di alcune lapidi tombali, databili al I-II secolo, provenienti dall’area cimiteriale di Edessa. Proprio in quella città, oggi Sanliurfa, il corpo del Santo è stato conservato per alcuni secoli, per poi essere trasferito a Chios da dove è giunto in Ortona.
L’appartenenza della lapide ad un’area periferica del mondo ellenistico giustificherebbe ampiamente l’uso della parola osios per tradurre il siriaco mar ed il piccolo errore ortografico della parola Thomas, la cui o, in greco, è un omicron e non un omega, come solitamente il nome è scritto correttamente. Nelle aree ellenistiche di lingua semitica, infatti, frequentemente si rintraccia la confusione tra vocale greca lunga e breve: ciò è determinato da diversità di pronuncia e difficoltà di trascrivere termini provenienti da un ceppo linguistico con un sistema vocalico ben diverso. Nella parte bassa della lapide, inoltre, sono presenti due fori di differenti dimensioni, come quelli che si ritrovano in varie sepolture dei primi secoli del Cristianesimo, e in quella di san Paolo, al fine di introdurre balsami o fare libagioni sulla tomba del defunto. Quando si trattava della tomba di un martire, quello più ampio serviva anche per fornire reliquie da contatto.

 

mappa viaggio reliquie tommaso

 

Brevissima storia di s.Tommaso

 

Secondo un’antica tradizione, SAN TOMMASO iniziò la sua opera di evangelizzare dalla Siria, passando poi in Mesopotamia, dove fondò la sua prima comunità in Edessa, l’attuale Sanliurfa turca, poi raggiunse Babilonia, dove fondò un’altra comunità presso cui visse sette anni. Quindi si spinse fino all’India sud-occidentale, che raggiunse via mare nell’anno 52, dove iniziò la predicazione nella città portuale di Muziris e fondò successivamente numerose comunità cristiane in tutta la regione del Kerala. Dall’India si recò in Cina per poi tornare ancora in India sulla costa sud-orientale del Coromandel morendo a Mylapore e lì sepolto. Nel III secolo avvenne nel sud dell’India una delle prime violente persecuzioni anti-cristiane e i fedeli vollero salvare le ossa di San Tommaso trasportandole nella sua prima comunità, Edessa (circa nel 232), da cui, poi, vennero traslate in un luogo ritenuto ancora più sicuro: l‘Isola di Chio(circa nel 1146). San Tommaso riposò fino a quando, nel 1258, arrivarono a Chios alcune galee armate che facevano parte della spedizione militare organizzata nell’Egeo da Manfredi, Principe di Taranto e futuro re delle Sicilie, desideroso di estendere il suo dominio in Oriente dove l’Impero di Bisanzio era ormai in agonia. Dopo il saccheggio dell’isola, il 10 agosto, il pio navarca Leone, comandante delle 3 galee di Ortona, aiutato da pochi compagni fidati, trafugò da Chios le ossa di s.Tommaso e la lapide marmorea che le copriva, spiegando immediatamente le vele per l’Italia. Il 6 settembre 1258 Leone e le sue 3 galee entrarono nel porto di Ortona e la popolazione portò in processione ossa e lapide fino alla Chiesa Madre di s.Maria degli Angeli, trasformata nei secoli in Cattedrale e Basilica e cambiando anche il nome, dove s.Tommaso ancora riposa, ormai da più di 750 anni.

Secondo la tradizione Santa Brigida visitò due volte la tomba dell’Apostolo in Ortona. Un’antica chiesa di Arielli a lei dedicata, in memoria del suo passaggio, e il cippo posto davanti alla chiesa di San Rocco, a Porta Caldari di Ortona, testimoniano ancora oggi il pellegrinaggio della santa nella nostra città. Ebbene, nel 1365 Brigida si recò ad Assisi per visitare la tomba di San Francesco, dove si trattenne per qualche tempo, poi si diresse verso il sud per andare a pregare sulle tombe degli apostoli: san Tommaso ad Ortona, san Matteo a Salerno e sant’Andrea ad Amalfi. Le notizie allora giungevano a Roma abbastanza agevolmente, dal momento che l’Anno Santo del 1350 aveva richiamato a Roma tantissimi pellegrini, che viaggiavano in carrozza, oppure in barca lungo le vie fluviali. Come riporta il processo di beatificazione, citato da Antonio Politi parroco della cattedrale di San Tommaso dal 1964 al 2000, Santa Brigida giunse in Ortona ad estate inoltrata, in un periodo tra il 1365 e il 1370. Era accompagnata dal vescovo svedese Thomas Joansson, da sacerdoti svedesi, dalla figlia e da una nobile romana. Giunta alle porte di Ortona, la comitiva non poté entrare in città a causa di un forte temporale, perciò fu costretta ad attendere il mattino successivo. Obelisco in ricordo del passaggio di S.BrigidaSubito dopo la santa si recò sulla tomba dell’Apostolo, dove ebbe la seguente rivelazione: Allora udì una voce che diceva Io sono il Creatore di tutte le cose e il Redentore….si deve dire e predicare in maniera molto sicura che come i corpi degli apostoli Pietro e Paolo sono a Roma,, così le reliquie di san Tommaso mio apostolo sono in Ortona. Poi le apparve Tommaso e le disse: ti darò il tesoro desiderato ormai a lungo da te. Nello stesso momento, senza che nessuno toccasse la cassa contenente le ossa dell’apostolo, apparve un frammento del dito di Tommaso, che Brigida conservò gelosamente e che oggi si conserva nella Basilica di Santa Croce in Gerusalemme a Roma. Brigida morì il 23 luglio del 1373 e fu canonizzata il 7 ottobre 1391. Nel processo di beatificazione, il 31 agosto 1379, la figlia raccontò tutto quello che era successo in Ortona, dal momento che era presente anche lei. Riferì che era stata due volte in Ortona per visitare la tomba dell’apostolo Tommaso. Il sarcofago era ben chiuso, ma nonostante questo, ella vide con i propri occhi che un pezzo di osso del dito dell’Apostolo uscì dalla cassa sigillata e si pose nelle mani di Brigida. Lei con grande devozione lo mostrò dall’altare ai suoi confessori, al vescovo e all’intera comitiva. Poi raccontò che la madre aveva tanto desiderato possedere una reliquia dell’apostolo e nel primo viaggio aveva fervidamente pregato per ottenere questo miracolo. San Tommaso le era apparso e le aveva detto: Torna qui e io soddisferò il tuo desiderio. La figlia concluse il racconto dicendo che tutta Ortona parlava dell’avvenimento straordinario. Le rivelazioni di santa Brigida di Svezia, riferite dallo scrittore ortonese del Mille e Cinquecento De Lectis, sono state tradotte nel 2005 da Antonio Falcone.
Dopo la visita di santa Brigida in Ortona, personalità più o meno famose, laici e religiosi sostarono sulla tomba dell’Apostolo per pregare. Nel 1933 le ferrovie dello Stato dovettero approntare treni speciali diretti a Ortona per far fronte alla massa dei pellegrini.
I pellegrinaggi attraverso l’Abruzzo si verificarono fin dal lontano 1097, quando il papa Urbano II venne a Chieti per convincere i Normanni a partecipare alla prima crociata, già in atto dall’anno precedente. I crociati provenivano dai paesi europei e dal nord dell’Italia, attraverso la via francigena. Si fermavano abitualmente a Roma e a Montecassino. A Ortona i due monasteri benedettini di San Marco e di San Martino, facilmente raggiungibili attraverso le vie fluviali, furono due centri di raccolta dei pellegrini, prima che si imbarcassero dai porti pugliesi, diretti verso la Terra Santa.

 

 




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