Movienerd: un nuovo ruolo da medico per i 70 anni di Carlo Verdone

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Verdone – A festeggiare i 70 anni di Verdone doveva esserci anche l’uscita del suo film ‘Si vive una volta sola’ fissata per il 26 novembre, ma fermata dal Covid e dal decreto che ha chiuso cinema e teatri. In quarant’anni di carriera per Carlo Verdone, ventisette film da regista, trentanove da attore.

Ventisette film da regista, trentanove da attore, con l’ultima fatica ‘Si vive una volta sola’ fermata due volte dal Covid (doveva uscire a febbraio, poi questo novembre, è ancora fermo ai box e si narra della sua uscita nella primavera del 2021), Il produttore Aurelio De Laurentiis ha definito il film “un inno alla vita” presentandolo, ormai un anno e mezzo fa nell’incontro con la stampa su set pugliese.
Girato in Puglia, tra Bari, Monopoli, San Vito di Polignano, Otranto, Castro, Sant’Andrea, Porto Badisco, Santa Cesarea Terme e Serrano, location dei quattro giorni del movimentato viaggio estivo che coinvolge i quattro protagonisti è la storia, un po’ alla ‘Amici miei’ di un’equipe autorevole e affidabile in sala operatoria tanto da essere quella da cui si fa curare il Papa, ma sconclusionata e fragile nella vita privata, che i quattro, maestri della sala operatoria ma anche della goliardia, riempiono di beffe e scherzi vari.

Verdone è Umberto Gastaldi, un famoso primario, chirurgo oncologo, a capo di un’equipe composta dal suo aiuto Max Tortora, dall’anestesista Rocco Papaleo e dalla ferrista Anna Foglietta, tre attori con cui Verdone non aveva mai lavorato prima e che danno vita a un quartetto legatissimo nella vita professionale e in quella privata, campioni di amicizia e battute in sala operatoria e scherzi.

Il cinema era scritto nel suo destino. Suo padre, Mario, celebre critico cinematografico, docente universitario e dirigente per molti anni del Centro sperimentale di cinematografia, trasmise la passione ai figli, non solo a Carlo, ma anche a Luca (regista di documentari) e a Silvia, moglie di Christian De Sica, nota in casa come la ribelle e affermatasi come buona produttrice in teatro e al cinema.

Nato a Roma il 17 novembre 1950 Carlo Verdone ha come secondo nome Gregorio che nella tradizione è di buon auspicio e infatti la sua carriera, come si dice nella Capitale, è stata “un gran Gregorio”.
Di fronte alla sua casa, in pieno centro tra via dei Pettinari e via delle Zoccolette, viveva Alberto Sordi, che lui da piccolo avvertiva già come un mito. Negli anni successivi racconterà dei sassi che lanciava contro la finestra dell’attore e della sorella che furente lo sgridava dal balcone.
E’ il primo contatto con un attore storico che in molti hanno tentato di accostargli per via di quella capacità di raccontare i personaggi anche più differenti, di trasportare sul grande schermo vizi e virtù di un popolo. Negli anni i due hanno lavorato assieme, come in “Troppo forte” e in “Viaggio con papà’”.
Carlo Verdone è uno studente modello, laureato col massimo dei voti, diplomato al Centro Sperimentale prima ancora della laurea, appassionato di musica rock tanto quanto del buon cinema, specie americano.
Se i suoi primi cortometraggi sembrano influenzati dalla cinefilia sperimentale e poetica (“Poesia solare”, “Elegia notturna”), nelle cantine del teatro di quartiere si scatena con una serie irresistibile di numeri da cabaret. A scoprirne il talento fu il critico Franco Cordelli che su Paese Sera scrisse una divertita ed entusiasta recensione. Enzo Trapani attirato da quella nomea crescente lo volle in “Non stop”, il programma Rai che lancerà i più grandi comici di quella generazione.
Quei personaggi fecero appassionare Sergio Leone che intuì il potenziale dell’attore. Il primo film fu un “Sacco bello”, un cult per eccellenza, poi arrivò “Bianco, rosso e verdone” con la Sora Lella. Battute e malinconia Il comico è il suo marchio di fabbrica, ma Verdone insegue già percorsi più ambiziosi e segreti come si vede in “Borotalco” del 1982. Nonostante la pressione dei produttori punta a ritrovare i sapori della migliore commedia all’italiana e per questo avrà in Alberto Sordi un altrettanto indispensabile mentore.
Due volte faranno coppia a regie alternate: “In viaggio con papà” e “Troppo forte”, tanto che il grande Alberto lo elegge a suo discepolo prediletto; ma anche da questa maschera Verdone sfuggirà presto guardando al cinema americano.
Arrivano “Acqua e sapone” e “Compagni di scuola”, “Stasera a casa di Alice”, “Perdiamoci di vista”. Verdone in queste pellicole continua a fare ridere, ma stavolta tinge le storie con una leggera pennellata di malinconia.
Mette in campo le sue passioni (il rock) e le sue fobie (l’ansia) in racconti personali come “Maledetto il giorno che ti ho incontrato” o “Ma che colpa abbiamo noi”, cerca di mettere se stesso e le sue fragilità in lavori come “Io e mia sorella” o “Al lupo al lupo”.
Non mancano invasioni nel campo della comicità pura e neanche il ritorno alle “sue maschere” rispolverate e attualizzate con successo come in “Viaggi di nozze” o in “Grande, grosso e Verdone”:​ “Sono personaggi entrati nell’immaginario collettivo, così come i tormentoni tipo ‘O famo strano?’ citato pure nei titoli dei giornali, per i più svariati argomenti”, disse in un’intervista, raccontando di essere affezionato a tutti ma soprattutto al coatto romano e che Furio se lo inventò mixando la pignoleria di un suo zio ai tratti di un professore di latino e greco.
Tra le sue grandi passioni, la chitarra elettrica, la batteria e Jimi Hendrix, e soprattutto fotografare le nuvole (ha realizzato oltre mille scatti, parte dei quali recentemente esposti al museo Madre di Napoli) ed il grande capitolo della medicina.
Qualche giorno fa, ospite di ‘Tale e quale show’ su Raiuno, Carlo Verdone ha tentato di sdrammatizzare l’epoca Covid, consigliando una sfilza di farmaci a Carlo Conti, appena scopertosi positivo e in collegamento da casa sua. La passione e le approfondite conoscenze in materia medica e farmaceutica ormai leggendarie gli hanno regalato otre all’iscrizione ad honorem nell’albo dei farmacisti anche una laurea in Medicina honoris causa nel 2007 da parte dell’Università Federico II di Napoli.
La curiosità però, ha recentemente precisato Verdonei non è da confondere con l’ipocondria che gli viene da sempre attribuita ma di cui si professa non affetto, altrimenti, ha detto, non si sarebbe operato alle anche nel settembre scorso, in piena emergenza coronavirus.
La sua, ha detto, “è una passione privata, la gente mi chiama e io rispondo come Cotti Borroni in ‘Viaggi di nozze’: “No, non mi disturba affatto”.
Verdone festeggia 70 anni, vantando quarant’anni di carriera sul grande schermo premiata con un infinità di riconoscimenti, tra cui nove David di Donatello.




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