Che fine ha fatto la Politica?

Che fine ha fatto la Politica? di Dario Del Buono

Il dato più sconcertante per l’Italia di questo inizio secolo, è il costante depauperamento di valori, di Diritti acquisiti anche con lotte sociali, di Doveri non procrastinabili e di elementi fondanti una Società evoluta quali Sicurezza, Decoro, Identità (qualunque essa sia).

Certo, non è un problema solo Italiano ma da noi gli effetti sono raddoppiati e peggiori. La decadenza che stiamo vivendo riguarda tutto il vecchio Continente, sia i Paesi al di qua che al di là della vecchia Cortina di Ferro. Ovvio per motivi diversi, in quanto le nazioni dell’est che erano sotto il dominio dell’URSS,dopo la caduta del muro di Berlino, hanno dovuto affrontare l’impatto con la libertà di pensiero, d’intrapresa e di parola già dall’inizio degli anni 90.

Oggi in nome della GLOBALIZZAZIONE tutto è permesso e i nostri politici dell’ultimo ventennio ne sono i fautori più agguerriti. Ma chi si è accorto che al di là delle quattro chiacchiere all’ordine del giorno in Parlamento, è da anni che manca una guida lucida del Paese in grado di determinare soluzioni a questa continua decadenza socio/culturale italiana ed Europea?

Avendo una certa età ed essendo stato rappresentante nazionale delle Pmi artigiane dell’alimentazione, ho vissuto i vizi e le virtù della Prima Repubblica che veniva anche da me criticata per le incongruenze dei politici di allora. Ebbene vi posso garantire che pur essendo la Politica bloccata dalla situazione internazionale che si era determinata dalla fine della seconda guerra mondiale e “Staticizzata” dalla successiva guerra fredda, i protagonisti dell’epoca rispondevano e come alla società civile e mai si sarebbero prestati al gioco al massacro che gli attuali rappresentanti in Parlamento, avallano ogni giorno nei confronti del loro stesso Popolo.
Certo, erano condizionati dalle ideologie ed anche all’epoca erano una Casta con tanti privilegi, c’era la corruzione ma di questa non ne troviamo cronaca fin dalla storia dell’Impero Romano? E comunque non si era mai arrivati alla situazione attuale, si aveva una visione autonoma di come interagire con le altre nazioni e con le super potenze, nonostante fossimo una Nazione perdente, avevamo il coraggio di anteporre Mattei e l’Eni alle “Sette Sorelle” negli anni ‘50 o di puntare i fucili dei bersaglieri contro i Marines nell’85 che a Sigonella volevano prendere da un Aereo il terrorista Abu Abas. Chissà se ancora oggi siamo salvi dagli attacchi degli integralisti non lo dobbiamo alla politica di allora …?

Negli ultimi vent’anni c’ha provato Berlusconi a fare come fecero Fanfani con Mattei e cioè accordi con Libia e Russia sull’energia ed in particolare il gas, abbiamo visto e stiamo vedendo cosa è successo. Ovvero Berlusconi non può più fare il Premier, Gheddafi è morto e la Libia non è più un paese, mentre la Russia è colpita da sanzioni economiche assurde.

Va da se che oggi chi governa l’Italia sia ben accetto da chi decide le sorti del Mondo.

Ma chi decide?

E sopra a tutto chi mette in testa ai burocrati europei di fare leggi come quella che permette la produzione del cioccolato con grassi vegetali al posto del burro di cacao o costringere i pescatori a scrivere in apposito registro il nome del pesce pescato in latino prima d’entrare in porto? E c’era proprio la necessità di legiferare sulla cucina a base di insetti e scarafaggi mentre si proibisce l’esportazione della mozzarella fatta secondo la tradizione secolare e il “gusto” con latte fresco di bufala, accampando assurde norme d’igiene?

L’Igiene pubblica. Quella che obbliga a 12 vaccinazioni i nostri figli e che ha vietato lo zucchero in contenitori liberi quando tutti sanno che lo zucchero è un antibatterico e conservante per antonomasia, costringendo a distribuirlo in bustine e così determinandone uno spreco assurdo.

Ma quanti di voi che leggete siete al corrente che la comunità europea fino a ieri e la UE oggi, ancora paga i contadini ed i loro eredi che dagli anni 70 hanno accettato di lasciare incoltivati milioni di ettari di terreno mentre le “fattorie” automatizzate di De Benedetti (un nome a caso) sfruttano in maniera innaturale con l’uso di pesticidi, concimi chimici ed anticrittogamici, sempre e solo gli stessi appezzamenti oppure si permette l’importazione di pomodori dalla Cina ed Olio dall’Africa del nord?

Stendiamo poi un velo pietoso sulla legislazione derivante dalle direttive UE che norma la produzione del latte perché come dice il proverbio e inutile piangere su quello versato …!

E che dire degli accordi commerciali internazionali? In che modo si è deciso di accettare il fatto che a negoziare e decidere in sede deliberante sulla trattativa in essere per il Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti (in inglese Transatlantic Trade and Investment Partnership, TTIP), inizialmente definito Zona di libero scambio transatlantica (TransAtlantic Free Trade Area, TAFTA), che di fatto è un accordo commerciale di libero scambio in corso di negoziato dal 2013 tra l’Unione europea e gli Stati Uniti d’America. sia il Consiglio per la Cooperazione Regolativa (RCC)? Di fatto questo organismo è stato chiamato a fissare gli standard transatlantici di libero scambio, scavalcando i Parlamenti e sottraendo al controllo democratico decisioni fondamentali per i cittadini, da chi è coordinato e/o a quali logiche decisionali risponde?

L’obiettivo dichiarato è quello di integrare i due mercati più grandi del pianeta, riducendo i dazi doganali e rimuovendo in una vasta gamma di settori le barriere non tariffarie, ossia le differenze in regolamenti tecnici, norme e procedure di omologazione, standard applicati ai prodotti, regole sanitarie e fitosanitarie. Ciò renderebbe possibile la libera circolazione delle merci, faciliterebbe il flusso degli investimenti e l’accesso ai rispettivi mercati dei servizi e degli appalti pubblici.

Se il progetto andasse in porto, verrebbe creata la più grande area di libero scambio esistente, poiché UE e USA rappresentano circa la metà del PIL mondiale e un terzo del commercio globale. L’accordo potrebbe essere esteso ad altri paesi con cui le due controparti hanno già in vigore accordi di libero scambio, in particolare i paesi membri della North American Free Trade agreement(NAFTA) e dell’Associazione europea di libero scambio (EFTA).

Tutto bello vero? Peccato che gli standard previsti dalla normativa europea nel settore energetico sono di intralcio al libero mercato: ad esempio, potrebbero essere abbattuti i limiti sulle tecniche di fracking in sede di accordo per il TTIP, inoltre negli Stati Uniti il principio di precauzione non vale e le sostanze chimiche sono considerate sicure fino a prova contraria, esattamente l’opposto di quanto accade in Europa. I nostri standard di sicurezza potrebbero esserne fortemente indeboliti.

Poi sarà inevitabile che siano a rischio le norme europee su OGM, sull’uso di pesticidi ed etichettatura dei prodotti che già oggi sono passibili di modifiche in peggio nelle direttive UE per l’informazione ai consumatori, senza contare che se apriamo le porte ai prodotti dell’agricoltura industriale americana vorrebbe dire mettere in ginocchio la nostra agricoltura sostenibile e piccoli coltivatori.

E gli Stati come l’Italia, una volta che sia stato approvato il TTIP, se la dovrebbero vedere con le conseguenze delle decisioni dell’Investor-State Dispute Settlement (ISDS) che è l’organo di arbitrato internazionale, costituito da arbitri scelti con metodi extragiudiziali, chiamato a decidere sulle controversie fra investitori privati e Paesi aderenti. In casi di controversie le multinazionali potrebbero accusare gli Stati di intralciare il libero mercato e i cittadini rischierebbero di dover pagare di tasca propria!

Anche per tutto ciò quale è stato l’iter di formazione del consenso politico a questa decisione di farsi passare sopra le teste l’eventuale approvazione del TTIP? Chi li consiglia?

Quando i nostri Padri costituenti hanno creato il CNEL, inserendolo addirittura come terzo Organo dello Stato nella Costituzione, dopo Il Presidente della Repubblica e la Corte Costituzionale, diedero un chiaro indirizzo a come si sarebbe dovuto formare il consenso e quindi l’agire della Politica nelle leggi che avrebbero governato l’Italia del dopo guerra. E questo è vero al punto che gli Statuti degli organismi territoriali della Democrazia Cristiana prevedevano tutti la cooptazione nei direttivi di partito dei rappresentanti delle associazioni di categoria presenti sul territorio.

Oggi tutto questo non accade più. Nei decenni seguenti Tangentopoli, che sancì di fatto la fine della prima Repubblica, a colpi di cambiamenti statutari si sono trasformate le Confederazioni di rappresentanza delle PMI in associazioni d’affari che non svolgono neanche un sana azione di Lobby verso il Parlamento ed il Governo.
Dico anche che ormai è palese ed io ne sono sicuro che chi ci governa oggi a qualcuno risponde ma che questi non è il Popolo Italiano ne le sue forme di rappresentanza dette comunemente Società civile.

Allora la domanda diventa un’altra: questa, se non è più Politica, è Dittatura?

Dario Del Buono




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