POLITICA ESTERA – Israele verso il quinto voto in tre anni

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Israele  si prepara a tornare al voto, ancora una volta. L’attuale governo, al cui interno sono rappresentati ben otto partiti comprese forze di sinistra e della destra nazionalista, non è in grado di andare avanti. A prendere la decisione sono stati il primo ministro israeliano, Naftali Bennettm, e il ministro degli Esteri, Yair Lapid, annunciando che nel corso della prossima settimana il Parlamento voterà sullo scioglimento della Knesset.

La decisione di Bennet di cui – secondo i media israeliani – né il ministro della Difesa né quello degli interni erano a conoscenza, è stata accolta con sorpresa nei corridoi della Knesset. Ma che il governo fosse in bilico era cosa nota a tutti: nato con un solo seggio in più rispetto all’opposizione, l’esecutivo aveva perso la maggioranza in parlamento a maggio, passando da 61 a 60 seggi su 120. Il vero ‘schiaffo’ è arrivato però agli inizi di giugno quando l’aula ha rigettato il ‘West Bank bill’, il provvedimento – rinnovato ogni cinque anni fin dal 1967 – che estende le leggi di diritto israeliane ai residenti degli insediamenti ebraici in Cisgiordania. La mancata approvazione è stata un duro colpo per il governo, il cui scioglimento determinerà ora una proroga automatica del disegno di legge. A traghettare il paese verso il voto – come stabilito negli accordi di governo in cui per la prima volta partecipava un partito arabo islamista – sarà il centrista Lapid, attuale ministro degli Esteri. Sarà lui – con ogni probabilità – ad accogliere il prossimo 13 e 14 luglio il presidente americano Joe Biden in visita in Medio Oriente. Un passaggio non scontato, agevolato dal comportamento ‘responsabile’ di Bennett ma che non tutti in Israele vedono di buon occhio. E che qualcuno, come l’ex premier Netanyahu, potrebbe cercare di mandare a monte.

Secondo il primo sondaggio, realizzato da Radio 103 FM i partiti dell’attuale coalizione di governo otterrebbero insieme 55 seggi, mentre l’ex premier Benjamin Netanyahu e il suo blocco porterebbero a casa 59 dei 61 seggi necessari. Una situazione di stallo, simile a quelle che si sono susseguite negli ultimi tre anni, in cui nessuno dei due blocchi otterrebbe la maggioranza, richiedendo la formazione di un governo di minoranza che riceva il sostegno di partiti esterni alla coalizione. Intanto, all’interno delle diverse formazioni, il dibattito è aperto: Naftali Bennett, contrariamente alle voci che lo danno prossimo al ritiro dalla politica, sarebbe pronto a candidarsi ancora una volta come leader del partito della destra religiosa Yamina, ma secondo le stime le sue probabilità di superare la soglia elettorale sono scarse. Lapid, da parte sua, cercherà di posizionare il suo partito Yesh Atid come leader del blocco di centro-sinistra, anche a spese dei suoi attuali partner della coalizione, Partito Laburista e Meretz. Ma è a destra della mappa politica che si prepara il campo per una vera e propria battaglia. Se tra i partiti Haredi c’è agitazione per il deputato di estrema destra Itamar Ben-Gvir, la cui agenda politica sta guadagnando popolarità tra i giovani, nel Likud, dove presto si terranno le primarie, l’obiettivo dichiarato è boicottare il progetto di un abbassamento dello sbarramento elettorale. Una simile iniziativa – è timore condiviso – dividerebbe il blocco di destra e porterebbe alla nascita di nuove fazioni politiche.

L’ACCADUTO

Aprile 2019. Israele andava al voto, ma mai avrebbe pensato che nei tre anni seguenti le urne sarebbero state aperte altre quattro volte. Quella a cui va incontro il Paese è infatti la quinta tornata elettorale in poco più di tre anni. L’attuale legislatura, la cui fine è stata annunciata nelle scorse ore, si sarebbe dovuta concludere tra poco più di un anno, nell’agosto 2023, per dare forma all’annunciata staffetta tra Bennett e Lapid. Il governo Bennett, infatti, si era insediato esattamente un anno fa, il 13 giugno 2021. Fin da subito era apparso fragile, con la maggioranza legata ad un solo seggio. Un parlamentare in più rispetto all’opposizione, con la maggioranza che da un mese, in realtà, non era neanche più tale nei numeri.

In Italia tutto questo sarebbe impossibile causa poltronite!




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