POLITICA – MATTEO MONTEVECCHI LASCIA LA LEGA: ECCO LE SUE ULTIME DICHIARAZIONI

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POLITICA – L’ex leghista Matteo Montevecchi dapprima è intervenuto duramente sul caso Roccella e poche ore dopo si è dimesso dalla Lega con un comunicato che fa fortemente riflettere. Partiamo proprio da quest’ultimo…..

Cari amici, ho preso una decisione dopo una lunga riflessione. Formalizzo oggi la mia uscita da una Lega che ha smarrito coerenza e identità. Questa riflessione non è stata affatto silenziosa, ma caratterizzata da continue prese di posizione personali e in controtendenza rispetto alla linea ufficiale del partito. Non sono felice di questa scelta, poiché il progetto a cui ho aderito con convinzione nel 2019 non esiste più. Si è poco a poco snaturato ed è scaturito in pesanti contraddizioni che ho sempre cercato di sollevare per fare ritrovare la bussola e cambiare rotta. Dai vertici del partito però non è mai arrivato un vero e proprio mea culpa sui grossi errori commessi in questi ultimi anni.
Le scelte intraprese dalla Lega, a partire dal sostegno al governo Draghi, al Green Pass e proseguite con l’appiattimento su politica estera, guerra, invio armi a Zelensky, hanno originato in me una grande ferita che non si è più rimarginata. Inizialmente ho provato a cambiare e incidere dall’interno, portando avanti una certa linea che però non ha avuto il seguito politico sperato. Di lì a poco ho constatato di essere divenuto minoranza nel partito e di aver perso la battaglia. Ho continuato a manifestare una voce diversa fino ad oggi, guadagnando solo prese di distanza e richieste di dimissioni nei miei confronti da parte degli organi ufficiali a causa delle mie critiche. La linea rossa che mi ero dato è stata passata, credo sia chiaro a tutti ora che le mie posizioni, le idee in cui credo, non hanno più una reale e concreta cittadinanza all’interno del partito, se non di facciata. Ci ho provato fino all’ultimo, ma non mi resta che prenderne atto e trarre queste conclusioni.
Ritengo che non sia sufficiente riciclare pur condivisibili slogan come “Più Italia e meno Europa” per recuperare credibilità e fiducia. Le parole devono essere sempre seguite dai fatti e non puntualmente disattese, come accaduto troppo spesso. Basti pensare al già citato sostegno a Draghi e al liberticida Green Pass (che la Lega a parole non avrebbe mai e poi mai sostenuto, per poi finire per votarlo in tutte le sue molteplici forme).
Così come non metto in secondo piano anche il radicale cambio di atteggiamento in politica estera/internazionale che non ho condiviso e criticato fin da subito. Mai mi sarei mai aspettato di vedere da parte della Lega un sostegno alle istanze belliciste targate Biden e Von der Leyen: la Lega ha votato tutti i pacchetti sull’invio delle armi all’Ucraina e le sanzioni (auto-sanzioni) alla Federazione Russa. Conta poco l’appartenenza della Lega al gruppo europeo “Identità e Democrazia”, se poi si vota diversamente da loro in aula su tematiche fondamentali come queste. Contano poco le dichiarazioni di circostanza, per smarcarsi mediaticamente, se poi con il proprio voto ci si rende protagonisti di queste scelte nefaste, contrarie agli interessi del nostro paese e non solo.
Pesa nella mia decisione anche la confusione valoriale che ormai è conclamata all’interno della Lega per quanto riguarda i temi etici, come la difesa della vita, dove la parte “liberal” del partito ormai la fa da padrone proprio per l’assenza di una linea chiara, tant’è che i tanti Zaia non sono mai stati smentiti, anzi hanno avuto sempre più mano libera, mentre chi ha una certa visione del mondo come il sottoscritto viene emarginato e bollato come “estremista” dagli organi ufficiali del partito (mi capitò a luglio 2022 all’ultima riunione di partito a cui partecipai).
Mi potrei soffermare sull’incomprensibile voto a Mattarella come Presidente della Repubblica, sulle attese (e mancate) promesse di contrastare il gender, finite nel nulla con la nomina di un ministro come Valditara, incapace di produrre anche una banale circolare ministeriale per chiedere il rispetto della normativa vigente e fermare l’abuso delle carriere alias nelle scuole. Questo non è riuscito a farlo, però è arrivato a lanciare l’attivista LGBT Paola Concia a capo del progetto “educare alle relazioni” nelle scuole (salvo poi ritirare la nomina grazie alle proteste che avevo contribuito a scatenare). Potrei citare l’accordo per le elezioni europee della Lega con l’UDC di Cesa (altro che sovranismo) e altre contraddizioni che sono diventate troppe anche da contare. Da queste considerazioni deriva la convinzione che la Lega non sia più riformabile.
Non sono pessimista per il futuro. Sono sempre più convinto che tra la gente stia sorgendo la grande necessità di qualcosa di diverso, un movimento che abbia a cuore l’interesse nazionale e il recupero della sovranità del nostro paese, che sia in grado di fare ciò che almeno oggi apparentemente sembra non poter esistere più: avere una sola parola, portarla avanti ad ogni costo ed essere disposti a rischiare e non limitarsi a governare pur di governare in modo fine a sé stesso, per il mero potere. In questa epoca c’è bisogno di rivedere e diffondere coraggio, altrimenti si finisce per diventare proprio come coloro che prima si criticavano tanto. Continuerò a fare rete a livello nazionale e regionale in questa direzione. Ci vorrà tempo e non sarà un percorso semplice, perché le cose belle costano sempre fatica.
Ieri aveva sottolineato:
Il Ministro della Famiglia Eugenia Roccella (Fratelli d’Italia) con una sola dichiarazione ha affossato la proposta di legge di iniziativa popolare “Un cuore che batte” che avevo contribuito a sostenere raccogliendo le firme. La proposta grazie al passaparola riuscì a raggiungere ben 106mila firme in tutta Italia.
Una legge in tal senso era già stata approvata dall’Ungheria del coraggioso Viktor Orban per far comprendere, in questa epoca contraddistinta da un notevole processo di banalizzazione dell’aborto e di desacralizzazione della vita, che nel grembo materno non c’è un grumo di cellule come qualcuno in malafede cerca di far credere, ma un piccolo e indifeso essere umano. L’ascolto del battito del cuoricino del bimbo consisterebbe in una sorta di “consenso informato” che in molti casi riuscirebbe a far cambiare idea a tante persone (ovviamente il tutto sarebbe accompagnato anche da aiuti concreti che non vanno mai dimenticati).
Spiace dirlo in questi termini, ma il mondo pro life deve constatare che purtroppo il Ministro Roccella non li rappresenta affatto. Appaltare queste tematiche a chi in realtà è ben distante da certi principi e ideali non è mai stata una buona soluzione. Serva da lezione per il futuro.



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