Politica – Meloni contro Lamorgese: è scontro totale

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Politica – Si presentano uniti per reagire a quello che considerano un «gravissimo» attacco politico. E ci sono tutti i leader del centrodestra — Meloni, Salvini, Tajani, Cesa, Lupi e Sgarbi, al tempio di Adriano a Roma —, a dare il loro sostegno al candidato sindaco Michetti a dire che il fascismo non alberga nella loro coalizione e a contrattaccare.

Sono soprattutto Salvini e Meloni a battersi, l’uno sentendosi vittima di una campagna d’odio passata per il caso Morisi, l’altra sicura che contro il suo partito sia in atto una nuova «strategia della tensione». Così la leader di FdI, dopo la conferenza stampa per Michetti, si presenta alla Camera per il Question Time e attacca direttamente il ministro dell’Interno Lamorgese per la gestione della piazza romana. Salvini invece, «preoccupato» per la piega che sta prendendo lo scontro politico e nel Paese, incontra il premier Draghi e gli chiede di fermare la «delegittimazione del centrodestra» facendosi parte attiva di una «pacificazione» nazionale: «Bisogna smetterla di dividere l’Italia tra buoni e cattivi. A Draghi ho chiesto di darmi una mano a svelenire il clima, il momento è delicato».

Durante il Question Time, interpellata da Giorgia Meloni, la Lamorgese (in attesa di una relazione completa che illustrerà martedì), spiega che il leader romano di Forza Nuova Giuliano Castellino, sottoposto a Daspo, pur avendo a piazza del Popolo incitato la folla dal palco ad assaltare la sede della Cgil non è stato fermato prima di agire perché «c’era l’evidente rischio di una reazione violenta dei suoi sodali con degenerazione dell’ordine pubblico». Solo dopo l’assalto è stato arrestato «in flagranza differita». Lo scioglimento di FN comunque «è all’attenzione del governo la cui azione collegiale potrà indirizzarsi» anche sulla base di quanto deciderà «la magistratura» e di quali saranno «le indicazioni del Parlamento» che dovrà votare la mozione presentata dal Pd.

Parole che non piacciono alla Meloni, che attacca a testa bassa e continua a chiederne le dimissioni: «La sua risposta non è semplicemente insufficiente ma offensiva delle forze dell’ordine, con sette agenti lasciati a prendere le bastonate, di quella gente che manifestava e di questo Parlamento, che non è fatto di imbecilli», tuona. E poi l’affondo: «Se fino a ieri pensavano la sua fosse sostanziale incapacità oggi la tesi è più grave: quello che è accaduto è stato volutamente permesso e questo ci riporta agli anni già bui. È stato calcolo, siamo tornati alla strategia della tensione», perché FN «dalla quale siamo anni luce lontani» ha fatto scelte «proficue alla sinistra e al governo», che non vuole dissenso.

Scontro durissimo insomma, che per Matteo Salvini è molto preoccupante in un Paese dove con il Green Pass si rischia di perdere il lavoro, ci sono poliziotti che potrebbero essere sospesi con rischio sicurezza in vista del G20 di fine ottobre quando già oggi «non si riescono a fermare 5 imbecilli». Oggi «l’emergenza è il lavoro, non il fascismo»




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