America Latina: è allarme Covid

America Latina- Mentre in Italia tra calo reale. diminuzione dei controlli ed economia da far risalire allarmi e smentite di scienziati e tecnici continuano a confondere i cittadini, all’estero, specialmente nelle zone in cui il freddo è protagonista, il virus pandemico continua a mietere vittime.

In queste ore giunge l’allarme dall’America Latina: infatti in America Latina e Caraibi sono stati contati, dall’inizio della pandemia, oltre 2 milioni di casi. A contribuire pesantemente al bilancio sono il Brasile, con circa la metà dei contagi di tutta l’area e 50mila morti, il Perù che, con oltre 240 mila casi,  è il secondo Paese in America Latina e il sesto in tutto il mondo. A seguire Cile, Messico, Ecuador, Colombia, Argentina, Repubblica Dominicana e Panama.  Resta molto grave anche la situazione negli Stati Uniti dove i dati della pandemia continuano ad essere aggiornati con un continuo incremento dei contagi. Circa 20 Stati americani hanno recentemente visto un rimbalzo delle infezioni, mentre l’epicentro della malattia nel Paese si è spostato da New York e nord-est a sud e ovest. Dopo essere sceso sotto i 20.000, il bilancio giornaliero di nuove infezioni confermate negli Stati Uniti è aumentata negli ultimi giorni a 30.000 e oltre.

Stando alle cifre il Brasile ha superato la Francia ed è diventato da ieri il quarto Paese al mondo per numero di decessi legati al coronavirus: 28.834, secondo il Ministero della Salute brasiliano. Con 210 milioni di abitanti, il gigante sudamericano ha registrato 956 decessi aggiuntivi in 24 ore e un nuovo record giornaliero di contagi (26.928), per un totale di 465.166 persone infettate dall’inizio della pandemia. Il Brasile rimane molto indietro rispetto agli Stati Uniti, il paese più colpito con almeno 103.000 morti, seguito dal Regno Unito (38.376) e dall’Italia (33.340). Seguono il Perù (155.671 e 4.371) e il Cile (94.858 e 997). Fra le nazioni con più di 5.000 casi si segnala il Messico quarto per contagi (84.627) ma secondo per vittime  (9.415), davanti a Ecuador (38.571 e 3.334) che non ha fornito dati ieri, Colombia (28.236 e 890), Repubblica Dominicana (16.908 e 498), Argentina (15.419 e 524), Panama (12.531 e 326) e Bolivia (8.731 e 300).

Hanno superato gli 8 milioni e 700mila le persone che nel mondo sono state contagiate dal coronavirus. Di queste, oltre 450mila sono morte. La John Hopkins University continua, quotidianamente, ad aggiornare le tristi cifre legate alla pandemia da Covid-19, sottolineando che il nuovo focolaio a Pechino conta altri casi: 22 quelli registrati nelle scorse ore, che si aggiungono agli attuali 220. Le autorità cinesi hanno isolato interi quartieri della capitale, chiuso scuole, limitato gli spostamenti ed eseguito oltre due milioni di test per contenere il nuovo focolaio.

Al di là dell’Oceano Atlantico, in Israele, si va verso la ripresa dei tracciamenti ordinati dal premier Netanyahu, dopo una risalita dei casi, coincisa con l’allentamento delle restrizioni. Sono 294 i nuovi contagi, per un totale di oltre 20mila casi e 305 vittime. L’Autorità Nazionale Palestinese, in considerazione dei mille casi tra Cisgiordania, Gerusalemme est e Gaza, ha ordinato la chiusura, per 5 giorni, di Hebron e di due giorni per Nablus, vietando, inoltre, lo svolgimento di matrimoni e di riunioni pubbliche.

Problemi e timori giungono anche dalla vicina Libia dalla quale continuano a sbarcare migranti e clandestini senza che il Governo italiano ne narri ai diretti interessati. La Libia registra nelle ultime ore altri contagi da coronavirus, che portano ad avvicinarsi ai 200 il totale dei casi confermati nel Paese (ma i controlli sono pochi). Il consiglio presidenziale del governo di Tripoli ha chiuso le frontiere della città di Sebha nel Fezzan, ove si sono verificati ancora una decina di casi e imposto un coprifuoco totale di 7 giorni per impedire la diffusione ulteriore della malattia. Analoghe misure sono state adottate anche a Ghadames e Al-Koufrah.

In Europa, l’allarme più importante arriva dalla Germania, dopo l’allargamento del contagio nel Nordreno-Vestfalia, regione che rischia un nuovo  lockdown. Il focolaio esploso tra i dipendenti dell’industria tedesca della carne Toennies è un continuo aggiornamento di casi, saliti a 1.029, e non è l’unico, nei giorni scorsi ne erano già scoppiati a Gottinga, nella Bassa Sassonia, a Berlino, dove un intero quartiere è stato posto in isolamento, e a Kassel, in Assia.




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