NASA – Trentacinquemila dollari per una toilette spaziale

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La Nasa si rivolge ai cittadini – compresi i più giovani – per la progettazione di servizi igienici compatti che possano funzionare sia in microgravità che in gravità lunare. I progetti selezionati potrebbero essere impiegati nei lander lunari del progetto Artemis, che dovrebbero portare donne e uomini sulla Luna nel 2024

Grandi sogni, grandi sfide, grandi aspettative per il ritorno dell’essere umano sulla Luna con il programma Artemis della Nasa. L’obiettivo è quello di tornarci in una modalità che utilizzi meno materiali, occupi meno volume, sia più efficiente dal punto di vista energetico e abbia procedure più snelle. La prima donna che muoverà i propri passi sul suolo lunare e il prossimo uomo che l’accompagnerà nel 2024 godranno dell’avanguardia tecnologica e dell’esperienza spaziale conquistate negli oltre cinquant’anni trascorsi dal primo allunaggio. Questo ambizioso progetto è in grado di rimanere in pista grazie all’intensa collaborazione tra la Nasa e i suoi partner commerciali. Tra gli enormi ostacoli con i quali lo sforzo collettivo di scienziati e ingegneri si sta misurando ce n’è uno particolarmente serio e imprescindibile: i bagni.

Abbandoniamo quindi per un attimo idee di imprese eroiche e trionfalismi, torniamo coi piedi per terra e concentriamoci in una delle sfide più esigenti e necessarie: la Lunar Loo Challenge. Lanciata dalla Nasa il 25 giugno scorso, la ricerca di idee per la costruzione di bagni adatti alla missione coinvolge tutta la comunità, scientifica e non. Soprattutto non.

I servizi igienici lunari dovrebbero consentire agli astronauti di urinare e defecare sia in microgravità che in gravità lunare. La microgravità è ciò che viene generalmente chiamato “zero-g” e viene percepita come assenza di peso. In realtà l’accelerazione gravitazionale non è zero, è solo molto piccola. La gravità lunare invece è circa un sesto di quella terrestre, e consente quindi ai nostri prodotti di scarto di cadere verso il basso.

La Nasa sta già lavorando per rendere i gabinetti spaziali attualmente utilizzati – ad esempio, quelli della Stazione spaziale internazionale – più piccoli, leggeri e funzionali sia in microgravità sia in gravità lunare, ed è quindi alla ricerca di idee alternative e concept innovativi anche per la gestione dei rifiuti.

Non potendo sottovalutare eventuali urgenze, le procedure di utilizzo dei servizi igienici devono essere le più immediate possibili. Tutto ciò che richiede molto tempo o è complicato da usare sarà dunque considerato meno attraente dalla Nasa, e soprattutto dai suoi utilizzatori. I servizi igienici dovranno funzionare in un ambiente spaziale con una pressione dell’aria di 14.7 psia (equivalente a circa 1 bar, la pressione al livello del mare sulla Terra) o 8.2 psia, mentre i sistemi di stoccaggio dei servizi igienici potrebbero dover sperimentare anche zero psia (il vuoto) durante le attività extraveicolari. Inoltre, il sistema dovrebbe conservare la maggior quantità di acqua possibile e contribuire a mantenere un ambiente purificato all’interno del lander, in termini di odori e altri contaminanti. Le soluzioni proposte dovranno infine considerare un tempo di utilizzo di 14 giorni da parte di due astronauti e accogliere diversi tipi di rifiuti – va considerata qualunque evenienza, malattie gastroenteriche incluse – e utenti di genere diverso, donne e uomini.

Se volete cimentarvi nella progettazione del bagno più avveniristico mai concepito, trovate tutte le specifiche per il design e le performance nella pagina web della Nasa dedicata.

I prerequisiti sul design riguardano il volume occupato dal sistema, la sua massa, i consumi, il rumore – dello scarico, s’intende – e infine considerazioni circa il sesso, l’altezza e il peso di qualsivoglia fruitore. Per quel che riguarda le performance, i requisiti minimi richiesti ricalcano le funzionalità di un comune gabinetto a Terra, e considerano anche il comfort dell’equipaggio – che, ad esempio, non dovrebbe essere esposto all’aspirazione durante l’uso. Non da ultime vengono fornite specifiche circa quantità – i limiti sono abbastanza generosi, non temete – e tipologia di rifiuto raccolto, e viene anche richiesta la massima flessibilità nella frequenza d’uso: meno di cinque minuti fra un utilizzo e l’altro, pulizia e manutenzione incluse. Il volume di stoccaggio dev’essere per quanto possibile minimizzato. Non dimenticate, infine, di leggere attentamente la sezione riguardante la sicurezza dello stoccaggio in caso di guasti del sistema.

La data di scadenza per sottoporre all’attenzione degli scienziati della Nasa le proprie idee è il 17 agosto 2020. Un’attenzione tutta speciale è riservata alle proposte provenienti da giovani aspiranti esploratori spaziali, scienziati e ingegneri, in quanto capaci – secondo la Nasa – di pensare fuori da schemi e vincoli caratteristici del mondo adulto e addetto ai lavori. Per partecipare alla categoria Junior è necessario avere meno di 18 anni, e per i più piccoli di 12 anni occorrerà l’iscrizione al sistema da parte dei genitori.

La Lunar Loo Challenge prevede un montepremi complessivo di 35mila dollari, da suddividere fra coloro – singole persone o team – che presenteranno i tre progetti migliori della categoria Tecnica.  I primi tre partecipanti della categoria Junior riceveranno un riconoscimento pubblico e un oggetto di merchandising ufficiale della Nasa.

Guarda il video di Samantha Cristoforetti sui bagni della Iss:




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