19 Novembre 1969: Pelé realizza su rigore il suo millesimo goal

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Calcio – Pelé – Il 19 novembre 1969 segnò il 1.000º gol in carriera. La rete, chiamata familiarmente O Milésimo (Il Millesimo), è stata realizzata contro il Vasco da Gama su calcio di rigore allo Stadio Maracanã.

Al minuto 58 di un Santos-Vasco da Gama di ben 46 anni fa, O Rei si presenta sul dischetto e batte il portiere avversario Fernando gonfiando la rete numero 1000 in un’annata chiusa in cima alla classifica cannonieri del campionato brasiliano a quota 26 gol.

Calciatore del secolo FIFA nel 2000 (insieme a Maradona) e Pallone d’oro alla carriera nel 2013, la Perla Nera ha nel palmarès 11 titoli di capocannoniere, 3 Coppe del Mondo, 10 campionati paulisti, 2 Coppe Libertadores e 2 Coppe Intercontinentali.

Lo scorso anno In occasione del 50ennio Pelè dichiaro: “«Già, sono già trascorsi cinquant’anni. Si tratta di almeno un paio di generazioni… Se si fosse fatto qualcosa fin da quell’epoca magari le cose sarebbero diverse. Ma sa perché decisi di dedicare ai bambini quel gol? Alla vigilia di quella partita, dopo l’allenamento del Santos, beccai alcuni ragazzi che commettevano dei furti nelle auto vicino allo stadio. Li rimproverai e loro risposero: “Noi non stiamo rubando nulla. Queste macchine sono di gente che viene dalla città di San Paolo…”. E perché arrivano da San Paolo le potete derubare? E loro se ne andarono via. Così al momento del gol, per questo episodio, mi venne in mente di dedicarlo ai bambini. Oggi è molto più pericolosa la situazione dei ragazzi rispetto a quell’epoca. Tanti anni fa c’erano solo scippatori, i cosiddetti trombadinhas, come il titolo di un film in cui ho lavorato. Oggi si usano le armi per derubare la gente. Ma torniamo al millesimo gol. Prima di battere quel rigore tremavo, avevo paura di sbagliare. Era troppa responsabilità per me. Sarebbe meglio segnare su azione anziché dal dischetto. Dissi a Carlos Alberto di batterlo e lui mi sgridò: “Macché, lo batti tu”. Carlos Alberto era il nostro rigorista ufficiale. Tutti gli altri giocatori del Santos si piazzarono a centrocampo aspettando il mio tiro dal dischetto. E pensai: “E se il portiere lo respinge, se sbaglio, se colpisco il palo, non ci sarà nessuno per la ribattuta. Invece segnai. E il campo si popolò di gente. Un giocatore con il quale avrei voluto giocare? Penso a Leo Messi. È un giocatore abile, dà assist, passaggi, segna. Dribbla bene, fa delle giocate. Se fossimo in squadra insieme, gli avversari si dovrebbero preoccupare di due giocatori, non solo di uno!  Oggi Messi è il giocatore più completo».

Nato in un piccolo centro nella stato del Minas Gerais, il  23 ottobre 1940, Pelè ha legato la sua carriera da calciatore al Santos, squadra con cui ha esordito a soli 15 anni. In 19 stagioni con la maglia del Santos, O Rei ha vinto 10 titoli paulisti, 6 campionati brasiliani, 2 Coppe Libertadores e 2 Coppe Intercontinentali.

Nel 1975, dopo un anno lontano dai campi di gioco, Pelé chiuse la carriera con i New York Cosmos, chiamato come uomo immagine della neonata North American Soccer League (NASL), con un contratto di circa 4,5 milioni di dollari per tre anni.

Un capitolo a parte merita la carriera di Pelè con la nazionale brasiliana. Considerato un predestinato, si rivelò al Mondo in occasione dei Mondiali del 1958 in Svezia. In semifinale contro la Francia segnò una tripletta nel 5-2 finale. Grazie a queste reti diventò il più giovane a realizzare tre gol ai Mondiali (17 anni e 244 giorni). Il 29 giugno 1958 Pelé divenne a 17 anni e 249 giorni il più giovane calciatore a giocare e vincere una finale di Coppa del Mondo. La Seleção sconfisse la Svezia per 5-2 anche grazie a due reti di O Rei. Nel 1962, Pelè si laureò per la seconda volta di fila campione del Mondo con il Brasile anche se giocò solo due partite prima di farsi male. Nel 1970 trascinò la Seleçao alla vittoria del suo terzo Campionato del Mondo battendo l’Italia per 4-1 nella finale di Città del Messico.

Il gol di testa dell’1-0 è considerato uno dei più belli della storia, il suo marcatore Burgnich dichiarò: “Prima della partita mi ripetevo che era di carne ed ossa come chiunque, ma sbagliavo”.

Con 92 partite e 77 reti all’attivo è a tutt’oggi il miglior cannoniere nella storia della Seleçao.

Il soprannome Pelè, da lui non particolarmente amato, gli fu affibbiato a scuola perchè storpiava il nome del portiere Bile. Il suo vero nome è Edson ispirato all’inventore americano Thomas Edison. In Brasile è chiamato anche la Perla Nera e il Re del calcio, O’ Rey.

Pelè ha giocato in sole due squadre (Santos e Cosmos di New York) oltre che nella Nazionale del Brasile. Ha debuttato a 15 anni nel Santos segnando alla sua prima partita disputata contro i Corinthians nel 1956.

In Nazionale Pelè ha segnato il suo primo gol con la nazionale brasiliana nel 1957 a 16 anni.  È stato anche il più giovane giocatore in campo in una finale dei Mondiali. È il 1958, il Brasile incontra la Svezia a Stoccolma vincendo per 5 a 2. Pelè segna due volte e diventa il calciatore più giovane ad aver vinto una Coppa del Mondo. Il Brasile, dopo il primo titolo mondiale, lo proclama “patrimonio nazionale”. Non gioca per infortunio la seconda finale vinta dal Brasile, quella del 1962. È invece protagonista di quella del 1970: Brasile – Italia 4-1. Pelè segna la prima rete.

Ha vinto tre edizioni dell’allora Coppa Rimet con la Nazionale brasiliana nel 1958, 1962 e 1970. In carriera ha segnato 1.283 gol in 1.363 partite, 77 reti in 92 partite con la Nazionale, 12 ai Mondiali. Ha vinto due coppe Intercontinentali (nel 1962 e nel 1963), 2 coppe Libertadores (nel 1962 e nel 1963), dieci campionati dello stato di San Paolo. È stato nominato Atleta del secolo nel 1999 dal Cio e Calciatore del secolo nel 2000 dalla Fifa.

Pelè ha giocato nei New York Cosmos, squadra della North American Soccer League (NASL), a fine carriera dal 1975 al 1977, anno in cui ha vinto il campionato nordamericano di calcio. Si dice che per convincerlo a firmare per questa squadra il manager gli disse: “Se vai in Italia o in Spagna, al massimo vincerai il campionato, qui conquisterai un paese intero”. La fama di Pelè era tale che alla fine di ogni partita tutti i giocatori della squadra avversaria volevano scambiare la maglia con la sua. Il club fu costretto a metterne a disposizione una trentina a match.

Tra i record che Pelè non riuscì mai a battere c’è quello realizzato da suo padre, centravanti, ossia segnare cinque volte di testa in una sola partita. Ma un solo colpo di testa fu sufficiente per dare un dispiacere all’Italia: con lo stacco imperioso con cui colpì la palla superando Albertosi il Brasile passò in vantaggio nella finale di Messico 70.

Pelè non amava i calci di rigore, li considerava un modo “vile” per segnare.

Il primo ottobre 1977, Pelè disputa la sua ultima partita, un’amichevole tra le due squadre della sua carriera. In uno stadio esaurito da settimane (il Giants Stadium), gioca il primo tempo con i Cosmos e il secondo con il Santos. Vince la squadra statunitense con gol di Reynaldo, per l’1-0 del Santos, mentre Pelé segna su punizione nella prima metà della gara e Mifflin, che all’intervallo aveva preso il posto dello stesso Pelé nelle file dei Cosmos, per il 2-1 finale.

Il 21 Ottobre scorso in occasione dl suo 80simo compleanno ha dichiarato: ”Grazie per i tanti messaggi e gli auguri che già mi sono arrivati in vario modo. Ma per prima cosa dico grazie a Dio che mi ha fatto arrivare a questa età, in salute e lucido. Non tanto intelligente, ma lucido,” ha scherzato Edson Arantes do Nascimento che ha voluto ringraziare così con un video messaggio diffuso dai media brasiliani per gli auguri che già da giorni arrivano da tutto il mondo.

”Spero che quando andrò in cielo Dio mi riceva nella stessa maniera in cui tanta gente mi riceve qui in terra, per via del nostro amato calcio.”




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