Calcio – 21esima giornata: la Juve cade a Napoli, pareggio nel derby capitolino, l’Inter si fa fermare dal Cagliari

Calcio – Una fine settimana ricca di spunti quella regalataci dalla 21esima giornata di serie A. L’Inter si fa fermare dal Cagliari sul pareggio interno, la Lazio fa molta fatica a portare a casa un pareggio con la Roma, la Juventus va ko a Napoli contro i  “ringhianti” partenopei di Rino Gattuso.

Dopo il successo di venerdì sera a Brescia del Milan, è seguito un sabato ricco di gol ed emozioni ed una domenica scoppiettante.

Brescia- Milan – Aspetti il Milan e Ibra, e invece, nel primo tempo, fa meglio il Brescia. In avvio non si direbbe. Lo svedesone si cala nel match come un fine rifinitore e i suoi tocchi in area incutono timore iniziale sui padroni di casa. Ma col passare dei minuti la pressione rossonera, puntellata più da iniziative personali che da una manovra corale  si affievolisce. E il Brescia, che l’ha preparata bene (non concedere spazio a chi può accelerare e sfruttare un tasso tecnico individuale molto più alto), esce dal guscio, puntellato com’è sulla regia preziosa del solito Tonali, sempre più simile al Pirlo della maturità; ma anche da un Torregrossa che è un’auto ibrida, perché a volte accende il motore dell’attaccante, ma il più delle volte agisce da collante, facendo salire la squadra ben sostenuta sui lati da Bisoli e Sabelli a destra, da Dessena e Mateju a sinistra. Di Ayé si avverte, in avvio, solo il ronzio. Ma quando nella parte centrale del tempo, la crisalide di Corini diventa farfalla, e arriva un perfetto cross in area sul secondo palo, il francese si fa trovare pronto e quasi bolla il primo gol stagionale, non fosse che Donnarumma – quello ospite – continua sulla scia di prodigi visti con l’Udinese e con un balzo toglie dalla porta il preciso colpo di testa. Al Milan mancano giri del motore, è una fuoriserie che non riesce ad alzare i giri, merito del Brescia cui Corini dà una concretezza vista assai poco quest’anno sul campo di casa.

Nell’intervallo non ci sono cambi, il Milan non decolla. Il Brescia invece parte con più veemenza e al 51′ una girata di Torregrossa, in area di rigore, sfiora il palo a Donnarumma battuto. Quattro minuti e il Brescia ci riprova, assist di Tonali per Bisoli che si presenta davanti a Donnarumma, posizione defilata, tiro, il portiere chiude. Un minuto dopo Tonali calcia ancora dalla distanza, sulla palla fiondata si avventa Torregrossa che di piatto infila. Esulta il Rigamonti ma il capitano è in fuorigioco. Il Milan non perviene. Bisogna cambiare. Ci vuole l’elemento che scardini il gioco scolastico. Ecco allora uscire Leao, entra Rebic, insidioso, nel suo essere un po’ trequartista e un po’ punta. Cioè nel suo porsi tra le linee. Con il Brescia sbilanciato, Ibra si fa trovare solo all’ala destra e mette un pallone teso e radente in area, si accende un batti e ribatti da cui esce vincente Rebic, girata sporca e palla in gol. Una beffa per il Brescia, un premio immeritato per il Milan ma questo èil calcio.

Spal – Bologna – Il peggiore attacco della serie A contro una difesa colabrodo e per giunta in emergenza assoluta. Così Spal e Bologna arrivano al derby. Eppure il morale è alto, per i ferraresi che hanno centrato una clamorosa vittoria a Bergamo e per il Bologna, scampato alla rimonta del Verona, in inferiorità numerica, e a caccia del primo successo nel nuovo anno. Ne scaturisce un match vibrante, un continuo botta e risposta, un match fatto di corsa e di contrasto, con continui capovolgimenti di fronte. Vince il Bologna, 3 a 1, ma paradossalmente i felsinei avrebbero potuto passare con uno scarto maggiore  così come la Spal avrebbe potuto anche fare risultato, soprattutto dopo il vantaggio.Per un quarto d’ora è botta e risposta, poi al 20’ Di Francesco scatta per ricevere un pallone giocato a sinistra da Reca, Paz lo trattiene, contatti visti e rivisti, cade l’ala e Fabbri va a rivedere in tv, il contatto c’è, rigore. Petagna sembra fermarsi nella sua rincorsa e spiazza Skorupski. Palla al centro, azione a destra del Bologna e cross radente per Soriano. Vicari, preoccupato dal trequartista, lo anticipa ma beffa Berisha. La Spal accusa  il colpo e un disastroso retropassaggio corto di Cionek consente a Santander di presentarsi solissimo davanti a Berisha, l’albanese esce a valanga e ribatte la conclusione, c’è contatto e Fabbri ha un abbaglio: rigore e ammonizione. Il Var una volta di più mette a posto le cose.

Nella ripresa: la Spal parte forte, presenta Bonifazi al posto dell’ammonito Cionek. Ma il Bologna chiude bene su Petagna riferimento di tutte le giocate. Dopo 8’ di sterile power play ferrarese, il Bologna  fallisce due occasioni clamorose ma non si arrende. Il match è un botta e risposta, alimentato dall’energia nervosa. Dopo un’ora di gioco entra Barrow al posto di Santander e il neo arrivato ci mette due minuti per andare a segno: il gambiano apre la manovra servendo Palacio, l’argentino crossa dal fondo e la corta respinta di  Vicari finisce sui piedi dello stesso Barrow, rapido spostamento dal sinistro al destro e fiondata sotto la traversa nell’angolo opposto. E’ il colpo del ko, perché solo 3’ dopo un’altra bella combinazione a destra tra Palacio e Soriano porta al cross di quest’ultimo e sul secondo palo, in spaccata Poli mette dentro la palla del tris.

Fiorentina-Genoa – Iachini mantiene l’imbattibilità e dice grazie a Dragowski. Il pari a reti inviolate contro il Genoa. All’8′ Lirola manca di un soffio la deviazione sotto porta su cross di Venuti prolungato di tacco da Cutrone. Un minuto più tardi, invece, è la traversa a respingere l’imperioso colpo di testa di Milenkovic sugli sviluppi di calcio d’angolo. Il Genoa fatica, ma alla prima sortita offensiva guadagna rigore, giustamente concesso da Orsato per un intervento scomposto di Pezzella su Favilli: la battuta centrale dello specialista Criscito – al primo errore in carriera – viene intercetta con la gamba da Dragowski. Nonostante il penalty fallito, il Grifone alza il baricentro e gestisce con personalità la seconda metà di primo tempo. Nella ripresa le belle giocate latitano e la manovra di entrambe le compagini si rivela abbastanza sterile. Iachini si gioca la carta Vlahovic e deve rinunciare a Castrovilli, mentre Nicola rivoluziona la coppia d’attacco. A scuotere il Franchi dal torpore ci pensa il neo entrato Eysseric, pericoloso con una doppia conclusione da fuori. Il lampo del francese fa da preludio a un finale ricco di occasioni, soprattutto di marca ospite. L’opportunità più clamorosa, però, capita a Pinamonti all’89’: lanciato in campo aperto, l’attaccante scuola Inter si ritrova tutto solo davanti al portiere polacco che intercetta con la coscia e salva la Fiorentina.  A Torino, la viola dovrà a rinunciare agli squalificati Milenkovic e Caceres, con una difesa tutta da inventare.

Torino-Atalanta. L’Atalanta riparte da un 7-0, un risultato che non aveva mai fatto registrare in Serie A. Dopo il pari con l’Inter e la sconfitte con la Fiorentina in Coppa Italia e in casa con la Spal in campionato, i bergamaschi si rilanciano in zona Champions rifilando. Gara senza storia con il primo tempo chiuso sullo 0-3 grazie ai gol di Ilicic, Gosens e Zapata su rigore. Nella ripresa va anche peggio per i granata con un sontuoso Ilicic che prima segna da centrocampo, poi fa tripletta. Nel finale entra Muriel che realizza un rigore e firma il settimo gol nerazzurro. Il Toro, che ha chiuso la gara in nove per le espulsioni di Izzo e Lukic e non aveva mai perso in casa per 7-0 nella sua storia, resta a quota 27 in classifica.

Dopo un inizio di studio, è l’Atalanta a fare possesso palla mentre il Toro attende la chance giusta, ma al 10′ Belotti viene murato in area da Gosens. Poi è solo Atalanta con Sirigu che fa quel che può nel tentativo di tenere in gara i suoi. Al 16′ gran parata su un colpo di testa di Palomino, ma un minuto dopo l’estremo difensore non può nulla: pazzesco recupero palla in scivolata di Palomino su Laxalt sul fondo sinistro, sfera messa in mezzo e sul secondo palo arriva Ilicic che insacca. De Silvestri di testa tenta di svegliare i suoi, ma Gollini è attento. Ma l’Atalanta non si ferma e domina letteralmente il match e al 22′ Sirigu salva in uscita su Gosens, imbeccato da Ilicic. Lo sloveno assiste Toloi al 27′, tiro e altra parata. Un minuto dopo super Sirigu nel salvare per due volte su Freuler. Alla mezz’ora il meritato raddoppio bergamasco: angolo, palla messa fuori e gran tiro di mezzo esterno sinistro al volo di Gosens che si conferma un grande difensore goleador. Sono 7 adesso le reti segnate in campionato per il tedesco. Il Torino prova ad avanzare ma non ci sono idee e l’Atalanta difende anche bene. Nel finale del primo tempo magia di Ilicic in area granata e trattenuta di Lukic. E’ rigore e sul dischetto ci va Zapata che si sblocca dopo la lunga assenza per infortunio: il colombiano non segnava dal 6 ottobre del 2019. Il Torino torna in campo nella ripresa e sembra crederci con due occasioni di Lukic e Belotti, ma Gollini salva sul “Gallo”. Ma è un fuoco di paglia perché i granata la combinano grossa al 53′: c’è un fallo di mano a in mezzo al campo, i giocatori di casa arretrano e lasciano lì il pallone, Ilicic batte subito perché vede Sirigu fuori dai pali e segna col sinistro un gol pazzesco. Passa un solo minuto e Ilicic serve il poker e firma la sua tripletta personale: Zapata per Gomez che imbuca in area per lo sloveno che, solo davanti a Sirigu, insacca col sinistro. Sullo 0-5 la gara praticamente finisce, ma solo per il Torino. Perché l’Atalanta non si ferma e Sirigu salva su Gomez con l’aiuto del palo. Entra anche Malinovskyi al posto di Ilicic (applaudito anche dai sostenitori granata) e l’ucraino col sinistro per poco non segna subito al 72′, mentre Pasalic viene murato in area due minuti dopo. Al 76′ Izzo stende Djimsiti e rimedia il secondo giallo lasciando i suoi in dieci. Nel finale è ancora e solo Atalanta e Meitè commette un ingenuità e poi abbatte Toloi in area. Altro rigore che stavolta realizza Muriel, da poco subentrato a Gosens. Due minuti dopo la settima meraviglia atalantina: Gomez in area per Muriel e diagonale vincente di sinistro. All’ultimo minuto Lukic punisce fallosamente Gomez e Guida lo caccia.

Sampdoria-Sassuolo è un pareggio che smuove la classifica di entrambe le compagini.  Alla Sampdoria non è bastata più di un’ora in superiorità numerica per risolvere il rebus Sassuolo, ai neroverdi rimarrà a lungo il dubbio su come sarebbe finita senza un rosso alquanto dubbio mostrato a Peluso più o meno a metà primo tempo. I neroverdi impostano il match, come da tradizione, all’insegna del possesso palla, proponendosi con costanza e personalità nella metà campo di una Samp prudentemente rintanata, forse ancora spaventata dai 5 gol presi con la Lazio. La svolta arriva al 26′, quando Gabbiadini passa davanti a Peluso su un lancio lungo dalle retrovie e crolla al limite dell’area dopo un contatto con il difensore. Lo scontro c’è, la decisione di Piccinini di estrarre il rosso diretto per chiara occasione da gol lascerà non pochi dubbi. De Zerbi ridisegna i suoi: dentro Rogerio per Traoré, inizia un’altra partita. La Samp deve obbligatoriamente fare gioco nella ripresa, paradossalmente si aprono spazi letali. Berardi e Boga sono le frecce a disposizione degli ospiti, il numero 7 riceve dal compagno di reparto dopo 8 giri d’orologio, stoppa e spara col sinistro: palo pieno. Rischia ancora la Sampdoria su un rinvio illuminato di Consigli per Caputo: l’attaccante si presenta davanti ad Audero ma calcia debolmente. Il finale è all’insegna dell’assalto blucerchiato, ma la difesa del Sassuolo tiene perfettamente, senza concedere grosse occasioni. Ranieri si deve accontentare della sesta partita dal suo arrivo con la porta rimasta immacolata, De Zerbi può essere soddisfatto per la buona prova difensiva dei suoi. A conti fatti, forse il pari sta bene a entrambe le squadre.

Inter-Cagliari sulla carta doveva essere l’ennesimo confronto stagionale tra le due squadre ad appannaggio dei nerazzurri ma così non è stato anzi, nella follia del finale Lautaro Martinez costerà caro all’Inter perché rischia dalle 2 alle 4 giornate di squalifica.

Delle ultime sette gare, l’Inter ne ha vinte appena due. Un ritmo da metà classifica. Come i salentini, anche i sardi sembrano avere preso le misure al 3-5-2 nerazzurro, non hanno perso sicurezza dopo l’1-0 di Lautaro, e hanno trovato il pareggio nella ripresa: una gran botta di Nainggolan deviata dall’incolpevole Bastoni. La prima vampata al 19′: tocco di prima di Lukaku per Sensi, che si è fatto però raggiungere da un difensore. Dieci minuti dopo, il gol di testa di Lautaro Martinez su assist del nuovo arrivato Ashley Young. Ammonto per proteste Maran, che segnalava una presunta spinta in attacco.

Anche nella ripresa il Cagliari – migliore attacco nei secondi tempi dopo Atalanta e Juve – è partito all’arrembaggio, ma questa volta l’Inter ha faticato a invertire la rotta. I nerazzurri hanno avuto diverse buone occasioni, con Sensi (tre tiri nello specchio in quattro minuti) e Lautaro. Ma, come spesso accade, strada facendo il ritmo è rallentato e al 78′ è arrivato il gol di Radja Nainggolan. Il Ninja, mandato in prestito a Cagliari a inizio stagione, aggiorna così a 6 il suo personale record di gol in campionato contro i nerazzurri. Nel finale, Conte ha cercato di aumentare la pericolosità dei suoi inserendo Sanchez per Sensi, e ha tolto in fascia sinistra un appannato Biraghi per Dimarco. Ma poco è cambiato in una partita giocata dall’Inter a corrente alternata, e finita con l’espulsione per proteste di Lautaro Martinez nel recupero.

Parma-Udinese: I ducali si gettano subito alle spalle la battuta d’arresto contro la Juve, superando per 2-0 l’Udinese con le marcature nel primo tempo di Gagliolo e Kulusevski, e agganciano così al sesto posto in classifica Milan e Cagliari a quota 31 punti. Insomma, nella corsa per l’Europa League ci sono anche gli uomini di D’Aversa, autori di una prestazione convincente in termini di concretezza e lucidità, soffrendo un po’ solo nella ripresa il ritorno degli avversari. Con il passare dei minuti i padroni di casa crescono e al 19′ sbloccano la gara: Ekong sbaglia ad allontanare la palla, Kulusevski prova la conclusione, deviata da Nuytinck col corpo, il pallone finisce sulla sinistra in area dove Gagliolo (già a segno contro i bianconeri all’andata) trova il diagonale vincente al volo. Al 32′ è Cornelius, imbeccato da Kucka e bravo a controllare di petto in mezzo a due avversari, a trovare un varco per andare al tiro, ma di fronte c’è pronto Musso che si rifugia in angolo. Passano due minuti e stavolta il portiere bianconero la combina grossa sul tiro di Kulusevski, non irresistibile, ma che scivola sotto il corpo di Musso, non impeccabile nell’intervento. Inutile la buona ripresa dell’udinese che non  riesce ad arrivare al gol.

Verona-Lecce è da applausi per i padroni di casa: con il meritato successo per 3-0 ai danni del Lecce gli scaligeri conquistano il quinto risultato utile consecutivo e si lanciano a -2 dalla zona Europa League. La squadra di Juric archivia la pratica già nel primo tempo, grazie alle reti di Dawidowicz e Pessina, per poi amministrare con lucidità il doppio vantaggio e arrotondare il punteggio con il rigore di Pazzini. I salentini, rimasti in dieci al 67′ per l’espulsione di Dell’Orco, abbozzano una reazione solo nel finale di primo tempo ma non danno mai la sensazione di poter riaprire la sfida, incassando il quinto ko nelle ultime otto uscite stagionali.

Roma-Lazio: la Roma interrompe la lunga striscia di vittorie (11) in campionato della Lazio ma non gioisce. Come era accaduto all’andata, a parti invertite, l’1-1 nel derby stavolta le sta decisamente stretto. Alla squadra di Fonseca non è bastato fare la partita per tutti i 90′: una papera di Lopez e tante buone occasioni non capitalizzate le hanno impedito di portare a casa un successo che le avrebbe consentito di tenere a distanza l’Atalanta, da stasera solo a -1 dal 4° posto.

Fonseca ha sorpreso tutti escludendo in extremis Florenzi e Kolarov. Per cui sulle fasce ha riproposto la coppia di una settimana fa a Marassi, Santon-Spinazzola, inserendo Cristante a centrocampo accanto a Veretout, stante il forfait per infortunio di Diawara. Sul fronte opposto Inzaghi è andato sul sicuro, visti i rientri di Luiz Felipe e Lulic e i recuperi di Luis Alberto e Correa. Per cui, di fatto, ha riproposto la formazione tipo facendo riaccomodare in panchina Caicedo.

La Lazio ha deciso di aspettare gli avversari lasciando loro l’iniziativa. La Roma ha gestito palla con ordine ma ha faticato a creare azioni pericolose. Almeno fino al 26′ quando è passata, complice un errore di Strakosha: il portiere biancoceleste è uscito a vuoto su un lancio in area di Cristante, consentendo a Dzeko di batterlo con un morbido tocco di nuca. La formazione di Inzaghi ha subito il colpo ma la Roma non ne ha approfittato mancando prima con Under (sinistro respinto da Strakosha) e poi per due volte con Dzeko (destro deviato in angolo da Radu e colpo di testa di poco oltre la traversa) la palla del 2-0.

La Lazio ha ringraziato e alla prima occasione ha pareggiato, grazie a un pasticcio di Pau Lopez. Il portiere spagnolo, sugli sviluppi di un angolo, non ha gestito un colpo di testa a campanile di Santon: per due volte coi pugni non è riuscito a rimetterlo oltre la traversa e ha consentito ad Acerbi, appostato sulla linea di porta, di deviarlo in rete. La Roma ha ripreso in mano il match e ha chiuso il primo tempo colpendo un palo esterno con un gran destro da fuori di Pellegrini.

Inzaghi ha iniziato la ripresa lasciando negli spogliatoi uno dei migliori in campo, Luis Felipe, già ammonito e ha rischiato grosso, ed al 70esimo ha sostituito un ispirato Luis Alberto tra l’incredulità generale. Un contatto tra il neo-entrato Patric e Kluivert è stato inizialmente giudicato da rigore da Calvarese che, al Var, poi si è giustamente corretto. La Roma, che poco prima aveva sfiorato il 2-1 con un sinistro di Veretout, ha continuato a menare le danze ma non è riuscita a trovare l’acuto vincente. Le migliori occasioni sono capitate a Dzeko che per tre volte ha calciato centralmente dando a Strakosha la possibilità di riscattare l’errore nel primo tempo. La Lazio ha controllato e all’89’ per poco non ha confezionato la beffa: un tiro dal limite di Milinkovic-Savic, smarcato di Immobile, è terminato di poco a lato.

Napoli-Juventus è la consueta bolgia, la partita dell’anno per i tifosi partenopei. Dopo quattro sconfitte consecutive in casa, il Napoli rialza la testa nel match più importante. Gli azzurri piegano infatti 2-1 la Juventus dell’ormai “odiato” ex Sarri con una partita che si accende nel secondo tempo: vantaggio di Zielinski, raddoppia Insigne e accorcia nel finale Ronaldo. 4-3-3 per Gattuso che in attacco propone Callejon, Milik e Insigne. A centrocampo Zielinski, Demme e Ruiz. Hysaj e Mario Rui esterni con Di Lorenzo e Manolas a difesa di Meret. Sarri risponde col medesimo modulo con Dybala, Higuain e Ronaldo in avanti. In mezzo al campo Bentancur, Pjanic e Matuidi. Al centro della difesa Bonucci e de Ligt con Cuadrado e Alex Sandro esterni. Parte meglio il Napoli che ci prova con Fabian Ruiz dopo 3′ (tiro sul fondo) e poco dopo con un colpo di testa di Milik (alto). Al quarto d’ora Dybala serve Ronaldo che però calcia alto dal limite. Un minuto dopo inserimento di Callejon e colpo di testa che Szczesny controlla. Al 28′ Bonucci respinge in angolo un tentativo di Milik e di fatto le occasioni del primo tempo finisco qui. La gara viene giocata a ritmi lenti e spesso i giocatori sbagliano tanti passaggi facili.

Dopo 5′ di secondo tempo, Pjanic, toccato duro da Demme nei primi 45′, alza bandiera bianca: al suo posto entra Rabiot. Al 53′ la Juventus segna: Dybala prende il palo e poi Ronaldo insacca, ma l’azione è viziata da un offside iniziale di Higuain. Dall’altra parte ci prova Zielinski ma calcia alto. Al minuto 62 gran contropiede di Ronaldo, palla a Higuain che conclude col destro, ma Meret para. Passa un minuto e il Napoli fa 1-0: Matuidi sbaglia un cross e fa ripartire gli azzurri, tiro dal limite di Insigne che Szczesny respinge corto e tap-in vincente di Zielinski.

Gattuso cambia il già ammonito Demme con Lobotka, mentre Sarri leva Matuidi e Dybala per far entrare Douglas Costa e Bernardeschi. Il Napoli palleggia bene e quando attacca trova spazi, come al 75′: cross di Callejon e mezza rovesciata di Insigne, ma la sfera termina alta. Dentro anche Elmas al posto di Zielinski e al minuto 86 il Napoli raddoppia: proprio Elmas serve a sinistra Milik, tiro-cross e sfera sulla destra, la riprende Callejon che la rimette in mezzo e girata di Insigne con deviazione di de Ligt. Proprio al 90′ lampo di Ronaldo che raccoglie palla in area e batte Meret in uscita, riaprendo di fatto il match. Nei 4′ di recupero prova a riprenderla Higuain con una bella rovesciata, ma è centrale e Meret la blocca per la gioia del San Paolo.

I bianconeri restano così a quota 51 in classifica con l’Inter adesso a -3 e la Lazio a -5 (con una partita da recuperarema contro un Verona in grande spolvero). Il Napoli sale invece a 27 punti e torna a sperare per l’Europa.




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