Calcio- Coppa Italia – Il Napoli sbanca a San Siro: Inter ko

CALCIO – Bisognava incartargliela in qualche modo questa partita. E Rino Gattuso ne ha studiata una per capitalizzare al massimo il viaggio a San Siro.

Il 4-1-4-1 del Napoli è riuscito a depotenziare il fuoco offensivo dell’Inter in Coppa Italia, con uno stratagemma tattico che in passato ha fatto la fortuna di molti allenatori.

Risultato?

Non è l’Inter del campionato, non è il Napoli del campionato. E allora a San Siro viene fuori la sorpresa: passa il Napoli con il gol nel secondo tempo di Fabian Ruiz, Gattuso mette un piede in finale di Coppa Italia, Conte dovrà vincere al San Paolo il 5 marzo per sperare ancora nella vittoria della sua prima coppa da tecnico.

Dopo la formidabile rimonta nel derby, i contiani accusano un passaggio a vuoto. Mancano rabbia, intensità e lucidità. Anche le occasioni da gol. Neppure una, nitida, in novanta minuti. Il primo round della semifinale di Coppa premia il Napoli pratico di Gattuso. Ringhio viene a San Siro, nel suo stadio, concedendo niente allo spettacolo e badando al sodo: difesa attenta e contropiede rapido. Il sinistro a girare di Fabian Ruiz, dopo meno di un’ora, è una specie di doccia gelata per i sessantamila tifosi nerazzurri. Il Napoli fa tutto bene: insuperabile dietro (non ha ancora subito una rete in Coppa Italia), chirurgico nelle ripartenze. Sfiora il gol alla fine del primo tempo, chiude la pratica nel secondo.

L’Inter, ordinata ma scolastica, non è spinta dal sacro fuoco che l’ha guidata quasi sempre in questa stagione. Il palleggio è lento, spesso impreciso e non mette mai in difficoltà il Napoli, corto, stretto, basso. Gattuso ha scelto un atteggiamento prudente, lasciando in panchina il capitano Insigne e sistemando Elmas nel tridente offensivo in un 4-3-3 che in fase di non possesso palla diventa un 4-1-4-1 con Callejon e lo stesso Elmas preoccupati di contenere gli esterni nerazzurri, Moses e Biraghi. Difesa e contropiede. Come piacerebbe al Trap. Una tattica che funziona visto che l’unica occasione dello spento primo tempo è proprio del Napoli. Mertens libera al tiro Zielinski e il tanto vituperato Padelli compie un mezzo miracolo. Nell’azione c’è un sospetto fallo di mano da rigore di De Vrij. L’Inter, invece, è tutta in due tiri telefonati da fuori area di Brozovic e di Lautaro Martinez, che non impensieriscono Ospina.

All’Inter, per una volta, manca l’idea di squadra. Anche l’ossessione della vittoria. Brozovic è discontinuo, Barella impreciso, Sensi in ritardo di condizione. Così Lukaku non vede un pallone, Lautaro cerca di prenderlo facendo quasi sempre fallo e i tentativi di innescare Moses sono sempre fuori misura. Nel secondo tempo l’Inter, come aveva fatto nel derby, prova a forzare i tempi alzando il baricentro ma non il ritmo e esponendosi alle ripartenze letali del Napoli. Così, alla prima occasione, la squadra di Gattuso rompe l’equilibrio grazie al sinistro a girare di Fabian Ruiz. Conte, incredulo, decide di rompere gli indugi e nel giro di otto minuti inserisce prima Eriksen per lo spento Sensi e poi Sanchez, passando al 4-3-3. Ma non cambia la fisionomia della partita. L’Inter attacca senza lampi e senza guizzi. Unico brivido al 94’: Ospina però è reattivo e non si fa beffare da D’Ambrosio. Ora i nerazzurri dovranno evitare di subire il contraccolpo psicologico per la sconfitta: tra tre giorni la trasferta a Roma con la Lazio vale più di mezzo scudetto.

“Ora dobbiamo continuare così – spiega Gennaro Gattuso -. La squadra ha fatto bene, faccio i complimenti a tutti. Vorrei vedere sempre partite del genere, con questo atteggiamento. Poi la qualità viene fuori, conta giocare pensando ai concetti su cui lavoriamo durante la settimana”.

“L’Inter è un avversario forte, da rispettare come tutti, che abbina tecnica e fisico. Non a caso è lassù in classifica con la Juventus”, prosegue Rino. Ancora sul match: “Nel primo tempo abbiamo palleggiato bene, meno nella ripresa. Manchiamo in continuità, non nella tecnica. In questo momento va migliorata la fase di non possesso, per questo perdiamo le partite. La differenza di rendimento con le piccole? Questione, appunto, di atteggiamento: contro il Lecce avevamo 6-7 giocatori dietro la linea della palla. Non possiamo pensare di continuare a fare la fase difensiva come la stiamo facendo”. Infine, su Insigne: “Ha ancora il ginocchio gonfio, speriamo di recuperare sia lui che Koulibaly”.

Antonio Conte: “Il Napoli è venuto a San Siro per fare una partita molto difensiva con tutti gli effettivi sotto la metà campo e con Mertens che marcava a uomo Brozovic, chiudendo tutti gli spazi. In questi casi bisogna essere più veloci nel giro palla e creare due contro uno, cose che potevamo fare meglio ma complimenti al Napoli, che ha saputo fare la partita che voleva e l’ha vinta”. I nerazzurri hanno pagato il grande dispendio di risorse del derby: “Sicuramente il derby ha portato via tantissime energie soprattutto nervose. Detto questo, ho fatto cinque cambi rispetto al Milan, c’era linfa nuova. Poi stiamo parlando sempre del Napoli, ha dei valori importanti, non badiamo alla classifica del campionato, in cui comunque ha battuto la Juventus. Poi ha sconfitto anche la Lazio in Coppa Italia e il Liverpool in Champions: ha la rosa migliore del campionato dopo la Juve. Dell’arbitro non parlo. Il Milan aveva giocato in modo più garibaldina, abbiamo lottato a tutto campo e c’erano spazi ovunque. Stavolta invece per noi non ce n’erano, è stato bravo Gattuso a chiuderci tutti gli spazi e ripartire. Il gol è arrivato su una giocata di alta qualità di Fabian Ruiz. Abbiamo avuto delle occasioni, penso che alla fine se avessimo pareggiato non avremmo rubato nulla. Dobbiamo prendere queste sconfitte per imparare e migliorare” .




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