Calcio. Europa League: per le italiane 7 punti su 9

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Calcio – Europa League. Due vittorie ed un pareggio è il bilancio della seconda giornata di Europa League delle compagini italiane.

Nel gruppo G successi esterni, entrambi per 2-1, di Leicester e Braga rispettivamente sui campi dell’Aek Atene e del Zorya. Inglesi e portoghesi volano così a punteggio pieno a 6 punti, con il passaggio del turno già in tasca. Stessa situazione nel girone I dove vincono in trasferta e ipotecano la qualificazione Villarreal, 3-1 al Qarabag, e Maccabi Tel Aviv, 2-1 al Sivasspor. Nel gruppo K gli austriaci del Wolfsberger espugnano per 4-1 il campo del Feyenoord e balzano in testa in classifica con 4 punti, approfittando del pareggio senza reti tra Cska Mosca e Dinamo Zagabria. Cala il poker anche l’Hoffenheim: 4-1 al Gent e primato nel girone L, dove la Stella Rossa di Dejan Stankovic passeggia 5-1 sullo Slovan Liberec: il gol del pokerissimo porta la firma di Diego Falcinelli.

Nel gruppo C successi interni per 1-0 di Nizza e Slavia Praga contro Hapoel Beer Sheva e Bayer Leverkusen. Tutte le squadre si trovano adesso a 3 punti. Nel girone D, facile successo 3-0 del Benfica sullo Standard Liegi e vittoria di misura per 1-0 dei Ranges di Gerrard sui polacchi del Lech Poznan. In classifica i giochi sembrano fatti con portoghesi e scozzesi a punteggio pieno con 6 punti. Nel gruppo E il Psv passa in extremis a Nicosia contro l’Omonia, pari invece senza gol tra Granada e Paok. Classifica: Granada 4, Psv 3, Paok 2, Omonia 1. Nel girone dell’Arsenal, i norvegesi del Molde superano 1-0 il Rapid Vienna e volano con i Gunners a quota 6. Nel gruppo del Tottenham è piena bagarre dopo lo spettacolare 4-3 del Lask Linz al Ludogorets. Classifica: Anversa 6, Tottenham e Lask Linz 3, Ludogorets 0.

All’Olimpico prestazione scialba della squadra di Fonseca, che in più di una occasione rischia il tracollo contro i bulgari. Attacca con pigra volontà, non detta movimenti, qualcuno degli attaccanti si abbassa per dettare ma non c’è mai uno schema riconoscibile, e la fluidità, ammesso che si trovi, si perde in un attimo. Finché è rimasto in campo, soltanto Spinazzola ha saputo, come spesso è capitato nelle ultime occasioni, fare la famosa superiorità numerica, anche perché aveva davanti un difensore troppo più lento di lui (il francese Vion): ma le sue penetrazioni a sinistra finivano sempre con cross bassi in un’area mal sorvegliata dai compagni o male effettuati. Recuperato Smalling, la Roma ha cercato strade che non possono esistere, a certe condizioni di dinamicità. E come sempre, col modello di riferimento prediletto da Fonseca (la difesa a tre e un centrocampo a due o a quattro con troppa poca fantasia e troppa poca qualità), la squadra ha finito per vedere poco la porta, rischiando più degli avversari, che avevano buona sostanza nel reparto offensivo. Tutto questo ha èporatto ad un opaco 0-0 che comunque tiene la Roma saldamente in corsa per il passaggio del turno.

Tre gol di ottima fattura, un rigore sbagliato, tante occasioni, non una sola parata da dover effettuare. Il Milan supera a pieni voti anche il secondo ostacolo di Europa League, uno Sparta Praga che si era presentato a San Siro con un biglietto da visita di tutto punto (capolista imbattuto del suo campionato) ma che alla prova dei fatti  si è dimostrato pochissima cosa. Diciamola tutta: poco più che una partitella di allenamento del giovedì.

Pioli in avvio schiera Brahim Diaz dietro a Ibrahimovic e Tonali in coppia a Bennacer nel ruolo di playmaker. Krunic e Castillejo agiscono sulla trequarti e Dalot fa l’esterno mancino. Lo Sparta si adegua: di solito gioca a tre dietro, in campionato, dove ha fatto terra bruciata. Ma in coppa Kotal accetta la sfida tattica con il più moderno 4-2-3-1. E fatica ad adattarsi al nuovo ed è proprio questa la causa principale che ha portato gli ospiti alla sconfitta. Fa notizia l’errore dal dischetto di Ibra ma Brahim Diaz, Leao e Diogo Dalot pensano a blindare la partita con delle bellissime reti. Tra i subentranti un applauso va a Dalot un ragazzo del quale sentiremo parlare.

In Spagna è Politano a firmare l’impresa degli azzurri, squadra ben diversa da quella del pessimo esordio in Coppa. Le brutte notizie giungono dall’espulsione di Osimhen, e dall’infortunio di Insigne. Gli azzurri non brillano in avanti, ma mostrano solidità in fase difensiva e concedono davvero poco alla capolista della Liga: nonostante la supremazia territoriale dei baschi, che chiudono con il 65% del possesso palla, David Silva e compagni si rivelano sterili nell’area avversaria.

La Real Sociedad, pur avendo costantemente in mano le redini del gioco, non va oltre un colpo di testa di Merino che non inquadra lo specchio. Nella ripresa il copione non cambia, ma al 55’ Politano – aiutato da una deviazione di Sagnan – trova il guizzo che permette al Napoli di rompere l’equilibrio.
La Real Sociedad non ci sta e attacca a testa bassa, senza scalfire il muro partenopeo che regge bene sotto la sicura guida di Koulibaly. Soltanto al 66’ serve un volo provvidenziale di Ospina su Portu per mantenere inviolata la porta, per il resto gli azzurri difendono con assoluta concentrazione. Nel finale, a causa del doppio tocco di Mario Rui sulla battuta di una punizione, viene annullato il raddoppio a Osimhen che poi lascia i suoi in dieci uomini negli ultimi due minuti di recupero. Troppo tardi per rianimare la squadra di Alguacil.




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