Calcio: il Milan spugna il San Paolo, rimonta Inter, bene Napoli e Sassuolo

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Calcio – Dopo le vittorie di Lazio e Juventus negli anticipi dl sabato il risultato eclatante della domenica di serie A riguarda la vittoria del Milan in quel di Napoli.

E’ iniziata nel peggiore dei modi la nuova avventura di Cesare Prandelli alla Fiorentina sconfitto in casa 1-0 dal Benevento. I gigliati confermano tutti i difetti emersi nelle ultime uscite della gestione Iachini, in particolare la sterilità offensiva e la lentezza della manovra. Merito anche della prestazione senza sbavature degli uomini di Inzaghi, ermetici in fase difensiva e capaci di colpire nella ripresa al primo vero errore dei viola, conquistando tre punti pesantissimi in chiave salvezza.

Prandelli, privo di Callejon, perde Bonaventura nel riscaldamento e allora propone un 4-2-3-1, con Kouamé, Castrovilli e Ribery alle spalle di Vlahovic. Più problematica la situazione per i giallorossi, viste le assenze dello squalificato Caprari e degli indisponibili Foulon, Tuia, Dabo e Iago Falque. Inzaghi preferisce Improta a Insigne e Moncini a Lapadula.

Il primo tempo è privo di emozioni. Il Benevento mostra un atteggiamento prudente e chiude ogni varco a una Fiorentina impacciata e prevedibile.  Al 44′ Prandelli deve anche fare i conti con l’infortunio di Ribery, al posto del quale entra Saponara.

Dopo un avvio di secondo tempo sulla falsariga dei 45 minuti iniziali, ci pensano i sanniti ad accendere la sfida. Insigne ruba palla a Biraghi e serve Improta, che dal limite dell’area scarica un rasoterra chirurgico all’angolino. Prandelli prova a cambiare volto ai suoi con un triplo cambio che vorrebbe aumentare il peso offensivo, grazie soprattutto all’ingresso di Cutrone ma la Fiorentina si conferma poco incisiva e, oltre a una mancata deviazione in tuffo sotto porta di Castrovilli, l’unica vera occasione di marca gigliata arriva all’85’. Sul tacco ravvicinato di Vlahovic, Montipò risponde presente e Maggio nega il tap-in a Castrovilli.

Gli ospiti si rendono pericolosi a più riprese in contropiede, senza trovare il raddoppio. Poco male per i ragazzi di Inzaghi, bravi a tenere alta la guardia in fase difensiva fino al triplice fischio finale, che li vede tornare al successo dopo cinque sconfitte consecutive ed a scavalcare in classifica proprio la Fiorentina.

“Sono molto amareggiato, c’è da lavorare tanto. Alla prima difficoltà la squadra diventa timida, paurosa e pensa singolarmente. Le emozioni oggi sono state forti, ma ho provato soprattutto delusione”. Cesare Prandelli non usa mezzi termini per commentare la sconfitta interna con il Benevento, che ha aperto la sua seconda avventura in viola: “In questo momento le emozioni che ho provato non contano, le aspettative per i giocatori sono troppe –  ha aggiunto l’ex ct azzurro –  E’ mancata la personalità. Domani sicuramente affronteremo i nostri problemi, visto che alla prima difficoltà la squadra si è persa a livello mentale e tattico. Dobbiamo diventare al più presto un gruppo, altrimenti ognuno pensa a se stesso e così nel calcio le cose si fanno complicate. “Ci saranno discussioni aperte, sincere, i ragazzi sono consapevoli delle loro difficoltà”.

Di ben altro tenore le dichiarazioni di Filippo Inzaghi: “Sono orgoglioso di questi ragazzi. Sono stati fantastici, hanno fatto un’impresa. Se guardiamo alla formazione della Fiorentina non avevamo scampo e invece, con carattere, determinazione e coraggio, ce l’abbiamo fatta”. Filippo Inzaghi è entusiasta per il successo esterno di Firenze, che ha interrotto una serie di cinque sconfitte consecutive tra campionato e Coppa Italia: “Sapevamo di andare incontro a una sfida improba sotto tanti punti di vista e l’abbiamo affrontata con umiltà e grande rispetto degli avversari, ma allo stesso tempo con voglia di superarci ancora una volta. Ci mancavano giocatori e non si è visto, questo è molto importante. Di fronte al primo momento difficile della stagione i ragazzi hanno reagito. La squadra ha bisogno di appoggio e oggi ha dato una grande risposta. Ci sono ancora margini di miglioramento, nel calcio quando vinci sei il più bello, quando perdi il più brutto. Secondo me c’erano state troppe critiche nei nostri confronti, perché guardando la classifica saremmo salvi”.

L’Inter ribalta una partita che sembrava aver intrapreso una brutta strada per i ragazzi di Conte. Ospiti avanti con Zaza e Ansaldi su rigore, poi si scatenano gli attaccanti nerazzurri.

Il Torino, senza Giampaolo in panchina causa Covid, ha dovuto fare a meno anche di Lukic e Belotti, dolorante a un ginocchio durante il riscaldamento. Eppure a San Siro, con il vice allenatore Conti in panchina, i granata si sono presentati sicuri e in controllo per un intero tempo. L’ex tecnico di Milan e Samp, da remoto, ha schierato i suoi a specchio rispetto all’Inter, contraddicendo la leggenda che lo vorrebbe integralista del modulo: 3-5-2, schema inusuale per una squadra sempre improntata sulla difesa a quattro. Il giocattolo ha funzionato per 45 minuti più recupero, grazie alle idee di Verdi (poi infortunato e sostituito), alla gamba di Singo e alla zampata di Zaza. Complice l’Inter, non pervenuta.
Nella ripresa, dopo un avvio a singhiozzo, l’Inter è entrata in partita. E proprio quando sembrava il momento del risveglio nerazzurro, l’arbitro La Penna (aiutato dal Var) ha fischiato un rigore di Young su Singo. Si è messo in moto così il frullatore dei gol: Ansaldi dal dischetto, poi l’uno-due Sanchez-Lukaku. L’impressione è che sia stato proprio il due a zero del Torino a ridestare i nerazzurri. La paura di perdere a San Siro, dove l’Inter non vinceva in campionato dalla prima con la Fiorentina (anche allora in rimonta), ha riacceso la grinta sopita. Antonio Conte ha pescato dalla solita panchina ricca: dentro Lautaro per Gagliardini, Skriniar per D’Ambrosio, Perisic per Young, De Vrij per Ranocchia. E sono arrivate cos’ le reti del 3-2 – altro rigore assegnato dopo il Var per un intervento di Nkoulou su Hakimi – e del 4-2 segnato da Lautaro.

Faticando, e subendo per un tempo intero, l’Inter ha raggiunto così una vittoria preziosissima, la quarta in 11 gare ufficiali, contro un Torino penalizzato dagli infortuni, volenteroso ma incapace di proteggere i due gol in più. La formazione di Giampaolo è la squadra dei cinque maggiori campionati europei che ha perso più punti (14) da situazioni di vantaggio.  Domani per l’’Inter, ultima nel girone di Champions, l’impegno con il Real Madrid, per giocarsi le residue speranze di accedere agli ottavi.

Conte: “L’approccio non è stato dei migliori, dovevamo essere più feroci e determinati. C’è stato poco furore agonistico nella prima parte, mentre nell’ultima mezz’ora abbiamo dimostrato che c’è qualcosa di importante anche a livello caratteriale. Io devo essere bravo a tirarlo fuori. Dobbiamo lavorare e alzare il livello di attenzione- spiega il tecnico -: da questo punto di vista abbiamo perso qualcosa rispetto allo scorso fine di stagione. Oltre alla testa e il cuore bisogna metterci le gambe. Che la partita di oggi ci serva da lezione per il futuro”. L’allenatore salentino analizza senza mezzi termini i primi 60 minuti: “Non siamo riusciti a vincere nemmeno un contrasto, ma capisco le difficoltà dopo la sosta per le Nazionali. Nel weekend si sono viste le difficoltà che tutte le squadre hanno avuto al rientro. Oggi non era semplice, siamo riusciti a fare quattro gol ma c’è da dire che ne abbiamo subiti due. Bisogna abbinare le qualità tecniche al furore agonistico. Questo è un gruppo sano e fatto di ragazzi intelligenti. Lukaku dice che non siamo ancora una grande squadra? Mi trova totalmente d’accordo”.

Tanta delusione nelle parole di Francesco Conti, oggi sulla panchina del Torino dopo la positività la covid di Giampaolo. I granata erano avanti 2-0 prima di subire la rimonta dell’Inter. “Andiamo via con rammarico e rimpianto del punteggio, che ci vede penalizzati oltre i nostri demeriti. Abbiamo fatto una buona partita, ma poi abbiamo ridimostrato una fragilità su cui dobbiamo migliorare. “Ci sono degli aspetti mentali sui quali noi stiamo lavorando e sicuramente risolveremo – assicura il tecnico – perché vorremmo fare grandi cose.

Gli infortuni e il mini focolaio Covid non fermano la Roma che fa un sol boccone (3-0). I giallorossi hanno dominato dall’inizio alla fine una squadra che è sembrata consegnarsi all’avversario fin dalle prime battute.

La Roma ha preso il comando delle operazioni fin dal primo minuto e, dopo una ghiotta occasione sciupata da Veretout, smarcato in area da Mayoral, è passata (28′): Spinazzola, con un illuminante taglio, ha smarcato in area sulla sinistra Mayoral che, scattato sul filo del fuorigioco, ha superato Sepe con un preciso tocco in diagonale. Il Parma non ha reagito e Mkhitaryan lo ha punito altre due volte: l’armeno ha prima (32′) tramutato in oro una sponda di Mayoral scaraventando un destro di controbalzo da 25 mt sotto la traversa poi (40′) si è fatto trovare pronto sul secondo palo al termine di una splendida azione corale, iniziata da Mayoral, rifinita da Pedro e coronata da Karsdorp con un perfetto cross di prima. Il secondo tempo per la Roma si è rivelato poco più di un allenamento. Anche perché il Parma non è mai riuscito a cambiare passo, arrivando per la prima volta al tiro solo al 67′ con una conclusione telefonata sul primo palo di Karamoh, subentrato a Gervinho. I giallorossi, al piccolo trotto, si sono divertiti a costruire nuove trame sfiorando più volte il poker. Ad andare più vicino al bersaglio è stato Spinazzola che si è visto alzare sulla traversa un destro a colpo sicuro di Sepe. Per Fonseca una sola brutta notizia: il lieve risentimento all’adduttore accusato da Ibanez, costretto a lasciare il posto a Juan Jesus. Sicuramente in Europa League con il Cluj non ci sarà. Il tecnico portoghese spera di recuperarlo per la gara fondamentale con il Napoli per la quale, comunque, riavrà a disposizione Smalling.

“Siamo diventati una squadra con n’identità precisa, per cui anche se cambiamo giocatori la prestazione non cambia”. E’ evidentemente soddisfatto Paulo Fonseca dopo la netta vittoria sul Parma: “Abbiamo disputato un’ottima partita, soprattutto nel primo tempo”, sottolinea. “Abbiamo segnato 3 gol ma potevamo farne di più. In più di un’occasione abbiamo fatto vedere ottime trame. Nel secondo tempo abbiamo gestito ma abbiamo anche creato occasioni per incrementare il bottino”. Non male per una squadra che in settimana si è addirittura dovuta allenare individualmente per il mini focolaio Covid nel gruppo: “E’ vero, non abbiamo avuto Dzeko, Smalling, Pellegrini… questo rafforza l’identità della squadra. Significa che possiamo far bene a prescindere da chi va in campo. “Possiamo ancora migliorare in diversi aspetti. Per esempio dobbiamo essere più compatti in alcuni momenti, scegliere meglio i tempi con cui pressare e essere più bravi nell’ultimo passaggio e in fase di finalizzazione”.

“Non c’è stata partita e quando succede una cosa del genere la responsabilità è totalmente dell’allenatore”. Fabio Liverani si accolla tutte le colpe per la netta sconfitta con la Roma. “Forse in queste due settimane non sono riuscito a trasmettere e capire il tipo di partita e questo è un problema mio”, sottolinea. “E’ mancata la cattiveria nell’andare nei duelli, abbiamo fatto una partita a guardare un po’ troppo gli altri. Un momento negativo in campionato, per chi come noi lotta per la salvezza, lo stiamo vivendo all’inizio, speriamo di risolverlo presto ma non ho dubbi su questo perché la squadra ha qualità tecniche e morali, ha bisogno di un po’ di tempo. Questa settimana si gioca ogni 3 giorni, cerchiamo di cancellare questa brutta parentesi, preparare la Coppa Italia e poi continuare con il percorso del campionato. Le difficoltà sono tante, ma sta a me cercare le soluzioni: oggi probabilmente non l’ho fatto bene e quindi me ne assumo totalmente la responsabilità”.

Il Sassuolo centra la sua quarta vittoria su quattro in trasferta. Il 2-0 finale in casa del Verona non rispecchia appieno quanto si è visto in campo, con i gialloblù che hanno dominato per gran parte della partita e ha colpito addirittura quattro legni. Ma quella degli uomini di De Zerbi è una vittoria da grande squadra: che sa soffrire, che rispetta l’avversario – uno dei più scomodi della Serie A, chiedere a Juve e Milan per conferma – e sa punirlo sfruttando con cinismo le poche occasioni a disposizione.

Sono i neroverdi a partire meglio, con Boga che sembra particolarmente ispirato. Ma il Verona si chiude bene e con il passare dei minuti l’inerzia della partita cambia: è la squadra di Juric a comandare il gioco e a rendersi più pericolosa, mentre il Sassuolo non riesce ad avvicinarsi alla porta di Silvestri. I gialloblù sbattono ben due volte contro il legno: al 5′ un gran sinistro da fuori di Ilic si stampa sul palo a Consigli battuto, mentre al 26′ la traiettoria del cross di Dimarco viene letta male dal portiere neroverde, salvato però dalla traversa. Il monologo del Verona continua: al 30′ Consigli è bravissimo a respingere in calcio d’angolo la conclusione volante di Dawidowicz su calcio di punizione di Zaccagni.
E’ solo nell’ultimo quarto d’ora del primo tempo che gli ospiti tornano ad affacciarsi in avanti: al 32′ Raspadori, chiamato al difficile compito di sostituire Caputo (e Defrel, anch’egli infortunato), non è abbastanza famelico sull’invitante assist di Berardi e viene contrastato in maniera provvidenziale da Magnani, ex della gara. Poi il Verona perde Kalinic per infortunio: l’attaccante croato si ferma per un problema muscolare e viene sostituito da Colley. Quando manca poco all’intervallo, ecco la fiammata: da destra Berardi cambia benissimo gioco per l’altro esterno Boga, che si fa trovare libero sul vertice sinistro dell’area di rigore. Dawidowicz non è abbastanza pronto per contrastarlo e l’esterno francese si produce nell’ennesimo gioiello: un tiro a giro  su cui Silvestri può solo limitarsi a guardare il pallone infilarsi sotto l’incrocio dei pali. Si va al riposo sullo 0-1, un punteggio certamente severo per il Verona che ha dominato a larghi tratti.

Nella ripresa  è sempre il Verona a comandare il gioco, con il Sassuolo che grazie anche alla situazione di vantaggio accetta di chiudersi e prova a pungere in contropiede. Al 13′ Tameze spreca una ghiotta occasione dall’altezza del dischetto mandando il pallone altissimo, poi il povero Colley sbatte ripetutamente sulla difesa avversaria, guidata da un Chiriches in versione leader. Nella girandola di sostituzioni, è De Zerbi azzecca che la mossa giusta: al 28′ toglie un Raspadori troppo timido e ridisegna il tridente offensivo, con Traorè sulla destra e Berardi centrale. Il fantasista calabrese ci mette due minuti a ripagare il tecnico: raccoglie palla sulla trequarti, si porta al limite dell’area e scaglia un sinistro centrale ma potente che batte Silvestri. 2-0 a un quarto d’ora dal termine: il Sassuolo vede molto più vicino il primo posto.

Il Verona non ci sta: Juric (anche ammonito per proteste) sa che la sua squadra meriterebbe molto di più e spinge i suoi a crederci ancora. Ma per i gialloblù non è giornata: al 34′ Miguel Veloso colpisce il palo su calcio di punizione dal limite, l’ingresso di Salcedo dà vivacità ma Consigli è superlativo nel chiudere la porta su un colpo di testa dal centro dell’area dell’ex Genoa e Inter. Lo sforzo dei padroni di casa è encomiabile: ancora nei tre minuti di recupero i ragazzi di Juric provano e riprovano, ma proprio all’ultima occasione, sugli sviluppi di un calcio di punizione dal limite dell’area è Udogie che di testa colpisce la traversa. Quarto legno per i gialloblù.

“Altre volte abbiamo raccolto di più, stavolta abbiamo stradominato e usciamo senza punti. Per la prima volta ho visto la squadra giocare come voglio, meritavamo molto di più”. Non può che essere amareggiato Ivan Juric dopo la sconfitta interna per 2-0 contro il Sassuolo, arrivata dopo 90 minuti in cui il suo Verona ha comandato il gioco per larghi tratti e colpito ben quattro volte il legno. “Abbiamo dato veramente tutto – ha sottolineato il tecnico croato – , il Sassuolo è forte e ha dei campioni ma non c’è stata partita, li abbiamo surclassati e ci dispiace per la sconfitta”.

Roberto De Zerbi non crede che il suo Sassuolo possa lottare per lo scudetto. “Dobbiamo essere seri – ha spiegato il tecnico neroverde , è chiaro che vogliamo fare sempre meglio e arrivare il più in alto possibile, ma in Serie A esistono realtà e livelli che non abbiamo ancora raggiunto”. Però la vittoria per 2-0 in casa del Verona, in una gara in cui gli emiliani hanno saputo soffrire ed essere cinici quando serviva, lancia un segnale importante a tutto il campionato: questo Sassuolo darà battaglia fino all’ultima giornata.
“Con il Verona fanno fatica tutti – ha sottolineato De Zerbi – , quindi dovevamo giocare in maniera diversa, essendo più verticali e cercando linee di passaggio diverse. E’ vero che loro hanno avuto tante occasioni, non è stata certamente la nostra miglior partita ma noi sapevamo di dover andare su altri binari oggi e ci siamo riusciti portando a casa una vittoria importante. Se vuoi diventare grande devi capire cosa ti viene richiesto in ogni gara”.

Il Bologna vince a Marassi e Ranieri non la prende bene. Ma la Sampdoria l’aiuta inceppandosi dopo una bella partenza. Illusa da un gol, subisce il ritorno dell’avversario che porta a casa, con merito, la posta.

Parte forte la Samp, ispirata da un Candreva indiavolato. Skorupski invece ha una partenza falsa: prima esce male su un traversone lasciando la sfera sui piedi di Colley che non è un attaccante e di piatto mette alto a porta vuota. Ma il portiere polacco si ripete, quando Thorsby si proietta alla sua maniera su un altro cross di Candreva e colpisce di testa, è un bolide ma centrale. Il portiere si inginocchia e si fa piegare le mani. Il gol scuote il Bologna, ispirato da un Palacio ovunque e con uno Schouten la cui regia incanta. La squadra di Mihajlovic diventa padrona delle operazioni in mezzo, ma le manca profondità. Il pareggio arriva casualmente, per l’ospite, quando su angolo battuto arcuato da Orsolini, la palla sfila nell’area del portiere non toccata da nessuno, rimbalzando sul ginocchio di Regini e finendo in rete. Perché, dopo 6′, va avanti. Barrow riceve sul filo del fuorigioco ed effettua un cross telecomandato, infinito, sul palo opposto dove Orsolini si fa perdonare l’incredibile errore del primo tempo   di testa insacca con irrisoria facilità.

“Se Orsolini avesse sbagliato anche quel gol, sarebbe tornato a Bologna a piedi”. Lo dice Sinisa Mihajlovic, conoscendo la grinta del tecnico, bisogna davvero credergli. Ce lo vedete l’ala a fare l’autostop? Alla fine insomma, Mihajlovic ha pure voglia di scherzare dopo la vittoria sulla Samp. “Ma io sono sempre sereno – ci corregge l’allenatore del Bologna – abbiamo gli stessi punti dell’anno passato ma abbiamo affrontato, Milan, Napoli e Sassuolo. Io vado sempre in campo per vincere. Credo che la vittoria sia legittima, abbiamo fatto meglio dei liguri e non importa se siamo partiti prendendo gol da calcio d’angolo. Ai ragazzi l’avevo detto: ora è tempo di raccogliere dopo aver tanto seminato. Orsolini? L’ho detto, prima mi ha fatto arrabbiare poi mi ha fatto felice.

Claudio Ranieri non cerca scuse. “Abbiamo giocato con grande impegno ma non con grandissima lucidità. Peccato perché la partita era iniziata bene, avevamo fatto anche delle altre buone cose. Ci eravamo salvati sull’unica occasione loro, quando hanno preso la traversa, il pareggio casuale alla fine del primo tempo è stato decisivo: peccato. Abbiamo perso il filo conduttore delle precedenti partite, sta a me fare in modo che i ragazzi lo ritrovino”.

Vittoria e sorpasso dell’Udinese ai danni del Genoa. Alla Dacia Arena finisce 1-0 per la squadra di Gotti, decisiva la rete al 43′ di De Paul, il migliore in campo, alla faccia della possibile stanchezza dovuta dal lungo viaggio di rientro dall’Argentina. I liguri sono ora penultimi e non vincono dalla prima giornata.
Partita bloccata e con pochi spunti, anzi a vincere è la noia con attacchi sterili e pochissime occasioni degne di nota. Poco prima dell’intervallo arriva però il guizzo vincente di De Paul, che sfrutta un assist del connazionale Pereyra per battere di piatto destro Perin dal limite. Super giocata del talento argentino.
Tutte le restanti emozioni sono concentrate nel finale: De Paul sfiora la doppietta, ma la traversa gli nega il 2-0 su punizione, dall’altra parte arriva l’insperato l’1-1 proprio nell’ultimo minuto di recupero con un tap-ìn vincente di Scamacca, la cui esultanza viene però strozzata per un fuorigioco millimetrico sotto porta. C’è tempo anche per l’espulsione di Perin che falcia lontano dall’area Stryger-Larsen lanciato a rete. L’Udinese torna così alla vittoria sorpassando anche Torino e Parma, il Genoa invece, che non vince dalla prima giornata, resta a quota 5.
Gotti: “Potevamo avere qualche punto in più in classifica, abbiamo pagato carissimo gli errori. Adesso proviamo a guadagnarci il meglio passo dopo passo. Stiamo provando a proporre gioco e quella di oggi è stata una classica partita sporca di Serie A. C’è stato equilibrio e il gol di De Paul ha indirizzato la partita. Ma nel finale non siamo stati bravi a gestire la partita”.

Gotti poi si coccola De Paul: “Rodrigo è un giocatore forte, la sua benzina è nella testa”. Prossimi impegni contro Lazio e Atalanta: “Sono impegni complicati che affrontiamo volentieri. Se vogliamo stare in questo campionato, dobbiamo sfidare le prossime squadre senza paura”.

Parla anche De Paul dopo aver deciso il match: “Sono arrivato giovedì dopo le Nazionali, oggi per noi era la partita per reindirizzare il nostro campionato e sono molto contento. Mi alleno per aiutare la squadra, lavoro su quello. Sono in un buon momento e spero che questa vittoria possa aiutarci ancora di più”. Bene anche la difesa: “Io ho detto alla squadra che dovevamo partire dal prendere zero gol – dice il fantasista argentino -. Se riusciamo a mantenere la porta inviolata sicuramente i gol poi arriveranno. Tanti gol segnati al Genoa? È una casualità, spero di segnare anche ad altre squadre”.
“Fa male uscire con zero punti. Meritavamo un risultato diverso perché abbiamo giocato meglio degli avversari. Per un piede in fuorigioco non portiamo a casa un punto. Ma oggi abbiamo ritrovato distanze e gamba” ha detto Rolando Maran, dopo la sconfitta contro l’Udinese.

“La squadra sta provando a tirarsi fuori dall’emergenza assenti – aggiunge a Sky -. Sono soddisfatto della prova dei ragazzi, non è facile rendersi pericolosi contro una squadra come l’Udinese che subisce pochi tiri”. Sul rosso finale a Perin: “Stavamo cercando il tutto per tutto. Ha provato a mettere una pezza in una situazione in cui eravamo posizionati in avanti”. Ultima battuta sulla propria posizione, con il penultimo posto che pesa. Maran però non sembra preoccupato: “Ho il supporto quotidiano della società”.

Nell’attesissima partita serale il Milan vince e convince a Napoli. I rossoneri passano con merito al San Paolo, con un doppietta dello svedese, che poi esce per infortunio (dopo essere stato “graziato” per una gomitata a Koulibaly). I padroni di casa riaprono il match con Mertens, nel finale Hauge ristabilisce le distanze.
L’avvio vede Meret costretto immediatamente agli straordinari su Rebic e soprattutto su un gran tiro di Calhanoglu (9′). Poi ha avuto una chance in mischia Kjaer e l’ha sprecata da buona posizione con un tocco alto. Non ha invece perdonato (20′) l’implacabile Zlatan Ibrahimovic, che ha stracciato in un duello aereo Koulibaly e spedito il pallone nell’angolo, concretizzando il predominio dei suoi. Lo schiaffo subito è servito a dare la scossa anche al Napoli, il cui ingresso in partita è stato allo stesso tempo tardivo e veemente. Il primo segnale di riscossa è giunto con un guizzo di Mertens (27′), che ha costretto a un superbo intervento in tuffo Donnarumma. Poi sul calcio d’angolo successivo si è accesa una mischia e Di Lorenzo ha centrato in pieno la traversa, con un tiro che era parso a colpo sicuro. La squadra di Gattuso ha messo alle corde la capolista e ha dato l’impressione di poter raggiungere in fretta il pari, pagato dazio invece ancora una volta alla sua mancanza di concretezza sotto porta.

Ma al Napoli sono mancati nel primo tempo specialmente i colpi di Insigne: spesso ai margini del gioco e sovrastato nel duello a distanza da Ibrahimovic, che s’è al contrario fatto bastare una chance per lasciare il segno sulla partita. L’unica macchia della serata dello svedese è stata una gomitata in avvio di ripresa a Koulibaly, su cui l’arbitro Valeri e il Var hanno misteriosamente sorvolato. Così il campione del Milan ha evitato sanzioni disciplinari e poco dopo non s’è lasciato sfuggire l’occasione per firmare la sua ennesima doppietta (9′), sfruttando un altro cross al bacio di Hernandez. Fine dei giochi? No, perché Gattuso ha riequilibrato la sua squadra con l’ingresso di Zielinski (fuori Lozano) e gli azzurri hanno avuto un sussulto di orgoglio, premiato (18′) dal gol di Mertens con un rasoterra da posizione molto ravvicinata, dopo un cross basso di Mario Rui e una incertezza di Romagnoli.

L’illusione del Napoli di poter riaprire la partita è durata però una manciata di secondi. Bakayoko è stato infatti espulso subito dopo per doppia ammonizione, per un fallo su Hernandez. Con l’uomo in più, nei minuti finali, il Milan ha rischiato un po’ solo dopo l’uscita dell’esausto Ibrahimovic. Ma Donnarumma ha messo in cassaforte la vittoria e nel recupero il norvegese Hauge ha chiuso i conti, col suo primo timbro in A.

Gattuso non cerca scuse: “”Della prestazione dei singoli non mi interessa, non mi soffermo sugli errori. Abbiamo fatto tutto noi, ci siamo fatti male da soli. C’è un dato di fatto: quando arriva la partita importante, succede sempre qualcosa. Dobbiamo alzare l’asticella anche su questo, ma è un mio problema e sono io che forse non riesco a far interpretare le partite in un certo modo. Non è un caso se sbagliamo, se creiamo e non facciamo gol. Dobbiamo giocare più seriamente, stare sul pezzo. Il primo responsabile sono io, bisogna starci con la testa, non pensare che perdiamo per sfortuna. Ci manca quella cosa di arrivare alle partite con l’occhio diverso, invece pensiamo che solo con la tecnica si possa vincere. Sto battendo da tanti mesi su questa roba, vedo atteggiamenti che non mi piacciono e mi rimangono dentro, mi fanno stare male. Bisogna aggiustare questo aspetto il prima possibile. La mentalità è aiutarsi, incoraggiare sempre chi sbaglia, invece vedo che spesso facciamo i professori. Abbiamo vinto quando abbiamo giocato con un occhio diverso, quando ci viene a mancare tutto questo vengono fuori le nostre magagne ed è per questo che non dobbiamo pensare all’io, ma al noi”.



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