Calcio – Lazio: che figuraccia a Verona

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Calcio – Una Lazio spenta, stanca e senza risorse extra, viene surclassata da un Verona pieno di vigore e iniziativa. E, soprattutto, con un Giovanni Simeone in forma strepitosa: gli scaligeri s’impongono 4-1 e tutte le reti gialloblù sono firmate dal Cholito. La band di Sarri prova a riaprirla sul 2-0 con Immobile, ma padroni di casa possiedono il triplo della benzina dei biancocelesti imponendosi meritatamente per il computo delle occasioni create. La Lazio resta a 14 punti, la formazione di Tudor – invece – sale a quota 11.

La partita ha una svolta nel silenzio generale. A Bologna, fallo da ultimo uomo, punizione ed espulsione pro Milan. A Verona fallo da ultimo uomo, punizione  e giallo. Tre minuti di rumba laziale infatti si dissolvono poco dopo allorché Veloso rincorre Milinkovic lanciato a rete. Pare di rivedere l’esitazione fatale di Soumaoro con Krunic in Bologna-Milan, poche ore prima. Il regolamento è interpretativo, la coppia Piccinnini-Pairetto grazia il portoghese da un rosso diretto, ed è inutile la protesta del serbo che spreca sul muro la punizione.

Pochi minuti  la difesa ospite balla e traballa, graziata un paio di volte da Ilic e da Barak, un rigore in movimento che Reina para bravamente. Viene da pensare che i guai della Lazio siano da imputare a Radu e Patric, in realtà davanti alla strana coppia di centrali, Patric poi è abituato a giocare a tre, c’è un movimento scarsissimo, e tutto questo favorisce il recupero palla di una squadra che fa del pressing alto la sua prerogativa più importante.

Dopo almeno tre palle gol rifiutate dai gialloblù, alla mezz’ora arriva il vantaggio, la diga crolla ancora in mezzo, Caprari ha un bel corridoio da esplorare, per Simeone infilarsi è un invito a nozze, Reina raccoglie palla nel sacco.   Radu si lamenta coi suoi, non c’è mai nessuno a cui appoggiare palla perché Barak cancella dal campo uno svogliato Leiva. 4′ dopo il vantaggio, il Verona torna a costruire una palla gol, stavolta è il Chiolito a invitare Caprari al tiro da centroarea, palla alta.

Ma la Lazio non c’è e il raddoppio è solo rimandato. 38′ Reina calcia un rinvio suio piedi di Ilic, da questi a Simeone che controlla in corsa e scarica un missile sotto l’incrocio dei pali. Un eurogol. Due a zero. Immobile prova a scuotere i suoi, ma è una soluzione individuale, il centravanti punta Gunter e scarica un tiro che esce di poco.

Al riposo si pensa che gli ospiti cambieranno qualcosa. Non c’è manovra. Ma in avvio di ripresa si presentano gli stessi undici della prima parte. Il Verona sonnecchia alla ripresa e Immobile, dopo 1′ riapre i giochi. Dimenticato dalla difesa, fila via alla sua maniera e scarica un tiro che Montipò frena ma non trattiene. Due a uno. È uno scossone, in effetti, perché Felipe Anderson pochi minuti dopo fila via e dal fondo mette un pallone al centro che attraversa tutto lo specchio della porta senza che ci sia nessuna maglia ospite pronta al tap in.

È il momento di osare: ed ecco Luis Alberto e Lazzari in luogo di Akpa Akpro e Hysaj. Così pensa Sarri. Invece la Lazio va a scossoni, e come nel primo tempo, ha esaurito la linfa. Tanto è vero che al 62′ l’intesa Caprari-Simeone si ripete, il trequartista romano disegna un lancio trasversale al bacio per l’argentino che si infila tra i due centrali ospiti e batte con un rasoterra diagonale Reina. Sarri non abbassa la guardia, chiede a Cataldi di prendere la bacchetta d’orchestra e trovare l’armonia che un Leiva lontano dai tempi migliori non ha trovato. C’è pure Moro per Pedro, sull’ala sinistra.

Concedendosi un tempo di assestamento forse eccessivo, la Lazio costruisce in fila tre rabbiose palle gol. Su angolo, Luis Alberto mette la palla sulla testa di Milinkovic e solo la traversa salva il Verona, poi un minuto dopo Patric colpisce a botta sicura e Montipò si allunga a respingere, infine Luis Alberto scaglia un tiro dai 35 metri improvviso e teso, ancora l’ex portiere del Benevento si tuffa sulla sua destra e la spunta.

Tudor capisce che ci sono giocatori affaticati, mette allora Magnani davanti alla difesa, in marcatura stretta su Milinkovic, Tamezè si piazza a sinistra per rilevare un ottimo Lazovic (che come ultimo gesto invita Reina a un plastico volo per togliere il tiro a giro dal bersaglio lungo), insomma le forze fresche gialloblù spengono gli ultimi fuochi capitolini. Match finito? neanche per sogno. Prima del fischio finale di Piccinini c’è tempo per l’ovazione rivolta a Giovanni Simeone con il quarto sigillo personale, di testa su pennellata di Faraoni.

“Noi giochiamo sempre nello stesso modo – dice Tudor –  non possiamo cambiare, indipendentemente dal risultato. È chiaro che nella ripresa, anche mentalmente, gli atteggiamenti sono diversi”.

Quindi, rispetto a Milano… “Pian piano vedo un crescendo di condizione e oggi sono contento soprattutto per questo, oltre che del 4-1: non era facile gestire il vantaggio per tutta la partita”. Caprari uomo assist: e Simeone? Da Guinness dei primati… “Una partita che non vedevo da tanto tempo per un attaccante, non solo per i gol ma per i movimenti, l’energia, la pressione: veramente tanta roba. Ma a proposito del reparto, sono felice: i gol arrivano per l’umiltà di lavorare dei ragazzi, la loro qualità esce e dobbiamo continuare su questa strada provando a crescere sempre di più”.

Sarri non si da pace: ” “Questa partita mi ha sorpreso perché ieri avevo visto bene i miei ragazzi, così come nel riscaldamento. Poi ci siamo sciolti come neve al sole, e questo è preoccupante. Oggi il livello dell’Hellas Verona è stato superiore al nostro dal punto di vista di aggressività. Mi aspettavo che i miei ragazzi fossero più consapevoli dell’importanza di questa partita”.

Siamo discontinui: non si può vincere con Roma e Inter e perdere con Bologna e Verona, con tutto il rispetto per i nostri avversari. Questo mi fa pensare che si debba lavorare molto sulla mentalità. Se è vero che l’Europa League è una competizione massacrante, oggi va detto che in campo c’erano solo due giocatori tra quelli che avevano giocato novanta minuti contro l’OM. Il nostro problema quindi è la mentalità: dovremo lavorare su questo”. L’allenatore della Lazio, poi, ha anche parlato dei lunghi minuti passati dentro lo spogliatoio: “Negli spogliatoi ci siamo detti che certe prestazioni non sono accettabili dopo aver mostrato belle cose in alcune partite precedenti. Ognuno poi si dovrà guardare dentro per capire cosa gli succede”.

Maurizio Sarri ha anche risposto ad alcune domande su Luis Alberto, dopo che lo spagnolo giovedì sera aveva messo like a un post su Twitter dove venivano criticate le sue scelte: “Luis Alberto? Difficile oggi parlare dei singoli. Si alternano grandi prestazioni a grandi ca…te. Il mio interesse comunque è la maglia davanti, non cosa c’è scritto dietro. Il singolo oggi contava poco”.

 Ciro Immobile ha detto la sua al termine della partita: “La squadra è molto delusa, per l’atteggiamento e per il risultato”, ha detto l’attaccante ai microfoni di Lazio Style. “Dopo partite del genere c’è voglia di rialzarsi subito e rigiocare per dimostrare che è stata solo una caduta. La società ha deciso per il ritiro e il poco tempo che manca fino alla prossima partita lo vivremo insieme (mercoledì all’Olimpico arriverà la Fiorentina, ndr). Ognuno di noi deve guardarsi dentro e farsi un esame di coscienza, perché probabilmente non stiamo dando tutto. Noi crediamo nel lavoro di Sarri e del suo staff: il gioco è diverso, ci vorrà del tempo, ma questo non è un alibi per giustificare la partita di oggi e quella contro il Bologna. Dobbiamo capire cosa ci fa perdere la tranquillità, rimboccarci le maniche, e ritrovare continuità”.




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