Calcio – Ottava di ritorno: giornata tutta da vivere in serie A

Calcio – Serie A – Ottava di Ritorno
Veniamo da una settimana talmente ricca di risultati a sorpresa e di polemiche per errori arbitrali e per episodi extracalcistici, che una rapida carrellata su c’ho che è stato nel nostro calcio non solo è obbligatorio, ma anche doveroso.
La scorsa giornata abbiamo assistito all’exploit dell’Atalanta in quel di Napoli che, come aveva predetto Gasperini alla vigilia, è stato il vero esame di maturità per una squadra di giovani, quasi tutti prodotti del vivaio, che ora guarda alla zona Champions non come un sogno, ma come un vero e proprio obiettivo. La squadra bergamasca è stata capace di resistere all’ondata offensiva del Napoli con grande intelligenza, ma soprattutto è stata capace di colpire, come una grande, con cinismo nelle occasioni che gli sono capitate. Altro risultato eclatante e fragoroso la vittoria della Roma a San Siro contro l’Inter. I giallorossi hanno dato una dimostrazione di superiorità e di supremazia schiacciante che ha ridimensionato la squadra nerazzurra, fin qui rinvigorita da una rimonta eccezionale. Proprio questa partita fa da ponte all’altro lato della medaglia, quello negativo, della settimana pallonara. La vittoria della Roma è stata chiara, netta, senza ombre, in virtù di una manovra che è scorsa fluida e che ha messo in difficoltà l’Inter dall’inizio, ma un rigore solare negato all’Inter quando si era già sullo 0-2, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso delle proteste contro le decisioni arbitrali. Già nel pomeriggio se ne erano visto delle belle: a Sassuolo il clou con delle decisioni a favore del Milan che lasciano a dir poco interdetti, su tutte il rigore realizzato dal Milan calciato malissimo da Bacca che andava a termini di regolamento annullato, e il rigore molto dubbio che ha dato la vittoria alla Lazio e che ha mandato su tutte le furie l’Udinese e il suo presidente Pozzo. Il punto più alto delle polemiche lo si raggiungerà poi nella semifinale di coppa Italia tra Juventus e Napoli dove le decisioni dell’arbitro Valeri accusato di aver deciso le sorti della sfida che sono state pesantemente contestate dal club partenopeo e dall’intera città, sindaco in testa.
Come sempre quando la stagione entra nel vivo, le polemiche aumentano e diventano a dir poco insostenibili; fomentate dalla stampa, che ovviamente ci specula sopra, e dai social, che purtroppo danno voce anche a chi capisce poco di calcio e del suo regolamento, l’intera settimana calcistica è stata contraddistinta da questo show di invettive, a questo tutti contro tutti, che sa tanto di alibi per giustificare le proprie lacune e i propri difetti. L’antipasto l’avevamo avuto con la Champions delle scorse settimane con le esternazioni fuori luogo di De Laurentiis e con il litigio Bonucci – Allegri, ma in questa settimana le polemiche l’han fatta da padrone assoluto prevalendo su ogni discorso tecnico e su ogni questione di campo. Nessuno mette in dubbio che le decisioni arbitrali sono spesso errate; la classe arbitrale italiana pare spesso condizionata e terrorizzata dallo sbaglio, sensazione che si ha maggiormente nelle partita della Juventus, visto che ogni svista pro Juventus viene amplificata a dismisura, come puntualmente è avvenuto in Coppa Italia. Analizzando la partita di martedì, Valeri ha sbagliato grossolanamente non concedendo un rigore su Albiol, ma i due rigori della Juventus erano chiari. Magari il Napoli dovrebbe fare mea culpa per aver regalato i due gol alla Juventus, il rigore provocato da Koulibaly è stato a dir poco ingenuo, e l’uscita a farfalle di Reina sul vantaggio di Higuain e da portiere d’oratorio e non dà portiere di livello come lo spagnolo è. Stessa mea culpa che dovrebbe fare l’Inter e Pioli che dopo aver sbagliato formazione e atteggiamento contro la Roma, non può limitare il tutto ad un singolo episodio come un rigore non concesso. In Italia si ha il bruttissimo vizio, se non alibi, di ridurre una singola partita o addirittura un’intera stagione a pochi episodi sfavorevoli alle volte anche ad uno solo, cosa che a mio modesto parere è banale e semplicistico, ed induce tifosi e appassionati a pensare sempre in maniera negativa, inculcando nelle persone il sospetto che ci sia sempre una macchinazione pro o contro qualcuno. Ridurre tutto ad un decisione sbagliata dell’arbitro è un paravento che spesso società e tecnici usano per giustificare decisioni e atteggiamenti sbagliati, che condizionano molto più pesantemente che un rigore non dato: mi viene da citare il Sassuolo, per indicare forse la squadra più bersagliata dalla classe arbitrale, ma inconfutabili sono anche gli errori del club. Troppi infortuni, per colpa di una preparazione affrettata per entrare in Europa League, e l’incapacità cronica di gestire le partite dei nero verdi, che han portato numerose sconfitte nel finale o a rimonte subite da situazione di vantaggio, sono due problemi che han fatto più danni di un arbitro che sbaglia. Questo esempio lo possiamo estendere a tutte le squadre della serie A e del calcio in generale, ma mascherare i propri difetti con le colpe degli altri e usanza abusata nel calcio nostrano, anche perché è più facile accusare gli altri che farsi un bel esame di coscienza.
Inter – Roma mi dà lo spunto per stigmatizzare un altro brutto vizio del nostro calcio: lo sparare a zero su chi perde, soprattutto sull’allenatore. Fino all’inizio della partita di domenica sera Pioli era il messia che aveva fatto risorgere l’Inter dopo il periodo De Boer che aveva fatto più danni delle cavallette. Improvvisamente da domenica sera l’allenatore emiliano e diventato un brocco, non adatto alla panchina di una squadra blasonata, con la proprietà cinese che già sta pensando di rimpiazzarlo. Secondo noi questo è uno dei mali più grossi del nostro calcio, non si può cambiare giudizio su un allenatore o su una squadra per una singola partita, vuol dire non fare mai lavorare nessuno con la calma necessaria e con la giusta serenità. Pioli ha perso due partite con Juventus, per giunta giocata alla pari, e con la Roma dove ha commesso degli errori, ma ha vinto tutte le altre facendo compiere una rimonta insperata all’Inter. Ora crocefiggere una persona e farla lavorare con il fantasma di un collega che vuole il tuo posto è diventato uno strumento che i giornalisti usano a loro piacimento ora per una squadra ora per l’altra. Illuminante in materia la risposta data da Pioli ieri in conferenza stampa pre gara ad un giornalista che gli chiedeva come si sentiva dopo tutte queste voci, Pioli ha ribaltato brillantemente la domanda dicendo che sono proprio i giornalisti a mettere in circolo queste voci per poi chiedere al diritto interessato come sta. Questo giochetto, un po’ squallido a dir la verità, è un brutto vizio del nostro calcio, ma che va tanto di modo e che sembra piacere molto a chi soprattutto deve parlare per tutta la settimana di pallone. Ma non fa altro che limitare le ambizioni e le prospettive di una qualsiasi persona tecnico o calciatore che sia, che sempre nell’occhio del ciclone non può mai programmare e mai dedicarsi al lavoro settimanale, ma deve sempre guardarsi le spalle e rispondere alle polemiche.
L’ultimo evento che ha accentrato l’attenzione di tutti e la mancata conclusione della cessione del Milan al consorzio cinese, che tanto era stata sbandierata in questi ultimi mesi. La differenza primaria con gli altri argomenti già sviscerati, è che qui siamo davanti ad una novità assoluta. Mai si era vista, da che mente umana ricordi, una cessione di una società calcistica fatta in questi termini. Analizzando un attimo con distacco la vicenda non si può che dire che la questione è stata avvolta da una nebbia fittissima fin da l’inizio. Una compratore che lascia due caparre da 200milioni con il rischio di perderle, senza mai dare garanzie sui nomi dei veri compratori e che ogni volta che si avvicina la data della firma rinvia la stessa con motivazioni lacunose e incomplete, è una cosa che sa dell’incredibile. Ora pare che si tratterà ad oltranza fra le due parti, Fininvest e gli investitori cinesi, ma la situazione è al limite dell’assurdo, quasi farsesca. Le illazioni che si fanno rimangono illazioni punto e basta, ma la verità è che i più colpiti sono i tifosi che ormai han perso le speranze e sono sempre più disillusi. La squadra più titolata degli ultimi anni non merita una fine del genere, ridurre il Milan ad una mera speculazione economica è cosa triste e vergognosa. Una società e una dirigenza che hanno vinto in trent’anni non può ridursi così e non può uscire di scena in questo modo. La cosa più brutta per il tifoso rossonero è il non vedere la fine di questo tunnel. In questo modo le speranze di vedere tornare il Milan ai livelli che lo competono svaniscono come i sogni all’alba; come si possono mantenere i vari Donnarumma De Sciglio Romagnoli Suso se non si ha una società capace di stare sul mercato e come si fa ad investire e programmare senza le giuste risorse economiche? Questi sono i dubbi che attanagliano il vero tifoso del Milan che appare sempre più rassegnato ad un triste destino e che meriterebbe solo un po’ più di sincerità.
Veniamo ora al calcio giocato che oggi vedrà ben tre anticipi e soprattutto darà luogo al big match Roma –Napoli vero dentro o fuori per la lotta al secondo posto e alla zona Champions diretta. Le due grandi deluse della Coppa Italia si affronteranno in un Olimpico ancora semi vuoto come per il derby di mercoledì. La prova sicurezza è stata brillantemente superata, sia per il derby di nuovo in notturna, sia per l’abbassamento delle barriere divisorie all’interno delle curve, ma l’affluenza dei tifosi rimane ancora insufficiente, non all’altezza di quello che è un partita fondamentale come il derby o come quella di oggi alle 15. Purtroppo il disamore del tifoso è dovuto a molteplici fattori e non può essere eliminato abbassando delle barriere, ma necessita di un lavoro più strutturato ed approfondito che dovrebbe coinvolgere società, questura, e tifosi. Senza una tipologia di lavoro così strutturato l’Olimpico rimarrà ancora una cattedrale semivuota, dall’aspetto malinconico e senza quella passione che ribolle come i più ricordano fino a qualche anno fa.
Per quel che riguarda la partita è sicuramente il Napoli a rischiare di più in caso di risultato negativo. Quasi fuori dalla Champions, mercoledì 7 marzo la squadra di Sarri è chiamata all’impresa contro il Real, in difficoltà in Coppa Italia, e duramente sconfitta dall’Atalanta che la insegue a soli tre punti, Il Napoli si gioca una stagione o quasi. Le polemiche del presidente hanno certamente destabilizzato l’ambiente e la squadra, e la gestione del dopo partita con la Juventus non ha che acuito il clima pesante che si respira. Sempre accusato di non ruotare gli uomini a sua disposizione, Sarri non si smuoverà dalle sue convinzioni facendo rientrare tutti i titolari anche quelli che non erano presenti allo Stadium, ma erano solo tre a dirla tutta, presentandosi all’Olimpico con il solito 4-3-3 e i soliti titolari, visto che Milik pare destinato alla panchina, con Mertens e Insigne dal primo minuto e l’inamovibile Callejon. Sarri si gioca tutto in cinque giorni, perché tra oggi ed il Real passa per primo il riscatto delle ultime le sconfitte e poi gran parte della stagione partenopea che in caso di uscita dalla zona Champions sarebbe a dir poco fallimentare. Spalletti e tutta la Roma hanno il compito di rialzare la testa dopo un derby in cui la Roma ha fatto semplicemente da comprimaria, dominata sia dal punto di vista tattico, ma soprattutto dal punto di vista psicologico dalla Lazio. Una Roma così mesta non la si ricordava da tempo; un passo falso dopo tante vittorie e ottime prestazioni ci può stare benissimo, ma farlo durante un derby così sentito nella capitale, è cosa da riscattare immediatamente. Ora quello accusato di spremere troppo i giocatori è Spalletti, che in effetti usa sempre gli stessi 12/13 elementi, ma forse perché i rincalzi danno poche garanzie, ad esempio Paredes visto in azione contro la Lazio non pare all’alltezza di De Rossi o di Strootman. Attenzione massima alle condizioni di Nainggolan, che da solo ha spaccato la partita con l’Inter, ma che è parso imballato contro i cugini, in non perfette condizioni fisiche, che di certo verrà schierato anche non al massimo della condizione, vista la straordinaria importanza che il belga ricopre nella manovra giallorossa. Chi scalpita è Perotti un po’ accantonato dal mister dopo il ritorno di Salah, che non appare in gran forma dal suo ritorno dalla Coppa d’Africa; vedremo chi dei due la spunterà. Quello che si chiede alla Roma è di ritrovare il carattere e la determinazione di domenica scorsa, cosa che non dovrebbe mancare perché la Roma è squadra che difficilmente quest’anno buca due appuntamenti importanti di fila. Servirà sicuramente un salto di qualità, mancata mercoledì, e una attenzione che non può mancare in sfide di questo calibro.
Le altre partite del sabato sono Sampdoria – Pescara dove si festeggeranno le mille partite di Zeman in panchina, ma dove soprattutto il boemo chiederà ai suoi prestazione di tutt’altro rango di quella offerta col Chievo se il Pescara vuole non solo avere un barlume di speranza, ma anche se vuole veramente ricominciare un ciclo per il prossimo anno. Si sa che con Zeman le prestazione possono essere eclatanti sia in un verso che nell’altro, ma un briciolo di continuità è necessaria. La Sampdoria in casa parte ovviamente favorita e difficilmente si farà trasportare come a Palermo dal ritmo sonnolento dei siciliani. Qui la partita sarà vibrante e combattuta vista la mentalità dei due allenatori e visto che le ragioni di classifica costringono gli abruzzesi a vincere per forza. In serata vedremo come il Milan avrà superato la nottata burrascosa del mancato cambio societario. La squadra è sempre apparsa impermeabile a questa vicenda. I problemi paiono più di natura tecnica e qualitativa che psicologica. La rosa è limitata, anche per i numerosi infortuni, e Montella sembra aver ottenuto il massimo con il materiale umano a disposizione. La contestatissima vittoria di Sassuolo ha avuto il merito di fermare l’emorragia di punti e di rilanciare le ambizioni europee, ma ora bisogna continuare. Il Chievo è avversario tosto ed esperto, ma in trasferta pare superabile e i rossoneri debbono per forza conquistare i tre punti e Montella per farlo darà fiducia al tridente che ha già giocato a Sassuolo, con Locatelli posto di nuovo al centro del campo e Sousa mezzala. In difesa soliti problemi per gli infortuni, ma De Sciglio pare recuperato.
Le partite della domenica inizieranno alle 12.30 con l’Atalanta dei miracoli che cercherà conferme tra le mura amiche contro un Fiorentina che ancora non trova la tranquillità che servirebbe per affrontare una sfida del genere nel migliore dei modi. Gasperini dovrà fare a meno dei muscoli e della corsa di Kessie, ma può contare su tutti gli altri titolari. Fondamentale per la Dea non montarsi la testa dopo il bagno di folla di sabato sera al ritorno da Napoli e per i tanti complimenti ricevuti che fanno sognare la Champions, ma Gasperini è allenatore troppo navigato per perdere la rotta e il controllo della proprio squadra. Controllo che invece non sembra avere più Paulo Sousa dopo l’ennesima rimonta subita lunedì contro il Torino. Almeno questa volta un punto è stato portato a casa, ma appare una misera ricompensa. La storia del portoghese a Firenze è destinata ad esaurirsi a fine stagione e in caso di ulteriori tracolli anche prima. Senza obiettivi di classifica e con questa tensione difficile lavorare e rimanere concentrati, in più la probabile assenza di Bernardeschi complicherà ancora più i piani di Sousa. Vedremo come reagirà l’Inter alle prese con un Cagliari che nel proprio stadio è osso duro per tutti. Pioli si è dimostrato tranquillo del suo percorso vincente con le medio piccole; confermerà il suo 3-4-2-1 e quasi in blocco la squadra sconfitta dalla Roma, con Banega che si gioca qualche chance in più per entrare dal primo minuto. Stuzzica la sfida tra i due bomber Borriello e Icardi, ma più di tutto la formazione nerazzurra non potrà più altro fare passi falsi. La Juventus con la forza della sua classifica e la impermeabilità a tutte le polemiche andrà ad Udine, dove troverà quel Del Neri ex mai troppo rimpianto, che ogni tanto qualche scherzetto ai bianco neri ha combinato, pensiamo a Verona l’anno passato. Allegri confermerà il 4-2-3-1 e Bonucci, ormai la pace sembra essere tornata fra i due, ma il resto dei titolari è difficile da individuare, perché gli impegni della Vecchia Signora si fanno pressanti e qualcuno avrà bisogno di rifiatare in vista delle gare cruciali della stagione. Poi se i rincalzi si chiamano Marchisio Barzagli Dani Alves solo per fare alcuni nomi, la sfida rimane sempre sbilanciata a favore dei bianconeri di Torino, ma Del Neri è esperto e furbo e potrà contare su tutta la rosa a disposizione, soprattutto su quel Thereau che già ha fatto male alle Juventus in altre occasioni. Completano il programma del pomeriggio Crotone – Sassuolo Empoli – Genoa e Torino – Palermo.
Le luci della ribalta serale saranno tutte per la Lazio di Simone Inzaghi che in questa settimana si è guadagnato l’attenzione e la stima di tutti sconfiggendo in maniera inappuntabile la Roma. Abbiamo già sottolineato nelle scorse settimane la stima che Inzaghi si è andato conquistando nel corso della stagione; partito da ripiego di Lotito e presa la squadra a tre giorni dal ritiro, Inzaghi è partito tra lo scetticismo generale conquistandosi la fiducia di tutti prima dando solidità e certezze alla sua squadra fino ad arrivare alla prova di mercoledì sera. La Lazio è stata sempre accusata di bucare le prove con le grandi, ma in Coppa Italia prima a San Siro con l’Inter e poi nel derby, ha dato prova di potersela giocare alla pari con tutti e di portare a casa la qualificazione. Ora manca una vittoria con una big in campionato, per liberarsi definitivamente di tutti i tabù che attanagliano la squadra e che le impediscono di fare il definitivo salto di qualità. Inzaghi è pronto a confermare in toto la squadra che ha vinto con la Roma, quindi difesa a tre con i tre centrali che tanto bene si sono disimpegnati Wallace De Vrij e Bastos, con il rientrante Lulic e Basta sugli esterni e Biglia e Parolo in mezzo, Anderson e Milinkovic dietro Immobile unica punta. Con questo assetto più compatto la Lazio può sfruttare sia gli inserimenti di Milinkovic, svincolato da compiti di marcatura, che lasciare libertà di movimento a Felipe Anderson che sulla fascia dà l’idea di essere un po’ emarginato dal vivo del gioco. Il sacrificato sembrerebbe Keita, ma il senegalese usato a gara in corso è un arma micidiale come appunto ha dimostrato mercoledì sera; le sue accelerazioni possono spaccare e ribaltare una partita soprattutto con degli avversari già stanchi. Come sempre starà nella testa del giocatore accettare un ruolo che solo in apparenza può apparire marginale. Al Dall’ara la squadra bianco celeste si troverà davanti un Bologna ferito, che dopo un periodo nerissimo, ha trovato un pareggio molto importante a Genoa per fare punti e mettere un po’ di morale in cascina. Donadoni ha chiesto ai suoi concretezza e concentrazione, che sono stati le due cause del pareggio di domenica; concretezza perché i rosso blu hanno avuto tante occasioni per chiudere il match, ma le hanno fallite. Concentrazione perché un calo di questa ha prima ridotto in dieci la squadra e poi consentito al Genoa di pareggiare nei minuti di recupero.
04/03/2017​​​​​​​​​PIERFRANCESCO BONANNO




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