Formula 1 – La Ferrari, Vettel e le polemiche del GP del Canada

Vettel – La Formula1 ed in particolare il GP Canada rimarrà, suo malgrado, nella storia. Ma non sarà un Gran Premio storico per le magie di Gilles Villeneuve, per le doti di Ayrton Senna, per i duelli all’ultimo giro di Ferrari, Lotus, Mercedes. Questa volta no! Una formula 1 divenuta sempre meno appassionante, sempre meno donatrice di emozioni, diviene sempre più in mano a decisioni di singoli, di giudici che usano i regolamenti per modificare l’ordine d’arrivo. Starete pensando? Se ci sono le regole vanno rispettate! Il problema è sempre lo stesso le regole non sono a volte sono sbagliate ma soprattutto vanno applicate ugualmente per tutti cosa che anche in Formula 1 non avviene. Ma andiamo a ricostruire le polemiche e il ricorso della Ferrari.

In Canada, a Montreal,  la Mercedes di Lewis Hamilton ha vinto il Gran Premio del Canada di Formula 1, nonostante sia stato il ferrarista  Sebastian Vettel a tagliare per primo il traguardo, dopo aver guidato in prima posizione e davanti a Hamilton per quasi tutta la corsa. Al suo tempo complessivo di percorrenza dei giri della gara sono stati però aggiunti cinque secondi, come applicazione di una penalità ricevuta al giro 48.

La Ferrari ha comunicato alla FIA (Federazione Internazionale dell’Automobile, il massimo organo di governo della Formula 1) che presenterà ricorso contro la decisione di penalizzare Vettel. Il ricorso potrebbe tuttavia essere respinto. I termini per presentarlo scadono dopo 96 ore dalla conclusione della corsa, e quindi la Ferrari sarebbe ancora in tempo. Ma il regolamento sportivo della Formula 1 non prevede che le penalità inflitte nel corso della gara possano essere oggetto di ricorso in appello.

Ma ricostruiamo la gara. Sebastian Vettel partiva dalla pole position, per la prima volta dopo diciassette gare, davanti a Hamilton e all’altro ferrarista Charles Leclerc. Fin dai primi giri, ha dato l’impressione di poter restare davanti alla Mercedes.

Al 48° giro il pilota della Ferrari ha commesso un errore di guida nel primo tratto del circuito e ha perso per un attimo il controllo della macchina, finendo sull’erba e “tagliando” una chicane. È rientrato in pista proprio nel momento in cui sopraggiungeva Hamilton, impedendogli di passare ma in un modo giudicato troppo avventato e rischioso da parte dei commissari di gara, giudizio che sinceramente appare eccessivamente severo.

La commissione ha deciso di sanzionare Vettel con una penalità di cinque secondi, da aggiungere al suo tempo di percorrenza della gara (salvo nuove soste ai box: in quel caso Vettel avrebbe dovuto scontare la penalità in quella fase). Hamilton è poi riuscito a mantenere la distanza da Vettel al di sotto della soglia dei cinque secondi fino alla fine della corsa, e ha così vinto il Gran Premio. Vettel è finito in seconda posizione, davanti al suo compagno di squadra Leclerc.

I commissari di gara hanno valutato come pericolosa la guida di Vettel in una circostanza in cui non era necessario che lo fosse. Vettel e la Ferrari sostengono esattamente l’opposto: rientrando in pista con le ruote sporche d’erba e non in pieno controllo della macchina, Vettel non poteva scegliere di tenere traiettorie diverse da quella che ha cercato di impostare. “È già tanto che io non sia finito contro il muro”, ha detto Vettel via radio al suo ingegnere di pista Riccardo Adami.

In sostanza, secondo i commissari, Vettel sarebbe rientrato in pista in modo pericoloso e senza concedere spazio sufficiente a Hamilton, ossia in modo da costringerlo ad alzare il piede per non finire “schiacciato” contro il muretto. Nello specifico la guida di Vettel è stata ritenuta una violazione dell’Articolo 38.1 del regolamento sportivo.

L’ipotesi considerata dai commissari è che, una volta rientrato in pista, Vettel avrebbe potuto mantenere una traiettoria più interna, giocandosi più lealmente la posizione con Hamilton. Una sua effettiva “correzione” necessaria del sovrasterzo suggerisce che davvero il tedesco non avesse il pieno controllo della macchina al momento del rientro in pista. Ma subito dopo quel suo controsterzo avrebbe lasciato che la macchina “scorresse” verso l’esterno della curva, sostengono i commissari. Hanno anche detto che da altri filmati televisivi non trasmessi dalla regia internazionale del Gran Premio si evince che Vettel avrebbe guardato negli specchietti retrovisori durante la manovra contestata e fosse quindi consapevole della posizione di Hamilton. Hamilton avrebbe a sua volta potuto scegliere una traiettoria interna e compiere il sorpasso sfruttando la maggiore accelerazione, ha invece sostenuto da subito Vettel via radio. Avrebbe evitato di trovarsi privo di spazio per passare e si sarebbe probabilmente ritrovato in posizione di vantaggio, perché in favore di curva, al momento della frenata successiva.

Lafaccenda, già di per sé intricata diviene ancor più difficile da comprendere se si va a scavare

Nel Gran Premio di Monaco del 2016 i commissari di gara evitarono di dare una penalità alla Mercedes. Hamilton arrivò molto in ritardo al momento della frenata alla fine del lungo rettilineo del tunnel, e tagliò la chicane. Max Verstappen, il pilota della Red Bull con cui Hamilton si stava giocando la posizione, cercò di superare il rivale all’esterno della curva ma fu costretto ad alzare il piede dall’acceleratore per evitare di finire contro il guard-rail causando un incidente. Protestò vistosamente, mandando Hamilton a quel paese, ma la direzione della corsa scelse di non applicare alcuna sanzione.

Un altro caso, risalente al Gran Premio del Giappone non fa che aumentare le polemiche: il pilota della Red Bull Max Verstappen, che stava difendendo la sua posizione contro il ferrarista Kimi Raikkonen, arrivò molto “lungo” alla fine del più lungo rettilineo del circuito, nel terzo e ultimo tratto della pista. Cercò di impostare comunque la curva, dopo essere di fatto uscito dalla pista, per evitare di tagliare del tutto la chicane e trarne di fatto un vantaggio in termini di metri percorsi. Rientrando in pista molto lentamente e maldestramente impedì però a Raikkonen di compiere il sorpasso all’esterno, e lo costrinse a finire a sua volta fuori pista, sull’erba. In quell’occasione, esattamente come nel Gran Premio del Canada di ieri, i commissari di gara inflissero una penalità di 5 secondi.

Insomma la solita manfrina: regolamenti aggirati oppure utilizzati a secondo del libero arbitrio e polemiche senza fine.

Alla fine del Gran Premio, per protesta contro la decisione dei commissari,  il ferrarista Sebastian Vettel non ha parcheggiato la sua macchina nell’area riservata alle vetture dei primi tre classificati. In segno di protesta ha poi scambiato di posto i cartelli che indicano l’ordine di arrivo, mettendo quello con il numero due davanti alla macchina di Hamilton e quello del vincitore al posto lasciato vuoto dalla sua Ferrari.

Brutta storia che probabilmente segnerà ancor più una Formula 1 che continua inesorabilmente la sua discesa costante e la perdita di telespettatori ed appassionati. Almeno lo sport lo vorremmo tutti pulito ma, quando il denaro impera la sportività appare sempre più una chimera.




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