Sci – Federica Brignone trionfo: le tappe della stagione

Brignone – Nonostante qualche ritardo dovuto alla circolazione delle merci e delle persone causa coronavirus finalmente le coppe dell’azzurra Federica Brignone sono state recapitate al giusto mittente.

La Sfera di Cristallo e due coppe di specialità  che la nostra sciatrice ha conquistato con merito hanno avuto un cammino stagionale tra le piste di mezzo mondo che andiamo a riepilogare.

IL RACCONTO DELLA STAGIONE

Così racconta il momento del trionfo la campionessa: “ Ok, cominciamo dalla fine, da quel mercoledì 11 marzo, ore 18 più o meno. Marta Bassino ed Io siamo nell’appartamento di Gigi Devizzi, il nostro fisio, a bere un the e fare merenda. Il bip del telefonino annuncia un messaggio di Gianluca Rulfi: «Tutto annullato, la guerra è finita». Non ci crediamo e io penso a uno scherzo, il più brutto mai subito in vita mia. Pochi minuti prima proprio Gian aveva mandato un messaggio con il programma del giovedì, quando avremmo dovuto gareggiare in slalom parallelo.

Lo zaino era già pronto e anch’io mi sentivo prontissima. L’ultima settimana di allenamento era stata molto proficua, stavo sciando veramente bene in parallelo, in gigante e anche in slalom. Ci avrei provato con tutta me stessa per raccogliere altri punti pesanti. L’annullamento delle gare di Cortina aveva reso quelle di Åre le ultime della stagione, una sorta di finale di consolazione.

Saltate anche quelle mi sono sentita vuota, certo felice per la conquista della Coppa generale più quella di gigante (la combinata era già assicurata), ma davvero dispiaciuta per non aver potuto finire la stagione in pista, lottando contro le mie avversarie. Sì, anche la Shiffrin, arrivata in Svezia per giocarsela fino alla fine”.

Ora però rivisitiamo con il racconto di Federica le tappe a ritroso del suo trionfo ed i momenti più dignificativi.

Bansko: tappa fondamentale della stagione. Fin da quando la Fis aveva presentato il calendario avevo puntato l’indice su questa trasferta. L’annullamento della discesa di Val d’Isère a dicembre ha aggiunto una gara al programma e per me e per le altre sciatrici più tecniche questo è stato indubbiamente un grande vantaggio. Su quella pista difficilissima, dedicata a Marc Girardelli nella parte alta e ad Alberto Tomba in quella finale, bisognava avere i cosiddetti attributi. Mi ha esaltato, perché da sempre io do il meglio sul ripido, sul duro e al buio. Bansko mi resterà per sempre nel cuore anche perché è qui che ho fatto il mio primo gran risultato in velocità.

Era il 2015, in superG partivo con il 50 e finii quindicesima. Si può dire che la mia avventura da velocista sia cominciata proprio lì, in Bulgaria, perché da quel giorno i buoni risultati arrivarono uno dopo l’altro e nessuno potè più permettersi di lasciarmi a casa o non farmi allenare con gli sci lunghi.

LIENZ, AUSTRIA

I CENTESIMI

L’importanza dei centesimi: “Due gare – di superG – perse per 1/100 (o 27 centimetri, scegliete voi) e una vinta con lo stesso distacco, a Sestriere. E’ stato quello forse il momento più alto della mia stagione. Vincere quel gigante in casa, con tutte le aspettative che c’erano, il pettorale rosso, il miglior tempo nella prima manche… Non so ancora come ho fatto, la pressione era enorme. Dalle otto di mattina quel giorno non ho fatto che sentire urlare il mio nome, tutti chiedevano la vittoria e io l’ho conquistata, anche se solo per 1/100 sulla Shiffrin e per di più a pari merito con la Vlhova. Incredibile!”

La figura di Davide.  “E’ il mio consigliere di fiducia. Tecnico, tattico, mentale. E’ il mio miglior amico, ed è stato davvero importante, anzi fondamentale, per la mia riuscita. Anche ora che tutto è finito stiamo volentieri assieme, ci troviamo per giocare a ping pong o a Risiko, mi batte sempre.

Io mi arrabbio e lui mi prende in giro dicendomi: facciamo cambio? Io ti lascio vincere qui e tu mi dai le tue Coppe del Mondo. Con mio fratello siamo già pronti a ricominciare, siamo motivati.

La Coppa di superG persa per il centesimo di La Thuile (o per la caduta di Bansko, chissà) brucia, potrebbe essere quello un obiettivo per la prossima stagione”.

BRIGNONE EMOZIONI

Emozione. La più forte dell’inverno l’ho provata a La Thuile, in partenza del superG mi tremavano le gambe e tagliare il traguardo è stata una liberazione. Grandi emozioni come già detto le ho provate anche a Sestriere e poi nelle gare in cui l’Italia ha fatto doppietta o tripletta: io su quei podi, a Killington, St. Moritz, Bansko e Rosa Khutor, ci sono sempre salita. L’ho detto un sacco di volte: festeggiare da soli è bello, farlo con le altre vedendo che tutti sono contenti ha un altro sapore, anche per il gruppo dei tecnici.

Lacrime – “Ne ho versata qualcuna tornando a casa, sul volo Stoccolma-Monaco, quando mi sono ritrovata finalmente sola con me stessa. Pensando alla stagione mi sono resa conto di quello che avevo conquistato e mi sono commossa”.

La mamma e la famiglia: “a quasi tutte le gare a cui sei venuta quest’anno sono salita sul podio, penso a Killington, St. Moritz, Courchevel, Bansko, Crans Montana e La Thuile, dove, incredibile ma vero, c’era anche papà Daniele che di solito evita, perché ha paura di stressarsi troppo. A Crans invece c’era la nonna Adriana, un mito! Mi ha poi detto che quella è stata la giornata più bella dei suoi ultimi anni.

Coronavirus – “Fa male vedere ancora tanta neve sulle piste e non poterla pestare con i miei sci… In questi giorni avrei dovuto essere a Cortina per le finali, poi ci sarebbero stati i Campionati italiani, poi i test materiali e magari qualche settimana di allenamento come quelle fatte l’anno scorso a Livigno, davvero importanti. Niente. Quello che sta succedendo causa Coronavirus ha sconvolto l’Italia, il mondo e le nostre montagne. Tutto chiuso, tutto deserto, i danni economici saranno notevoli, meglio non pensarci ora. Penso invece a quanto tutto ciò sarà un disastro per gli allenamenti di noi sciatori, perché in pratica stiamo perdendo un periodo fondamentale di preparazione che non potrà essere recuperato.

Andare in palestra non è certo la stessa cosa che sciare e il timore di un’estate difficile senza la trasferta nell’emisfero sud è reale.

Orgoglio – Ne provo davvero tanto. Perché sono stata la prima italiana a vincere la Coppa del Mondo generale. Perché ho fatto il record italiano di punti battendo anche il mio amico Alberto che ne fece 1362 nel 1992, vincendo la bellezza di nove gare, ma perdendo la Coppa a favore di Pauli Accola, più polivalente di lui. E perché ho finalmente realizzato il mio sogno di vincere la Coppa di gigante.

Premiazione – Mi è mancata tanto, tantissimo. E’ un momento che nessuno mi restituirà, sognavo di salire sul podio e ricevere la Sfera di Cristallo, toccarla, baciarla, ascoltare l’inno, festeggiare con la mia squadra.

BRIGNONE COPPA DEL MONDO

Chi ha vinto una Coppa del Mondo mi ha detto che quel momento resta indimenticabile, so cosa vogliono dire perché anche per me il ricordo più vivo delle mie due medaglie, quella mondiale e quella olimpica, resta quello della premiazione, quando hanno chiamato il mio nome e mi hanno messo la cordicella al collo.

E mi mancherà anche la soddisfazione di aver conquistato le mie Coppe in pista, tagliando il traguardo e guardando il mio risultato. Magari non ne avrei vinte tre, magari avrei perso tutto, ma avrei davvero preferito giocarmi la stagione fino in fondo, dando tutta me stessa in gara.

Ora darò tutta me stessa perché questi momenti tornino in futuro, per festeggiarli come si deve. E a proposito d feste, in molti mi chiedono quale sarà la prima cosa che farò finita l’emergenza Coronavirus: sarà una festa a La Salle, il mio paese. Ci si sta già organizzando e sarà un grande evento.

Rosa Khutor – Altra tappa chiave, forse la svolta della stagione per me. Dopo Bansko sono stata l’unica fra le prime quattro della classifica generale a decidere di allungare verso est, ma per cinque giorni ho pensato di aver fatto la scelta sbagliata visto che per il brutto tempo non si poteva quasi uscire dall’albergo. Una gara invece si è fatta e l’ho vinta.

Quello è stato il momento in cui per la prima volta ho pensato che la classifica generale non fosse un tabù, ma ho fatto di tutto per scacciarlo dalla mia mente. Lo stesso giorno, era il 2 febbraio, è mancato il papà di Mikaela.

BRIGNONE E SHIFFRIN

Mikaela Shiffrin – E’ la numero uno di questa epoca e credo sia destinata a diventare la sciatrice più forte di tutti i tempi. Con lei in pista sognare la Coppa generale sembrava utopia, ma come tante altre sue avversarie, soprattutto slalomiste, hanno sempre detto, partire già convinta di non poter vincere ti toglie motivazione e determinazione.

Io non gareggio mai per battere lei o qualcun’altra, ma solo per dare il meglio di me stessa contro il cronometro. Quest’inverno è sembrata meno dominante, ha perso in slalom da Petra senza commettere errori, ha perso in gigante.

Nei primi due superG l’ho battuta, il terzo lo ha vinto lei ma io sono caduta. La sua scelta di fermarsi dopo la morte del papà va rispettata, del resto lei è sempre stata una selettiva con i suoi impegni. A Val d’Isère non era venuta e hanno annullato le due gare, a Rosa Khutor non è venuta e ne abbiamo fatta solo una, a St. Moritz ha rinunciato al parallelo.

Io sono sempre stata lì, alle sue calcagna, quando si è fermata avevo 270 punti di ritardo e sapevo che i suoi programmi non prevedevano né Garmisch né La Thuile. Mi offende un po’ chi dice che ho vinto solo perché lei non c’era. Il nostro è uno sport dove l’infortunio è sempre dietro l’angolo, non ci si può fermare ad aspettare gli assenti. Detto ciò, il mio rispetto per lei resta immenso, come detto all’inizio, per me è la più grande di tutti i tempi.

L’ultima gara – Mai avrei pensato che il superG di La Thuile potesse essere l’ultimo impegno della stagione. Era il 29 febbraio, mancavano 10 gare, ma subito il giorno dopo la combinata è stata cancellata per la troppa neve.

La tappa di Ofterschwang invece è saltata per la poca neve, sono volata a Åre per preparare le ultime gare e una volta arrivata su ho saputo che anche il finale di Cortina non ci sarebbe stato. La situazione era surreale, ma c’erano ancora tre gare…

E invece no, tutto è precipitato da un minuto all’altro dopo che un addetto ai lavori presente in Svezia è stato male ed è risultato positivo al virus. Il 12 marzo in tutta fretta siamo tornati a casa.

Una grande stagione per una grande campionessa in attesa che tutto passi e icominci la sfida sulle nevi mondiali.

 

 




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