Udine – Stadio Friuli da vivere 7 giorni su 7

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Uno stadio a misura di famiglia da vivere sette giorni su sette e non solo in occasione delle partite. Con un centro congressi, il museo dello sport friulano e quello della società bianconera, un fitness centre con piscina, sale giochi, negozi sportivi e anche caffé, birreria e ristorante, oltre a un centro medico riabilitativo all’avanguardia per mettere a disposizione di tutti un’assistenza di altissima qualità, analoga a quello di cui beneficiano i calciatori. Il sogno dell’Udinese è però quello di far della Dacia arena una vetrina per le eccellenze e le peculiarità, anche enogastronomiche, del Friuli. Un sogno che potrebbe presto diventare realtà grazie alla legge sugli stadi.

Frattanto la società bianconera ha illustrato lo studio di fattibilità firmato da Archest nella conferenza dei servizi convocata negli uffici della Questura di viale Venezia. Un primo passaggio “esplorativo” per capire quali tipologie commerciali o legate al benessere possano essere considerate “funzionali” all’attività sportiva. La legge consente di “allargare” il raggio d’azione, ma di fatto l’operazione del Friuli sarebbe la prima a sfruttare le nuove opportunità normative.
Il primo nodo da sciogliere è quello legato alla sicurezza e quindi alla compatibilità di iniziative commerciali come bar e ristoranti con l’utilizzo dell’impianto da parte dei tifosi.

Secondo il capo di gabinetto Giovanni Belmonte, che è anche il responsabile del Gruppo operativo di sicurezza (Gos) dal quale vegono monitorati i 125 occhi elettronici che registrano quello che accade all’interno dello stadio e anche nei punti di accesso e nei parcheggi, però sarà necessario fare in modo che nelle giornate delle partite non ci siano “incroci” o commistioni tra gli spettatori e gli utenti delle altre attrazioni.
C’è poi da capire se sarà eventualmente necessario modificare con un passaggio in consiglio comunale la destinazione d’uso dell’impianto.

Dal punto di vista gestionale, lo stadio in passato non ha mai rappresentato per le società di calcio una fonte di guadagni, ma un onere. La sfida è quella di fare in modo che l’impianto di piazzale Argentina non sia solo il tempio in cui si svolgono le partite una volta a settimana ma una location capace di produrre rilevanti flussi di cassa sfruttando tutte le opportunità di business che il calcio (inteso come prodotto) è in grado di generare.

Lo spazio non manca. Nello studio di fattibilità si è ipotizzato di utilizzare 5.880 metri quadrati nel piano 1, cioè sopra gli spalti, 1.930 al livello 0 e 14.245 in quello interrato. All’incontro di ieri in Questura, per il Comune era presente il dirigente Marco Disnan, e c’erano anche il viceprefetto Gloria Allegretto e un rappresentante delle Belle arti, mentre la Regione ha ritenuto di non dover partecipare.

L’obiettivo di questo primo incontro era infatti soprattutto quello di capire quali saranno i soggetti che parteciperanno alla prossima convocazione della conferenza dei servizi, quella che l’Udinese auspica sia decisiva per dare il primo via libera alla seconda trasformazione dello stadio Friuli che a questo punto completerà una vera e propria rivoluzione anche per i tifosi e per il modo di vivere il calcio.

Ed allora avanti Udinese…….




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