Volley – Oggi per Romanews intervistiamo Roberta Carraro, palleggiatrice classe 1998 appena approdata alla CBF Balducci HR Macerata per la stagione 2026/2027.
Roberta vanta un’altezza di 181 centimetri ed è nativa della provincia di Venezia, più precisamente San Donà di Piave.

La sua carriera inizia nella stagione 2012/2013 nella squadra di San Donà di Piave, in serie C e con lo stesso club milita in serie B2 nella stagione successiva ed in serie B1 a partire dalla stagione 2014/2015; nell’annata 2016/2017 viene ingaggiata da Mondovì, in serie A2, categoria che disputa anche nella stagione 2017/2018 con la maglia del Trentino Rosa. Per la stagione 2019/2020 si trasferisce alla Libertas Martignacco, mentre per il campionato 2022/2023 esordisce in serie A1 con la maglia dell’Imoco Volley Conegliano, vincendo la Coppa Italia, il campionato italiano, la Supercoppa italiana e il mondiale per club come vice di Asia Wolosz; nella stagione successiva torna nella serie cadetta e difende i colori di Montecchio Maggiore. Nel 2015 viene convocata in nazionale italiana under 18, con cui si aggiudica la medaglia d’oro al campionato mondiale, mentre l’anno successivo riceve convocazioni anche in nazionale under 19.
L’intervista di Marco Boldini
1) Cosa ti aspetti da questa stagione con la maglia di Macerata? Quali sono gli obiettivi di squadra e quelli personali per la stagione che deve iniziare?
Credo che l’obiettivo di ogni atleta sia sempre quello di fare uno step in più rispetto al passato. Le ultime due stagioni a bergamo, personalmente, sono state molto positive e mi hanno dato tanto, però sono anche consapevole di avere ancora margini di miglioramento/ nuove ambizioni.
Ho scelto un contesto in cui ritrovo un allenatore che già mi conosce e con cui ho già lavorato in passato, e penso che questo possa essere un vantaggio reciproco. Quando un allenatore conosce già un’atleta, sa anche su quali aspetti lavorare maggiormente o come valorizzare il suoi punti di forzo.
Dal punto di vista personale, voglio continuare a crescere sia nella gestione delle situazioni in campo, sia sotto l’aspetto tecnico, perché ogni giocatore ha sempre dettagli e aspetti su cui migliorare. So che da questo punto di vista, lavoreremo sicuramente tanto e questo, secondo me, è fondamentale per fare un ulteriore salto di qualità.
Per quanto riguarda la squadra, credo che l’obiettivo debba essere quello di provare a migliorare quanto fatto nella stagione precedente. Però gli obiettivi collettivi si costruiscono giorno dopo giorno: si creano anche dal lavoro quotidiano, dalla conoscenza reciproca delle compagne e dall’identità di gioco che riusciremo a creare insieme nel corso della stagione. Sicuramente in queste ultime due stagioni macerata ha centrato ogni suo obiettivo e questo credo possa essere un buon “segnale“ per quello che verrà!
2) Quali sono i motivi principali per cui hai deciso di accettare la proposta di Macerata?
Come ho già detto, credo che i risultati delle ultime due stagioni parlino da soli. In più, conoscere già l’allenatore rappresenta sicuramente un vantaggio, perché so come lavora. Anche il progetto che mi è stato presentato mi ha convinta fin da subito: è un progetto giovane, ma formato da persone molto ambiziose, che nonostante l’età hanno già dimostrato di poter stare a questo livello.
Credo sia “la palestra” ideale per continuare a crescere, anche perché negli ultimi anni tante atlete che sono passate da lì hanno avuto un percorso di crescita importante e fatto salti di qualità. È quello che cercavo in questo momento.
3) Hai già avuto modo di parlare con coach Lionetti? Cosa ti ha chiesto?
Si ovviamente abbiamo avuto modo di confrontarci e lui mi ha parlato del progetto e del ruolo che avrò all’interno della squadra. Sono molto contenta di poter dare il mio contributo, come d’altronde ho sempre cercato di fare in ogni occasione.
Poi credo che le cose si comprendano davvero fino in fondo soprattutto in palestra…Avremo sicuramente modo di costruire tutto al meglio una volta iniziata la stagione.
4) Raccontami le due stagioni vissute a Bergamo.
Sono state due stagioni chiave per la mia crescita.
Ho trovato da subito un ambiente che mi ha accolto e dato fiducia in palestra, e un contorno di persone che mi hanno voluto bene.
È stato un percorso importante anche perché avevo bisogno di ritrovare un po’ la fiducia in me giocatore, e esserci riusciti in un contesto di serie a1 è stato doppiamente gratificante. Abbiamo lavorato tanto ma per due stagioni abbiamo centrato tutti gli obiettivi e ovviamente, individualmente parlando, Mi sono divertita e ho apprezzato ogni singolo minuto di campo!
In più, ho costruito tante belle conoscenze. Quindi sono stati due anni pieni a 360 gradi.
5) Hai giocato a Conegliano, cosa significa giocare per una società così prestigiosa e qual è a tuo parere la partita più importante e complicata dove sei scesa in campo?
Per giocatori come me, ogni singola partita che hai l’occasione di giocare in contesti come quello di Imoco è importante. Ovviamente ricordo con piacere il mio primo startingsix nel palazzetto di Pinerolo, e stato un po’ il momento in cui realizzi che hai l’opportunità e la “responsabilità “ di gestire una grande squadra. Inutile dire che, Per me che sono cresciuta nel settore giovanile, è stato sicuramente come coronare una parte del mio percorso pallavolistico, un obiettivo al quale tenevo. Oltre alle partite in se, è stato sicuramente stimolante avere accanto a me la migliore nel mio ruolo, potere vedere la sua capacità di gestire le partite, e “studiarla” durante gli allenamenti.
6) Raccontami l’esordio al mondiale per club con la maglia di Conegliano.
Specialmente prima della finale, in generale, c’era tanta voglia di vincere. Ricordo ancora l’adrenalina prima di entrare in campo: il palazzetto era gremito e rumoroso, e in quel momento ho pensato a quanto fossi fortunata a poter vivere partite così. Più che agitazione, ho provato tanta gratitudine e felicità per essere arrivata fin lì e per avere avuto anche la possibilità di dare il mio contributo alla squadra
7) Hai vinto il campionato mondiale con la nazionale italiana under 18, che significato ha avuto per te vestire la maglia azzurra e alzare il trofeo?
Nazionale è arrivata un po’ inaspettatamente, quando ero ancora molto giovane. Venivo da una stagione che personalmente non mi aveva lasciata del tutto soddisfatta, quindi la convocazione è stata una sorpresa bellissima. Poi, vivendo quell’esperienza, è cresciuta sempre di più la voglia di meritarmi quel posto ed entrare tra le dodici che sarebbero andate al Mondiale. Vincerlo, poi, è stata la ciliegina sulla torta. Credo sia stato anche il momento in cui, a livello mentale ho iniziato davvero a credere di poter investire nel mio futuro nella pallavolo e di poter ambire a certi livelli.
E poi la maglia azzurra ha sempre un valore speciale. Per ogni atleta rappresenta qualcosa di unico, quindi è un ricordo a cui ripenso sempre con grande piacere e gratitudine
8) L’esperienza di Macerata sarà lontano da casa, come gestirai questa situazione?
Sì, sarà sicuramente l’esperienza più lontana da casa che affronterò in dieci anni diserie A. Ho sempre avuto la fortuna di giocare molto vicino a casa, e questo ha permesso anche alla mia famiglia di seguirmi praticamente in tutte le partite (in casa almeno). Quest’anno, invece, sarà tutto un po’ diverso sotto quell’aspetto.
Detto questo, non è una cosa che mi spaventa particolarmente. A macerata ritroverò comunque ragazze che conosco già, quindi da quel punto di vista penso che “l’inserimento” sarà molto naturale.
Alla fine credo di aver sempre cercato di scegliere il contesto migliore per la mia crescita sportiva, indipendentemente dalla distanza da casa. E credo/spero che sia così.
9) Cosa puoi consigliare in questa stagione alle ragazze più giovani della Balducci?
Non so se mi sento davvero di dare consigli, soprattutto alle ragazze più giovani. Quello che posso dire, però, è che tante volte nel mio percorso mi è capitato di sentirmi indietro rispetto agli altri, o di avere la sensazione di non essere ancora pronta per certi livelli..Per arrivare fin qui ci sono voluti tanti passaggi, tanta pazienza e anche momenti difficili, dai queali peró sono sempre uscita. E ancora oggi continuo a pormi nuovi obiettivi e nuovi step da raggiungere.
Credo che da atlete il percorso non sia mai davvero lineare: ci sono momenti in cui tutto sembra andare bene e altri in cui fai più fatica a vedere i risultati del lavoro che stai facendo. La cosa importante, secondo me, è imparare ad accettare anche quei periodi, senza perdere fiducia in se e continuando a restare focus su quello che si vuole costruire.
10) Ti creerà pressione giocare contro la tua ex squadra (Bergamo), oppure sei una ragazza che non sente la pressione in campo?
Tornare al palazzetto sarà più un’emozione che una pressione. Sicuramente ci sarà un po’ di nostalgia, anche perché sarà la prima volta che ci torno da avversaria, ed è un ambiente a cui, come ho detto, sono molto legata.
Però credo che, una volta iniziata la partita, prevarrà soprattutto la voglia di giocare e nel post, la felicità di rivedere le persone con cui ho condiviso tanto, più che il peso emotivo della gara in sé. Sono una persona che durante la partita tende a isolarsi molto e a concentrarsi solo su quello che succede in campo, quindi penso che l’emozione più grande sarà soprattutto tutto quello che verrà dopo il match