ANDREOTTI A CENTO ANNI DALLA NASCITA visto da Dario Del Buono

Andreotti –  Questo primo mese del 2019 ha visto tra le tante ricorrenze anche la celebrazione dei cento anni dalla nascita di Giulio Andreotti ed io ne parlo solo oggi, a due settimane di distanza dal 14 di gennaio, dopo aver riflettuto ed elaborato quanto si è detto e scritto (compreso l’aver visionato per la prima volta, il film vergognoso a lui dedicato: “Il Divo”) .

Uomo Politico e di Governo, contemporaneo alla fine della seconda guerra mondiale, al termine della guerra fredda e, negli anni precedenti la fine della sua vita, allo smantellamento dei valori che hanno da sempre costituito la base della società civile a livello mondiale.

A chi come me ha avuto il piacere e l’onore di conoscerlo, resterà sempre il rimpianto di aver perduto una grande persona, uno statista ed un grande uomo.

Così chi leggerà questo articolo può capire da subito come la penso.

Oltre ai rapporti che il  Presidente Andreotti ha sempre avuto con la mia famiglia per via della stima reciproca con mio Padre Eufemio, da quando ho rivestito incarichi di rappresentanza ai vertici delle organizzazioni di categoria nell’alimentazione e nei pubblici esercizi di Confartigianato e Confcommercio, ho potuto sviluppare un rapporto diretto e confidenziale, per quanto la sua austera figura poteva permettere.

Prima di entrare nei dettagli del mio rapporto con il Presidente, voglio fare le considerazioni generali che in questi giorni tutti hanno fatto sulla persona e sull’uomo delle istituzioni che è stato Giulio Andreotti.

Una delle sue famose frasi più belle è stata “A parte le guerre puniche, mi viene attribuito veramente di tutto“ e se devo dire la verità anche adesso, leggendo e sentendo sui media gli speciali ed i servizi giornalistici per questo centenario, non ci si è allontanati tanto da questa strada anche questa volta nell’attribuirgli quasi tutti i mali d’Italia oltre che la responsabilità per gli omicidi di Aldo Moro, Sindona, Pecorelli e Calvi, …. per finire con il bacio a Totò Riina.

In questi giorni mi sono più volte domandato come sia possibile  non rimanere sconcertati dalla speculazione che si è continuata a fare anche per questa ricorrenza dei cento anni, sull’assurda vicenda giudiziaria che lo ha visto protagonista in qualità di accusato per associazione mafiosa.

Come si fa, come hanno fatto commentatori e giornalisti di parte,  a mettere in evidenza della sentenza di assoluzione, solo la  metà che riguarda la prescrizione dei fatti antecedenti 1980 e non evidenziare che l’altra parte che riguarda l’insufficienza di prove , in realtà, corrisponde al fatto che le chiacchiere dei pentiti ed i teoremi assurdi dei Pubblici Ministeri non avevano nessuna concretezza, a partire dall’inesistente incontro e susseguente Bacio con il capo della cupola Riina, collocato dal pentito/testimone nella data di un impegno che Andreotti ha potuto provare anche a distanza di anni?

E a parlare con disinvoltura dei poveri Falcone e Borsellino riportando si, che erano osteggiati nel loro lavoro ma affermare che era la politica e non dire che chi li ha infangati con lettere anonime e nelle procure erano i colleghi, le toghe che poi, dietro a Caselli, hanno contribuito ad ordire la trama del processo ad Andreotti.

Tralasciando di riferire che la nomina di Falcone a capo dell’Antimafia  nel 1991, si ebbe grazie al settimo governo Andreotti, il quarantottesimo della Repubblica, quarto ed ultimo dei governi della X legislatura!

Certo, a rigor di logica non è possibile pensare che chi sia stato nei palazzi del potere della Repubblica Italiana dalla suddivisione del Mondo attuata a Yalta dalle nazioni vincitrici del secondo conflitto mondiale, alla fine della prima Repubblica con tangentopoli degli anni 90 non abbia avuto a che fare con tutti i misteri e tutte le situazioni critiche del nostro Paese. E certamente nella sua  corrente all’interno del Partito della Democrazia Cristiana, i  politici che venivano dai territori ad alta densità di criminalità organizzata  avranno avuto anche a che fare con le mafie (qualcuno è stato ucciso dalla mafia fra i suoi referenti siciliani ma chissà perché, quello che vale per il fratello del Presidente Mattarella, per gli altri politici caduti sotto i colpi della “Piovra” non vale)  ma da qui a dire che Andreotti era colluso ce ne passa.

Inoltre vorrei far riflettere su di un fatto che ritengo fondamentale per come si sono evolute le cose dal momento che è successo. Mi riferisco alla decisione che Andreotti prese da Ministro degli Esteri assieme a Craxi Presidente del Consiglio, quando fecero schierare i bersaglieri a difesa dell’aereo che aveva riportato in Italia il terrorista arabo Abu Abbas , sulla pista di Sigonella, arrivando a puntare i fucili contro i Marines che volevano prelevarlo per portarlo in America. Credete che la morte di Craxi in esilio ed il processo ad Andreotti per mafia non abbiano nulla a che vedere con questo episodio?

Tornando alla mia conoscenza personale posso testimoniare che nonostante l’aspetto non fosse quello del superuomo, Andreotti aveva un fisico superiore alla media. Ricordo quando andai a trovarlo nel suo ufficio di piazza in Lucina che aveva da poco ricevuto l’avviso di garanzia ed era stato da poco operato due volte e mi aspettavo di trovarlo abbattuto, se non nel morale, nel fisico. Appena entrato non ebbi la possibilità di rendermene conto perché lui sedeva alla sua scrivania che aveva dietro la finestra,  cosa che credo avesse studiato ad arte per essere in grado di vedere bene il suo interlocutore prima di essere a sua volta visto.  Poi si alzò e venne verso di me con passo svelto ed elastico, aveva un aspetto sano e il solito sguardo penetrante, a parte il fatto che era un pò dimagrito, se non avessi saputo delle operazioni, non l‘avrei mai detto. Alla mia uscita c’erano i membri di una delegazione di politici africani di colore, non ricordo di quale stato fosse che aspettavano di essere ricevuti per un confronto, un consiglio politico del Presidente.

Posso dare testimonianza che nonostante avesse incarichi di grande responsabilità istituzionale, non ha mai tralasciato di prestare attenzione anche al tipo di problemi che potevo portare alla sua attenzione per un consiglio, un indirizzo sul come affrontarne la soluzione anche se riguardavano problemi di categoria del ceto medio produttivo e non certo le sorti del Paese. E questo aspetto della sua personalità, unitamente alla sua proverbiale generosità verso i disperati ed i meno abbienti, (rimasi colpito che durante la celebrazione del suo funerale nella Chiesa che frequentava abitualmente, tra tutti gli intervenuti erano presenti volti della politica di ieri e di oggi, persone della cultura e dello spettacolo, ad un certo punto entrasse un uomo in abiti dimessi che, fatti pochi passi all’interno della Chiesa, si mise in ginocchio e cominciò a pregare con una forza ed un’intensità che io avvertii anche se non pronunciava verbo ad alta voce, facendomi comprendere che era vero dolore, il dolore che si prova quando si ha riconoscenza) alla base della sua popolarità, in parte dovuto all’ammirazione per l’uomo di potere, in gran parte per la sua statura morale.

Oggi possiamo toccare con mano che vuol dire per l’Italia e per noi italiani come vano le “cose” senza il “Divo Giulio”. In fondo non mi leva niente e nessuno dalla testa che anche Berlusconi per il tramite di Letta, abbia potuto usufruire dell’esperienza e della sapienza politica di Andreotti e poi non sarà un caso che siano riusciti a condannarlo solo dopo che questi è morto.

In conclusione, spero in cuor mio che il tempo e la storia gli rendano giustizia e comportino il giusto riconoscimento che merita per quanto ha fatto per l’Italia, per i paesi che si affacciano sul mediterraneo e per l’Europa che non sarebbe mai potuta divenire quel che è oggi durante il suo massimo servizio al potere della politica.

 

 

Dario Del Buono




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