Tom Petty e la felicità prima del successo

Tom Petty, leggenda del rock “made in Usa” degli anni Settanta e Ottanta, è morto all’età di 66 anni per le conseguenze di un attacco cardiaco che lo aveva colpito domenica. Lo ha annunciato Carla Sacks, portavoce dell’Ucla Medical Center di Los Angeles. Il musicista è stato tradito da un attacco di cuore, a meno di una settimana dalla sua ultima performance sul palco di Los Angeles. Petty era stato trovato domenica sera privo di conoscenza nella sua casa di Malibu ed era stato immediatamente ricoverato in ospedale nel reparto di terapia intensiva.

Divenuto famoso con la sua band negli anni Settanta in particolare per brani come American Girl, Free Fallin, Breakdown, Listen to Her Heart, Stop Draggin My Heart Around. Gli Heartbreakers nel 2002 sono stati anche inseriti nella Rock and Roll Hall of Fame. Nella sua lunga carriera Petty ha pubblicato tre album da solista, 13 con gli Heartbreakers (l’ultimo nel 2014, dal titolo Hypnotic eye) e ha suonato in tutto il mondo con i più grandi nomi del rock.

A13 anni vide i Beatles al The Ed Sullivan Show e decise di diventare un musicista: “È stato il momento della mia vita che ha cambiato tutto”, aveva raccontato a Grammy.com.

Il successo con Damn the Torpedoes gli fa fare il grande salto verso il successo: con dentro hit come Refugee e Don’t do me like that. A produrlo un certo Jimmy Iovine. Da lì in poi innumerevoli perle discografiche (da Hard promises a Southern Accents) non sempre comprese fino in fondo dal pubblico (da qui una periodica depressione), ma in compenso capaci di fare breccia tra critica e addetti ai lavori: lo stesso Dave Stewart degli Eurythmics lavora fianco a fianco con Petty e Dylan vuole gli Hearbreakers come backing band per il suo tour.

Quindi la nascita del progetto dei Traveling Wilburys, supergruppo di finti fratelli condiviso con lo stesso Dylan, George Harrison, Roy Orbison e Jeff Lynne, ex leader dell’Electric Light Orchestra. Due album, una manciata di hit, tanto divertimento dentro e fuori la sala prove. Qualcosa di mai visto.

In carriera ha venduto 80 milioni di copie e accumulato fortune stimate in 95 milioni di dollari. L’ultima volta è salito sul palco lunedì della settimana scorsa, con tre spettacoli alla Hollywood Bowl che hanno fatto registrare il tutto esaurito. Era la tappa conclusiva del tour in occasione del 40esimo anniversario della sua band che ha toccato 24 Stati in 53 concerti. Lo scorso dicembre, Petty aveva rivelato a Rolling Stone che quello sarebbe stato l’ultimo tour del gruppo: «È molto probabile che continueremo a suonare, ma mentirei se non dicessi che questo potrebbe essere l’ultimo tour. Abbiamo tutti più di sessant’anni – ha aggiunto -. Ho una nipotina che vorrei vedere più che posso, e non voglio passare la mia vita per strada”.

Già, il punto di fermarsi e dedicarsi agli affetti è stato ben poco per Tom Petty. Sono in tanti a piangerlo nel mondo della musica e tra i fan ma sicuramente chi lo piangerà più a lungo sarà proprio la nipotina che non potrà più ascoltare i racconti dell’amato nonno.

Tanti i messaggi e le dichiarazioni giunte dal mondo della musica: “È una notizia scioccante, devastante”, ha dichiarato Bob Dylan al Los Angeles Times.

Il premio Nobel per la letteratura fece uno storico tour con Tom Petty e i suoi Heartbreakers che rimane negli annali della musica d’autore americana. “Ho conosciuto il mondo di Tom – ha detto ancora Dylan -. Era un grande performer, pieno di luce, un amico, non lo dimenticherò mai”.

Paul McCartney ha twittato inviando il suo “amore” a Petty e alla famiglia.

L’ex membro dei Beach Boys Brian Wilson, ha inviato un tweet in cui definisce il suo cuore “spezzato” per la morte di Petty e ha scritto che “mancherà a chiunque ami la musica”.

Messaggi di cordoglio sono arrivati anche da Cindy Lauper, Carole King, Kiefer Sutherland (che l’ha definito uno dei “giganti musicali” d’America).

Kimberly Violette Petty, figlia di Tom Petty e della sua prima moglie Jane Benyo, è stata la prima delle familiari del rocker a prendere parola dopo la sua scomparsa: l’artista e designer ha postato sul proprio canale Instagram ufficiale una serie di fotografie del genitore, corredate da didascalie nelle quali esprime il profondo dolore causatole dalla sua morte.

“Una settimana fa ho visto mio padre suonare: mentre le luci si spegnevano tenevo in mano una birra, e riflettevo sul fatto di come sia cresciuta con le sue canzoni”, scrive Kimberly: “Tutti siamo cresciuti con le sue canzoni. Sono pezzi di autentica Arte Americana realizzata da una persona vera che amava profondamente la vita. Mio padre amava la musica e la metteva sempre al primo posto. Mi fa bene, ora, sapere di non aver passato nemmeno un giorno senza sentire le sue canzoni. (…) Tom Petty è una vera icona americana perché nel suo cuore ha sempre messo al primo posto i diritti umani. Ti voglio bene, papà: le due canzoni sono sogni diventati realtà”.
“E’ stato capace di realizzare tutti i suoi sogni”.

Quando Petty parlava del mestiere di songwriter non mancava di sottolineare quanto i risultati non siano spesso proporzionali alle energie investite: “Perché hai a che fare con la magia. È così per tutti i lavori creativi – deve succedere questa cosa intangibile. E andarsela a cercare non è detto che sia una buona idea. Ma una volta che l’hai afferrata, puoi lavorare sui pezzi e migliorarli. Una volta che ne hai catturato l’essenza”.
“Non voglio essere una di quelle persone che hanno successo ma sono infelici. Non è così che deve andare la mia vita”.

Tom Petty era un artista tanto famoso quanto onesto, uno dei più grandi songwriter della storia della musica americana.

Tom Petty sta alla musica degli americani come Jeff Bridges sta al loro cinema. Racchiude con grazia una serie di valori che hanno creato un genere non solo artistico ma di stile di vita, basato su un individualismo pervaso di romanticismo e legato ai temi dell’amicizia, delle radici, della lealtà, della volontà di autodeterminazione certo non sono mancati matrimonio fallito, depressione e la dipendenza dall’eroina ma Petty ha saputo rialzarsi anche quando il mondo sembrava andargli stretto e la sua musica accompagnerà ancora a lungo i suoi estimatori sparsi nel mondo.




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