DON CENTOFANTI – VANGELO DI GIOVEDI 20 GIUGNO E COMMENTO

62

VANGELO – Mt 6,7-15 Giovedì 20 giugno 2024, XI settimana del Tempo ordinario, anno pari

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate.
Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non abbandonarci alla tentazione,
ma liberaci dal male.
Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».
***
I discepoli vedono che Gesù trae tutte le sue forze dal rapporto col Padre nello Spirito, certo anche che viene attraverso le persone e le situazioni. Dunque i discepoli vengono attirati da tutto ciò nella preghiera. Il Padre nostro, qui nella versione di Luca più breve di quella di Matteo, è la professione di fede di Gesù. Una sintesi della sua stessa fede, il suo Credo oltre che la preghiera madre di tutte le preghiere, inclusa l’altra grande preghiera dell’Ave Maria che il vangelo stesso in tanti episodi sembra mettere cronologicamente prima del Padre nostro perché vediamo che Gesù è sempre venuto, nei momenti culminanti, nello Spirito attraverso Maria o con la presenza, l’esempio, l’aiuto, di Maria.
Nel Padre nostro Gesù ci insegna a chiedere la fede, la speranza, la carità, al Dio creatore di ogni cosa; a chiedergli ogni bene spirituale, umano, materiale, sintetizzato in quella mirabile parola greca epiousion che significa pane soprannaturale e al tempo stesso anche pane di ogni giorno; a chiedergli di perdonarci e di aiutarci a perdonare, infatti questa frase si può intendere come una preghiera e non come un perdonare promesso con le nostre forze; obbedisco alla Chiesa e prego “non ci abbandonare alla tentazione” ma domando se il vecchio “non ci indurre” o simili non fosse una traduzione più fedele al testo greco, nel quale caso domando se sarebbe meglio non modificare la parola evangelica. Tra l’altro questa frase potrebbe venire facilmente spiegata nel senso che Gesù ci insegna a chiedere al Padre ogni cosa, ma che il Padre non ci darà cose che ci fanno male e ci insegna a non chiederle; infine vi è la grande preghiera di liberazione, protezione, dal male.



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *