Fra Emiliano Antenucci: il silenzio è vita, il “chiacchiericcio” danno

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Fra Emiliano Antenucci – È sempre un piacere ascoltare o ricevere gli scritti “silenziosi” di Fra Emiliano, da anni impegnato nel ricordarci vieni le parole (ben utilizzate) possono essere uno strumento importante nella Chiesa ma anche nella vita di ciascuno di noi. In queste ore fra Antenucci mi ha inviato questa sua riflessione che vi riporto con piacere, parole chiare ed inequivocabili le sue per un cammino di vita cristiano. Gesù a Santa Faustina Kowalska: “La lingua è uno strumento potente che può fare molto danno. Mormorare o spettegolare non è mai una cosa di Dio. Il diavolo è un bugiardo che suscita accuse false e pettegolezzi che possono uccidere la reputazione di una persona. Rifiuta le mormorazioni. Lascia che gli altri si comportino come vogliono, tu comportati come voglio Io da te. Allontanati dai mormoratori come dalla peste ”. (Dal diario di Santa Faustina Kowalska). Papa Francesco con forza pastorale ha detto all’Angelus: “Le chiacchiere chiudono il cuore alla comunità, chiudono l’inserimento della Chiesa. Il grande chiacchierone è il diavolo, che sempre va dicendo le cose brutte degli altri, perché è il bugiardo che cerca di disunire la Chiesa, di allontanare i fratelli e non fare comunità. Per favore, fratelli e sorelle, facciamo uno sforzo per non chiacchierare. Il chiacchiericcio e Una pesta Più brutta del Covid! Facciamo uno sforzo: niente chiacchiere ”. Le parole, alle volte, sono peggio dei coltelli (almeno questi prima di usarli bisogna affilarli, la lingua no!), si può fare tanto danno con il chiacchiericcio e lo sparlare degli altri. Sempre il papa, in un’altra occasione, ricorda che il chiacchierone mette una bomba nella comunità ed è come un terrorista. C’è una criminalità delle chiacchiere nella società e nella chiesa che disumanizza l’umanità e il messaggio di Cristo, l’antidoto è il silenzio e la preghiera che ci permette di rientrare in noi stessi per pensare alla nostra conversione, piuttosto che a quella degli altri. Sparlare è sintomo di una grande insoddisfazione interiore, sparlare è mettere una macchia sul volto della bellezza dell’altro per sporcarlo con il nero veleno della nostra lingua. Diventiamo «brutti» anche noi, nel guardarci allo specchio sporchi del sangue del fratello che abbiamo ucciso con la lingua. Ferisce più la lingua che la spada, dice un proverbio, perché la lingua non ha le ossa, ma rompe le ossa, c’insegna la saggezza popolare. Quanto bene e quanto male possiamo fare con il piccolo, ma efficace muscolo della lingua? San Giacomo scrive: “Vedete, anche le navi, pur così grandi e spinte da venti impetuosi, vengono guidate da un piccolissimo timone dovunque vuole il desiderio del timoniere. Allo stesso modo, benché anche la lingua è una piccola parte del corpo, tuttavia è capace di grandi cose. Vedete, un fuoco per quanto piccolo incendia una foresta tanto grande! Anche la lingua è un fuoco, anzi è come il mondo malvagio la lingua tra le nostre membra. contamina tutto il corpo e incendia il ciclo dell’intera esistenza, traendo la sua origine dalla Geenna. Infatti ogni sorta di bestie, di uccelli, di rettili e di animali marini viene domata dal genere umano, ma la lingua nessun tra gli uomini è capace di domarla: è un maschio che non si riposa, pieno di veleno mortale. Con essa benediciamo il Signore e Padre e con essa malediciamo gli uomini che sono fatti a immagine di Dio. Dalla stessa bocca escono benedizione e maledizione (Gc 3,4-10 ) “. In conclusione Fra Emiliano ci dona una preghiera: Oh Maria, Vergine del Silenzio, aiutami a non sparlare degli altri. Ogni persona è immagine e somiglianza del Tuo Figlio Bellissimo: Gesù. Guarisci il mio cuore e la mia lingua, aiutami a non “sporcare” con le parole la reputazione e la dignità degli altri. Maria, Cattedrale del Silenzio, insegnami il silenzio per ascoltare la brezza leggera del vento divino nel mio cuore e donami parole di benedizione e di speranza verso tutti. Amen Per chi non lo ricordasse, Padre Emiliano Antenucci, è frate cappuccino del convento di Guardiagrele in Abruzzo, 40 anni, in convento da quando ne aveva 19 (ed è inoltre uno dei mille missionari della Misericordia ai quali nel 2016 Papa Francesco ha dato la facoltà di rimettere i peccati che solo il Papa può assolvere), racconta così come è nata la sua chiamata alla missione del silenzio. «Sono stato a pregare una giornata intera davanti al Santissimo e ho gridato al Signore: “ Che cosa vuoi che io faccia? ”. Era la fine dell’estate del 2009. Da cinque mesi vivevo nella tendopoli di Onna con gli sfollati del terremoto del 6 aprile.Qualche giorno dopo mi arriva una lettera di Anna Maria Cànopi, che avevo conosciuto tempo prima. Dati di epoca lo stesso giorno del mio grido di preghiera. Quella lettera, che rispondeva al quesito formulato in un nostro precedente incontro nell’abbazia dell’isola di San Giulio sul lago d’Orta, affermava perentoriamente: “Oggi l’unica risposta di cui il mondo ha bisogno è il silenzio ”». E sul silenzio aggiunge: “«Tanta gente vive nel rumore perché nel silenzio emerge la coscienza, si evidenziano i problemi interiori. Nel silenzio non puoi nasconderti, costringe a pensare a chi sei veramente. E se insisti trovi Dio che è già nel tuo cuore e ti attende. Allora il silenzio, esercitato ogni giorno, diventa una ricarica, ti dona le parole da donare agli altri. Il silenzio cristiano non è mai vuoto, ma è la pienezza della presenza di Dio, è il suo respiro nella nostra anima. In questo senso il silenzio non è tecnica, ma un dono di Dio offerto a tutti. Un dono che libera e guarisce ». Già il silenzio! Quanto bisogno ha la nostra società del silenzio, quante persone non sono in grado di vivere il silenzio ma anzi cercano il rumore, le parole urlate, le chiacchiere per sentirsi “vivi”, presenti, parte di un gruppo rumoroso. Fra Emiliano ci propone invece la bellezza del silenzio, della preghiera, del saper allontanare il rumore quotidiano ed ascoltare la nostra anima, il cuore e capire veramente quale sia il senso e la vocazione della vita di ciascuno di noi.




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