Fra Emiliano Antenucci – La forza della Misericordia

Fra Emiliano Antenucci – Cosa manca al figlio maggiore nella parabola del “Padre misericordioso”? La gioia. La gioia di stare con il Padre, la gioia del “dovere” del lavoro, la gioia di essere figlio di Dio, la gioia del fratello “ritrovato”. Saper gioire delle gioie degli altri è una virtù anche negli ambienti cristiani.

Non gioire dei doni degli altri è invidia e si può fare la fine di Caino che, triste, ammazza suo fratello Abele. Credo che se ogni giorno una persona fa esperienza concreta della Misericordia di Dio, non diventa rigido, bacchettone, intransigente e tirannico sugli altri. La Misericordia ci “frantuma” il cuore come un puzzle per donarlo totalmente a Dio e agli altri. Fare esperienza della Misericordia di Dio non significa dire: “Tanto Dio è buono e misericordioso, mi perdona sempre, ed io faccio sempre quello che voglio!”.

Misericordia significa essere responsabili di essere figli, riacquistando la propria dignità nell’essere amati costantemente e continuamente da Dio e rispondendo con la vita al grande Amore che Lui ci vuole. Il peccato è prima di tutto: offendere se stessi, la propria dignità, andare contro l’obbiettivo di essere felici nella vita e sbagliare strada per scegliere i tortuosi sentieri del male che ci conducono verso la fossa della solitudine, del vuoto e dell’abbandono.

I verbi della tenerezza del Padre misericordioso e della Sua effusione d’Amore sono questi: “Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò”(Lc 15, 20).

Papa Francesco commenta così: “Quanta tenerezza; lo vide da lontano: cosa significa questo? Che il padre saliva sul terrazzo continuamente per guardare la strada e vedere se il figlio tornava; quel figlio che aveva combinato di tutto, ma il padre lo aspettava. Che cosa bella la tenerezza del padre! La misericordia del padre è traboccante, incondizionata, e si manifesta ancor prima che il figlio parli. Certo, il figlio sa di avere sbagliato e lo riconosce: ‘Ho peccato … trattami come uno dei tuoi salariati’ (v. 19). Ma queste parole si dissolvono davanti al perdono del padre. L’abbraccio e il bacio di suo papà gli fanno capire che è stato sempre considerato figlio, nonostante tutto. E’ importante questo insegnamento di Gesù: la nostra condizione di figli di Dio è frutto dell’amore del cuore del Padre; non dipende dai nostri meriti o dalle nostre azioni, e quindi nessuno può togliercela, neppure il diavolo! Nessuno può toglierci questa dignità. Questa parola di Gesù ci incoraggia a non disperare mai. Penso alle mamme e ai papà in apprensione quando vedono i figli allontanarsi imboccando strade pericolose. Penso ai parroci e catechisti che a volte si domandano se il loro lavoro è stato vano. Ma penso anche a chi si trova in carcere, e gli sembra che la sua vita sia finita; a quanti hanno compiuto scelte sbagliate e non riescono a guardare al futuro; a tutti coloro che hanno fame di misericordia e di perdono e credono di non meritarlo… In qualunque situazione della vita, non devo dimenticare che non smetterò mai di essere figlio di Dio, essere figlio di un Padre che mi ama e attende il mio ritorno. Anche nella situazione più brutta della vita, Dio mi attende, Dio vuole abbracciarmi, Dio mi aspetta”.

Il Padre che ammazza il vitello grasso, simbolicamente è il Suo Figlio prediletto e unigenito. L’assurdità e la pazzia del Padre delle misericordie è quello di ammazzare il Suo Amato Figlio per noi figli tanto amati dall’eternità. Quanto ci ama Dio? Non c’è misura, non c’è poesia, non c’è arte che lo possa esprimere l’infinità, l’immensità, l’incalcolabilità dell’Amore di Dio. Il perdono di Dio è il bacio santo che avviene tra la nostra miseria e la Misericordia di Dio. Nel bacio del Suo perdono ci sentiamo amati, guariti, liberati e consolati nel non sentirci soli, ma accompagnati dalla Sua Presenza che non ci abbandona mai anche nel peccato più grave e più terribile. Non so se domani sorgerà il sole, ma so per fede che la Misericordia di Dio sorgerà prima del sole.




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